Marie Lu.

La battaglia dei pugnali.


Titolo originale: The Young Elites. 2014.
Traduzione di: Chiara Beltrami.
2016 Newton Compton Editori, Roma.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Adelina Amouteru  una sopravvissuta. Dieci anni fa il suo Paese  stato colpito da un'epidemia. Sono morti quasi tutti, e i pochi bambini rimasti in vita sono stati marchiati per sempre dalla malattia. I bei capelli corvini di Adelina sono diventati color argento, le sue ciglia bianche, e l'occhio sinistro  sostituito da una brutta cicatrice. Il suo crudele padre la considera un'appestata, una maledizione per la casata degli Amouteru. Ma i sopravvissuti hanno acquisito anche straordinari poteri magici, per questo la popolazione li chiama Giovane Elite.
Teren Santoro  al servizio del re, dirige l'Inquisizione: il suo compito  scovare i sopravvissuti della Giovane Elite e annientarli.
Lui li considera malvagi, eppure  lo stesso Teren a nascondere grandi ombre nel suo cuore.
Enzo Valenciano fa parte della Compagnia della Spada, un gruppo segreto all'interno della Giovane Elite, nato con il compito di combattere l'Inquisizione. Ma quando incontrer Adelina, scoprir che la ragazza possiede poteri che mai nessuno ha avuto prima e cercher di convincerla a combattere al suo fianco.
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A mia zia, Yang Lin, per tutto ci che fai.
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Qui i morti sono quattrocento. Prego che i vostri se la passino meglio. La citt ha cancellato i festeggiamenti delle Lune di Primavera per la quarantena, e le caratteristiche feste in maschera sono diventate scarse quanto la carne e le uova.
La maggior parte dei bambini nel nostro distretto sta uscendo dalla malattia con effetti collaterali alquanto singolari. I capelli di una ragazzina sono mutati da dorato in nero da un giorno all'altro. Un ragazzo di sei anni ha delle cicatrici che gli deturpano il viso senza che sia mai stato toccato. Gli altri medici sono abbastanza terrorizzati. Per favore, fatemi sapere se vedete un andamento simile, signore. Ho l'impressione che qualcosa di insolito stia mutando nel vento e sono molto ansioso di studiare questo effetto.
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Lettera del dottor Siriano Baglio al dottor Marino Di Segna.
31 aprile 1348. Distretti sud-orientali di Dalia, Kenettra.
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13 giugno 1361. Citt di Dalia. Kenettra meridionale. Territori del Mare.

Adelina Amouteru

Alcuni ci odiano, ci credono dei fuorilegge da appendere alla forca.
Altri ci temono, ci considerano dei demoni da bruciare al rogo.
Alcuni ci venerano, ci ritengono figli degli di.
Ma tutti ci conoscono.

Fonte sconosciuta sulle Giovani lite

Morir domani mattina.
 ci che mi dicono gli inquisitori, comunque, quando fanno visita alla mia cella. Sono qui da settimane, lo so solo perch ho contato il numero delle volte in cui sono giunti i pasti.
Un giorno. Due giorni.
Quattro giorni. Una settimana.
Due settimane.
Tre.
Dopo ho smesso di contare. Le ore si rincorrono, un treno infinito di nulla riempito da diverse inclinazioni di luce e dal brivido della pietra fredda e umida, i pezzi della mia sanit mentale, i sussurri incoerenti dei miei pensieri.
Ma domani il mio tempo finir. Mi bruceranno sul rogo nella piazza centrale del mercato, perch tutti vedano. Gli inquisitori mi dicono che la folla ha gi iniziato a radunarsi all'esterno.
Siedo diritta nel modo che mi  sempre stato insegnato. Le spalle non toccano il muro. Mi occorre un po' per capire che sto dondolando avanti e indietro, forse per rimanere sana di mente, forse solo per mantenermi calda. Canticchio anche una vecchia ninna nanna, una che mia madre era solita cantarmi quando ero molto piccola. Faccio del mio meglio per imitare la sua voce, un suono dolce e delicato, ma le note escono stonate e rauche, nulla in comune con ci che ricordo. Smetto di provarci.
 cos umido quaggi. L'acqua trasuda sopra la porta e ha disegnato un solco nel muro di pietra, di un verde scolorito e nero per il sudiciume. I miei capelli sono aggrovigliati e le unghie sono incrostate di sangue e sporco. Voglio strofinarle affinch siano pulite.  strano che tutto ci a cui riesco a pensare il mio ultimo giorno sia quanto sono sudicia? Se la mia sorellina fosse qui, sussurrerebbe qualcosa di rassicurante e immergerebbe le mie mani nell'acqua calda.
Non riesco a smettere di domandarmi se stia bene. Non  venuta a farmi visita.
Abbasso il capo verso le mie mani. Come sono finita in questo modo?
Ma so come, naturalmente.  perch sono un'assassina.

Accadde diverse settimane prima, in una notte tempestosa nella villa di mio padre. Non riuscivo a dormire. La pioggia cadeva e i lampi si riflettevano fuori dalla finestra della mia camera da letto. Ma persino il temporale non riusciva a sovrastare la conversazione al piano sottostante. Mio padre e il suo ospite stavano parlando di me, ovviamente. Le conversazioni notturne di mio padre riguardavano sempre me.
Ero l'argomento di conversazione del mio distretto famigliare nella zona orientale di Dalia. Adelina Amouteru?, dicevano tutti. Oh,  una di quelli che sono sopravvissuti alla febbre una decina di anni fa. Poverina. Suo padre faticher a trovarle marito.
Nessuno lo diceva dando a intendere che non ero bella. Non sono un essere arrogante, solo onesta. La mia bambinaia una volta mi disse che ogni uomo che avesse mai posato gli occhi sulla mia defunta madre ora attendeva con curiosit di vedere come sarebbero sbocciate le sue due figlie. La mia sorella pi giovane, Violetta, aveva solo quattordici anni ed era gi l'immagine in boccio della perfezione. Diversamente da me Violetta aveva ereditato l'indole ottimista di nostra madre e un fascino ingenuo. Mi baciava le guance, rideva, volteggiava e sognava. Quando eravamo molto piccole ci sedevamo insieme in giardino e lei intrecciava delle pervinche tra i miei capelli. Cantavo per lei. Lei inventava giochi.
Ci volevamo bene, una volta.
Mio padre portava a Violetta dei gioielli e l'osservava battere le mani per la meraviglia mentre glieli cingeva al collo. Le comprava degli abiti ricercati che arrivavano in porto dai confini pi lontani del mondo. Le raccontava storie e la baciava augurandole la buonanotte. Le ricordava quanto fosse bella, quanto avrebbe elevato lo status della nostra famiglia con un buon matrimonio, come avrebbe potuto attirare principi e sovrani se l'avesse desiderato. Violetta aveva gi una fila di spasimanti impazienti di assicurarsi la sua mano e mio padre diceva a ognuno di loro di essere pazienti, che non avrebbero potuto sposarla finch non avesse compiuto diciassette anni. Che padre premuroso, pensavano tutti.
Ovviamente Violetta non sfugg del tutto alla crudelt di mio padre.
Le comprava volutamente degli abiti che erano stretti e scomodi. Si divertiva nel vedere i suoi piedi sanguinare per le scarpe rigide e ingioiellate che la incoraggiava a indossare.
Comunque le voleva bene, a modo suo.  diverso, vedete, perch lei era il suo investimento.
Io ero un'altra storia. A differenza di mia sorella, benedetta da splendenti capelli neri a cornice dei suoi occhi scuri e della pelle olivastra, io sono difettosa. E per difettosa intendo questo: quando avevo quattro anni la febbre maligna del sangue raggiunse il culmine e tutti a Kenettra si barricarono nelle loro case in preda al panico. Inutilmente. Io, mia madre e mia sorella soccombemmo al morbo. Si riusciva sempre a capire chi fosse infetto, una strana eruzione cutanea disomogenea apparve sulla nostra pelle, i capelli e le ciglia mutarono rapidamente da un colore all'altro e delle lacrime rosa, venate di sangue, sgorgarono dai nostri occhi. Ricordo ancora l'odore della malattia nella nostra casa, il bruciore del brandy sulle mie labbra. Il mio occhio sinistro divenne cos gonfio che un medico dovette rimuoverlo. Lo fece con un coltello arroventato e un paio di pinze incandescenti.
Cos, s. Si potrebbe dire che sono difettosa.
Marchiata. Una creatura imperfetta.
Mentre mia sorella si ristabil dalla malattia indenne, io ora ho solo una cicatrice dove c'era il mio occhio sinistro. Mentre i capelli di mia sorella rimasero di un nero lucido, le ciocche dei miei capelli e le ciglia mutarono in uno strano colore argento cangiante, cos che alla luce del sole paiono quasi bianchi, come le lune d'inverno, e nell'oscurit cambiano in un grigio profondo, come seta luccicante filata col metallo.
Almeno me la passai meglio di quanto fece mamma. Mia madre, come ogni adulto infetto, mor. Ricordo il mio pianto ogni notte nella sua camera da letto vuota, desiderosa che la febbre avesse preso invece pap.
Mio padre e il suo ospite misterioso stavano ancora parlando al piano inferiore. La curiosit ebbe il sopravvento su di me e dondolai le gambe oltre la sponda del letto, avanzai lentamente in punta di piedi verso la porta della mia camera e la aprii un po'. La luce fioca delle candele illuminava il corridoio all'esterno. Di sotto mio padre era seduto di fronte a un uomo alto dalle spalle ampie, coi capelli brizzolati sulle tempie, legati sulla nuca in una normale coda corta; il velluto della sua pellanda riluceva di nero e arancione alla luce. Anche quella di mio padre era di velluto, ma il tessuto era logoro. Prima che la febbre maligna paralizzasse il nostro Paese i suoi abiti sarebbero stati lussuosi quanto quelli del suo ospite. Ma ora?  difficile mantenere delle buone relazioni commerciali quando si ha una creatura imperfetta come figlia che disonora il buon nome della famiglia.
Entrambi gli uomini bevevano vino. Mio padre deve essere in vena di negoziare stanotte, pensai, vedendo che aveva spillato una delle nostre ultime botti buone.
Aprii un poco di pi la porta, sgattaiolai fuori nel corridoio e mi sedetti, le ginocchia al mento, sulle scale. Il mio posto preferito. Talvolta fingevo di essere una regina e rimanevo l in piedi, immaginando di trovarmi su un balcone del palazzo a guardare verso il basso gli umili sudditi. In quel momento mi accovacciai come al solito e ascoltai attentamente la conversazione al piano sottostante. Come sempre, mi assicurai che i capelli coprissero la mia cicatrice. La mano era appoggiata goffamente sulla scala. Mio padre mi aveva spezzato l'anulare e non si era pi raddrizzato del tutto. Anche ora non riuscivo a piegarlo correttamente attorno al corrimano.
Non ho intenzione di insultarvi, mastro Amouteru, disse l'uomo a mio padre. Eravate un mercante con una buona reputazione. Ma ci accadeva tanto tempo fa. Non voglio essere visto mentre faccio affari con la famiglia di una creatura imperfetta, porta sfortuna, sapete. C' ben poco che possiate offrirmi.
Mio padre continuava a sorridere. Il sorriso forzato di una transazione d'affari. In citt esistono ancora degli usurai che lavorano con me. Posso ripagarvi non appena il traffico portuale si riprende. Le sete e le spezie di Tamouran sono molto richieste quest'anno....
L'uomo pareva indifferente. Il re  stupido come una gallina, replic. E le galline non sono in grado di gestire un Paese. I porti andranno a rilento negli anni a venire, temo, e con le nuove leggi sulle tasse i vostri debiti potranno solo crescere. Come potrete verosimilmente ripagarmi?.
Mio padre si appoggi indietro sulla sedia, sorseggi il suo vino e sospir. Deve esserci qualcosa che possa offrirvi.
L'uomo studi il suo bicchiere di vino pensosamente. Le rughe severe del suo volto mi fecero rabbrividire. Parlatemi di Adelina. Quante offerte avete ricevuto?.
Mio padre arross. Come se il vino non l'avesse gi fatto arrossire abbastanza. Le offerte per la mano di Adelina arrivano a rilento.
L'uomo sorrise. Nessuno per il vostro piccolo obbrobrio, quindi.
Le labbra di mio padre si contrassero. Non quante come vorrei, ammise.
Cosa dicono gli altri di lei?
Gli altri spasimanti?. Mio padre si sfreg una mano sul viso. Ammettere tutti i miei difetti lo imbarazzava. Dicono la stessa cosa. Si torna sempre ai suoi... segni. Cosa posso dirvi, signore? Nessuno desidera che una creatura imperfetta partorisca i suoi figli.
L'uomo ascoltava emettendo dei suoni di comprensione.
Avete sentito le ultime notizie da Estenzia? Due gentiluomini che facevano ritorno a casa dall'Opera sono stati trovati completamente carbonizzati. Mio padre aveva cambiato rapidamente approccio, sperando ora che lo sconosciuto provasse piet per lui. I segni delle bruciature sul muro, i loro corpi fusi dall'interno verso l'esterno. Tutti hanno paura delle creature imperfette, signore. Persino voi siete riluttante a fare affari con me. Per favore, sono impotente.
Sapevo a cosa si stava riferendo mio padre. Parlava di una specie molto particolare di creature imperfette, una manciata esigua di bambini che si erano ripresi dalla febbre maligna riportando cicatrici molto pi scure delle mie e capacit spaventose che non appartengono a questo mondo. Tutti parlavano sottovoce di queste creature imperfette; la maggior parte le temeva e le chiamava demoni. Ma segretamente io li ammiravo. La gente diceva che riuscivano a far apparire il fuoco dal nulla. Potevano chiamare il vento. Controllare le bestie. Scomparire. Uccidere in un batter d'occhio.
Se cercaste al mercato nero trovereste in vendita delle incisioni in legno coi loro nomi scolpiti con cura, pezzi da collezione proibiti che presumibilmente significano che loro vi proteggerebbero, o, come minimo, che non vi farebbero del male. Non importa che opinione si abbia di loro, tutti conoscono i loro nomi. Il Mietitore, Magiano, Colei che sospinge il vento, L'alchimista.
Le Giovani lite.
L'uomo scosse il capo. Ho sentito che persino gli spasimanti che rifiutano Adelina rimangono per a bocca aperta, pazzi di desiderio. Fece una pausa. Vero, i suoi segni sono... spiacevoli. Ma una bella ragazza  una bella ragazza. Qualcosa di strano brill nei suoi occhi. Il mio stomaco si contorse nel vederlo e ficcai il mento ancora pi saldamente contro le ginocchia, in cerca di protezione.
Mio padre pareva confuso. Si raddrizz ancora di pi sulla sedia e indic il suo bicchiere di vino all'uomo. Mi state facendo un'offerta per la mano di Adelina?.
L'uomo si allung verso la sua pellanda per mostrare una piccola borsa marrone, poi la gett sul tavolo. Atterr con un tintinnio pesante. Come figlia di un mercante avevo dimestichezza col denaro, e riuscii a capire dal suono e dalle dimensioni delle monete che la borsa era piena fino all'orlo di talenti d'oro. Repressi un sussulto.
Mentre mio padre guardava a bocca aperta il contenuto, l'uomo si appoggi indietro e sorseggi pensosamente il suo vino. Sono a conoscenza delle tasse sulle propriet immobiliari che non avete ancora pagato alla corona. So dei vostri nuovi debiti. E li coprir tutti in cambio di vostra figlia Adelina.
Mio padre si accigli. Ma voi avete una moglie.
Ce l'ho, s. L'uomo fece una pausa poi aggiunse: Non ho mai detto che volevo sposarla. Sto semplicemente proponendo di toglierla dalle vostre mani.
Sentii il sangue defluire dal mio viso. Voi... volete che sia la vostra amante, quindi?, chiese mio padre.
L'uomo fece spallucce. Nessun gentiluomo nel pieno possesso delle sue facolt mentali farebbe di una ragazza marchiata in questo modo una moglie, non potrebbe verosimilmente partecipare agli affari pubblici al mio braccio. Ho una reputazione da difendere, mastro Amouteru. Ma penso che possiamo trovare una soluzione. Lei avr una casa, e voi avrete il vostro oro. Sollev una mano. A una condizione. La voglio ora, non tra un anno. Non ho la pazienza di attendere finch compia diciassette anni.
Uno strano ronzio mi riemp le orecchie. A nessun ragazzo o ragazza era permesso concedersi a qualcun altro finch non avesse compiuto diciassette anni. Quest'uomo stava chiedendo a mio padre di infrangere la legge. Di sfidare gli di.
Mio padre inarc un sopracciglio, ma non polemizz. Un'amante, disse alla fine. Signore, dovete sapere cosa comporter questo per la mia reputazione. Tanto vale che la venda a un bordello.
E quanto vale la vostra reputazione ora? Quali danni ha gi arrecato al vostro buon nome professionale?. Si pieg in avanti. Di certo non state insinuando che la mia casa non  niente di pi che un normale bordello. Almeno la vostra Adelina apparterr a un nobile casato.
Mentre osservavo mio padre sorseggiare il suo vino le mie mani iniziarono a tremare. Un'amante, ripet lui.
Pensateci in fretta, mastro Amouteru. Non ve l'offrir di nuovo.
Datemi un momento, disse nervosamente mio padre, rassicurandolo.
Non so quanto a lungo dur il silenzio, ma quando alla fine parl di nuovo sobbalzai a quel suono. Adelina potrebbe essere una bella accoppiata per voi. Siete saggio ad averlo notato.  incantevole, persino con quei segni, ed ... vivace.
L'uomo fece roteare il suo vino. E io la domer. Affare fatto?.
Chiusi il mio occhio. Il mio mondo galleggiava nelle tenebre, immaginai il volto dell'uomo contro il mio, la sua mano sulla mia vita, il suo sorriso nauseante. Nemmeno una moglie. Un'amante. Il pensiero mi fece rabbrividire sulla scala. In uno stato di confusione mentale osservai mio padre stringere le mani e far tintinnare il bicchiere di vino con quello dell'uomo. Al nostro affare, allora, gli disse. Pareva sollevato di un gran peso. Domani lei sar vostra. Solo... tenete la cosa privata. Non voglio che gli inquisitori bussino alla mia porta e mi multino per averla data in sposa troppo giovane.
 una creatura imperfetta, replic l'uomo. Nessuno se ne curer. Si allacci i guanti e si alz dalla sedia con una mossa elegante. Mio padre chin il capo. Mander una carrozza per lei in mattinata.
Mentre mio padre lo accompagnava alla porta, sgusciai via nella mia camera da letto e rimasi nell'oscurit, tremante. Perch le parole di mio padre mi pugnalano ancora al cuore? Dovrei esserci abituata, ormai. Cosa mi aveva detto una volta? Mia povera Adelina, aveva detto, accarezzandomi la guancia col pollice.  un peccato. Guardati. Chi vorr mai una creatura imperfetta come te?
Andr tutto bene, cercai di dire a me stessa. Almeno puoi lasciarti alle spalle tuo padre. Non sar cos male. Ma anche se lo pensavo, sentii un peso nel petto. Sapevo la verit. Le creature imperfette erano indesiderate. Portavano sfortuna. E ora, pi che mai, facevano paura. Sarei stata gettata da parte nel momento in cui l'uomo si fosse stancato di me.
Il mio sguardo vag intorno nella camera, fermandosi infine sulla finestra. Il battito del mio cuore si ferm per un attimo. La pioggia disegnava delle linee rabbiose lungo il vetro, ma attraverso di esso potevo ancora vedere il paesaggio urbano blu profondo di Dalia, le file di torri a cupola di mattoni e i vicoli acciottolati, i templi di marmo, le banchine dove il limitare della citt digradava dolcemente verso il mare, dove nelle notti terse le gondole con le lanterne dorate scivolavano sull'acqua, dove rombavano le cascate che delimitavano la parte meridionale di Kenettra. Quella notte, l'oceano si agitava furioso e la schiuma bianca si infrangeva contro l'orizzonte cittadino inondando i canali.
Continuai a fissare per un bel po' la finestra sferzata dalla pioggia.
Stanotte. Era quella la notte.
Mi precipitai verso il letto, mi chinai e trascinai fuori un sacco che avevo fatto con un lenzuolo. All'interno c'era dell'argenteria, forchette e coltelli, candelabri, piatti cesellati, qualsiasi cosa potessi vendere in cambio di vitto e di un riparo. Questa  un'altra cosa che adoro di me. Io rubo. Avevo rubato in giro per casa per mesi, nascondendo le cose sotto il mio letto in preparazione del giorno in cui non avrei pi sopportato di vivere con mio padre. Non era molto, ma avevo calcolato che se avessi venduto tutto quanto ai rivenditori giusti, avrei potuto ritrovarmi con alcuni talenti d'oro. Abbastanza da tirare avanti, almeno, per diversi mesi.
Quindi mi precipitai alla cassapanca degli abiti, estrassi una bracciata di sete e mi affrettai in giro per la stanza a raccogliere qualunque gioiello riuscissi a trovare. I miei braccialetti d'argento. Una collana di perle ereditata da mia madre che mia sorella non voleva. Un paio di orecchini di zaffiro. Afferrai due lunghi nastri di seta che uniti formavano un turbante alla moda di Tamouran. Avrei avuto bisogno di coprire i miei capelli argentei mentre fuggivo. Lavorai con concentrazione febbrile. Aggiunsi con cura i gioielli e gli abiti nel sacco, lo nascosi dietro il mio letto e indossai i miei stivali da equitazione di pelle morbida.
Mi calmai e attesi.
Un'ora pi tardi, quando mio padre si ritir per andare a letto e la casa piomb nel silenzio, afferrai il sacco. Mi precipitai alla finestra e vi premetti contro la mano. Con cautela spinsi di lato il pannello sinistro di vetro e lo appoggiai aprendolo. Il temporale si era calmato un po', ma la pioggia veniva ancora gi abbastanza regolarmente da smorzare il suono dei miei passi. Guardai un'ultima volta oltre la spalla, verso la porta della mia camera da letto, come se mi aspettassi di vedere entrare mio padre. Dove stai andando, Adelina?, avrebbe detto. Non c' nulla l fuori per una ragazza come te.
Scacciai quella voce dalla testa. Lasciamo che scopra che me ne sono andata in mattinata; io, la sua opportunit migliore per sanare i suoi debiti. Trassi un respiro profondo, poi iniziai ad arrampicarmi attraverso la finestra aperta. La pioggia fredda mi sferzava le braccia facendomi formicolare la pelle.
Adelina?.
A quel suono mi voltai. Dietro di me c'era la sagoma di una ragazza sulla soglia: mia sorella Violetta, che si massaggiava gli occhi ancora assonnati. Fissava la finestra aperta e il sacco sulle mie spalle, e per un terribile momento pensai che avrebbe potuto alzare la voce e gridare richiamando pap.
Ma Violetta mi guard silenziosamente. Provai una fitta di colpa, come se persino il vederla mi provocasse un lampo di rancore al cuore. Stupida. Perch avrei dovuto provare dispiacere per qualcuno che mi aveva vista soffrire cos tante volte in precedenza? Ti voglio bene, Adelina, mi diceva sempre quando eravamo piccole. Anche pap ti vuole bene.  solo che non sa come dimostrarlo. Perch provavo piet per una sorella tenuta in cos alta considerazione?
Tuttavia mi ritrovai a precipitarmi da lei in punta di piedi, prendendo una delle sue mani tra le mie e mettendo un dito scarno sulle sue labbra. Mi rivolse uno sguardo preoccupato. Dovresti tornare a letto, bisbigli. Alla luce fioca della notte riuscivo a vedere il lucido dei suoi occhi scuri e marezzati, la delicatezza della sua pelle sottile. La sua bellezza era cos pura. Finirai nei guai se pap ti trova.
Le strinsi la mano ancora pi forte, poi lasciai che le nostre fronti si toccassero. Rimanemmo immobili per un lungo istante e parve come se fossimo di nuovo bambine, l'una che si appoggiava all'altra. Di solito Violetta si staccava da me, sapendo che pap non gradiva vederci vicine. Stavolta per mi si avvinghi. Come se sapesse che quella notte era qualcosa di diverso. Violetta, bisbigliai. Ricordi quella volta che hai mentito a pap riguardo a chi aveva rotto uno dei suoi vasi migliori?.
Mia sorella annu contro la mia spalla.
Ho bisogno che tu lo faccia di nuovo per me. Indietreggiai quanto bastava a infilarle i capelli dietro l'orecchio. Non dire una parola.
Non rispose; al contrario deglut e guard il corridoio verso le stanze di nostro padre. Non lo odiava quanto me e il pensiero di andare contro i suoi insegnamenti - che lei era troppo buona con me, che amarmi era una cosa stupida - colmava i suoi occhi di rimorso. Alla fine annu. Sentii come se mi fosse stato tolto un peso dalle spalle, come se lei mi stesse lasciando. Fai attenzione l fuori. Rimani al sicuro. Buona fortuna.
Ci scambiammo un'ultima occhiata. Potresti venire con me, pensai. Ma so che non lo farai. Sei troppo spaventata. Torna a sorridere dei vestiti che pap compra per te. Tuttavia il mio cuore si addolc per un attimo. Violetta era pur sempre una brava ragazza. Non aveva scelto nulla di tutto questo. Ti auguro davvero una vita felice. Spero che ti possa innamorare e fare un buon matrimonio. Addio sorella. Non osai attendere che lei dicesse qualcos'altro. Anzi, voltai le spalle, mi incamminai verso la finestra e feci un passo sul cornicione del secondo piano.
Quasi scivolai. La pioggia aveva reso tutto scivoloso e i miei stivali lottarono per mantenere aderenza sul cornicione stretto. Dell'argenteria cadde fuori dal sacco sferragliando sul terreno sottostante. Non guardare in basso. Mi feci strada sul cornicione finch raggiunsi un balcone e l avanzai finch penzolai con nient'altro che le mie mani tremanti a sostenermi. Chiusi il mio occhio e mi lasciai andare.
Le gambe si accartocciarono sotto di me quando atterrai. L'impatto sospinse il respiro fuori dal mio petto con un colpo e per un attimo riuscii solo a rimanere sdraiata di fronte alla nostra casa, fradicia di pioggia, i muscoli doloranti, alla ricerca disperata di aria. Delle ciocche di capelli erano appiccicate al viso. Le scostai lontano dalla visuale e avanzai carponi. La pioggia aggiungeva un luccichio che si rifletteva intorno a me, come se tutto ci fosse una sorta di incubo da cui non riuscivo a svegliarmi. Il mio campo visivo era circoscritto. Avevo bisogno di andarmene da l prima che mio padre scoprisse che ero scappata. Finalmente scattai in piedi e corsi disorientata verso le stalle. I cavalli erano agitati quando entrai, ma slegai il mio stallone preferito, gli bisbigliai qualche parola di conforto e lo sellai.
Ci slanciammo correndo nella tempesta.
Lo spinsi con forza finch ci lasciammo alle spalle la villa di mio padre e varcammo il perimetro della piazza del mercato di Dalia. Era completamente deserto e inondato di pozzanghere, non ero mai stata fuori in citt a un'ora simile e il vuoto di un luogo di solito brulicante di gente mi innervos. Il mio stallone sbuff a disagio sotto il temporale e indietreggi di diversi passi. I suoi zoccoli affondavano nel fango. Scivolai gi dalla sella e feci scorrere le mie mani lungo il suo collo nel tentativo di calmarlo e spingerlo in avanti.
Poi lo sentii. Il rumore di zoccoli al galoppo dietro di me.
Rabbrividii all'istante. All'inizio parve lontano, quasi completamente zittito dal temporale, ma poi, un istante dopo, divenne assordante. Tremai. Pap. Sapevo che stava arrivando; doveva essere lui. Le mie mani smisero di accarezzare il collo dello stallone e al contrario mi aggrappai con tutte le mie forze alla sua criniera inzuppata. Violetta nonostante tutto l'aveva detto a mio padre? Magari aveva sentito il suono dell'argenteria che cadeva dal tetto.
E prima che potessi pensare a qualcos'altro lo vidi, una visione che mi gel il sangue: mio padre, con gli occhi lampeggianti, si materializz attraverso la nebbia di una notte umida. In tutta la mia vita non avevo mai visto prima di allora una tale rabbia sul suo viso.
Mi precipitai e balzai sul mio stallone, ma non fui abbastanza veloce. Un momento prima il cavallo di mio padre stava avanzando minacciosamente verso di noi, e il successivo lui era l, gli stivali sguazzanti in una pozzanghera e la pellanda svolazzante dietro di lui. La sua mano si chiuse attorno al mio braccio come una catena di ferro.
Cosa stai facendo, Adelina?, chiese, la voce stranamente calma.
Cercai invano di sfuggire alla sua presa, ma la sua mano strinse solo pi forte finch ansimai per il dolore. Mio padre strattonava con forza, inciampai, persi l'equilibrio e caddi contro di lui. Il fango schizz sul mio volto. Tutto ci che riuscii a sentire fu il ruggito della pioggia e la profondit della sua voce.
Alzati, piccola ladra irriconoscente, sibil al mio orecchio, strattonandomi energicamente verso l'alto. Poi la sua voce divenne rassicurante. Vieni, di, piccola mia. Guarda come ti sei conciata. Lascia che ti porti a casa.
Lo guardai e tirai indietro il mio braccio con tutta la forza. Gli sfugg la presa contro la pioggia scivolosa, la mia pelle si contorse dolorosamente contro la sua, e per un istante fui libera.
Ma poi sentii la sua mano chiudersi a pugno tra i miei capelli. Strillai, le mie mani tentarono di afferrare l'aria. Sei cos sanguigna. Perch non puoi essere pi simile a tua sorella?, mormor, scuotendo la testa e trascinandomi lontano verso il suo cavallo. Il mio braccio colp il sacco che avevo legato alla sella del mio cavallo e l'argenteria si sparpagli tutt'intorno a noi con un clangore fragoroso, scintillante nella notte. Dove stavi progettando di andare? Chi altro ti vorrebbe? Non riceverai mai un'offerta migliore di questa. Ti rendi conto di quante umiliazioni abbia dovuto subire, dovendo affrontare i rifiuti a sposarti che si sono succeduti? Sai quanto sia difficile per me dovermi scusare a causa tua?.
Urlai. Urlai con quanto fiato avevo in corpo, sperando che le mie grida avrebbero svegliato la gente che dormiva negli edifici tutt'intorno a me, che loro avrebbero testimoniato ci che era accaduto. Si sarebbero preoccupati? Mio padre strinse la presa sui miei capelli e li tir pi forte.
Vieni a casa con me ora, disse, facendo una pausa per fissarmi. La pioggia scorreva lungo le sue guance. Brava ragazza. Tuo padre sa cos' giusto.
Digrignai i denti e sostenni il suo sguardo. Vi odio, bisbigliai.
Mio padre mi colp brutalmente in viso. La luce lampeggi davanti ai miei occhi. Inciampai, poi crollai nel fango. Mio padre era ancora attaccato ai miei capelli. Tirava cos forte che mi pareva che le ciocche si strappassero dal cuoio capelluto. Mi sono spinta troppo oltre, pensai improvvisamente nella confusione provocata dal terrore. Ho insistito troppo con lui. Il mondo galleggi in un oceano di sangue e pioggia. Sei una disgrazia, sussurr al mio orecchio, colmandolo della sua collera calma e glaciale. Te ne andrai in mattinata e che qualcuno mi aiuti, ti uccider prima che tu possa rovinare questo affare.
Qualcosa scatt dentro di me. Le mie labbra si arricciarono in un ringhio. Sentii una scarica di energia, percepii una concentrazione di luce sfolgorante e il vento romb pi cupo. Improvvisamente riuscii a vedere tutto, mio padre inerte davanti a me, il suo volto ringhiante a un pelo dal mio, i dintorni illuminati dalla luce delle lune cos brillante che inondava il mondo di colore, mutando ogni cosa in bianco e nero. In aria erano appese delle gocce di pioggia. Un milione di fili luccicanti univano ogni cosa a tutto il resto.
Qualcosa in profondit dentro di me mi diceva di tirare quei fili. Il mondo attorno a noi gel e poi, come se la mia mente fosse uscita di nascosto dal mio corpo finendo nel terreno, un'illusione di svettanti sagome nere balz dalla terra. I loro corpi deformi si muovevano in modo convulso, i loro occhi insanguinati erano fissi su mio padre, dalle loro bocche spuntavano zanne cos ampie che ricoprivano completamente i loro volti, spaccando le loro teste in due. Gli occhi di mio padre si spalancarono, poi guizzarono con stupore verso i fantasmi che barcollavano verso di lui. Mi lasci andare. Caddi sul terreno e mi allontanai carponi da lui pi veloce che potevo. Le nere sagome spettrali continuavano a ondeggiare in avanti. Mi feci piccola in mezzo a loro, sia indifesa che potente, osservandoli mentre mi passavano accanto.
Sono Adelina Amouteru, bisbigliarono i fantasmi a mio padre, dando voce ai miei pensieri pi spaventosi in un coro di sussurri grondanti odio. Il mio disprezzo. Non appartengo a nessuno. In questa notte vi giuro che mi innalzer al di sopra di qualunque cosa mi abbiate mai insegnato. Diventer una forza che questo mondo non ha mai conosciuto. Entrer in possesso di un potere tale che nessuno oser farmi di nuovo del male.
Poi si radunarono pi vicini a lui. Aspettate, volevo gridare, mentre una strana euforia mi percorreva. Aspettate, fermatevi. Ma gli spettri mi ignorarono. Mio padre url colpendo disperatamente le loro dita scarne e tese, e poi si volt e corse. Alla cieca. Si scontr con il suo cavallo e cadde all'indietro nel fango. L'animale nitr, gli occhi si levarono al cielo. Si impenn sulle zampe possenti.
E poi gli zoccoli si abbatterono sul petto di mio padre.
Le sue grida si interruppero improvvisamente. Il suo corpo si scosse. I fantasmi svanirono all'istante come se non fossero mai stati in quel luogo. La pioggia crebbe di nuovo d'intensit, i fulmini lampeggiarono in cielo e un tuono scosse le mie ossa. Il cavallo si liber da solo del corpo dilaniato di mio padre, calpestando nuovamente il cadavere. Poi scroll la testa e si gett al galoppo nella pioggia. Caldo e freddo mi pervasero le vene; i miei muscoli pulsarono. Giacqui l nel fango, tremante, incredula, lo sguardo immobile per l'orrore alla vista del corpo che giaceva a pochi centimetri di distanza. Il respiro usciva a singhiozzi sfiniti e il mio cuoio capelluto bruciava per il tormento. Il sangue sgocciolava lungo il mio viso. L'odore del ferro mi riempiva il naso, non sarei stata in grado di dire se veniva dalle mie ferite o da quelle di mio padre. Attesi, rimanendo in allerta, per vedere se le sagome sarebbero riapparse per volgere verso di me la loro collera divina, ma non accadde.
Non avevo intenzione di farlo, bisbigliai, incerta della persona a cui stavo parlando. Il mio sguardo saett verso le finestre, terrorizzata che la gente stesse osservando da ogni edificio, ma non c'era nessuno l. Il temporale mi sovrastava. Mi trascinai lontano dal corpo di mio padre. Tutto questo  sbagliato.
Ma quella era una menzogna. Lo sapevo, anche a quel tempo. Vedete come somiglio a mio padre? Mi ero goduta ogni momento. Non intendevo farlo!, strillai di nuovo, cercando di sovrastare la mia voce interiore. Ma le mie parole fuoriuscirono alla rinfusa, in un sottile, acuto mormorio. Volevo solo scappare... volevo solo... andarmene... non volevo... non voglio....
Non ho idea di quanto tempo rimasi l. Tutto quello che so  che alla fine traballando mi misi in piedi. Raccolsi l'argenteria sparpagliata con dita tremanti, legai di nuovo il sacco e mi issai in sella allo stallone. Poi mi allontanai lasciandomi alle spalle il massacro che avevo compiuto. Corsi lontano dal padre che avevo ucciso. Fuggii cos rapidamente che non mi fermai mai a domandarmi di nuovo se qualcuno mi avesse vista o meno da qualche finestra.
Cavalcai per giorni. Lungo la strada scambiai la mia argenteria rubata con un oste gentile, un contadino compassionevole e un fornaio dal cuore d'oro, finch racimolai una piccola borsa di talenti che mi avrebbero sfamato finch non avessi raggiunto la citt successiva. La mia meta: Estenzia, la capitale portuale settentrionale, il gioiello della corona di Kenettra, la citt delle diecimila navi. Una citt grande abbastanza da brulicare di creature imperfette. Sarei stata al sicuro laggi. Sarei stata cos lontana da tutto quello che nessuno mi avrebbe mai trovata.
Ma alla fine il quinto giorno fui presa dallo sfinimento, non ero un soldato e non avevo mai cavalcato cos prima. Mi accasciai di botto, delirando, davanti ai cancelli di una fattoria.
Mi trov una donna. Era vestita con un lindo abito marrone e ricordo di essere stata cos catturata dalla sua materna bellezza che immediatamente il mio cuore si riscald di fiducia in lei. Allungai una mano tremante verso di lei come se potessi toccare la sua pelle.
Per favore, bisbigliai attraverso le labbra spaccate. Ho bisogno di un luogo in cui riposare.
La donna prov compassione per me. Con le mani a coppa prese il mio volto tra le sue morbide mani gelate, studi i miei segni per un lungo momento e annu. Vieni con me, piccola, disse. Mi condusse al sottotetto del fienile mostrandomi dove potevo dormire e dopo un pasto a base di pane e formaggio duro, sprofondai immediatamente nell'incoscienza, sapendo di essere al sicuro nel mio rifugio.
La mattina mi svegliai mentre delle mani rudi mi trascinavano fuori dal fienile.
Trasalii tremante e alzai lo sguardo, vedendo il volto di due soldati dell'Inquisizione che mi fissavano, con gli abiti e le armature bianche profilate d'oro, le loro espressioni dure come la pietra. I corpi di pace armati del re. Nella disperazione cercai di evocare lo stesso potere che avevo avvertito prima che mio padre morisse, ma stavolta l'energia non mi percorse il corpo, il mondo non mut in bianco e nero e nessun fantasma sorse dal terreno.
C'era una ragazza in piedi a fianco degli inquisitori. La fissai a lungo prima di riuscire a credere finalmente a ci che vedevo. Violetta. Mia sorella minore. Pareva che avesse pianto e due occhiaie scure deturpavano la sua perfezione. C'era un livido sul suo volto che stava diventando blu e nero.
 questa vostra sorella?, le chiese uno degli inquisitori.
Violetta li guard in silenzio, rifiutandosi di rispondere alla domanda, ma non era mai stata brava a mentire, e il fatto che mi avesse riconosciuto era evidente nei suoi occhi.
Gli inquisitori la spinsero di lato e si concentrarono su di me. Adelina Amouteru, disse l'altro inquisitore mentre mi strattonavano in piedi e mi legavano saldamente le mani dietro la schiena. Siete in arresto, per ordine del re....
 stato un incidente, protestai ansimando. La pioggia, il cavallo....
L'inquisitore mi ignor. Per l'omicidio di vostro padre, Sir Martino Amouteru.
Avevate detto che se avessi parlato a nome suo l'avreste lasciata andare, disse Violetta aggredendoli. Ho parlato per lei!  innocente!.
Fecero una pausa per un attimo, mentre mia sorella si aggrappava al mio braccio. Mi guard, gli occhi colmi di lacrime. Mi dispiace cos tanto, Adelinetta mia, sussurr angosciata. Mi dispiace cos tanto. Erano sulle tue tracce... non ho mai avuto intenzione di aiutarli....
Ma l'hai fatto. Mi voltai, ma continuai a rimanere aggrappata al suo braccio finch gli inquisitori ci strattonarono con violenza, dividendoci. Volevo dirle: Salvami. Devi trovare un modo. Ma non mi usc la voce. Io, io, io. Forse ero egoista quanto mio padre.

Questo fu diverse settimane fa.
Ora sapete come sono finita qui, ai ceppi di un muro della cella di una segreta umida senza finestre, senza un processo, senza un'anima al mondo.  cos che venni a sapere la prima volta delle mie capacit,  cos che mi trovai a fronteggiare la fine della mia vita con le mani macchiate del sangue di mio padre. Il suo spettro mi tiene compagnia. Ogni volta che mi sveglio da un sogno febbrile, lo vedo in piedi in un angolo della mia cella che ride di me. Hai cercato di fuggire da me, dice, ma ti ho trovata. Tu hai perso e io ho vinto. Gli dico che sono lieta che sia morto. Gli dico di andarsene. Ma lui rimane.
A ogni modo, non importa. Morir domani mattina.

Enzo Valenciano.

La colomba giunge a tarda notte. Atterra sulla sua mano guantata. L'uomo si allontana dal balcone e la porta all'interno. L rimuove la piccola pergamena dalla zampa del volatile, gli accarezza il collo con un guanto macchiato di sangue e srotola il messaggio.  scritto con una meravigliosa calligrafia scorrevole.

L'ho trovata. Venite subito a Dalia.
Il vostro fidato Messaggero

Rimane impassibile mentre ripiega la pergamena e la infila tranquillamente all'interno del suo parabraccio. Nella notte i suoi occhi non sono altro che oscurit e ombra.
 tempo di muoversi.

Adelina Amouteru.

Pensano di potermi escludere, ma non importa quante
serrature montino all'ingresso. C' sempre un'altra porta.

Il ladro che rub le stelle, Tristan Chirsley.

Dei passi nel corridoio buio. Si fermano proprio fuori dalla mia cella, e attraverso l'apertura nella parte inferiore della porta un inquisitore fa scivolare all'interno una padella di porridge, che finisce a capofitto in una pozzanghera nera nell'angolo della cella e l'acqua sporca schizza nel cibo. Se cos lo si pu definire.
Il tuo ultimo pasto, annuncia attraverso la porta. Noto che si sta gi allontanando mentre dice:  meglio che lo mangi in fretta, piccola creatura imperfetta. Saremo da te entro un'ora.
I passi si affievoliscono poi spariscono del tutto.
Dalla cella accanto alla mia una voce esile mi chiama. Ragazza, sussurra, facendomi rabbrividire. Ragazza. Quando non rispondo, lui chiede:  vero? Dicono che sei una di loro. Fai parte delle Giovani lite.
Silenzio.
Be'?, chiede. Lo sei?.
Rimango in silenzio.
Ride, il suono di un prigioniero rinchiuso da cos tanto tempo che la sua mente ha iniziato a vacillare. Gli inquisitori dicono che hai evocato i poteri di un demone. L'hai fatto? Sei stata colpita dalla febbre maligna?. La voce taglia corto per canticchiare alcune righe di una qualche canzone popolare che non riconosco. Magari puoi tirarmi fuori di qui. Cosa ne pensi? Mi fai evadere?. Le sue parole si dissolvono di nuovo in un attacco di riso.
Lo ignoro meglio che posso. Una delle Giovani lite. L'idea  cos ridicola. Sento il bisogno improvviso di ridere col mio folle compagno di cella.
Tuttavia cerco ancora una volta di evocare qualunque strana illusione abbia visto quella notte. Fallisco nuovamente.
Le ore passano. A dire il vero, non ho idea di quanto tempo sia trascorso. Tutto ci che so  che alla fine sento i passi di diversi soldati che scendono i gradini di pietra della scala a chiocciola. Il suono si avvicina sempre pi finch si sente il raschiare di una chiave nella porta della mia cella e il cigolio di un cardine arrugginito. Loro sono qui.
Due inquisitori entrano nella mia cella. I loro volti sono celati dalle ombre al di sotto dei loro cappucci. Mi dimeno allontanandomi da loro, per mi afferrano e mi tirano in piedi. Aprono la serratura dei miei ceppi, lasciandoli cadere sul pavimento.
Lotto con quel poco di forza che mi  rimasta. Tutto questo non  reale. Questo  un incubo. Questo non  un incubo. Questo  reale.
Mi trascinano su per le scale. Un livello, due livelli, tre.  quanto ero finita in basso nel sotterraneo. Qui la Torre dell'Inquisizione si vede meglio, il pavimento cambia da pietra umida e ammuffita a marmo lucido, le mura sono decorate con colonne, arazzi e il simbolo circolare dell'Inquisizione, il sole eterno. Ora riesco finalmente a sentire il trambusto che viene dall'esterno. Grida, canti. Il cuore balza in gola e improvvisamente faccio resistenza coi piedi con pi forza che posso; i miei stivali rovinati stridono invano contro il pavimento.
Gli inquisitori mi strattonano con pi forza le braccia, obbligandomi a inciampare in avanti. Non fermarti, ragazza, mi aggredisce verbalmente uno di loro, anonimo sotto il suo cappuccio.
Poi usciamo dalla torre e per un istante il mondo svanisce in un bianco accecante. Strizzo gli occhi. Dobbiamo essere nella piazza centrale del mercato. Attraverso gli occhi velati di lacrime distinguo un oceano di gente; tutti sono venuti ad assistere alla mia esecuzione. Il cielo  di un blu meraviglioso e irritante, le nubi abbaglianti nella loro luminosit. In lontananza un palo di ferro nero si profila al centro di una piattaforma sopraelevata di legno, sulla quale attende una fila di inquisitori. Anche da qui riesco a vedere i loro emblemi circolari che splendono sui pettorali, le loro mani guantate appoggiate sull'elsa delle loro spade. Cerco di trascinare i piedi con pi forza.
Fischi e grida arrabbiate salgono dalla folla, mentre gli inquisitori mi conducono pi vicino alla piattaforma dell'esecuzione. Alcuni mi gettano addosso frutta marcia, mentre altri sputano insulti e maledizioni sul mio viso. Indossano stracci, scarpe consumate e abiti lerci. Tutti quei poveri e disperati venuti a vedermi soffrire per distrarsi dalle loro vite di miseria. Tengo lo sguardo abbassato. Il mondo si offusca e non riesco a pensare. Davanti a me, il palo che pareva cos distante ora si avvicina sempre pi.
Demone!, mi grida qualcuno.
Vengo colpita in viso da qualcosa di piccolo e affilato. Un ciottolo, credo.  una creatura del diavolo!.
Portatrice di sventure!.
Mostro!.
Abominio!.
Tengo il mio occhio chiuso pi stretto che posso, ma nella mia mente tutte le persone nella piazza somigliano a mio padre e hanno la sua voce. Vi odio tutti. Immagino le mie mani alle loro gole, immagino di soffocarli, di ridurli al silenzio, uno per uno. Voglio pace e tranquillit. Qualcosa si rimescola dentro di me - cerco di aggrapparmici - ma l'energia scompare immediatamente. Il respiro inizia a fuoriuscire in rantoli esausti.
Non so quanto tempo ci occorre per raggiungere la piattaforma ma sussulto quando vi arriviamo. A questo punto sono cos debole che non riesco a salire le scale. Alla fine uno degli inquisitori mi solleva e mi fa ondeggiare rozzamente sopra la sua spalla. Mi depone in cima alla piattaforma, poi mi obbliga ad avvicinarmi al palo.
Il palo  fatto di ferro nero, una dozzina di volte pi grosso del braccio di un uomo, e un cappio pende dalla sua sommit. Catene per le mani e i piedi ciondolano ai suoi lati. Cataste di legna nascondono la parte inferiore alla vista. Osservo tutto in uno stato di confusione mentale.
Mi spingono contro il palo, con un colpo chiudono le catene ai miei polsi e alle caviglie, poi avvolgono il cappio attorno al mio collo. Alcuni tra la folla continuano a inviarmi maledizioni. Altri gettano pietre. Guardo con imbarazzo verso i tetti che circondano la piazza. Le catene sono fredde contro la mia pelle. Stendo invano le braccia pi e pi volte, nel tentativo di fare appello a qualcosa che possa salvarmi. Le catene sferragliano a causa del mio tremore.
Mentre osservo gli altri inquisitori, il mio sguardo si posa sul pi giovane di loro.  in piedi di fronte a me, al centro della piattaforma: ha le spalle squadrate e il mento sollevato, le mani ripiegate dietro la schiena. Tutto ci che riesco a vedere del suo volto  il suo profilo.
Mastro Teren Santoro. Uno degli altri inquisitori lo presenta ora con eleganza formale. Il Capo Inquisitore di Kenettra.
Mastro Teren Santoro? Lo guardo di nuovo. Il Capo Inquisitore di Kenettra  venuto a vedermi morire?
Teren ora si avvicina a me con passi rilassati e sicuri. Mi ritraggo da lui, finch la mia schiena  premuta saldamente contro il palo di ferro. Le catene tintinnano l'una contro l'altra. Lui abbassa la testa per incrociare il mio sguardo. I suoi abiti bianchi sono abbelliti con pi oro di quanto abbia visto addosso agli altri; di certo l'abbigliamento  appropriato alla sua posizione e un'elaborata catena d'oro lo avvolge da spalla a spalla.  sorprendentemente giovane. I suoi capelli sono del colore del grano, pallidi per un abitante di Kenettra, e con un taglio che ho visto raramente nella parte meridionale di Kenettra: corti ai lati, pi folti in cima alla testa, con una coda sottile avvolta nell'oro che scende lungo la nuca. Il suo volto  magro e cesellato come se fosse di marmo, affascinante nella sua freddezza, e i suoi occhi sono di un blu pallido. Un blu molto pallido. Cos pallido che paiono privi di colore alla luce. Qualcosa in loro invia un brivido lungo la mia spina dorsale. C' della follia in quegli occhi, qualcosa di violento e selvaggio.
Usa una mano guantata per scostare delicatamente delle ciocche insanguinate di capelli dal mio viso, poi mi solleva il mento. Studia la mia cicatrice. I bordi della sua bocca si piegano in uno strano sorriso, quasi compassionevole.
Che peccato, dice. Sareste stata una cosuccia deliziosa.
Scuoto violentemente il mento per liberarmi dalla sua presa.
Siete anche lunatica. Le sue parole grondano piet. Non dovete avere timore. Poi mormora, il suo volto vicino al mio: Troverete la vostra espiazione negli inferi.
Si allontana da me, si volta verso la folla e solleva le braccia per chiedere silenzio. Calmatevi, amici miei! Sono certo che siamo tutti eccitati. Quando il brusio si affievolisce calmandosi, si raddrizza poi si schiarisce la voce. Le sue parole risuonano forte attraverso la piazza. Alcuni di voi possono aver notato una recente ondata di crimini nelle nostre strade. Crimini commessi da persone, imitazioni perverse di persone, che si sentono pi che... esseri umani. Alcuni di voi hanno preso a chiamare questi nuovi fuorilegge Giovani lite, come se fossero eccezionali, come se valessero qualcosa. Sono venuto qui oggi per ricordare a tutti voi che sono pericolosi e diabolici. Sono assassini, bramosi di uccidere i loro cari. Non hanno alcuna considerazione per la legge e l'ordine pubblico.
Teren mi guarda di nuovo. Ora la piazza  sprofondata in un silenzio funereo. Lasciate che vi rassicuri: quando troviamo questi demoni, li consegniamo alla giustizia. Il male deve essere punito. Scruta la folla. L'Inquisizione  qui per proteggervi. Lasciate che questo sia un monito per tutti voi.
Lotto debolmente contro le catene. Le gambe stanno tremando in modo violento. Voglio celare il mio corpo da tutte queste persone, nascondere i miei difetti dai loro occhi curiosi. Violetta  da qualche parte tra la folla? Scruto i volti in cerca di lei, poi sollevo lo sguardo verso il cielo.  una cos bella giornata, come pu il cielo essere cos blu? Qualcosa di umido rotola lungo la mia guancia. Il mio labbro trema.
Di, datemi la forza. Sono cos spaventata.
Teren prende una torcia accesa da uno dei suoi uomini. Si volta verso di me. La vista del fuoco scatena un terrore ancora pi grande nelle mie vene. La mia lotta diventa convulsa. Ero svenuta quando i medici rimossero il mio occhio sinistro col fuoco. Che genere di dolore deve essere lasciare che il fuoco consumi tutto il proprio corpo?
Con le dita si tocca la fronte in un gesto formale di commiato. Poi getta la torcia nella catasta di legna ai miei piedi. Quella invia una scarica di scintille e immediatamente le frasche asciutte prendono fuoco. La folla esplode con acclamazioni.
La rabbia sale dentro di me, mischiandosi alla paura. Non morir qui oggi.
Stavolta giungo nel profondo della mia mente e alla fine afferro lo strano potere che stavo cercando. Il mio cuore vi si abbarbica disperatamente.
Il mondo si ferma.
Le fiamme si congelano, le loro scie di fuoco rimangono tracciate in aria come strisce di colore che pendono bianche e nere, immobili. Le nubi in cielo smettono di galleggiare e la brezza si infrange contro il mio collo. Il sorriso di Teren vacilla mentre si volta per guardarmi. La folla si placa, confusa.
Poi qualcosa fuoriesce da dentro di me, squarciando il petto. Il mondo riprende velocemente a scorrere, le fiamme ruggiscono contro il legno. E in alto il cielo blu luminoso crolla nell'oscurit.
Le nubi diventano nere. I loro contorni assumono strane forme terrificanti e attraverso di esse il sole brilla ancora, una luce inquietante contro un canovaccio notturno. La folla grida, mentre la notte cala su di noi, e gli inquisitori sguainano le spade; le loro teste oscillano in avanti come quelle di tutti gli altri.
Non riesco a respirare. Non so come farlo smettere.
Tra l'oscurit e il panico qualcosa si muove in cielo. E proprio in quell'istante le nubi nere deviano, si disperdono in uno sciame di milioni di puntini in movimento che vorticano attraverso il cielo e poi si abbassano gi, sempre pi gi verso la folla. Un incubo fatto di cavallette. Scendono su di noi con efficienza inesorabile, il loro ronzio sovrasta le grida della gente. Gli inquisitori agitano inutilmente le spade verso di loro.
Le fiamme lambiscono i miei piedi, il loro calore mi brucia. Sta arrivando per me, sta arrivando per divorarmi.
Mentre lotto per stare lontana dalle fiamme noto la cosa pi strana. Le cavallette si avvicinano, poi passano dritte attraverso il mio corpo. Come se non fossero affatto reali. Osservo la scena dinnanzi a me, gli insetti attraversano anche gli inquisitori, cos come la folla sottostante.
Questa  tutta un'illusione, comprendo improvvisamente. Proprio come le sagome dei fantasmi che attaccarono pap. Niente di tutto ci  reale.
Un inquisitore barcolla, i suoi occhi bruciano a causa del fumo e punta la spada nella mia direzione. Ondeggia verso di me. Chiamo a raccolta le mie ultime forze e strattono pi forte che posso contro le catene. Il sangue caldo sgocciola lungo i miei polsi. Mentre lotto, lui si avvicina di pi, materializzandosi in un mare di cavallette e oscurit.
Improvvisamente...
Una folata di vento. Zaffiro e argento. Il fuoco ai miei piedi balugina accartocciandosi in fumo.
Qualcosa sfreccia davanti ai miei occhi. Una figura appare tra me e l'inquisitore che avanza, muovendosi con grazia precisissima.  un ragazzo, credo. Chi ? Questo ragazzo non  un'illusione, riesco a percepire la sua consistenza, la solidit della sua figura che il cielo nero e le cavallette non possiedono.  avvolto da un vorticare di vesti blu col cappuccio e una maschera di metallo argenteo copre tutto il suo viso. Si rannicchia di fronte a me, ogni corda del suo corpo si tende: la sua attenzione  interamente concentrata sull'inquisitore. Un lungo pugnale sfolgora in ognuna delle mani guantate.
L'inquisitore sbanda fermandosi dinnanzi a lui. Dei guizzi incerti attraversano i suoi occhi. Fatevi da parte, dice aggredendo verbalmente il nuovo arrivato.
Il ragazzo mascherato inclina il capo di lato. Che maleducato, lo canzona con la voce vellutata e profonda. Riesco a sentirlo persino in mezzo al caos.
L'inquisitore affonda con la spada verso di lui, ma il ragazzo si sposta con un passo di danza dalla sua traiettoria e colpisce con uno dei suoi pugnali, che si conficca in profondit nel corpo dell'inquisitore. Gli occhi dell'uomo strabuzzano, e gli sfugge un grugnito simile a quello di un maiale morente.
Sono troppo scioccata per proferire parola. Qualcosa in me innesca uno strano piacere.
Gli inquisitori vedono la lotta e si precipitano verso il loro compagno caduto. Estraggono le loro spade, puntandole verso il ragazzo. Lui annuisce semplicemente verso di loro, schernendoli affinch si avvicinino maggiormente. Quando lo fanno, lui scivola tra loro come l'acqua tra le rocce, il suo corpo come un lampo in moto, le lame risplendono argentee nell'oscurit. Uno degli inquisitori quasi lo taglia a met con un turbinio della spada, ma il ragazzo colpisce la mano dell'uomo con un taglio netto. La spada cade rumorosamente al suolo. Il ragazzo la solleva in aria con uno scatto del suo stivale, poi la afferra e la punta verso gli altri inquisitori.
Quando guardo pi attentamente, noto che altre figure mascherate sfarfallano tra i soldati, tutti con gli stessi abiti scuri del ragazzo. Non  giunto qui da solo.
 il Mietitore!, grida Teren, indicando il ragazzo con la spada sguainata. Inizia a dirigersi verso di noi. I suoi occhi pallidi impazziscono dalla gioia. Prendetelo!.
Quel nome. L'avevo visto in precedenza sulle incisioni delle Giovani lite. Il Mietitore.  uno di loro.
Altri inquisitori vengono di corsa verso la piattaforma. Il ragazzo si ferma un attimo per guardarli, le lame gocciolano sangue. Poi si raddrizza, solleva un braccio in alto sopra la testa e con un rapido movimento colpisce di nuovo.
Una colonna di fuoco esplode dalle sue mani, fendendo una linea attraverso la piattaforma e separando i soldati da noi con un muro di fiamme che si allungano alte nel cielo annerito. Urla di terrore si sollevano dietro il sipario fiammeggiante.
Il ragazzo si avvicina a me. Fisso impaurita il suo volto incappucciato e la maschera d'argento, il contorno dei suoi lineamenti illuminati dall'inferno dietro di lui. L'unica parte del suo viso non nascosta dalla maschera sono gli occhi duri, scuri come la notte, ma fiammeggianti.
Non dice una parola. Al contrario si inginocchia ai miei piedi, poi afferra le catene che serrano le mie caviglie al palo. Le catene nella sua presa diventano rosse, poi bianche per il calore. Si fondono rapidamente lasciandomi le gambe libere. Lui si raddrizza e fa lo stesso col cappio attorno al mio collo, quindi con le catene che assicurano i miei polsi.
Segni neri di bruciature sui muri. Corpi fusi dall'interno verso l'esterno.
Il mio braccio spezza le catene. Svengo immediatamente, troppo debole per sostenermi da sola, ma il ragazzo mi afferra e mi solleva senza sforzo tra le sue braccia. Mi irrigidisco, aspettandomi quasi che lui mi bruci la pelle. Odora di fumo ed emana calore da ogni centimetro del suo corpo. La mia testa si appoggia stancamente contro il suo petto. Sono troppo stanca per lottare, ma ci provo ancora. Tutto ci che mi circonda galleggia in un oceano di tenebre.
Il ragazzo porta il suo viso vicino al mio. Non muovetevi, bisbiglia al mio orecchio. E tenete duro.
Posso camminare, mi sorprendo a borbottare, ma le mie parole si confondono le une con le altre e sono troppo sfinita per pensare chiaramente. Credo che mi stia portando lontano da questo luogo, ma non riesco a concentrarmi. Mentre l'oscurit cala, l'ultima cosa che ricordo  lo stemma argenteo sul suo parabraccio.
Il simbolo di un pugnale.

Citt di Estenzia.
Kenettra settentrionale
Territori del Mare.

Adelina Amouteru.

A nord, i Territori del Cielo innevati. A sud, i soffocanti
Territori del Sole. Tra essi si estendono le nazioni
dei Territori del Mare, gioielli di ricchezza
e commercio in un mondo di estremi.

Nazioni di Cielo, Sole e Mare, Etienne di Ariata

Sogno Violetta.  primavera inoltrata. Lei ha otto anni, io dieci e siamo ancora innocenti.
Giochiamo insieme nel piccolo giardino dietro alla nostra casa, un tappeto verde circondato su tutti i lati da un vecchio muro di pietra sgretolato e da un cancello rosso brillante con un catenaccio arrugginito. Quanto amo questo giardino. Sopra il muro si arrampicano manti di edera e insieme a questa sbocciano dei piccoli fiori bianchi che profumano di pioggia appena caduta. Altri fiori crescono a mazzi lungo il limitare del muro, rose arancione brillante e macchie di fiordalisi, oleandri rossi, pervinca color dell'uva e steli di gigli bianchi.
Io e Violetta adoriamo giocare tra gli ammassi di felci che spuntano qua e l, accalcate insieme nell'ombra. Ora dispiego la mia gonna sull'erba e siedo pazientemente mentre Violetta intreccia una corona di fiori di pervinca tra i miei capelli con le sue dita delicate. Il profumo dei fiori riempie i miei pensieri con dolcezza persistente. Chiudo il mio occhio, immaginando una vera corona d'oro, argento e rubini. L'intrecciare di Violetta mi solletica e le do un colpetto nelle costole, soffocando un sorriso. Lei ridacchia. Un secondo pi tardi, sento le sue piccole labbra che depongono un bacio giocoso sul mio collo, e mi appoggio contro di lei, pigra nel mio appagamento. Canticchio la ninna nanna preferita di mia madre. Violetta ascolta con entusiasmo, come se io fossi questa donna che lei conosceva a malapena. Ricordi.  una di quelle poche cose che possiedo di lei, al contrario di mia sorella.
La mamma diceva che le fate dimorano al centro dei gigli bianchi, le racconto mentre lavora.  un vecchio racconto popolare di Kenettra. Quando i fiori sono colmi di gocce di pioggia  possibile vedere che fanno il bagno nell'acqua.
Il volto di Violetta si rischiara, i suoi lineamenti delicati si illuminano.  veramente possibile?, chiede.
Sorrido per come pende dalle mie labbra. Naturalmente, rispondo, volendo crederci. Le ho viste.
Qualcosa distrae mia sorella. I suoi occhi si spalancano alla vista di una creatura che si muove sotto l'ombra di una foglia di felce.  una farfalla. Si trascina tra fili d'erba sotto il riparo della felce e con pi attenzione noto che una delle sue lucenti ali turchesi  stata strappata dal suo corpo.
Violetta piagnucola compassionevole, si precipita verso la creatura che lotta e la solleva tra le sue mani. Cinguetta verso di lei. Poverina. L'ala rimasta della farfalla sbatte debolmente nel suo palmo e mentre lo fa, delle piccole nuvole di pulviscolo dorato fluttuano in aria. I bordi sfilacciati dell'ala strappata hanno l'aspetto di segni lasciati dai denti, come se qualcosa avesse cercato di divorarla. Violetta volge i suoi grandi occhi scuri verso di me. Credi che possa salvarla?.
Faccio spallucce. Sta morendo, dico dolcemente.
Violetta tiene la creatura pi vicina s. Quello non lo sai, afferma lei.
Ti sto solo dicendo la verit.
Perch non vuoi salvarla?
Perch non  possibile farlo.
Lei scuote la testa desolata verso di me, come se l'avessi delusa.
La mia irritazione cresce. Allora perch hai chiesto la mia opinione, se ne eri gi certa?. La mia voce diventa gelida. Violetta, presto capirai che le cose non finiscono bene per tutti. Alcuni di noi sono deboli e non c' nulla che tu possa fare per sanare la cosa. Do un'occhiata alla povera creatura che lotta tra le sue mani. La visione della sua ala strappata, il suo corpo storpio e deforme provocano una scossa di rabbia dentro di me. Schiaffeggio la farfalla lontana dalle sue mani. Atterra sottosopra nell'erba, le zampe ghermiscono l'aria.
Immediatamente provo dispiacere. Perch l'ho fatto?
Violetta scoppia in lacrime. Prima che possa scusarmi, lei afferra la sua gonna e balza in piedi, lasciando i fiori di pervinca sparpagliati nell'erba. Gira su se stessa.
E l, dietro di lei, appare mio padre, l'odore del vino aleggia sopra di lui come una nube invisibile. Frettolosamente Violetta si strofina via le lacrime, mentre lui si abbassa all'altezza del suo viso. Lui si acciglia. Mia dolce Violetta, dice, toccandole la guancia. Perch stai piangendo?
Non  nulla, sussurra lei. Stavamo solo cercando di salvare una farfalla.
Gli occhi di pap si posano sulla creatura morente sul prato. Entrambe?, chiede lui a Violetta, le sopracciglia inarcate. Dubito che tua sorella lo farebbe.
Lei mi stava mostrando come prendermene cura, insiste Violetta, ma  troppo tardi. Lo sguardo di lui vaga, poi si posa su di me.
La paura mi pervade e inizio a dimenarmi. So cosa sta per succedere. Quando la febbre maligna ci colp la prima volta uccidendo un terzo della popolazione e lasciando ovunque bambini segnati da cicatrici e deformi, tutti provarono compassione per noi. Poverini. Poi alcuni genitori di creature imperfette morirono in incidenti strani. I templi definirono quelle morti atti demoniaci e ci condannarono. State lontano da quegli obbrobri. Portano sfortuna. Cos la piet verso di noi mut rapidamente in paura. Poi, unita al nostro aspetto spaventoso, divenne odio. Infine si diffuse la diceria che se una creatura imperfetta aveva dei poteri, questi si sarebbero manifestati quando lui o lei fossero stati provocati.
Ci interessava mio padre. Se avevo dei poteri, almeno avrei potuto valere qualcosa. Mio padre avrebbe potuto svendermi a un circo di fenomeni da baraccone, raccogliere un riscatto dall'Inquisizione per avermi consegnata, usare il mio potere a suo vantaggio, qualunque cosa. Cos ora cercava da mesi di risvegliare qualcosa in me.
Mi fa cenno di andare da lui e quando faccio come dice, si allunga verso di me e tiene il mio mento nei suoi palmi freddi. Rimaniamo in silenzio per un lungo momento. Mi dispiace di avere sconvolto Violetta, voglio dire. Ma le parole sono soffocate dalla mia paura, lasciandomi silenziosa, insensibile. Immagino di scomparire dietro un velo scuro, di svanire in qualche luogo in cui lui non possa vedermi. Mia sorella si nasconde dietro pap, gli occhi spalancati. Guarda avanti e indietro tra noi con ansia crescente.
Gli occhi di lui si spostano dove la farfalla morente sta ancora lottando nell'erba. Va' avanti, dice, annuendo verso la farfalla. Finisci il lavoro.
Esito.
La sua voce mi persuade. Dai.  ci che volevi, non  vero?. La sua presa sul mio mento si stringe fino a farmi male. Prendi la farfalla.
Tremando faccio ci che dice. Afferro l'ala rimasta della farfalla tra due dita e la sollevo in aria. Il pulviscolo scintillante imbratta la mia pelle. Le sue zampe si dimenano, cercando ancora di lottare. Mio padre sorride. Le lacrime luccicano negli occhi di Violetta. Lei non intendeva questo. Non ha mai avuto intenzione di provocare nulla.
Bene, dice lui. Strappa l'ala.
Non farlo, padre, protesta Violetta. Lei mette le sue braccia attorno a lui, cercando di convincerlo. Ma lui la ignora.
Cerco di non piangere. Non voglio farlo, sussurro, ma le mie parole si affievoliscono mentre guardo gli occhi di mio padre. Prendo l'ala della farfalla tra le mie dita, poi la strappo dal suo corpo, il mio cuore versa lacrime mentre procedo.  nuda, una forma ridicola che avanza lentamente nel mio palmo. Qualcosa in tutto ci risveglia l'oscurit in me.
Uccidila.
In uno stato di stordimento schiaccio la creatura sotto il pollice. La sua carcassa spaccata si contorce lentamente contro la mia pelle, prima di rimanere immobile, alla fine.
Violetta piange.
Molto bene, Adelina. Mi piace quando abbracci la tua vera natura. Prende una delle mie mani nella sua. Ti ha divertito?.
Inizio a scuotere la testa ma i suoi occhi mi fanno rabbrividire. Vuole tirarmi fuori qualcosa che non so come dargli. Il mio tremore muta in un assenso. S, mi ha divertito. Mi  piaciuto. Dir qualunque cosa per farvi felice, solo per favore non fatemi del male.
Non accade nulla e lo sguardo arcigno di mio padre si incupisce. Deve esserci qualcosa di pi dentro di te, Adelina. Sceglie il mio anulare, poi fa scorrere una mano lungo di esso. Il mio respiro accelera. Dimmi che almeno mi  stata data una figlia imperfetta per qualche scopo.
Sono confusa. Non so come rispondere. Mi dispiace, riesco a dire alla fine. Non intendevo turbarla. Volevo solo....
No, no. Non puoi migliorare te stessa. Guarda oltre le sue spalle verso mia sorella. Violetta, dice dolcemente, facendole cenno di avvicinarsi. Lei avanza lentamente. Vieni. Vediamo se tua sorella ha un qualche valore. Vediamo se ha qualche potere.
No, padre, no, per favore, implora Violetta, poi d uno strappo al suo braccio. Lei non ha fatto nulla. Stavamo solo giocando. Il mio battito cardiaco accelera fino a raggiungere un ritmo frenetico. Ci scambiamo uno sguardo disperato. Salvami, Violetta.
Mio padre se la scrolla via, poi volge di nuovo la sua attenzione verso di me e stringe la presa attorno al mio dito. Sei inutile come quella farfalla, Adelina?.
Scuoto la testa in preda al panico. No. Per favore. Datemi una possibilit.
Allora mostramelo. Mostrami cosa puoi fare.
Poi spezza il mio dito all'altezza dell'articolazione.

Mi sveglio di soprassalto, con un grido silenzioso strozzato in gola. Il mio dito deforme pulsa come se fosse stato spezzato solo un momento prima invece che sei anni fa, e istintivamente lo massaggio, cercando come sempre di raddrizzarlo. Il mio stomaco  sottosopra, come pervaso da una marea oscura, la bruttura familiare che mio padre adorava coltivare.
Poi strizzo gli occhi alla luce. Dove mi trovo? L'inclinazione della luce nella camera da letto che non mi  familiare proviene da finestre arcuate, che riempiono lo spazio con una foschia color crema e tende leggere si increspano al vento. Su un tavolo vicino un libro aperto giace di fianco a una penna d'oca e a un calamaio. Piatti di fiori di gelsomino sono posizionati sui cassettoni e sui cornicioni del balcone. Il loro profumo dolce era probabilmente la ragione per cui avevo sognato me e mia sorella nel nostro giardino. Mi sposto con cautela, poi comprendo che giaccio in un letto molto alto con coperte e cuscini ricamati. Sbatto le palpebre, disorientata per un attimo.
Forse sono morta. Questa stanza non somiglia per davvero alle acque degli inferi, per. Cos' accaduto al rogo? Ricordo gli inquisitori allineati sulla piattaforma e le mie mani che lottano contro i ceppi di ferro. Abbasso lo sguardo verso di esse: delle bende bianche coprono entrambi i miei polsi, e quando li muovo riesco a percepire il bruciore della pelle irritata al di sotto. I miei vestiti sporchi e laceri sono spariti, rimpiazzati da un abito pulito blu e bianco in seta. Chi mi ha lavata e cambiata? Mi tocco la testa, poi sussulto. Qualcuno ha anche avvolto saldamente un panno attorno alla mia testa, proprio dove mio padre mi ha strattonato i capelli, e quando delicatamente li pettino con una mano, capisco che sono stati ripuliti dalla sporcizia. Mi acciglio cercando di ricordare di pi.
Teren, il Capo Inquisitore. Una meravigliosa giornata tersa. C'erano il palo di ferro, i soldati e la torcia accesa. Avevano gettato la torcia nella catasta di legna ai miei piedi.
E poi ho trasformato il cielo facendolo annerire. Il mio occhio si spalanca mentre il ricordo ritorna all'improvviso.
Un colpo alla porta mi coglie di sorpresa. Entrate, dico, meravigliandomi al suono della mia voce. Mi pare strano dare ordini in una camera da letto che non  la mia. Pettino i riccioli sopra il lato sinistro del viso nascondendo la mia cicatrice.
La porta si apre. Fa capolino una giovane cameriera. Quando mi vede si illumina ed entra dandosi da fare, tenendo un vassoio carico di cibo e un bicchiere di liquore effervescente. Pane friabile lievitato che emana ancora nuvole calde di vapore; uno stufato denso in cui galleggiano pezzi dorati di carne e patate; frutta glassata; spesse crostate di lamponi e uova. Il profumo gustoso del burro e delle spezie mi d alla testa, non mangio del cibo vero da settimane. Devo sembrare attonita nel vedere le fette di pesche fresche, perch la ragazza mi sorride.
Uno dei nostri venditori  in contatto con i migliori coltivatori di frutta della Valle Dorata, spiega lei. Colloca il vassoio sul cassettone accanto al mio letto e controlla le mie fasciature. Mi sorprendo ad ammirare il suo abito, da figlia di mercante che sono.  fatto di un satin cangiante decorato con fili d'oro, molto bello per una serva. Non  il tessuto grezzo che si acquista per una manciata di lune di rame. Questa stoffa vale davvero dei talenti d'oro,  importata direttamente dai Territori del Sole.
Far sapere che siete sveglia, dice mentre con cura srotola la fasciatura dalla mia testa. Avete un aspetto migliore dopo un paio di giorni di riposo.
Tutto quello che dice mi confonde. Chi deve avvisare? Per quanto tempo ho dormito?.
La serva arrossisce. Quando si tocca il viso con le mani noto quanto siano impeccabilmente lucide le sue unghie, la pelle curata e lucida di oli profumati. Che luogo  questo? Non posso essere in un'abitazione qualsiasi, se i servitori hanno un'apparenza di tutto rispetto come la sua. Mi dispiace, madama Amouteru, risponde. Cos conosce anche il mio nome. Non sono certa di quanto mi sia consentito dirvi. Siete al sicuro, abbiate fiducia, e lui dovrebbe essere qui a breve per spiegarvi tutto. Fa una pausa per allungarsi verso il vassoio. Prendete un boccone, mia giovane padrona. Dovete morire di fame.
Affamata come sono, esito ad accogliere la sua offerta. Il fatto che sembri curare le mie ferite non spiega da cosa mi abbia guarita. Ripenso alla donna che mi ha raggirata dopo quella notte, a come pensavo che mi avrebbe aiutata. A come, al contrario, mi abbia gettata in pasto all'Inquisizione. Chi pu sapere quale veleno potrebbe esserci in questo cibo?
Non ho fame, mento con un sorriso cortese. Sono certa che presto avr voglia di mangiare.
Lei ricambia il sorriso e credo di scorgervi un pizzico di compassione. Non avete bisogno di fingere, risponde, picchiettando sulla mia mano. Lascer qui il vassoio per quando sarete pronta.
Si ferma, sentendo dei passi in corridoio. Deve essere lui. Deve avere gi saputo, dice. Lascia andare la mia mano e mi fa un rapido inchino. Poi si affretta verso la porta. Ma prima che possa andarsene entra un ragazzo.
Qualcosa in lui mi  familiare. Un istante pi tardi comprendo di riconoscere i suoi occhi, scuri come la notte, circondati da ciglia folte. Questo  il mio misterioso salvatore. Adesso invece di indossare quella maschera argentea e gli abiti col cappuccio  vestito di lino finissimo e ha un farsetto di velluto nero bordato d'oro, vesti abbastanza ricercate da appartenere agli aristocratici pi abbienti.  alto. Ha la pelle ambrata tipica degli abitanti della parte settentrionale di Kenettra e i suoi zigomi sono alti, il volto stretto e meraviglioso. Ma i suoi capelli attirano maggiormente la mia attenzione. Sembrano color mogano alla luce, cos scuri da sembrare quasi neri, venati da una sfumatura sanguigna che non ho mai visto prima e legati in una coda corta e morbida sulla nuca.  un colore che non appartiene a questo mondo.
 marchiato, proprio come me.
La cameriera si inchina fino a terra davanti a lui e borbotta qualcosa che non riesco ad afferrare. Il volto di lei arrossisce violentemente. Il tono che usa ora  nettamente diverso da quello che ha appena utilizzato con me; se prima sembrava rilassata, ora pare remissiva e nervosa.
Il ragazzo annuisce una volta in risposta. La ragazza non ha bisogno di un secondo congedo; si inchina di nuovo e si precipita immediatamente in corridoio. La mia agitazione cresce. Dopo tutto, l'ho visto gingillarsi senza sforzo alcuno con un intero squadrone di inquisitori, uomini adulti allenati all'arte della guerra.
Si aggira nella camera con la medesima precisa grazia che ricordo. Quando mi vede lottare per sedermi in una posizione migliore, fa un cenno con la mano con nonchalance. Un anello d'oro scintilla al suo dito. Per favore, dice, osservandomi con la coda dell'occhio. Mettetevi a vostro agio. Adesso riconosco anche la sua voce, dolce e profonda, ricercata, un manto di velluto che nasconde segreti. Si accomoda su una sedia imbottita accanto al bordo del letto. Poi si rilassa contro lo schienale e appoggia il mento su una mano, lasciando che l'altra rimanga sull'impugnatura del pugnale alla vita. Anche dentro casa indossa un paio di guanti sottili e quando osservo pi da vicino noto delle macchioline di sangue sulla loro superficie. Un brivido mi percorre la spina dorsale. Non sorride.
Voi siete in parte di Tamouran, dice dopo un attimo di silenzio.
Sbatto le palpebre. Prego?
Amouteru  un cognome originario di Tamouran, non di Kenettra.
Perch questo ragazzo conosce cos tanto circa i Territori del Sole? Amouteru non  un cognome abituale a Tamouran. Ci sono molti immigrati di Tamouran nella parte meridionale di Kenettra, rispondo alla fine.
Allora dovete possedere un nome tipico di Tamouran. Lo dice con noncuranza, un chiacchiericcio pigro che mi suona strano dopo tutto quello che  accaduto.
Mia madre mi chiamava kami gourgaem, rispondo. La sua piccola lupa.
Lui inclina leggermente il capo. Scelta interessante.
La sua domanda mi riporta alla memoria un vecchio ricordo di mia madre, mesi prima che la febbre maligna la colpisse. Hai lo stesso fuoco di tuo padre dentro di te, kami gourgaem, disse, prendendomi il mento tra le sue mani calde. Mi sorrise in un modo che indur il suo contegno, di solito dolce. Poi si chin e mi baci la fronte. Ne sono lieta. Ne avrai bisogno in questo mondo.
Mia madre pensava semplicemente che i lupi fossero carini, rispondo.
Lui mi studia con curiosit riservata. Una piccola goccia di sudore mi scivola lungo la schiena. Ho ancora la vaga sensazione di averlo gi visto, da qualche parte oltre al rogo. Vi starete domandando dove siete, piccola lupa.
S, ditemelo, per favore, rispondo, addolcendo le mie parole per fargli capire che sono inoffensiva. Ve ne sarei riconoscente. L'ultima cosa di cui ho bisogno  di non piacere a un assassino coi guanti macchiati di sangue.
La sua espressione rimane distante e circospetta. Vi trovate nel centro di Estenzia.
Prendo fiato. Estenzia?. Il porto principale di Kenettra, situato sulla costa settentrionale del Paese,  forse la citt pi distante da Dalia; e il luogo dove inizialmente avrei voluto fuggire.
Sento il bisogno urgente di precipitarmi fuori dal letto e guardare affacciarmi dalla finestra aperta verso questa leggendaria citt, ma obbligo me stessa a mantenermi concentrata sul giovane aristocratico seduto di fronte a me e a nascondere la mia improvvisa eccitazione.
E voi chi siete?, gli chiedo. Sir?, ricordo di aggiungere.
Lui inchina subito il capo. Enzo, risponde.
Loro vi hanno chiamato... cio, al rogo... hanno detto che siete il Mietitore.
Sono conosciuto anche con quel nome, s.
Mi si rizzano i peli del collo. Perch mi avete salvata?.
Il suo volto si rilassa per la prima volta mentre un piccolo sorriso divertito spunta sulle sue labbra. Alcuni mi avrebbero ringraziato, come prima cosa.
Grazie. Perch mi avete salvata?.
L'intensit dello sguardo di Enzo mi fa arrossire. Lasciate che vi spieghi. Tira gi le gambe accavallate, il suo stivale colpisce il pavimento e si china in avanti. Adesso noto che l'anello d'oro al suo dito contiene un'incisione a forma di diamante. La mattina del rogo. Era la prima volta in cui avete suscitato qualcosa di sovrannaturale?.
Esito prima di rispondere. Dovrei mentire? Ma poi lo verrebbe a sapere, lui era presente al rogo; sapeva perch ero stata arrestata. Quindi decido di dire la verit. No.
Valuta la mia risposta per un attimo. Poi stende una delle sue mani guantate verso di me.
Fa schioccare le dita.
Una piccola fiamma prende vita sui suoi polpastrelli, lambendo avidamente l'aria al di sopra di essi. A differenza di qualunque cosa io abbia creato durante il rogo, questo fuoco pare reale, il suo calore altera lo spazio intorno e scalda le mie guance. Ricordi del giorno della mia esecuzione lampeggiano possenti nella mia mente. Schivo il fuoco con terrore. Il muro di fiamme sospeso a mezz'aria durante il rogo. Anche quello era reale.
Enzo ruota il polso e le fiamme si estinguono, lasciando solo un piccolo sbuffo di fumo. Il mio cuore batte debolmente. Quando avevo dodici anni, dice lui, la febbre maligna alla fine colp Estenzia. Dilag dappertutto entro un anno. Fui l'unico nella mia famiglia a esserne colpito. Un anno dopo i medici mi dichiararono guarito, ma non riuscivo ancora a controllare il calore del mio corpo. Un momento mi trovavo disperatamente febbricitante, l'attimo successivo stavo congelando. E poi un giorno accadde questo. Guarda la sua mano, poi torna su di me. Qual  la vostra storia?.
Apro la bocca, poi la chiudo. Ha senso. La febbre aveva colpito il Paese a ondate per un intero decennio, iniziando dalla mia citt natale, Dalia, per terminare qui, a Estenzia. Tra tutte le citt di Kenettra, Estenzia era stata quella pi duramente colpita, quarantamila morti e altri quarantamila marchiati a vita. Quasi un terzo della popolazione in totale. La citt sta ancora combattendo per rimettersi in piedi.  una storia molto personale da raccontare a qualcuno che avete appena incontrato, riesco a rispondere.
Incrocia il mio sguardo con calma risoluta. Non vi sto raccontando la mia storia in modo che possiate arrivare a conoscermi, dice. Arrossisco contro la mia volont. Ve la sto raccontando per proporvi un accordo.
Voi siete uno di quelli....
E anche voi lo siete, dice Enzo. Potete creare illusioni. Non c' bisogno che ve lo dica, avete catturato la mia attenzione. Quando vede il mio sguardo scettico, prosegue: Si  sparsa la voce che i templi a Dalia siano traboccanti di fedeli terrorizzati da quando avete suscitato quella trovata con vostro padre.
Posso creare illusioni. Riesco a evocare immagini che non sono davvero reali e posso far credere alla gente che lo siano. Una sensazione sgradevole serpeggia dallo stomaco fino alla pelle. Sei un mostro, Adelina. Istintivamente con la mano mi sfioro il braccio, come se cercassi di togliermi dall'imbarazzo. Mio padre aveva provato cos tanto a far emergere qualcosa di simile in me. Ora eccolo qui. E lui  morto.
Enzo attende pazientemente che io parli di nuovo. Non so quanto tempo trascorra prima che alla fine mormori: Avevo quattro anni quando ho preso la febbre maligna. I medici hanno dovuto rimuovere uno dei miei occhi. Esito. Questo l'ho fatto... solo... due volte in precedenza. Niente pareva fuori dal consueto durante la mia infanzia.
Lui annuisce. Alcuni manifestano poteri pi tardi degli altri, ma le nostre storie sono le stesse. So cosa significa crescere marchiati, Adelina. Tutti noi comprendiamo cosa significa essere degli obbrobri.
Tutti noi?, chiedo. La mia mente vaga di nuovo alle incisioni in legno del mercato nero, ai crescenti pettegolezzi sulle Giovani lite. Ce ne sono altri?
S. In tutto il mondo.
Colei che sospinge il vento. Magiano. L'Alchimista. Chi sono? Quanti sono?
Pochi, ma sono in aumento. Nei dieci anni o gi di l da quando la febbre maligna  cessata a Kenettra, alcuni di noi hanno iniziato a farsi conoscere. Uno strano avvistamento qui, un bizzarro testimone l. Sette anni fa, gli abitanti di un paese chiamato Triese di Mare hanno lapidato una ragazzina perch aveva ricoperto lo stagno locale di ghiaccio nel cuore dell'estate. Cinque anni fa, della gente a Udara ha dato fuoco a un ragazzo perch aveva creato un mazzo di fiori proprio davanti agli occhi della sua innamorata. Stringe i guanti e il mio occhio guizza di nuovo alle macchioline di sangue che cospargono la pelle. Come potete vedere, tengo segrete le mie capacit per ovvie ragioni. Non fu cos finch non incontrai un altro che possedeva strani poteri conferitigli dalla febbre e cambiai opinione.
Quindi  cos. Fate parte delle Giovani lite. Ecco. L'ho detto ad alta voce.
Un nome che la gente ha inventato per riferirsi alle nostre giovani e innaturali capacit. L'Inquisizione lo odia. Enzo sorride, un'espressione maliziosa in viso. Sono il capo della Compagnia del Pugnale, un gruppo di Giovani lite alla ricerca di altri come noi prima che ci arrivi l'Inquisizione. Ma non siamo le sole lite, ce ne sono molte altre, ne sono certo, disseminate per tutto il mondo. Il mio obiettivo  di unirci. Roghi come il vostro accadono ogni volta che l'Inquisizione ritiene di avere trovato un membro delle Giovani lite. Alcune famiglie abbandonano i parenti marchiati perch temono che portino sfortuna. Il re utilizza le creature imperfette come una scusa per il suo governo mediocre. Come se fossimo da biasimare per lo stato d'indigenza della sua nazione. Se non contrattacchiamo, il re e l'ascia dell'Inquisizione ci uccideranno tutti, ogni bambino marchiato dalla febbre. I suoi occhi si induriscono. Ma noi combattiamo per questo. Non  vero, Adelina?.
Le sue parole mi ricordano gli strani bisbigli che avevano accompagnato le mie illusioni, qualcosa di oscuro e vendicativo, allettante e potente. Un peso preme sul mio petto. Sono spaventata. Affascinata.
Cosa farete?, sussurro.
Enzo si appoggia indietro e guarda fuori dalla finestra. Ci impadroniremo del trono, naturalmente. Pare quasi indifferente, come se stesse parlando di qualcosa di poco rilevante.
Vuole uccidere il re? Che ne sar dell'Inquisizione?  impossibile, sussurro.
Lui mi rivolge un'occhiata di traverso, allo stesso tempo curiosa e minacciosa. Lo ?.
La mia pelle freme. Lo osservo pi da vicino. Poi, improvvisamente, mi copro la bocca con una mano. So dove l'ho gi visto.
Voi..., balbetto. Voi siete il principe.
Non c' da stupirsi che mi paia familiare. Avevo visto molti ritratti del primogenito della casa reale di Kenettra da bambino, il principe ereditario, il nostro futuro re. Si era sparsa la voce che fosse quasi morto a causa della febbre maligna. Invece ne era guarito marchiato. Inadatto per essere l'erede al trono. Quella era l'ultima notizia che avevamo udito su di lui, in realt. Dopo che suo padre, il re, mor, la sorella maggiore di Enzo lo spogli della sua corona e lo scacci per sempre dal palazzo; non gli fu mai pi permesso di tornare accanto alla famiglia reale. Suo marito, un potente duca, divenne re.
Abbasso lo sguardo. Vostra Altezza Reale, dico, chinando il capo.
Enzo risponde con un unico, discreto assenso. Ora conoscete la vera ragione per la quale il re e la regina denunciano le creature imperfette. Rendere questi ultimi degli obbrobri e tenermi lontano dal trono.
Le mie mani iniziano a tremare. Ora comprendo. Sta radunando una squadra per aiutarlo a reclamare ci che  suo per diritto di nascita.
Enzo si china a sufficienza perch io veda delle saette rosso vivo nei suoi occhi. Vi faccio quest'offerta, Adelina Amouteru. Potete trascorrere il resto della vostra vita in fuga, senza amici e sola, col timore costante che l'ascia dell'Inquisizione vi trovi e vi affidi alla giustizia per un crimine che non avete commesso. O possiamo vedere se appartenete a noi. I doni che la febbre vi ha lasciato non sono cos inaffidabili come potrebbero sembrare. Esistono un ritmo e una scienza per controllare il vostro potere. C' una ragione dietro al caos. Se lo desiderate, potete imparare a controllarli. E sarete ben ricompensata per questo.
Quando rimango in silenzio, Enzo solleva una mano guantata e tocca il mio mento. Quante volte vi hanno definita un obbrobrio?, bisbiglia. Un mostro? Senza alcun valore?.
Troppe volte.
Allora lasciate che vi sveli un segreto. Si sposta affinch le sue labbra siano pi vicine al mio orecchio. Un brivido mi percorre la colonna vertebrale. Voi non siete un obbrobrio. Non siete semplicemente una creatura imperfetta.  a causa di questo che loro vi temono. Gli di ci donano dei poteri, Adelina, perch siamo nati per governare.
Un milione di pensieri affolla la mia mente, ricordi della mia infanzia, visioni di mio padre e mia sorella, delle segrete dell'Inquisizione, il palo di ferro, gli occhi pallidi di Teren, la folla cantilenante contro di me. Ricordo come mi accovacciavo sempre in cima alle scale, fingendo di governare dall'alto. Posso ergermi al di sopra di tutto questo, se divento una di loro. Loro possono tenermi al sicuro.
Improvvisamente, davanti alle Giovani lite, il potere dell'ascia dell'Inquisizione pare molto lontano.
Mi rendo conto che Enzo sta osservando come i miei capelli e le ciglia mutino leggermente colore alla luce. Il suo sguardo indugia dove alcune ciocche nascondono la cicatrice sul mio volto. Arrossisco. Lui stende una mano. Trema come se si aspettasse che io la rifugga, ma rimango calma, finch alla fine lui tocca i miei capelli e li allontana con cura dal mio volto, scoprendo le mie imperfezioni. Il calore affluisce istantaneamente dai suoi polpastrelli attraverso il mio corpo, una sensazione elettrizzante che mi fa battere ancora di pi il cuore.
Non dice nulla per un po'. Poi si sfila il guanto da una mano. Ansimo. Sotto la pelle la sua mano  una massa di carne bruciata, la maggior parte rimarginata in spessi strati di un orribile tessuto cicatriziale che si deve essere accumulato negli anni, mentre alcune zone rimangono ancora arrossate e infiammate. Si infila di nuovo il guanto, trasformando quell'orribile visione in quella di una pelle nera venata da macchioline di sangue. Di potere.
Abbellite le vostre imperfezioni, dice dolcemente. Volgeranno a vostro vantaggio. E se diventate una di noi vi insegner a padroneggiare i vostri poteri come un assassino brandisce un coltello. I suoi occhi si stringono. Il suo sorriso discreto diventa pericoloso. Allora, ditemi, piccola lupa. Volete punire coloro che vi hanno fatto del male?.

Teren Santoro.

Tardo pomeriggio a Estenzia.
Teren attende dietro una colonna del cortile interno principale del palazzo, il cuore in gola, il bianco della sua cappa da Capo Inquisitore che si confonde con il marmo. Ombre e sole giocano sul suo volto. Pi lontano, sul sentiero del giardino interno e parzialmente nascosto alla vista da rampicanti di rose, la regina di Kenettra cammina sola, i capelli scuri pettinati in un'acconciatura alta sulla testa in una cascata di riccioli, la pelle dal colorito caldo risplende sotto il sole. Sua Maest, la regina Giulietta I di Kenettra.
Teren attende finch lei  abbastanza vicina. Quando gli passa davanti lui le afferra il polso e la tira gentilmente tra le ombre dietro la colonna.
La regina si lascia sfuggire un leggero sussulto, poi sorride alla vista di lui. Siete di ritorno da Dalia, sussurra lei. E in attesa di fare qualche marachella delle vostre, vedo.
Teren la preme con forza contro la colonna. Le labbra di lui sfiorano la pelle del collo di lei. L'abito della donna sembra particolarmente provocante oggi, enfatizzando il rigonfiamento del suo seno, e lui si domanda con un'impennata di gelosia se lei indossi l'abito come un invito per il re, oppure per lui. Il re  un uomo adulto, in forma per i suoi quarant'anni; Teren ne ha diciannove. Le piaccio per la mia giovinezza? Magari mi vede come un ragazzo, troppo giovane di almeno quattro anni per lei. Si stupisce di nuovo di quanto sia fortunato, per aver attirato le attenzioni della famiglia reale.
Sono tornato la scorsa notte, le bisbiglia in risposta. La bacia appassionatamente. Avete chiesto di vedermi, Vostra Maest?.
La regina si lascia sfuggire un sospiro mentre lui le bacia la linea della mascella. Le dita della donna corrono lungo le scanalature della sua cintura d'argento e lui si inarca verso di lei, voglioso. S. Lei lo blocca per un attimo per fissarlo in viso. Gli occhi di lei sono molto scuri, cos scuri che talvolta paiono totalmente vuoti. Come se lui potesse morirvi dentro precipitandovi. Quindi, l'hanno presa?
S.
E sarete in grado di trovarla di nuovo?.
Teren annuisce. Non so quale maledizione gli di abbiano scatenato su di noi per mandarci dei demoni come questo, ma vi prometto che trarremo beneficio da lei. Mi condurr da loro. Ho gi radunato cinque ronde dei miei uomini migliori.
E la sorella della ragazza? Ne avete accennato nel vostro rapporto.
Teren china il capo. S, Vostra Maest. Violetta Amouteru  sotto la mia custodia. Lui sorride brevemente.  indenne.
La regina annuisce in segno di approvazione. Stende le braccia e gli slaccia un fermaglio del colletto dell'uniforme, scoprendo la cavit della sua gola, poi la percorre con un dito esile. All'uomo sfugge un sospiro. Per gli di, vi voglio. Vi amo. Non sono degno di voi. Lei contrae le labbra, persa nei suoi pensieri, e poi incrocia di nuovo il suo sguardo. Fatemi sapere quando trovate la ragazza. Detesto l'imbarazzo che queste lite stanno recando alla corona.
Farei qualunque cosa per voi. Al vostro comando, Vostra Maest.
Giulietta tocca affettuosamente la sua guancia. La sua mano  fredda. Il re sar lieto di sentirlo, non appena uscir dal letto della sua amante. Sottolinea le sue ultime parole.
L'umore di Teren si incupisce a questa affermazione. Il re avrebbe dovuto incontrarsi col consiglio proprio adesso, non spassarsela a letto con un'amante. Non  un sovrano.  un duca che la regina  stata obbligata a sposare. Un vistoso, arrogante, irriverente duca. Abbassa le sue labbra verso quelle di lei, poi ruba un altro lungo bacio. La sua voce diventa dolce e dolente. Quando potrete venire di nuovo da me? Per favore.
Verr da voi stanotte. La donna gli rivolge un sorriso cauto, colmo di segreti calcolati.  il sorriso di qualcuno che sa esattamente cosa dire a un giovane soldato pazzamente innamorato. Lo attira abbastanza vicino da bisbigliare al suo orecchio. Anche voi mi siete mancato.

Adelina Amouteru

Esistono quattro luoghi dove le anime vagano ancora...
Il Buio della notte ricoperta di neve,
il Paradiso perduto di Sobri Elan, le Colonne di vetro di Dumon,
e la mente umana, quel regno eternamente misterioso
dove gli spettri cammineranno per sempre.

Una ricerca sui miti antichi e moderni, Mordove Senia

Per una settimana non abbandono mai la mia camera da letto. Vago in uno stato di incoscienza, svegliandomi solo per mangiare i pasticcini e le quaglie arrosto portate quotidianamente nella mia stanza e per lasciare che la cameriera cambi il mio abito e le fasciature.
Qualche volta Enzo viene a dare un'occhiata, il volto impassibile e le mani guantate, ma non vedo nessun altro a parte lui e la cameriera. Nessuna ulteriore informazione sulla Compagnia del Pugnale. Non ho idea di cosa abbiano intenzione di fare con me adesso.
Passano altri giorni. Marted, mercoled, gioved, venerd, sabato. Provo a immaginare cosa stia facendo Violetta adesso e mi chiedo se lei si stia domandando la stessa cosa riguardo a me. Se sia al sicuro o meno. Se mi stia cercando o stia andando avanti con la sua vita.
Quando giunge nuovamente marted sono sufficientemente guarita da poter togliere le fasciature. L'irritazione su polsi e caviglie si  attenuata fino a diventare un ematoma indistinto e il gonfiore sulle guance  scomparso, il mio viso  ritornato alla normalit. Per sono pi magra e i miei capelli sono diventati una massa di nodi, il punto in cui mio padre mi ha strattonato il cuoio capelluto  ancora dolorante. Mi studio davanti allo specchio ogni notte, osservando come la luce della candela diffonda una tonalit arancione sul mio viso, quanto illumini la pelle cicatrizzata sopra il mio occhio mancante. Pensieri oscuri galleggiano negli angoli pi reconditi della mia mente. Qualcosa  vivo in quei sussurri, ghermisce la mia attenzione, mi chiama dal profondo delle tenebre e ho paura di ascoltarlo.
Sembro la stessa. Ma sembro anche una completa estranea.

Alcune voci fuori dalla mia camera mi strappano al sonno e mi proiettano nella luce dorata del mattino. Rimango distesa, tranquilla, e ascolto la conversazione che filtra attraverso la porta.
Riconosco immediatamente chi parla. Enzo e la mia cameriera.
...ho degli affari di cui occuparmi. Madama Amouteru, come sta?
Molto meglio. Una pausa. Cosa dovrei fare con lei oggi, Vostra Altezza? Sta bene ora, e sta diventando irrequieta. Devo condurla nel cortile interno?.
Una breve pausa. Immagino Enzo stringere i guanti, il volto distogliersi dalla cameriera, disinteressato quanto sembra a sentirsi. Alla fine dice:
Portatela da Raffaele.
S, Vostra altezza.
La conversazione finisce l. Sento dei passi echeggiare all'esterno lungo il corridoio, poi scemare e svanire completamente.
Uno strano sconforto mi colpisce al pensiero che Enzo non ci sar. Avevo sperato di potergli porre altre domande. La corte, era cos che la cameriera aveva chiamato l'edificio in cui abitiamo tutti. Che genere di corte? Una tenuta reale? Chi  Raffaele?
Rimango a letto e attendo finch non arriva la cameriera. Buongiorno, padrona, dice dietro una bracciata di sete e una tinozza di acqua calda. Guardate! Aggiunge un rosa magnifico alle vostre guance. Incantevole.
Quanto  bizzarro che qualcuno mi faccia sempre dei complimenti e soddisfi ogni mio capriccio. Per sorrido come gesto di ringraziamento. Mentre mi strofina dappertutto per poi aiutarmi a indossare la sottoveste bianca e blu, mi pettino ciocche di capelli acconciandole sopra il mio occhio mancante. Sussulto quando fa scorrere la spazzola lungo la parte sana del mio cuoio capelluto.
Finalmente siamo pronte. Mi accompagna attraverso la porta e traggo un respiro profondo, mentre esco dalla mia camera da letto per la prima volta.
Ci dirigiamo lungo un corridoio stretto che si dirama in due. Studio le pareti. Sono decorate da pitture di di, storie di meravigliose donne che emergono dal mare e un giovane Laetes precipitato dal paradiso; i colori sono cos intensi, come se fossero stati commissionati solo una settimana prima. Dei marmi venati delineano la volta del soffitto. Fisso il corridoio cos a lungo che inizio a cadere all'indietro, e solo quando la cameriera mi grida di sbrigarmi distolgo davvero lo sguardo e affretto i miei passi. Mentre camminiamo cerco di pensare a qualcosa da dirle, ma ogni volta che apro bocca, la ragazza mi sorride educatamente e poi distoglie lo sguardo con disinteresse. Decido di rimanere in silenzio. Facciamo un'altra svolta e poi improvvisamente ci fermiamo davanti a quello che pare un muro solido, preceduto da una fila di colonne.
Lei fa scorrere una mano lungo il lato di una colonna, poi spinge contro il muro. Osservo sbalordita mentre il muro oscilla di lato svelando un nuovo corridoio dietro di esso. Venite, giovane padrona, dice la cameriera oltre la sua spalla. La seguo ammutolita. Il muro si chiude dietro di noi come se non fosse mai esistito nulla oltre di esso.
Pi camminiamo pi divento curiosa. Quella disposizione ha una ragione, ovviamente. Se questo  un luogo dove risiedono le Giovani lite - assassini ricercati dall'Inquisizione -, allora non pu esserci una semplice porta da cui si possa entrare e uscire direttamente in strada. Le lite sono un segreto nascosto dietro le mura di un altro edificio. Ma cos' la corte?
Finalmente la cameriera si ferma vicino a una serie di porte alte alla fine di un corridoio. La doppia porta  intagliata minuziosamente con un'immagine di Amare e Fortuna, dio dell'amore e dea della prosperit, serrati in un abbraccio intimo. Trattengo un respiro. Adesso so dove sono.
Questo posto  un bordello.
La cameriera spalanca la doppia porta. Entriamo in un salotto magnificamente decorato, con una porta che probabilmente conduce a una camera da letto. Il pensiero mi fa arrossire. Parte della stanza  aperta su un giardino lussureggiante. Delle lunghe tende di seta traslucida scendono dal soffitto muovendosi leggermente, e scie di campanelle argentee suonano al vento. Il profumo del gelsomino aleggia nell'aria.
La cameriera bussa alla porta della camera da letto.
S?, risponde qualcuno. Persino smorzata attraverso la porta d'ingresso posso percepire quanto sia stranamente incantevole quella voce. Come quella di un menestrello.
La cameriera china il capo, anche se non c' nessuno all'infuori di me a vederlo. Madama Amouteru  qui per vedervi.
Silenzio. Poi sento un leggero trascinamento di piedi e un attimo dopo la porta si apre. Mi ritrovo a fissare un ragazzo che mi lascia senza parole.
Un famoso poeta proveniente dai Territori del Sole una volta descrisse un volto meraviglioso come il viso di qualcuno baciato dalle lune e dall'acqua, un inno alle nostre tre lune e alla bellezza della loro luce sull'oceano. Rivolse questo complimento a due persone: a sua madre e all'ultima principessa dell'impero Feishen. Se fosse vivo per vedere chi sto guardando ora, lo aggiungerebbe come terzo. Lune e acqua devono amare disperatamente questo ragazzo.
I suoi capelli, neri e lucenti, scendono adornando una delle sue spalle come un manto leggero e setoso. La sua pelle olivastra  levigata, senza difetti, lucente. L'indistinto odore muschiato dei gigli notturni lo avvolge come un velo inebriante, una promessa di qualcosa di proibito. Sono cos distratta dal suo aspetto che mi occorre un attimo per notare i suoi segni, sotto le sue lunghe ciglia scure uno dei suoi occhi ha il colore del miele alla luce del sole, mentre l'altro possiede l'incredibile sfavillio verde di uno smeraldo.
La cameriera accenna un saluto frettoloso a entrambi, poi scompare lungo il corridoio, lasciandoci soli. Il ragazzo mi sorride facendo risaltare le fossette.  bello incontrarvi, Adelinetta mia. Prende le mie mani e si china verso il basso per baciarmi su ogni guancia. Rabbrividisco alla dolcezza delle sue labbra. Le sue mani sono fredde e lisce, le dita scarne e adornate di sottili anelli d'oro, le unghie scintillanti. La sua voce  musicale quanto suonava attraverso la porta. Sono Raffaele.
Un movimento dietro di lui mi distrae. Malgrado la luce soffusa della camera distinguo il profilo armonioso di un'altra persona che si gira nel suo letto, i suoi corti riccioli castani catturano la luce. Guardo di nuovo Raffaele.  un bordello, ovviamente. Raffaele deve essere un cliente.
Raffaele nota la mia esitazione, poi arrossisce e abbassa le ciglia con un unico rapido movimento. Non ho mai visto un gesto cos aggraziato in tutta la mia vita. Vi faccio le mie scuse. Il mio lavoro spesso prosegue fino al mattino.
Oh, riesco a rispondere. Sono una stupida. Lui non  affatto il cliente. L'uomo nel suo letto  il cliente e Raffaele  l'accompagnatore. Con un viso come questo avrei dovuto capirlo immediatamente, ma per me un accompagnatore significa un ragazzo di strada. Poveri, disperati lavoratori che si vendono sul ciglio delle vie e nei bordelli. Non un'opera d'arte.
Raffaele guarda di nuovo l'interno della camera e visto che il suo cliente pare immerso in un sonno profondo esce dalla stanza e chiude la porta con un tonfo. I ricchi mercanti tendono a dormire fino a tardi, dice con un sorriso delicato. Poi mi fa cenno di seguirlo. Mi meraviglio per l'eleganza semplice dei suoi movimenti, affinati fino alla perfezione nel modo in cui suppongo dovrebbe essere un accompagnatore d'alto livello. Il salotto e il giardino appartengono entrambi a lui?
Percepire la vostra energia cos da vicino  abbastanza travolgente, dice.
Riuscite a percepirmi?
Sono quello che vi ha scoperta per primo.
Mi acciglio a quell'affermazione. Cosa intendete dire?.
Raffaele mi accompagna fuori dal salotto e dal corridoio, finch raggiungiamo un ampio giardino interno con diverse fontane. La brezza soffia tra i suoi capelli, scoprendo ciocche color zaffiro luccicanti sotto quelle nere, fili ingioiellati in movimento contro una tela notturna. Un altro segno. La notte che siete fuggita di casa, dice mentre camminiamo, vi siete fermata nella piazza centrale del mercato di Dalia.
Mi ritraggo a quel ricordo. Il volto di mio padre lavato dalla pioggia e spaccato in un sorriso sinistro lampeggia davanti a me. S, bisbiglio.
Enzo mi aveva inviato nella zona meridionale di Kenettra da diversi mesi, per trovare persone come voi. Sono riuscito a percepirvi nell'istante in cui sono giunto a Dalia. Il vostro richiamo per era debole, qualcosa che andava e veniva, e mi sono occorse diverse settimane per restringere le mie ricerche al vostro distretto. Raffaele fa una pausa davanti alla fontana pi grande del giardino. Ma la prima volta che vi ho vista eravate al mercato. Vi ho vista allontanarvi nella pioggia. Naturalmente ho informato subito Sua Altezza.
Sicuramente qualcuno mi aveva vista quella notte. Un ragazzo che riesce a percepire quelli come me, come noi. Quella deve essere la sua abilit, proprio come quella di Enzo di creare il fuoco e la mia di creare illusioni. Voi reclutate Giovani lite per la Compagnia del Pugnale, quindi?
S. Mi chiamano il Messaggero, e la caccia  sempre un'avventura. Tra tante migliaia di creature imperfette, c' quella giusta. Dopo che una potenziale recluta cade nelle mani dell'Inquisizione per  difficile salvarla in tempo. Voi siete la prima che abbiamo strappato dalle loro grinfie. Raffaele ammicca con uno di quegli occhi simili a gioielli. Congratulazioni.
Il Mietitore. Il Messaggero. Una compagnia piena di doppi nomi e significati nascosti. Traggo un respiro profondo chiedendomi degli altri nomi di cui ho sentito parlare.
Nessuno mi ha detto che questo posto era un... bordello, dico.
Una corte di piacere, specifica Raffaele. I bordelli sono per i poveri e i privi di gusto.
Una corte di piacere, ripeto meccanicamente.
I nostri clienti vengono da noi per la musica e la conversazione, la bellezza, le risate e l'umorismo. Cenano e bevono con noi. Dimenticano le loro preoccupazioni. Sorride con contegno. Talvolta fuori dalla camera da letto. Talvolta al suo interno.
Gli rivolgo di sottecchi uno sguardo circospetto. Spero di non dover diventare un'accompagnatrice per unirmi alla Compagnia del Pugnale. Senza alcuna intenzione di offendervi, naturalmente, aggiungo precipitosamente.
Il sorriso gentile di Raffaele  gi una risposta. Come qualunque altra cosa in lui, la sua risata  molto raffinata, incantevole quanto le campane in estate, un suono che mi colma il cuore di luce. Dove dormite non  ci che siete. Non siete maggiorenne, Adelinetta mia. Nessuno alla Corte Fortunata vi obbligher a servire clienti, a meno che, naturalmente, questo lavoro non vi interessi.
Il mio volto si infiamma a quel suggerimento.
Raffaele mi conduce dietro un lato del giardino. L fuori il vento porta con s il dolce profumo della primavera. Posso dire che il bordello - la corte di piacere -  situata sul versante di una collina digradante, e quando raggiungiamo un belvedere intravedo la citt sottostante. Prendo fiato.
Estenzia.
Cupole di mattoni rossi e strade ampie e pulite. Guglie curve, ampi portali ad arco. Strette strade laterali ricoperte di fiori colorati e rampicanti. Monumenti svettanti che luccicano al sole. Un brusio di gente di casa in casa, cavalli che tirano carretti carichi di botti e casse. Statue di marmo dei dodici di e angeli, dai piedi adorni di fiori, delimitano le piazze principali. Centinaia di navi entrano ed escono dal porto, galeoni pesanti e caravelle leggere, con le loro lucenti vele marrone e bianco contro il blu profondo del mare, le loro bandiere sono un arcobaleno di regni provenienti da tutto il mondo. Delle gondole galleggianti scivolano tra loro, lucciole tra giganti. Una campana rintocca in lontananza. Fuori all'orizzonte la foschia delinea una catena di isole che appaiono davanti alla monotonia del Mare del Sole. E su in cielo...
Rimango senza fiato per la meraviglia mentre un'enorme creatura somigliante a una razza oceanica scivola pigramente attraverso il porto cittadino, le sue carnose pinne levigate e traslucide alla luce, la coda allungata dietro di s in una lunga linea. Qualcuno - un minuscolo puntino quasi invisibile - cavalca sulla sua schiena. Alla creatura sfugge una nota tormentosa che riecheggia per la citt.
Una balira!, esclamo.
Raffaele d un'occhiata oltre la sua spalla verso di me e il suo gesto  cos armonioso e regale che chiunque potrebbe scambiarlo per un membro della famiglia reale. Sorride per la mia gioia. Pensavo che le aveste viste spesso trasportare merci a Dalia, considerata la prossimit alla cascata ad arco.
Mai da cos vicino.
Vedo. Be', qui abbiamo acque calde e poco profonde, quindi possono radunarsi qui in estate per partorire. Ne vedrete a saziet, credetemi.
Scuoto la testa e continuo a osservare la scena. La citt  meravigliosa.
Solo per un nuovo arrivato. Il suo sorriso svanisce. Non siamo come i Territori del Cielo, dove la febbre maligna  stata lieve e dove le poche persone rimaste marchiate sono venerate. Estenzia  stata devastata dalla febbre. Soffre da allora. Il commercio  crollato. I pirati infestano le nostre vie commerciali. La citt diventa sempre pi povera e la gente  affamata. Le creature imperfette sono il capro espiatorio. Una ragazza imperfetta  stata uccisa proprio ieri, pugnalata in strada. L'Inquisizione chiude un occhio.
La mia eccitazione cala. Quando osservo di nuovo la citt sotto di noi noto i molti negozi chiusi con assi di legno, i mendicanti, le cappe bianche degli inquisitori. Mi volto dall'altra parte con disagio. La faccenda non  molto diversa a Dalia, borbotto. Un breve silenzio. Dove sono gli altri appartenenti alle lite?.
Ci imbattiamo in un muro bianco di pietra dietro un angolo stretto del giardino, situato in modo che non verrebbe mai in mente di fermarsi qui a meno di sapere della sua presenza. Raffaele fa scorrere le sue dita lungo il muro prima di premervi contro e, con mia sorpresa, quello scivola silenziosamente aprendosi. Ci accoglie una folata d'aria gelida. Sbircio all'interno. Delle scale di pietra segnate dalle intemperie scendono nell'oscurit. Non pensate a loro, risponde. Oggi siamo solo voi e io. Uno strano gradevole fremito mi percorre il collo. Lui non dice altro, e decido di non fargli pressione per avere altre informazioni.
Ci avventuriamo nel buio. Raffaele tira gi dal muro una piccola lanterna e la accende, e il bagliore tenue spezza le tenebre con ombre nere e arancioni. Tutto ci che riesco a vedere sono gli scalini proprio di fronte a me e le falde dell'abito di Raffaele. Una corte di piacere con cos tanti spazi segreti.
Dopo un po' le scale terminano con un altro muro bianco. Raffaele tocca anche questo, che si apre con uno scricchiolio pesante. Entriamo in una stanza illuminata da frammenti di luce provenienti da una grata nel soffitto, il bagliore si riflette sui granelli di polvere che volteggiano in aria. Il muschio ricopre le sbarre della grata. In un angolo un tavolo straripa di pergamene e mappe, strani modellini meccanici raffiguranti il transito delle lune, e libri miniati. Quel luogo odora di umido, di freddo.
Raffaele si dirige al tavolo e spinge di lato qualcuna delle sue carte. Non allarmatevi, dice.
Improvvisamente mi irrigidisco. Perch? Cosa ci facciamo qui?.
Raffaele non mi guarda. Apre un cassetto del tavolo ed estrae alcuni tipi diversi di pietre. Pietre in realt non  la definizione migliore. Queste sono gemme, grezze e non lucidate, estratte di recente dalla terra. Qualcosa mi suona familiare in questa disposizione. S, ora ricordo, per due lune di rame, dei mercanti in strada mettono, a richiesta, delle pietre dipinte davanti a un bambino e gli svelano la sua personalit.
Stiamo facendo una sorta di gioco?, chiedo.
Non del tutto. Si arrotola in su le maniche. Prima che possiate diventare una di noi, dovete superare una serie di test. Oggi  il primo di quei test.
Cerco di apparire tranquilla. E qual  il test?
Ogni membro delle lite risponde all'energia in un unico modo, e ognuno ha diversi punti di forza e punti deboli. Alcuni reagiscono alla forza e al coraggio. Altri sono saggi e razionali. Altri ancora sono governati dalla passione. Getta lo sguardo alle gemme. Oggi capiremo di che tipo siete. Come la vostra specifica energia si collega al mondo.
E a cosa servono le gemme?
Siamo figli degli di e degli angeli. Un sorriso gentile pervade il volto di Raffaele. Si dice che le gemme conservino ricordi permanenti del punto in cui le mani degli di hanno toccato la terra durante la creazione. Determinate gemme richiameranno quello specifico tipo di energia che scorre in voi. Sono pi efficaci nella loro forma naturale. Raffaele regge una delle gemme. Alla luce appare frastagliata e trasparente. Il diamante, per esempio. La depone e ne prende un'altra, stavolta di colore blu. Anche il veritium. Ci sono la quarzite verde, la pietra di luna, l'opale, l'acquamarina. Le sistema una dopo l'altra. Alla fine, dodici gemme differenti sono sistemate sul tavolo: ognuna riflette un colore diverso sotto la luce. E la pietra della notte, conclude. Una per ciascuno degli di e degli angeli. Alcune vi attrarranno pi di altre.
Osservo, pi confusa che diffidente. Perch mi dite di non allarmarmi?
Perch tra un attimo sentirete qualcosa di molto particolare. Raffaele mi tende una mano, facendomi cenno di rimanere in mezzo alla stanza. Poi inizia a porre le gemme meticolosamente in cerchio attorno a me. Non opponetevi. Rimanete calma e lasciate che l'energia fluisca.
Esito, poi annuisco.
Termina di disporre le gemme. Mi volto nel punto indicato, osservando ognuna con curiosit crescente. Raffaele indietreggia di un passo, mi osserva per un momento e poi incrocia le braccia con un rapido movimento delle maniche di seta. Ora voglio che vi rilassiate. Liberate la mente.
Traggo un profondo respiro, poi cerco di fare come dice.
Silenzio. Non accade nulla. Calmo i miei pensieri, pensando all'acqua ferma durante la notte. A breve distanza Raffaele china il capo in un cenno di assenso quasi impercettibile.
Avverto uno strano formicolio nelle braccia e alla nuca. Quando abbasso lo sguardo verso le pietre, vedo che cinque di loro hanno iniziato a risplendere, come se fossero accese dall'interno, con sfumature cremisi, bianco, blu, arancione e nero.
Raffaele mi scivola attorno lentamente in cerchio, gli occhi accesi dalla curiosit. Il modo in cui si sta muovendo me lo fa percepire quasi come un rapace, soprattutto quando supera il lato debole della mia visuale e devo ruotare il volto per continuare a mantenerlo nel campo visivo. Solleva leggermente un piede, la sua pantofola ingioiellata spinge lontana ogni pietra che non rifulge. Prende le cinque pietre rimanenti, ritorna alla scrivania e le sistema con cura.
Diamante, roselite, veritium, ambra, pietra della notte. Mi mordo il labbro, impaziente di scoprire il significato di quelle cinque.
Bene. Ora, voglio che osserviate il diamante. Per un attimo, Raffaele non si muove. Tutto quel che fa  fissarmi dritto, lo sguardo calmo all'altezza del mio viso, le mani abbandonate lungo i fianchi. La distanza tra noi pare pulsare di vita. Provo a concentrarmi sulla pietra e cerco di non tremare.
Raffaele inclina la testa.
Sussulto. Una scarica di energia mi attraversa, qualcosa di forte e luminoso che minaccia di rapirmi su due piedi. Mantengo l'equilibrio. Un ricordo mi attraversa la mente, cos intenso e luminoso che potrei giurare di averlo rivissuto.
Ho otto anni, e Violetta sei. Usciamo di corsa a salutare nostro padre che  appena ritornato da un viaggio di un mese a Estenzia. Lui solleva Violetta, ride e la fa volteggiare in tondo. Lei grida divertita, mentre io rimango in attesa. Pi tardi quel pomeriggio sfido Violetta a fare una corsa tra gli alberi dietro alla nostra casa. Prendo una strada che  piena di sassi e fenditure, sapendo molto bene che lei s  appena ristabilita da una febbre ed  ancora debole. Quando Violetta inciampa in una radice sbucciandosi le ginocchia, sorrido e non mi fermo per aiutarla. Continuo a correre, correre, correre finch io e il vento diventiamo una cosa sola. Non ho bisogno che mio padre mi faccia volteggiare in tondo. Riesco gi a volare. Pi tardi quella notte studio il lato cicatrizzato senza occhio del mio viso, i fili dei miei capelli argentei. Poi prendo la mia spazzola e distruggo lo specchio in mille pezzi.
Il ricordo svanisce. Il bagliore luminoso pulsa all'interno del diamante per un attimo prima di affievolirsi. Faccio un respiro tremante, persa in uno stordimento di meraviglia e colpa al ricordo.
Cos'era quella cosa?
Gli occhi di Raffaele si spalancano, poi si stringono. Guarda in basso verso il diamante. Anch'io gli do un'occhiata, quasi aspettandomi che brilli con lo stesso colore, ma non vedo nulla. Magari sono troppo distante per dirlo. Lui mi osserva. Fortuna, dea della prosperit. Il diamante mostra il vostro anelito al potere e all'ambizione, al fuoco dentro di voi. Adelina, riuscite a tenere le vostre braccia lontane dal corpo da entrambi i lati?.
Esito, ma quando Raffaele mi rivolge un sorriso incoraggiante faccio come dice, sollevo le braccia in modo che siano parallele al pavimento. Raffaele sposta di lato il diamante e lo sostituisce con il veritium, inondato ora dalla luce. Mi studia per un po', poi allunga le braccia e finge di agguantare qualcosa di invisibile in aria. Avverto una strana sensazione di pesantezza, come se qualcuno stesse cercando di spingermi da parte, in cerca dei miei segreti. Istintivamente lo respingo. Il veritium lampeggia ed emette uno sfavillante colore blu.
Il ricordo che mi arriva stavolta  il seguente: ho dodici anni. Io e Violetta siamo sedute insieme nella nostra biblioteca, dove leggo per lei un libro che cataloga i fiori. Riesco ancora a ricordare quelle pagine decorate, la pergamena accartocciata come foglie scheletrite. Le rose sono cos belle, sospira Violetta nel suo modo innocente, ammirando le immagini del libro. Come te. Rimango in silenzio. Poco dopo, quando lei se ne va a suonare il clavicembalo con pap, mi avventuro in giardino per osservare i nostri cespugli di rose. Studio con attenzione una delle rose e poi guardo il mio anulare deforme che mio padre mi ha spezzato anni prima. Per uno strano impulso mi allungo e chiudo la mia mano attorno al gambo della rosa. Una dozzina di spine squarcia la pelle del palmo. Tuttavia stringo la mascella e la presa pi forte che posso. Hai ragione, Violetta. Infine lascio andare il gambo, fissando con meraviglia il sangue che sgorga dalla mia mano. Il rosso macchia le spine. Il dolore esalta la bellezza, ricordo di aver pensato.
La scena sfuma. Non accade nient'altro. Raffaele mi dice di rilassarmi e quando lo faccio noto che il veritium sta lampeggiando debolmente di blu. Allo stesso tempo emette una tremula nota musicale che sembra un flauto spezzato.
Sapientus, dio della saggezza, dice Raffaele. Siete affine al veritium per la verit su se stessi, la sapienza e la curiosit.
Passa alla roselite senza dire altro. Per questa mi fa cenno di andare da lui e mi dice di canticchiare di fronte a essa. Quando comincio, un debole tintinnio mi scende lungo la gola, diminuendo d'intensit. La pietra scintilla di rosso per un lungo istante, poi svanisce in uno scroscio di luccichii. Il ricordo che lo accompagna  questo: ho quindici anni. Pap ha pianificato che alcuni corteggiatori vengano a casa nostra per dare un'occhiata sia a me che a Violetta. Violetta rimane riservata e dolce tutto il tempo, la sua bocca sottile atteggiata in un sorriso rubicondo. Detesto quando guardano anche me, mi dice. Ma tu devi provarci, Adelina. La sorprendo di fronte allo specchio, mentre abbassa la scollatura in modo che mostri maggiormente le sue curve, sorridendo per il modo in cui i suoi capelli cadono sulle spalle. Non so cosa fare. A cena gli uomini la ammirano. Sogghignano e tintinnano i bicchieri. Seguo l'esempio di Violetta; flirto e sorrido pi freddamente che posso. Mi rendo conto della fame nei loro occhi ogni volta che mi guardano, il modo in cui i loro sguardi fissi indugiano in prossimit della linea della mia clavicola, dei miei seni. So che vogliono anche me.  solo che non mi vogliono come moglie. Uno di loro scherza dicendo di volermi mettere in un angolo la prossima volta che camminer sola in giardino. Rido con lui. Immagino di miscelare del veleno al suo t, poi di osservare il suo volto diventare viola e dolorante; mi vedo china su di lui, mentre osservo paziente: col mento appoggiato alle mani lo guardo morire, il suo corpo che si contorce mentre conto i minuti. Violetta non pensa queste cose. Lei vede speranza e felicit, amore e ispirazione. Lei  come nostra madre. Io sono come nostro padre.
Di nuovo il ricordo svanisce nell'aria sottile e di nuovo mi ritrovo a fissare Raffaele. C' della diffidenza nel suo sguardo ora, lontananza mista a interesse. Amare, dio dell'amore, dice. Roselite, per la passione e la comprensione verso se stessi, sfolgorante e rossa.
Alla fine solleva l'ambra e la pietra della notte. L'ambra emette un magnifico colore arancione dorato, ma la pietra della notte  una roccia brutta, scura, grumosa e sbiadita. Cosa faccio stavolta?, chiedo.
Afferratele. Prende una delle mie mani nella sua. Arrossisco per quanto  liscio il suo palmo, quanto  delicato il tocco delle sue dita. Quando sfrega il mio dito spezzato provo imbarazzo e sussulto. Lui incontra il mio sguardo. Sebbene non mi chieda perch reagisco al suo tocco pare comprendere. Andr tutto bene, mormora. Tenete aperta la mano. Lo faccio e lui vi posa con cura le pietre. Le mie dita si serrano attorno a esse.
Uno shock violento mi percorre. Un'ondata di rabbia e rancore. Raffaele balza indietro; io ansimo, poi crollo a terra. I sussurri negli angoli oscuri della mia mente ora sono usciti dalle loro gabbie e riempiono i miei pensieri col loro rumore. Portano una raffica di ricordi, di tutto ci che ho gi visto e di tutto quanto ho lottato per sopprimere. Mio padre che mi spezza il dito, gridandomi contro, colpendomi, ignorandomi. La notte nella pioggia. Le sue costole spezzate. Le lunghe notti nelle segrete dell'Inquisizione. Gli occhi incolore di Teren. La folla che mi schernisce gettandomi pietre in viso. Il palo di ferro.
Strizzo l'occhio chiudendolo e premo saldamente le mie mani alle orecchie nel disperato tentativo di bloccare tutto quanto, ma il vortice si ingrossa sempre di pi, una coltre di oscurit che minaccia di trascinarmi sotto. Le carte prendono il volo dalla scrivania. Il vetro della lanterna di Raffaele va in frantumi.
Basta. Basta. BASTA. Distrugger tutto pur di farlo smettere. Distrugger solo te. Stringo i denti mentre la mia rabbia vortica tutt'intorno a me, fremente e inesorabile, desiderosa di esplodere. Attraverso quel turbinio sento il bisbiglio penetrante di mio padre.
So chi sei realmente. Chi potr mai volerti, Adelina?
La mia rabbia si intensifica. Tutti. Si faranno piccoli ai miei piedi, e io li far sanguinare.
Poi il grido si affievolisce. La voce di mio padre svanisce, lasciando tremule tracce di s in aria. Rimango a terra, tutto il mio corpo si scuote per la mancanza della mia rabbia inaspettata, il mio viso  umido di lacrime. Raffaele mantiene le distanze. Ci fissiamo a lungo reciprocamente, finch alla fine viene verso di me per aiutarmi ad alzarmi. Mi indica la sedia accanto al tavolo. Mi siedo con riconoscenza, assimilando quella quiete improvvisa. Sento i muscoli indeboliti e riesco a malapena a tenere il capo eretto. Ho un improvviso bisogno di dormire, di stemperare nel sogno il mio sfinimento.
Dopo un po' Raffaele si schiarisce la voce. Formidite e Caldora, gli angeli gemelli del timore e della rabbia, bisbiglia. Ambra, per l'odio sepolto nel petto di ognuno. Pietra della notte per l'oscurit che  in noi, la forza della paura. Esita, poi mi guarda negli occhi. Qualcosa incupisce il vostro cuore, qualcosa di profondo e amaro. Si inasprisce dentro di voi da anni, nutrito e incoraggiato. Non ho mai sentito niente di simile.
Mio padre era colui che lo nutriva. Rabbrividisco, ricordando le orribili illusioni che hanno risposto alla mia chiamata. Nell'angolo della stanza lo spettro di mio padre  in agguato, parzialmente nascosto dietro il muro di edera. Lui non  veramente l,  un'illusione,  morto. Ma non mi sbaglio, riesco a vedere il suo profilo che mi attende, la sua presenza fredda e inquietante.
Distolgo lo sguardo da lui, per timore che Raffaele pensi che stia perdendo il senno. Cosa..., inizio a dire, poi mi schiarisco la gola. Cosa significa?.
Raffaele mi rivolge solo un cenno comprensivo del capo. Pare riluttante a discuterne ulteriormente, e mi ritrovo anch'io impaziente di andare avanti.
Vedremo come Enzo valuter la cosa, e cosa significhi questo per il vostro addestramento, prosegue in un tono pi esitante. Si acciglia. Pu occorrere del tempo prima che veniate considerata un membro della Compagnia del Pugnale.
Aspettate, dico. Non capisco. Non sono gi dei vostri?.
Raffaele incrocia le braccia e mi osserva. No, non ancora. La Compagnia del Pugnale  composta da Giovani lite che si sono dimostrate in grado di indirizzare i loro poteri ogniqualvolta ce ne sia bisogno. Riescono a controllare le loro doti con un livello di precisione che voi non potete ancora comprendere. Ricordate come vi ha salvata Enzo, il modo in cui controllava il fuoco? Avete bisogno di essere padrona delle vostre capacit. Ci arriverete, ne sono certo, ma non  ancora giunto il momento.
Il modo in cui Raffaele dice tutto questo provoca un senso di allerta dentro di me. Se non faccio ancora parte della Compagnia, allora cosa sono? Cosa succeder poi?
Siete un'apprendista. Abbiamo bisogno di vedere se possiamo addestrarvi affinch abbiate i requisiti per essere idonea.
E cosa accade se non lo sono?.
Gli occhi di Raffaele, cos caldi e dolci prima, ora paiono scuri e terrificanti. Un paio di anni fa, dice dolcemente, ho reclutato nella nostra compagnia un ragazzo che poteva richiamare la pioggia. In quel momento pareva promettente, avevamo riposto grandi speranze in lui. Trascorse un anno. Non riusc ad apprendere come padroneggiare le sue capacit. Avete sentito della siccit che ha colpito da allora la zona settentrionale di Kenettra?.
Annuisco. Mio padre aveva minacciato di incrementare il prezzo del vino, e si sparse la voce che Estenzia era stata obbligata ad abbattere centinaia di cavalli di valore perch non poteva permettersi di nutrirli. La gente moriva di fame. Il re aveva messo tutto nelle mani dell'Inquisizione e durante i disordini erano state uccise centinaia di persone.
Raffaele sospira. Il ragazzo ha provocato la siccit per sbaglio, e non  riuscito a fermarla.  andato nel panico e si  sentito frustrato. La gente ha dato la colpa alle creature imperfette, ovviamente. I templi hanno bruciato al rogo alcuni come noi con la speranza che sacrificandoci avrebbero placato la siccit. Il ragazzo ha iniziato a comportarsi in modo strano e imprevedibile, provocando una scenata pubblica nel tentativo di far apparire la pioggia proprio nel bel mezzo della piazza centrale del mercato, squagliandosela al porto di notte per cercare di attirare le onde e cos via. A Enzo la cosa non  piaciuta. Vedete? Qualcuno che non riesce a imparare a controllare le sue energie  un pericolo per tutti noi. Non interveniamo gratuitamente. Mantenervi qui al sicuro, darvi da mangiare, da vestire e proteggervi, addestrarvi... tutto questo costa tempo e denaro, ma pi di tutto, coinvolge il nostro nome e la nostra reputazione verso coloro che sono leali nei nostri confronti. Siete un investimento e un rischio. In altre parole, avete bisogno di dimostrare che ne valete la pena. Raffaele fa una pausa e mi prende la mano. Non mi piace spaventarvi. Ma non vi nasconder quanto seriamente consideriamo la nostra missione. Questo non  un gioco. Non possiamo permetterci un anello debole in un paese che ci vuole morti. La sua presa si stringe. E far qualunque cosa in mio potere per assicurarmi che siate un anello forte.
Sta cercando di confortarmi, persino nella sua onest. Ma c' qualcosa che non dice. Nel breve, silenzioso spazio tra le sue parole, avverto qualcos'altro che ho bisogno di sapere. Mi osserveranno. Ho bisogno di provare che posso evocare nuovamente i miei poteri, e che posso esercitarli con precisione. Se per qualche ragione non posso controllare le mie capacit, loro non si limiteranno a cacciarmi dalla Compagnia del Pugnale. Ho visto i loro volti, dove vivono e cosa fanno. So che sono guidati dal principe ereditario di Kenettra. So troppo. Un anello debole in un mondo che ci vuole morti. Quell'anello debole potrei essere io.
Se non riesco a superare i loro test allora faranno con me ci che devono aver fatto col ragazzo che non riusciva a controllare la pioggia. Mi uccideranno.

Raffaele Laurent Bessette

Mezzanotte. L'intera Corte Fortunata  addormentata, Raffaele  seduto da solo nella sua camera da letto e sfoglia le pagine delicate di un libro su lune e maree. Attende. Finalmente un leggero bussare risuona alla sua porta. Si alza con un movimento armonioso, le sue sete ornate di perline scintillano alla luce della candela e si incammina in punta di piedi per far entrare il visitatore. Enzo entra con una ventata d'abiti scuri, portando con s il profumo del vento, della notte, della morte. Raffaele si inchina rispettosamente.
Enzo chiude la porta dietro di s. Il Torneo delle Tempeste, bisbiglia.  confermato. Il re e la regina faranno un'apparizione speciale insieme laggi. Sar la nostra migliore possibilit per deporli.
Raffaele annuisce. Perfetto.
Enzo lo guarda accigliato. Sembrate stanco, dice. State bene?.
Il cliente serale di Raffele se n' andato oltre un'ora prima. Sto bene, decide di rispondere.
Avete visto Adelina oggi?
S.
E?.
Racconta a Enzo del test di Adelina. Di come lei ha reagito a ogni gemma. Accenna alla sua affinit con ambra e pietra della notte, la sua attrazione travolgente verso le pietre gemelle. Come temeva, Enzo strizza gli occhi con interesse. Raffaele rabbrividisce alle sue espressioni. Ha reclutato molte lite per il giovane principe negli ultimi anni, ma nessuno ha mai mostrato la medesima affinit di Enzo con il diamante, quell'ambizione impetuosa. Trovarsi vicini alla sua energia  elettrizzante.
Paura e rabbia, dice il principe pensieroso. Alla luce della candela i suoi occhi luccicano. Bene. Questo  un inizio.
Raffaele trae un respiro profondo. Siete certo di volere questo?, chiede.
Enzo tiene la mano guantata piegata dietro la sua schiena. Cosa consigliate?
Liberatevi di lei. Adesso.
Dopo tutto quel trambusto mi chiedete di ucciderla?.
La voce di Raffaele  addolorata ma ferma. Enzo. Ogni suo singolo ricordo  intessuto con l'oscurit.  un'infezione della mente. C' qualcosa di molto sbagliato in lei. Avrebbe dovuto manifestarsi prima, da bambina, ma ha iniziato solo ora a scoprire i suoi poteri. Si  sviluppata dentro di lei, e l'energia  distorta in un modo che mi turba. Non lo sa ancora ma  ansiosa di usarlo. Non so come risponder al nostro addestramento.
Avete paura di lei, mormora Enzo, affascinato. O forse temete il fascino che potete esercitare su di lei.
Raffaele rimane silenzioso. No, ho paura del vostro fascino su di lei.
Gli occhi di Enzo si addolciscono. Sapete che mi fido di voi. L'ho sempre fatto. Ma liberarmi di lei sarebbe uno spreco. Adelina ha il potenziale per essere molto utile.
Sar molto utile, concorda Raffaele. Le ciocche zaffiro tra i suoi capelli catturano la luce. Lancia a Enzo uno sguardo di traverso. Se vi obbedir.
Presto mi riprender il trono, bisbiglia Enzo. E le creature imperfette non vivranno pi nella paura. Raffaele riesce a percepire la minaccia del fuoco che emana dal corpo di Enzo. Adelina ha il potenziale per unirsi a noi, persino se tali potenzialit giacciono nelle tenebre. Abbiamo visto tutti ci che riesce a fare. Non ha alcuna ragione per mettersi contro di noi.
Raffaele esita. Procedete con cautela, Mietitore. Non conosciamo ancora l'entit della sua energia.
Allora addestratela. Vediamo come si comporta. Se la vostra opinione persiste, mi liberer di lei. Ma fino ad allora, dice, gli occhi induriti, lei rimane.
Stiamo facendo un terribile errore, pensa Raffaele, ma si inchina comunque. Come ordinate, Vostra Altezza. Mentre si inchina i suoi capelli scivolano in avanti e scopre il collo. Enzo si appoggia pi vicino. Poi si allunga e delicatamente spinge di lato il colletto di Raffaele. Dei brutti ematomi infiammati circondano la parte inferiore del collo dell'accompagnatore, come se qualcuno avesse cercato di strozzarlo. Solo ora, mentre Enzo tocca il mento di Raffaele e inclina il volto in direzione della luce, l'ematoma leggermente violaceo agli angoli delle labbra  diventato visibile.
Enzo guarda Raffaele negli occhi. Ve l'ha fatto uno dei vostri clienti?.
Gli occhi di Raffaele rimangono rivolti verso il basso. Si riaggiusta nuovamente il colletto, poi scosta i capelli su una spalla come una cascata lucente. Non dice nulla, sapendo che il suo silenzio  gi una risposta alla domanda di Enzo.
Ditemi il nome, mormora Enzo.
Raffaele non parla per un attimo. La maggior parte dei suoi clienti  gentile con lui, persino nel soddisfacimento delle proprie passioni. Ma non tutti. Ricordi di ci che  accaduto prima durante la serata ritornano: mani rozze sul suo collo, che lo spingevano contro il muro, che colpivano il suo viso, insulti sussurrati aspramente al suo orecchio.  accaduto raramente, e non ama angustiare Enzo coi dettagli. Il lavoro di Raffaele  importante per la Compagnia, dopo tutto; poteva anche non avere gli stessi poteri che avevano gli altri, ma il suo, se non era in grado di uccidere, ipnotizzava veramente. Molti dei suoi clienti si innamoravano cos perdutamente di lui che diventavano fedeli mecenati della Compagnia. Le alleanze politiche venivano strette nel suo letto.
Tuttavia quel genere di attivit presentava i suoi pericoli. Dovrei dirlo alla mia protettrice prima; in privato multerebbe il mio cliente per il suo abuso e gli vieterebbe di vedermi. Raffaele incontra lo sguardo di Enzo. Il suo cuore gentile si indurisce. Ma non stavolta. Alcuni meritano punizioni pi grandi di una multa. Il conte Maurizio Saldana, risponde.
Enzo annuisce. La sua espressione non muta, ma la sfumatura scarlatta nei suoi occhi brucia vivida. Preme un dito guantato contro il petto di Raffaele. La sua voce  un comando tranquillo. La prossima volta non abbiate segreti con me.

La mattina successiva gli inquisitori rinvengono il corpo smembrato del conte Maurizio Saldana inchiodato all'ingresso principale della sua abitazione, la bocca spalancata in un grido, il cadavere incenerito senza possibilit di riconoscimento.

Adelina Amouteru

Magia  un'abbreviazione che deriva da Trucchetti di Magiano,
coniato dalle imprese del famoso, giovane ciarlatano, Magiano,
che non fu mai catturato dall'Inquisizione.

Saggi, Raffaele Laurent Bessette

Violetta aveva paura dei tuoni.
Quando eravamo molto piccole si nascondeva nella mia camera da letto ogni volta che si scatenava un temporale. Si arrampicava sul mio letto, mi svegliava, e raggomitolava il suo piccolo corpo contro il mio. Io la cingevo col braccio e le canticchiavo la ninna nanna di nostra madre mentre il temporale infuriava all'esterno. Non sono orgogliosa di ammetterlo, ma ho sempre adorato la sua debolezza. Mi faceva sentire potente. In quei brevi istanti, io ero la migliore.
 cos che inizia il mio sogno stanotte. Una tempesta oscura si scatena fuori dalle mie finestre. Sogno di svegliarmi nella mia camera da letto e trovare Violetta rannicchiata accanto a me, sotto le coperte, che mi rivolge la schiena, con il corpo tremante e i riccioli dei suoi capelli scuri sparpagliati sul mio cuscino. Sorrido fiaccamente.
Va tutto bene, Violettina mia, bisbiglio. Le cingo le spalle col mio braccio e inizio a canticchiare.  solo un temporale.
Peggiorer, bisbiglia lei in risposta. La sua voce suona strana, come un sibilo. Non umana.
Smetto di canticchiare. Il mio sorriso svanisce. Violetta?, mormoro. Muovo il mio braccio e la giro per guardarla in faccia.
Dove dovrebbe esserci il volto di Violetta, non c' nulla. Il letto crolla sotto di me e improvvisamente sto cadendo. Cado gi, gi, gi. Cado all'infinito.
Splash.
Lotto per rimanere in superficie ansimando e mi strofino via l'acqua dalle ciglia. Dove sono? Sono circondata da ogni lato da quello che sembra un oceano tranquillo, senza alcuna terra in vista. Sopra il cielo  color carbone. L'oceano  nero.
Sono nelle acque degli inferi. Il regno dei morti. Lo capisco immediatamente perch la luce qui non  come la luce del mondo dei vivi, piena e vivida, in grado di scacciare le ombre col suo calore. La luce qui  morta, indistinta a sufficienza da mantenere ogni cosa in uno stato costante di grigiore, nessun colore, nessun suono, solo un mare calmo. Guardo in basso verso l'acqua scura. La visione mi scatena una spirale di terrore attraverso lo stomaco. Profonda, nera, senza fine, colma di volteggianti profili mostruosi spettrali.
Adelina.
Un sussurro mi chiama. Guardo di lato. Una bambina cammina sulla superficie dell'oceano: la sua pelle  pallida come la porcellana, il suo corpo scheletrito sotto le sete bianche, i suoi lunghi boccoli di scuri sono sparpagliati per l'oceano come una rete infinita di ciocche che si allungano fin dove l'occhio riesce a vedere.  Formidite, l'angelo della Paura, la figlia della Morte. Voglio urlare, ma non esce alcun suono. Si china verso di me. Dove dovrebbero esserci gli occhi, il naso e la bocca, vedo solamente la pelle, come se qualcuno avesse disteso saldamente un tessuto sul suo volto. Doveva essere lei che si era rannicchiata nella mia camera da letto, non Violetta.
La paura  un potere, bisbiglia.
Poi da sotto la superficie dell'oceano una mano ossuta mi afferra e mi trascina sotto.

Mi sveglio di soprassalto e mi siedo nel letto, tremante dalla testa ai piedi. Tutto svanisce rimpiazzato dalla mia camera vuota alla Corte Fortunata. La pioggia batte debolmente contro le mie finestre.
Dopo alcuni attimi appoggio la testa stancamente contro le braccia. Immagini di mia sorella indugiano nella mia mente, frammenti di spettri. Mi domando se stia piovendo, dove si trovi Violetta e se non riesca a dormire a causa dei tuoni.
Cosa faccio? Cerco, come sempre, di aggrapparmi all'energia sepolta in profondit dentro di me e di tirarla in superficie, ma non c' nulla laggi. Cosa succeder se non riuscir a farlo mai pi? Bene, pensa una parte di me. Forse non dovrei usare di nuovo i miei poteri. Tuttavia questo pensiero mi fa rivoltare lo stomaco.
E se fuggissi stanotte? Se scappassi dalla Compagnia? Le parole nefaste di Raffaele girano e rigirano nella mia mente. Ha accennato ai paesi nei freddi Territori del Cielo che venerano le creature imperfette e le lite, potrei fuggire da Kenettra e salpare per il lontano nord.
Ma anche se sto valutando la cosa, so che  pericoloso e inutile. Stai calma, Adelina, e pensa. Se cercassi di scappare da un gruppo di Giovani lite, come potrei avere un vantaggio su di loro? Loro possiedono poteri finemente affinati, io no. Quello che ho davvero  l'ascia dell'Inquisizione sulle mie tracce, probabilmente in questo preciso istante sta passando al setaccio il percorso attraverso la parte meridionale di Kenettra, in attesa che io faccia un passo falso. Se non sono riuscita a scappare dall'Inquisizione quando ho cercato di farlo la prima volta, come posso sperare di eludere anche la Compagnia? Non si fermerebbero finch non mi avessero catturato; mi ridurrebbero al silenzio prima che possa divulgare i loro segreti. Potrebbero prendermi persino prima che riesca a raggiungere il porto, e persino se riuscissi a imbarcarmi su una nave diretta ai Territori del Cielo, potrebbero semplicemente pedinarmi fin laggi. Presumibilmente, anche ora mi stanno osservando. Dovr guardarmi sempre alle spalle. Le mie possibilit sono prossime al nulla.
Quindi valuto la mia seconda opzione.
Cosa succederebbe se diventassi davvero una di loro? Cos'altro avrei da perdere? Non sono pi al sicuro da sola di quanto non sia se rimango con loro. Ma se voglio sopravvivere, ho bisogno di rimanere e mettermi alla prova. E per fare ci non ho solo bisogno di imparare a controllare la mia energia, ho anche bisogno di farmi degli alleati. Degli amici. Mettermi in viaggio da sola non ha funzionato granch bene per me. Rabbrividisco quando ricordo la reazione che ho avuto alla pietra di luna, a come qualunque cosa facesse Raffaele rinforzasse l'oscurit dentro di me portandola in superficie.
E se quello fosse ci che sono? Sii fedele a te stessa. Me lo disse una volta Violetta quando stavo cercando invano di convincere pap. Ma  una frase che dicono tutti e che nessuno sa cosa voglia dire. Nessuno vuole che siamo noi stessi. Tutti vogliono che noi siamo la versione di noi stessi che piace a loro.
Carino. Se ho bisogno di piacere, di essere amata, allora  quello che far. Conquister l'approvazione di Enzo. Far colpo su di lui.
Quando l'alba filtra nella mia stanza e la inonda di un colore dorato pallido sono sfinita. Mi agito quando qualcuno bussa lievemente alla mia porta. Probabilmente  di nuovo la cameriera. Entrate, dico.
La porta si apre un po'. Non  la cameriera venuta a farmi visita, ma Raffaele. Stavolta indossa un meraviglioso abito nero decorato con fili d'oro, le maniche ampie e fluttuanti. Sottili catene d'oro circondano sia la fronte che il collo, nascondendo la gola alla vista, e le sue cascate di trecce sono libere su una spalla, ciocche di zaffiri scintillanti contro il buio come la piuma di un pavone. I suoi occhi della tonalit dei gioielli sono enfatizzati da spesse linee di polvere nera. Sembra ancora pi incantevole di quanto ricordi e distolgo lo sguardo con imbarazzo.
Buongiorno, dice, dirigendosi verso di me e baciandomi su entrambe le guance. Non mostra alcun segno dell'esitazione che ha provato verso di me dopo l'incidente con le pietre preziose. Enzo e gli altri sono ritornati. Mi rivolge un'occhiata seria. Non facciamoli attendere.
Mi vesto frettolosamente. Raffaele mi accompagna di nuovo gi per il tunnel segreto, la stessa direzione che abbiamo preso quando ha testato la mia energia. Stavolta per proseguiamo superando la porta della stanza e oltre il tunnel finch l'oscurit ci inghiotte. I nostri passi risuonano. Mentre procediamo il soffitto pare diventare sempre pi alto. Un odore freddo e umido riempie l'aria.
Per quanto si estende?, bisbiglio.
La voce tranquilla di Raffaele fluttua verso di me da davanti. Sotto le strade di Estenzia si trovano le catacombe dei morti.
Le catacombe. Rabbrividisco.
Questi tunnel portano dappertutto in citt, prosegue. Uniscono alcune delle nostre case sicure, le case e le propriet dei nostri mecenati. Esistono cos tanti tunnel e tombe sotto la citt che un gran numero sono stati dimenticati nel corso degli anni.
 umido qui sotto.
 a causa delle piogge primaverili. Fortunatamente ci troviamo su un terreno elevato.
Finalmente raggiungiamo una serie di alte doppie porte. Delle gemme incastonate nel legno antico rifulgono alla luce fioca. Le riconosco: sono lo stesso tipo di quelle che Raffaele ha usato per testarmi.
Ho chiesto a un membro delle lite di incastonarle, spiega. Solo l'energia accentuata del tocco di un membro delle lite pu creare un legame con queste gemme. La loro energia, a turno, sposta gli interruttori all'interno delle porte affinch si aprano. Fa cenno verso di me. Mostrate il vostro rispetto, Adelinetta mia. Siamo nel regno dei morti, ora.
Mormora una breve preghiera a Moritas, dea della Morte, per ottenere un passaggio sicuro e io seguo il suo esempio. Quanto terminiamo, chiude una mano sopra una delle gemme incastonate nelle porte.
Le pietre preziose iniziano a risplendere. Mentre lo fanno un'elaborata serie di scatti risuona nel legno come se si stesse aprendo dall'interno. Osservo meravigliata. Una chiusura ingegnosa. Raffaele mi guarda e un barlume di affetto pare accendere i suoi occhi. Siate coraggiosa, sussurra. Poi si getta col suo peso contro le porte. Si aprono.
Un'enorme caverna delle dimensioni di una sala da ballo si staglia davanti a noi. Delle lanterne sui muri illuminano pozze d'acqua che si sono raccolte lungo il pavimento. Le pareti sono profilate con archi a volta di pietra e colonne che pare siano stati intagliati secoli prima; la maggior parte  ancora eretta, ma alcuni sono crollati e giacciono sparpagliati sul terreno. Riflessi scintillanti di luce pallida galleggiano sull'acqua, ramificati e in movimento, contro la pietra. Tutto assume una sfumatura verdastra. Riesco a sentire lo sgocciolio dell'acqua che proviene da qualche parte molto lontano. Affreschi illuminati degli di decorano le pareti, erosi da un antico recesso delle acque che non hanno risparmiato i grandi sforzi degli artisti. Noto immediatamente che quelle opere d'arte sono vecchie di secoli, uno stile proveniente da un'altra epoca. Lungo le pareti ci sono delle nicchie piene di urne polverose che contengono le ceneri di generazioni dimenticate.
Ma ci che veramente cattura la mia attenzione  il piccolo semicerchio di persone che ci attende quaggi. A parte Enzo, ce ne sono altri quattro. Ciascuno  voltato nella nostra direzione e indossa il manto blu scuro della Compagnia del Pugnale. Le loro espressioni sono difficili da decifrare, misteriose alla luce fioca. Cerco di valutare la loro et. Devono essere all'incirca miei coetanei; quelli che sono sopravvissuti alla febbre maligna erano bambini, dopo tutto. Uno dei componenti del gruppo  enorme: i suoi abiti camuffano a malapena le sue spesse braccia muscolose che sembrano poter ridurre in pezzi un uomo. Al suo fianco c' una ragazza piccola ed esile, con una mano appoggiata sul fianco.  l'unica che mi rivolge un cenno di saluto. Un'enorme aquila dorata  appollaiata sulla sua spalla. Le sorrido di rimando con esitazione, il mio sguardo  fissato nervosamente sull'uccello. Accanto a lei c' un ragazzo magro e per ultima una ragazza dalle spalle ampie con lunghi riccioli ramati, la pelle troppo pallida per essere un'abitante di Kenettra. Una ragazza dei Territori del Cielo, forse? Incrocia le braccia e mi osserva con una leggera inclinazione del capo, e i suoi occhi paiono freddi e curiosi. Il mio sorriso si affievolisce.
Di fronte e in posizione centrale davanti a loro si trova Enzo, i capelli dalle sfumature color del sangue, le mani piegate dietro la schiena e lo sguardo fisso in modo risoluto su di me.  svanito quel pizzico di malizia che ho visto in lui quando abbiamo parlato la prima volta nella mia camera. Oggi la sua espressione  dura e inflessibile, il giovane principe ha rimpiazzato l'assassino a sangue freddo. La strana luce della caverna getta un'ombra sui suoi occhi.
Ci fermiamo a pochi centimetri di distanza da loro. Raffaele si rivolge al gruppo per primo. Questa  Adelina Amouteru, dice, la voce chiara e meravigliosa. La nostra ultima potenziale recluta. Ha il potere dell'illusione, la capacit di ingannare la percezione individuale della realt.
Sento che potrei parlare, ma non sono certa di cosa dire. Quindi li guardo semplicemente in viso con quanto pi coraggio riesco a raccogliere.
Enzo mi osserva. Non so il perch, ma riesco a sentirmi attratta da lui proprio come il primo giorno che ci siamo incontrati.  per le sue spalle dritte, la regalit del suo capo sollevato. La mia vena d'intraprendenza si rimescola vedendolo. Ditemi, Adelina, inizia. Le sue parole echeggiano nella caverna. Avete mai sentito il verso: Un neonato fa il suo primo respiro / e crea una tempesta che riversa morte come se fosse pioggia?
S, rispondo.
Nulla  un caso isolato. Fate una cosa, per quanto piccola sia, e toccher qualcun altro dall'altra parte del mondo. In un certo senso, siete gi connessa a ognuno di noi.
Fa un passo avvicinandosi a me. Gli altri rimangono fermi. Siete il primo membro delle lite ad avere un'affinit cos forte con la pietra della notte. C' l'oscurit in voi, qualcosa che vi dona una forza immensa. Stringe gli occhi. Oggi voglio portarla in superficie e trovare un modo perch possiate convocarla a vostro piacimento. Imparerete come piegarla alla vostra volont. Accettate?.
Ho forse un'altra scelta? Dopo un momento di silenzio sollevo il mento. S, Vostra Altezza.
Enzo mi rivolge un cenno di approvazione. Allora useremo qualunque cosa in nostro potere per evocare il vostro.
Raffaele si allontana da me. Rimanere da sola mi provoca un'ondata di incertezza, e mi ritrovo a desiderare che lui, la sola persona qui che non mi spaventi, torni al mio fianco. Gli altri parlano a voce bassa tra loro. Osservo i loro volti in semicerchio in cerca di aiuto, ma la sola gentilezza che ricevo proviene dalla ragazza con l'aquila sulla spalla. Si accorge della mia ansia e mi fa un cenno discreto d'incoraggiamento. Cerco di attaccarmi a quello.
Enzo solleva una mano in aria. Cominciamo. Poi schiocca le dita, e tutte le torce nella caverna si spengono all'istante.
La stanza piomba nell'oscurit.
Per un secondo mi lascio prendere dal panico. Sono completamente cieca. Lo stordimento che ho avvertito ieri con la pietra della notte ora inonda i miei sensi.
Questa  una delle mie paure peggiori, che un domani possa perdere il mio unico occhio buono e che debba vivere quindi in un'oscurit eterna per il resto della mia vita. Mi guardo intorno all'impazzata, sbattendo le palpebre. Nulla all'infuori del silenzio. Poi, di tanto in tanto, una raffica di vento gelido - il mormorio di un respiro - un passo che risuona. Il mio cuore batte. Per favore, lasciate almeno una piccola luce. Strizzo gli occhi con fatica tra le tenebre, cercando di obbligare la mia vista a adattarsi.
Proprio quando riesco a distinguere i contorni sfumati del pavimento della caverna, noto che tutti i membri della Compagnia se ne sono andati.
Improvvisamente la voce di Enzo giunge da qualche parte nell'oscurit. Ragno. Ladra di stelle. Il suo tono profondo ora mi spaventa.
Mi irrigidisco. Non accade nulla.
Poi, dal nulla, folate di vento. Un battere d'ali. Improvvisamente ci sono migliaia - milioni - di piccole creature stridenti con ali carnose che battono contro di me, mi volteggiano intorno in cerchi invisibili nell'oscurit. Grido, poi cado rannicchiandomi mentre loro sciamano. Mi copro la testa con le braccia. Pipistrelli. Sono pipistrelli. I loro piccoli artigli mi tagliano la pelle. Strizzo l'occhio chiudendolo.
Qualcuno molto grande mi spinge violentemente all'indietro. Finisco a gambe all'aria poi cado malamente a terra. Quel colpo mi fa buttar fuori tutto il fiato. Annaspo in cerca d'ossigeno. Un affilato bordo metallico mi ferisce; grido, le mie braccia si sollevano per difendermi, ma un altro taglio squarcia la pelle dell'altro braccio. Il sangue caldo sgocciola. Scuoto freneticamente la testa da una parte all'altra. Dov' il mio aggressore? Non riesco a vedere nulla. Qualcuno mi d un calcio nella schiena. Mi inarco per il dolore acuto. Un altro calcio, e poi la sensazione di mani rozze che mi afferrano per l'abito, trasportandomi in aria. Mi aggrappo disperatamente al mio potere desiderando di poterlo risvegliare dal mio interno. Ma non succede niente. Mentre mi dimeno, un ringhio basso arriva da qualche parte di fronte al mio viso.
Quale lupa? scatta bruscamente il Ragno.  un agnellino.
Stringo i denti e lotto, scalciando con le gambe. Colpisco solo l'aria, e crollo sul pavimento.
Morde come un lupo, dice qualcuno da qualche parte nella caverna. Sembra Raffaele.
Una lanterna balugina nell'oscurit - il suo bagliore mi coglie di sorpresa - e strizzo gli occhi nella sua direzione. Milioni di pipistrelli svolazzano selvaggiamente verso la nuova luce strillando, poi sciamano in una nube e scompaiono lungo uno dei tunnel bui della caverna. Come se non fossero mai stati qui. Mi guardo in giro. A poca distanza c' il ragazzo mastodontico, che deve essere il Ragno, e la ragazza con l'aquila. Altrove, in piedi tra colonne e muri nelle tenebre, noto gli altri. Uno di loro sogghigna. Delle goccioline di sangue scivolano lungo le mie braccia. I tagli sembrano pi piccoli di quanto mi aspettassi, considerato quanto pungono. Non ci stanno nemmeno provando, penso febbrilmente. Stanno giocando con me. Come ha fatto il Ragno a vedermi persino nell'oscurit?
La luce svanisce. La mia vista si adatta pi in fretta stavolta, e nelle tenebre riesco a vedere la sagoma indistinta del Ragno accovacciato. Attacca di nuovo. Stavolta si precipita verso di me a una velocit terrificante e scompare alla vista proprio prima che riesca a raggiungermi. Mi guardo intorno cercandolo, maledicendo il mio occhio mancante e la scarsa visione periferica.
Si materializza sul mio lato debole. Poi mi afferra per il collo prima che possa fermarlo. Il suo braccio stringe, soffocandomi. Lotto. La vista. Comprendo improvvisamente che i suoi poteri devono dargli la capacit di vedere dove gli altri non riescono. Avr una pelle di pecora per ornare il mio pavimento stasera, dice.
Tiro una gomitata pi forte che posso. Non doveva aspettarsi la mia reazione perch lo colpisco con forza alla gola. Soffoca, lasciandomi di nuovo. Cado sulle ginocchia, ansimando. Il Ragno mi volteggia intorno, gli occhi ridotti a fessure per la rabbia fissi su di me, e mi preparo per un altro attacco.
 abbastanza, dice Enzo con calma. La parola  un lento comando di disapprovazione che emerge dalle ombre.
Il Ragno si allontana da me. Mi accascio sollevata, risucchiando l'aria nelle tenebre. Le torce sono di nuovo tutte accese. Ci guardiamo l'uno con l'altro, gli occhi verdi e burberi del giovane membro della Compagnia e i miei spalancati e scossi. Non avverto nulla nel petto, a parte il mio battito.
Poi il Ragno si raddrizza e rinfodera la sua arma. Non si preoccupa di aiutarmi ad alzarmi. Siete una smidollata, ragazza con un occhio solo, dice, la voce piena di disprezzo. Avremmo dovuto lasciarvi all'Inquisizione ed evitare tutti quei problemi. Si allontana da me.
Una scintilla di rabbia esplode dentro di me. Immagino come sarebbe strangolarlo, le mie cupe illusioni fluiscono nella sua gola e gli bloccano il respiro. I miei poteri possono fare tutto questo? I sussurri nascosti nella mia mente fanno un cenno di assenso, affamati e impazienti. S, s. Codardo, sussurro rivolta alla sua schiena. Lui non mi sente, ma la ragazza con l'aquila - Ladra di stelle, suppongo - s. Sbatte le palpebre.
Enzo mi studia con interesse, mentre Raffaele bisbiglia qualcosa al suo orecchio. Approvano?
Un attimo pi tardi Enzo alza la voce. Colei che sospinge il vento.
Colei che sospinge il vento? Mi guardo intorno nella caverna, cercando il mio avversario successivo. Finalmente la vedo.  la ragazza alta e pallida, quella che non sembra un'abitante di Kenettra. Lei ridacchia mentre fa un passo verso di me, agile e minacciosa, e io arretro di un passo. Con piacere, Vostra Altezza, dice a Enzo.
Il mio respiro  troppo rapido. Calmati. Concentrati. Ma la forza dell'ultimo attacco mi ha lasciata tremante e il pensiero di ci che potrebbe arrivare ora provoca fitte di terrore lungo la pelle. Il Ragno ha il potere di vedere nella pi completa oscurit. Cosa riesce a fare Colei che sospinge il vento? Volare, forse?
Poi un grido penetrante scuote i miei sensi. Sobbalzo. Le mani volano alle orecchie nel vano tentativo di arginare quel suono, ma non fa che crescere, peggiorando. Distrugge ogni cosa intorno a me, trasformando il mondo in accecanti sfumature rosse e mandando in pezzi ogni angolo della mia mente. Non riesco a vedere. Non riesco a pensare. Continua inasprendosi sempre pi, un coltello affilato come un rasoio che scava nelle mie orecchie. Devo sanguinare. Avverto una sensazione sorda di pietre fredde contro la mia pelle. Le lacrime scivolano lungo le guance. Sono caduta, comprendo dolorante.
Qualcosa si risveglia debolmente nelle profondit del mio corpo, mi allungo per afferrarlo ma lo manco. Che genere di potere  questo? Come lo combatto? Come si fa a bloccare un grido che proviene dall'interno della mente? Cerco di lottare per mettermi in piedi, ma il grido mi annienta. Rimbalza in aria pi e pi volte minacciando di sommergermi.
In qualche modo, attraverso il caos, sento la voce di Colei che sospinge il vento contro il mio orecchio. Sembra che sia proprio di fianco a me. Quando scatto di lato con la testa, la vedo.
Ride. Attenta a dove mettete i piedi, piccola lupa, mi schernisce.
Improvvisamente mi sento sollevare dal terreno da un'invisibile coltre di vento. Le braccia di Colei che sospinge il vento sono stese all'infuori verso di me. Mi solleva pi in alto, poi fa cenno di tagliarmi la gola con una mano. Il vento sibila contro le mie orecchie, volo attraverso la stanza. La mia schiena colpisce con forza il muro. Mi accascio sul pavimento come una bambola rotta. Tutt'intorno a me il grido continua.
Non posso fare questo. Mi rannicchio mentre Colei che sospinge il vento si avvicina. Si inginocchia davanti a me, tutto ci che riesco a distinguere di lei ora  il suo sorriso subdolo. Il grido nella mia mente sta mandando in pezzi la mia anima, e il dolore per essere stata scagliata contro la roccia mi accorcia il respiro. Il grido pare il mio. Mi vedo trascinata sotto la pioggia per i capelli, il volto di mio padre che fissa dritto il mio. Dietro di noi Violetta che gli grida di smettere. Lui la ignora.
Non posso pi sopportarlo. La mia rabbia aumenta, ricorro all'energia appena al di fuori della mia presa. Lo spirito di mio padre si libra davanti a me e gli strilli di mia sorella ci circondano. Disorientata, mi lascio sfuggire un grido strozzato e cerco di afferrare l'aria.
La mia mano colpisce qualcosa. Improvvisamente le grida attorno a me cessano e mio padre e mia sorella svaniscono. Stavolta non sento pi alcuna risata. Con mia grande sorpresa, Colei che sospinge il vento  incurvata, a diversi centimetri di distanza, e si tiene il collo. Un sottile sgocciolio di sangue scivola lungo la sua mano dove l'ho graffiata con le unghie. Con un sussulto mi rendo conto che devo averla colpita quando ho pensato di aver colpito mio padre. La rabbia dentro di me m'infiamma ancora, un furore oscuro che ribolle, quasi alla mia portata.
Digrigno i denti verso di lei.  tutto l?, dico improvvisamente in modo aggressivo. Attaccarmi mentre sono vulnerabile?.
Colei che sospinge il vento mi fissa in silenzio. Poi sposta la sua mano per mostrarmi il taglio profondo che ho provocato. Sei tutto fuorch indifesa. Diverse linee sottili segnano la pelle della sua gola. Senza una parola si dirige verso di me e mi aiuta a rimettermi sui miei piedi tremanti. Non troppo male, dice, senza vena di malizia nella voce. Ti piace essere provocata. Posso dirlo.
Gradualmente la mia rabbia si affievolisce diventando stupore. Mi ha appena fatto un complimento? Cosa..., riesco a dire. In cosa consiste il vostro potere, esattamente?.
Ride per la mia espressione. Pare completamente disinteressarsi al suo collo graffiato, e in qualche modo,  pi amichevole nei miei confronti. Qualunque cosa il vento possa fare - fischiare, gridare, ululare, sradicare dalla terra - posso farlo anch'io.
Mi abbandona. Tutt'intorno nella caverna, gli altri sussurrano tra loro, le loro voci echeggiano nello spazio vuoto. Finalmente Enzo fa un passo avanti, le mani piegate tranquillamente dietro la schiena.
Meglio. Stringe le labbra. Ma non abbastanza.
Attendo l, barcollante sui miei piedi, riguadagnando fiato. I suoi occhi mi sondano fin nel profondo, portando con loro un'ondata di terrore ed eccitazione.
Il problema, Adelina, dice mentre si avvicina a me,  che semplicemente non avete paura.
Il battito del mio cuore accelera. Sono spaventata, sussurro. Ma le mie parole suonano fiacche. Cos'ha intenzione di farmi?
Sapete che la vostra vita non  a rischio, prosegue. Non accogliete la vostra oscurit a meno che non stiate fissando la morte dritta in faccia. Di conseguenza non riuscite a connettervi con la vostra paura e la vostra rabbia. Dispiega le mani dietro la schiena. Fatemi vedere se possiamo correggere questo aspetto.
Un anello di fuoco prende vita attorno a noi, trasformando la caverna buia in uno spazio illuminato. Le fiamme si allungano fino al soffitto. Schizzo lontana per il terrore del calore contro la mia pelle. Un grido minaccia di traboccare spumeggiando dalla mia gola. No. No, no. Non il fuoco. Qualunque cosa, ma non quello. Tutto ci che riesco a vedere sono gli occhi di Enzo fissi nei miei, scuri e determinati. Tutto quel fuoco.
Non sono legata al palo. Sto bene. Sto bene. Ma non credo in me stessa. Siamo tornati al giorno del rogo, l'Inquisizione ha intenzione di uccidermi davanti a tutti, felici di vedere il fuoco consumarmi come punizione per la morte di mio padre. Gli di mi salvano. Improvvisamente gli attacchi degli altri membri della Compagnia impallidiscono al confronto. Pare che le fiamme stiano per accerchiarmi. Mi stanno raggiungendo. Non riesco a respirare.
Mi sta obbligando a rivivere la sensazione di guardare la morte dritta in faccia.
Enzo mi raggiunge. Mentre le fiamme ruggiscono tutt'intorno a noi, si china abbastanza vicino a me da farmi percepire il calore del suo corpo attraverso gli abiti, il potere assoluto nascosto al di sotto. La paura che  cresciuta nel mio petto da quando il Ragno mi ha attaccata per la prima volta ora mi percorre come una corrente inarrestabile, paralizzandomi le membra.
Una delle sue mani mi tocca all'altezza delle reni. Una violenta, irresistibile ondata di calore emana dal suo tocco e pulsa attraverso il mio corpo, scottandomi. Le fiamme attorno a noi lambiscono l'orlo delle mie maniche, osservo con terrore mentre il tessuto si arriccia, annerendo. Tutto in Enzo sussurra al pericolo, all'omicidio in nome della rettitudine. Cerco disperatamente di ritrarmi. Spasimo per averne di pi. Tremo in maniera incontrollabile, presa nel mezzo.
So che anelate alla paura. Il suo respiro brucia la pelle del mio collo scoperto. Lasciatela crescere. Nutritela e decuplicher le attenzioni che riceverete in cambio.
Cerco di concentrarmi, ma tutto ci che riesco a percepire  il calore. Il palo, la catasta di legname ai miei piedi. Gli occhi del mio defunto padre, che tormenteranno per sempre i miei sogni. Sei un'assassina, sussurra il suo spettro. Ma quanti ne ha uccisi l'Inquisizione? Quanti ancora ne uccider? Non sarei stata una delle vittime dell'Inquisizione se i membri della Compagnia non fossero giunti in mio soccorso?
Col fuoco tutt'intorno a noi, con la mano bollente di Enzo contro la seta del mio abito, con le sue parole nelle orecchie e il mio corpo ancora tremante per gli attacchi degli altri, la combinazione di paura, odio, rabbia e desiderio finalmente si fondono in una cosa sola. Riesco a sentire un'incontrollabile oscurit crescere dentro di me, milioni di fili che congiungono ogni cosa nel mondo, la malvagit dentro Enzo, l'iniquit all'interno di tutti coloro che ci circondano crescono finch sono in grado di sfiorare e chiudere la mia mente attorno a una manciata di questi fili e tirarli. L'oscurit si inchina a me, bramosa del mio abbraccio. Chiudo il mio occhio, apro il cuore a quella sensazione, e mi immergo nel piacere della vendetta.
Mostrami ci che sai fare, sussurra lo spettro di mio padre.
Delle sagome nere spuntano dal terreno, le loro forme demoniache e i loro occhi rosso scarlatto, le loro zanne gocciolanti sangue. Si radunano tutt'intorno a noi, diventando sempre pi imponenti finch raggiungono il soffitto della caverna. Attendono pazientemente il mio comando. Mi sento sottosopra, frastornata dalla gioia alla sensazione di quel potere, ma anche terrorizzata dal fatto che sono completamente indifesa di fronte a esso.
Enzo toglie la sua mano.
L'improvvisa mancanza di contatto mi distrae e in un lampo le mie sagome scompaiono.
I demoni si ritirano nel terreno. Le colonne di fuoco di Enzo svaniscono. Siamo di nuovo nel silenzio pesante della caverna, come se non fosse accaduto nulla. Le spalle si incurvano per lo sforzo. Senza il fuoco, lo spazio  ritornato al suo inquietante bagliore verdastro. Gli altri non ridono pi.
Osservo Raffaele. Sembra scosso, le sopracciglia aggrottate in una linea triste.
Enzo si allontana da me. Barcollo sulle gambe indebolite. Se non lo conoscessi meglio, direi che pare sorpreso anche lui.
Tutto ci che so  che voglio farlo di nuovo. Voglio che Enzo mi tocchi, voglio sentire quel flusso di potere e voglio vedere la paura degli altri membri della Compagnia.
Voglio qualcosa di pi.

Adelina Amouteru

 inutile credere in ci che si vede,
se si vede unicamente ci che si crede.

L'Ammiraglio, dal Requiem degli Di vol. XI,
tradotto da Chevalle

Due giorni dopo il mio test una folla di giocatori d'azzardo ubriachi brucia una creatura imperfetta sulla piazza del mercato. Qualche giorno dopo, un altro omicidio. Come se ucciderci rendesse in qualche modo la citt nuovamente prosperosa. Dal giardino nascosto che sovrasta Estenzia, osservo di sfuggita la seconda vittima trascinata singhiozzante fino alla strada principale da una calca di gente urlante. Gli inquisitori sono in attesa e fingono di non vedere.
Ho bisogno di apprendere pi velocemente. Il mondo si sta chiudendo su di noi.
Entrambi erano creature imperfette accusate di avere dei poteri, di appartenere alle lite, mi dice oggi Raffaele, mentre sediamo insieme davanti allo specchio della mia camera da letto. Nessuno lo era, naturalmente. Ma le loro famiglie si sono rivoltate contro di loro, in ogni caso. L'Inquisizione paga bene per quelle informazioni, e l'oro  un'offerta imperdibile in tempi come questi.
Osservo la variet di creme e polveri disseminate sul piano del cassettone, poi getto un'occhiata al mio riflesso nello specchio. Stamattina la mia cameriera mi ha accompagnata alle terme private della Corte e mi ha lavata fino a rendermi splendente. La mia pelle adesso profuma di rosa e miele. Sono sorpresa di quanto rapidamente mi sia abituata a questi lussi.
Volgo di nuovo lo sguardo verso Raffaele. Perch i membri della Compagnia non li hanno salvati?, chiedo.
La risposta di Raffaele  una di quelle che non spiega nulla. Prende un tubetto di crema. Queste battute di caccia si verificano troppo spesso. Reagiamo solo quando necessario.
Cerco di non sembrare preoccupata per le sue parole, ma, segretamente, rimugino sul loro vero significato. Non rischiamo per salvarli perch non appartengono alle lite.
Cos'avete intenzione di fare con me?, chiedo.
Rimarrete alla Corte Fortunata. Avrete bisogno di concentrarvi sulla vostra parte.
Indietreggio al pensiero di trasformarmi in un'accompagnatrice. Raffaele deve aver percepito il cambiamento improvviso nella mia energia, perch aggiunge: Preferireste essere riconosciuta da un inquisitore?. Picchietta un po' di crema detergente sul mio viso. Nessuno vi toccher, avete la mia parola. Ma concentrarvi sulla parte vi dar una certa libert.
La crema mi provoca un formicolio. Noto stupita il calore che risveglia sulla mia pelle olivastra. Lui fa scorrere un pettine d'avorio tra i miei capelli. Ogni tanto le sue dita sfiorano la base del mio collo, inviando brividi di piacere lungo la mia spina dorsale. C' una precisione nei suoi gesti che la dice lunga sui suoi talenti come accompagnatore. Ho un pensiero fugace di cosa significhi essere un suo cliente, la sua pelle calda contro la mia, le sue labbra dolci sul mio collo, le sue mani levigate e piene di esperienza che girovagano.
Raffaele inarca un sopracciglio verso di me attraverso lo specchio. Quello a cui state pensando vi coster almeno cinquemila talenti d'oro, Adelinetta mia, mi punzecchia dolcemente, inclinando il capo con un movimento discreto che mi fa arrossire. Cinquemila talenti d'oro?
Per una notte?, sussurro.
Per un'ora, risponde Raffaele, facendosi ancora strada tra i miei capelli.
Cinquemila talenti d'oro all'ora. In una notte, Raffaele pu incassare il salario annuale di mio padre.
Da solo dovete aver trasformato la Corte Fortunata nella pi ricca del Paese, dico.
Sorride timidamente... ma dietro il suo sorriso avverto qualcosa di triste. Il mio sorriso svanisce.
Raffaele massaggia con un olio raffinato il mio cuoio capelluto e poi finisce di pettinarmi. Volge la sua attenzione ad altri dettagli, cosparge le mie palpebre e le ciglia con una polvere nera e cangiante che nasconde il colore argenteo dei filamenti; applica un unguento sulle mie unghie per renderle lucenti; leviga le mie sopracciglia con pennellate perfette. Tremo di nuovo mentre le sue dita corrono lungo le mie labbra dipingendole di un color rosa che accentua il loro turgore. Mi domando quanti dei suoi clienti siano mecenati della Compagnia, aristocrazia attirata dalle ricchezze con cui Enzo potr ricompensarli una volta sul trono. Magari lo sono tutti. O magari non hanno alcuna idea di chi sia il capo della Compagnia, sanno solo che stanno appoggiando un assassino esperto che detronizzer il sovrano.
Come avete imparato cos tanto sull'energia?, decido di chiedere mentre lavora.
Raffaele alza le spalle. Esperimenti ed errori, risponde. Siamo i primi. Non esiste alcuno prima di noi da cui imparare. Con ogni nuovo membro delle lite che reclutiamo apprendo, sperimento e documento. C' bisogno che qualcuno lasci una testimonianza dietro di noi per le generazioni successive. Se ci saranno altre generazioni.
Ascolto in silenzio, affascinata. Lui  il Messaggero sotto molti aspetti. Sapete da dove proviene tutto questo? So che  iniziato con la febbre maligna, ma....
Si allunga per prendere uno scovolino sottile. Non  cominciato con la febbre maligna.  iniziato con l'energia, il legame tra gli di e il mondo mortale che hanno creato.
Energia.
S. Forma la terra, l'aria, il mare, tutti gli esseri viventi.  ci che determina il soffio vitale in noi.
E ci dona quei poteri?.
Raffaele annuisce. Immerge lo scovolino in un piattino poco profondo pieno di polvere scintillante, poi lo passa intorno al mio occhio sano. Mi acciglio, cercando di immaginare questa strana energia invisibile.
Si ferma per un attimo. Quando chiudete il vostro occhio vedete scintille colorate o no?, chiede.
Chiudo l'occhio per testare la sua teoria. S. Nell'oscurit volteggiano scintille blu e verde pallido, rosso e oro che vanno e vengono con un battito di ciglia. S.
In realt state vedendo dei fili di energia. Mi tocca con cura la mano e un brivido di piacere mi percorre il braccio. Il mondo  composto da innumerevoli fili che uniscono tutte le cose. Questi fili conferiscono al mondo sia il suo colore che la vita. Indica con un cenno la camera da letto attorno a noi. Ora, in qualche modo, voi siete unita al tutto che  contenuto qui dentro. Lo specchio, i muri, l'aria. Tutto. Persino gli di.
Le sue parole risvegliano la mia memoria. Ripenso alla notte in cui  morto mio padre. Quando ho sospeso tutto intorno a me, le gocce di pioggia e il vento, il mondo era diventato bianco e nero e fili traslucidi avevano brillato in aria. Durante il rogo avevo visto il colore gocciolare dalla pedana della mia esecuzione, prima che tutto precipitasse.
La maggior parte della gente non ha abbastanza energia per manovrare i suoi contatti col mondo. Non eravamo predisposti a ci. Ma quando la febbre ha colpito voi e me, qualcosa in noi  mutato. Improvvisamente ci ha uniti al mondo in un modo per il quale i nostri corpi non erano concepiti. Raffaele gira la mia mano in modo che il palmo sia rivolto verso l'alto, poi fa scorrere le sue dita scarne dall'interno del mio polso fino ai polpastrelli. La mia pelle freme al suo tocco. Trattengo un respiro, arrossendo. Ogni membro delle lite  diverso e tendere i fili in modo specifico produrr cose particolari. Colei che sospinge il vento, per esempio, riesce a tirare quei fili in aria che creano il vento. Enzo, con lo stesso metodo, suscita il calore, da se stesso, dal sole, dal fuoco, e da ogni altro essere vivente. Dai Territori del Sole giungono resoconti di un membro delle lite che riesce a mutare il metallo in oro. Un altro ragazzo famoso, Magiano,  sfuggito all'ascia dell'Inquisizione cos spesso che la parola magia  derivata dal suo nome. Esistono innumerevoli modi in cui l'energia si manifesta in noi. Posso solo immaginare cosa riescano a fare l fuori i membri delle lite che non abbiamo ancora scoperto, quelli oltre gli appartenenti alla Compagnia e oltre coloro di cui conosco l'esistenza. Secondo alcuni pettegolezzi esiste addirittura un membro delle lite che riesce a riportare in vita i defunti.
Mi chiedo, per un attimo, quanti ne esistano al di fuori della Compagnia del Pugnale. Sono dei gruppi rivali? E voi?, chiedo.
Riesco a sentire e percepire tutta l'energia nel mondo, risponde. Ogni singolo filamento che unisce le cose. Non posso fare molto, a parte tirarli debolmente, ma riesco a percepire la presenza di tutti.
Si interrompe per guardarmi nel mio unico occhio. Sento un improvviso strappo al cuore, come se la visione di lui avesse risvegliato le farfalle nel mio stomaco. Il mio occhio si spalanca comprendendo. Ecco la ragione per cui il suo tocco lungo il polso mi ha lasciata fremente. Non mi meraviglia che i vostri clienti si innamorino pazzamente di voi, se vi comportate cos e riuscite letteralmente a far leva sui fili che muovono il loro cuore.
Raffaele ride di gusto. Un giorno ve lo insegner, se vi fa piacere.
Il mio cuore si eccita nuovamente a quel pensiero, e mi chiedo se abbia qualcosa a che fare con l'energia di Raffaele stavolta. Cosa dite di me?, chiedo dopo una pausa. Il mio potere?
Di tutti i membri della Compagnia voi e io siamo i pi somiglianti. Avvertiamo ci che  immateriale. Raffaele volge i suoi occhi verso di me e il sole cattura i colori brillanti e cangianti delle sue iridi. Pensate agli di minori - Formidite, l'angelo della Paura, o Caldora, l'angelo della Rabbia. Laetes, l'angelo della Gioia. Denarius, l'angelo della Cupidigia. Filamenti di energia uniscono non solo le cose materiali, ma anche emozioni, pensieri e sensazioni - paura, odio, amore, gioia, dolore. Possedete la capacit di trainare i fili della paura e dell'odio. Un talento formidabile, se riuscirete a addomesticarlo. Pi timore e odio possiede l'ambiente che vi circonda, pi forte siete di conseguenza. La paura genera le illusioni pi potenti. Ognuno ha l'oscurit dentro di s, seppur nascosta. I suoi occhi diventano solenni e rabbrividisco, domandandomi quale piccola oscurit possa giacere persino all'interno della sua anima gentile.
Enzo  stato il primo membro delle lite che avete incontrato?, sussurro.
S.
Improvvisamente sono curiosa. Come lo avete incontrato?.
Raffaele inizia a riporre le polveri sul tavolo. Ha acquistato la mia verginit.
Mi volto rapidamente sulla sedia per osservarlo. La vo...vostra verginit? Volete dire che voi ed Enzo....
Non  come pensate. Mi rivolge un sorriso giocoso. Quando ho compiuto diciassette anni e ho avuto l'et consentita, sono diventato un accompagnatore ufficiale presso la Corte Fortunata. Cos la Corte ha organizzato una sorta di asta in maschera per il mio debutto.
Cerco di immaginare la scena: Raffaele alla mia et, giovane e innocente, pi bello di chiunque altro al mondo, in piedi davanti a un mare di aristocratici mascherati, che si prepara a donare il suo corpo. Deve aver partecipato l'intera citt per voi.
Raffaele non controbatte, il che  una conferma sufficiente. Enzo  venuto in segreto la sera del mio debutto, in cerca di altri come lui. Esita per un momento, come se stesse ricordando. Ho avvertito la sua presenza nell'istante in cui  giunto, anche se rimaneva nascosto alla vista. In tutta la mia vita non avevo mai incontrato un'altra persona che possedesse il mio stesso genere di energia. Era la prima volta che riuscivo a vedere i fili della sua energia attorno a lui come un alone, che si mescolavano e dividevano. Deve aver notato il mio strano interesse per lui. Il suo domestico ha fatto la sua offerta per me a nome suo e ha vinto.
Quanto ha pagato?, chiedo con curiosit.
Una cifra oscena. Abbassa gli occhi. Ero spaventato, sapete. Avevo sentito dei racconti dagli accompagnatori pi anziani sulla notte del loro debutto. Ma quando lui entr nella mia camera tutto ci che volle fu parlare. Cos facemmo. Mi diede dimostrazione dei suoi poteri col fuoco. Confessai la mia capacit di percepire gli altri. Entrambi sapevamo di rischiare le nostre vite parlando apertamente dei nostri poteri.
Improvvisamente comprendo che c' solo una persona sulla quale Raffaele non eserciti i suoi poteri. Enzo. Perch vi fidate di lui?.
La mia domanda suona sospetta e caustica e immediatamente desidero rimangiarmela. Ma Raffaele, sempre garbato, incrocia il mio sguardo e mi fissa. Se Enzo diventa re, dice, potr abbandonare questa vita.
Rimugino sul momento di tristezza che ho visto in lui prima, poi sulla sfilata senza fine di aristocratici da intrattenere per cui  pagato, sia dentro che fuori la camera da letto. La mancanza di libert. Nessuno sceglie di fare la vita dell'accompagnatore, non importa quanto sfarzosa sia.
Mi dispiace, dico alla fine.
Raffaele fa una pausa per osservare oltre la parte ferita del mio viso. Mi irrigidisco. Un pizzico di affetto permea il suo sguardo e mi tocca la guancia con una mano. Avverto un leggero strappo al cuore. La mia ansia si placa, il mio petto si scalda per la fiducia. Ogni cosa, sotto il suo tocco, si calma. C' qualcosa di stranamente confortante in questo momento. Non siamo cos diversi, noi due.
La cameriera torna con una bracciata di sete, e il nostro momento termina. Raffaele ci concede della privacy mentre lei mi aiuta a indossare gli abiti nuovi, un magnifico vestito d'oro tagliato alla moda di Tamouran. Le sete fluttuanti sono deliziosamente fresche sulla mia pelle. L'abbigliamento dei Territori del Sole  sempre stato pi confortevole rispetto ai corsetti rigidi e ai pizzi che indossano gli abitanti di Kenettra.
Prima che la cameriera se ne vada, dispone una scatola di velluto sopra la cassettiera. Raffaele ritorna. Fa un cenno di approvazione alla vista dell'abito. Amouteru, dice, indugiando sull'accento esotico del mio cognome. Riesco a vedere il sangue di Tamouran in voi.
Mentre osservo meravigliata, Raffaele mi spazzola i capelli finch mi ricadono sulla schiena come un manto argenteo. Attorciglia le ciocche in uno chignon morbido e lucido dietro la testa secondo la moda tradizionale di Tamouran, prende due lunghi nastri di tessuto bianco e oro e con cura vi avvolge la mia testa, finch tutti i miei capelli sono nascosti sotto un'elaborata e intrecciata serie di sete bianche e oro, il tessuto sistemato come uno strascico di sole e neve. Poi appunta dei gioielli sui nastri e lega il turbante di Tamouran con un'abilit che io non ho mai avuto. Alla fine, posiziona sulla mia testa una sottile catena d'argento dalla quale pende, sulla fronte, un unico diamante a goccia.
Ecco, dice. Nasconderete i vostri segni in questo modo d'ora in avanti.
Mi fisso, sbalordita. Gli zigomi e il naso, l'elegante movimento dell'occhio: tutto valorizzato. Non sono mai sembrata pi simile a un abitante di Tamouran in tutta la mia vita.  un travestimento convincente.
Raffaele sorride alla mia espressione. Ho un regalo per voi, dice. Si volta e apre la scatola di velluto sulla cassettiera.
Il mio cuore salta un battito.
 una mascherina bianca, fatta di porcellana e fredda al tatto.  profilata da diamanti e scintilla nell'oscurit; scie di brillantini luminosi compongono schemi elaborati su tutta la sua superficie. Minuscole piume bianche si inarcano nel punto dove si curva in alto verso le tempie. Riesco solo a fissarla. In tutta la mia vita non ho mai indossato qualcosa di cos finemente realizzato.
L'ho ordinata per voi, dice Raffaele. Vorreste provarla?.
Annuisco senza parole.
Raffaele posiziona la mascherina sul mio viso. Si adatta perfettamente, come un bene perso da tempo e ritrovato, qualcosa che  sempre stato parte del mio corpo. Adesso la porcellana bianca come la neve e le linee di luce splendente nascondono il punto in cui c'era il mio occhio. La maschera copre tutto. Senza la distrazione dei miei segni, la bellezza naturale del mio viso splende attraverso la maschera.
Adelinetta mia, dice Raffaele con un sospiro. Si china abbastanza vicino perch il suo respiro riscaldi la pelle del mio collo. Siete davvero baciata dalle lune e dall'acqua.
Mentre silenziosamente mi fisso di nuovo, avverto qualcosa di potente che si rimescola dentro di me, un fuoco sepolto, sottomesso durante l'infanzia e a lungo dimenticato. Ho vissuto la mia intera esistenza all'ombra di mio padre e di mia sorella. Ora che sono alla luce del sole per la prima volta oso pensare diversamente.
La farfalla spezzata ha ritrovato la sua interezza.
Delle voci attutite giungono dal corridoio. Prima che uno di noi possa reagire, la porta si apre ed Enzo entra a grandi passi. Non riesco a evitare che le mie guance arrossiscano e distolgo parzialmente il viso, sperando che lui non lo noti. I suoi occhi si posano prima su Raffaele.  pronta?.
Poi mi nota. Qualunque cosa volesse dire ora rimane sospesa sulla punta della sua lingua. Per la prima volta da quando l'ho incontrato una strana emozione si accende sul suo viso, e suggerisce un qualcosa al di sotto.
Raffaele lo studia. A corto di parole, Vostra Altezza? Lo prender come un complimento.
Enzo si ricompone in un attimo. Scambia uno sguardo tranquillo con Raffaele. Li osservo, incerta su quale conversazione sia appena intercorsa tra loro. Alla fine Enzo ci volge le spalle, come se volesse evitare di proposito il mio sguardo.
Inizier domani, dice prima di andarsene.

Teren Santoro

Mentre il sole tramonta su Estenzia, Teren si ritira nelle sue stanze. La mascella  contratta per la frustrazione.
Sono gi trascorse diverse settimane dalla fuga di Adelina dal luogo dell'esecuzione. Non ha trovato una sola traccia di lei. Si sono diffuse delle voci sul fatto che sia giunta a Estenzia; almeno  tutto quello che le pattuglie dell'Inquisizione sono riuscite a raccogliere. Ma Estenzia  una citt grande. Ha bisogno di maggiori informazioni.
Teren sbottona i bottoni d'oro dell'uniforme dell'Inquisizione, si toglie l'abito e rimuove l'armatura al di sotto. Si sfila dalla testa la sottile maglia in lino, scoprendo il petto nudo all'aria. Il bagliore arancione del sole al tramonto proveniente dalla finestra evidenzia le sue spalle, il profilo possente e muscoloso della sua schiena.
Illumina anche la ragnatela di cicatrici zigzaganti che coprono il suo corpo.
Teren sospira, chiude gli occhi e ruota il collo. I suoi pensieri vanno alla regina. Il sovrano era ubriaco fradicio alla riunione del consiglio, rideva dei timori per la rabbia crescente del suo popolo affamato dalle tasse, impaziente di ritornare alle sue battute di caccia pomeridiane e ai bordelli. Durante l'intera riunione la regina Giulietta aveva assistito in silenzio. I suoi occhi erano glaciali, calmi e scuri. Se il marito l'aveva irritata, non l'aveva dato a vedere. Di sicuro non mostrava alcun segnale di aver invitato Teren nella sua camera da letto la notte precedente.
Teren chiude gli occhi al ricordo di lei tra le sue braccia e rabbrividisce dal desiderio.
Guarda verso la frusta distesa accanto al suo letto. Si dirige in quella direzione. Aveva dovuto farsi preparare quell'arma particolare:  composta da nove diverse code, ognuna delle quali equipaggiata all'estremit con lunghe lame - raro platino d'importazione a giudicare dal peso, con la punta in acciaio - affilate cos accuratamente che i loro bordi potevano affettare la pelle con un debole tocco.
Su qualunque uomo normale, un'arma del genere farebbe a brandelli la schiena con un colpo solo. Persino su uno come Teren, con la pelle e la schiena indurite dalla magia demoniaca, la frusta di metallo infligge gravi danni.
Si inginocchia sul pavimento. Solleva la frusta. Trattiene il respiro. Poi fa schioccare l'arma al di sopra della testa. Le lame feriscono profondamente la carne della schiena, aprendo delle linee frastagliate sulla pelle. Si lascia sfuggire un rantolo strozzato mentre il dolore lo inonda, togliendogli il respiro. Quasi immediatamente i tagli iniziano a rimarginarsi.
Sono una creatura deforme, mima silenziosamente con le labbra, ripetendo le parole che aveva detto una volta a dodici anni, quando si preparava a diventare inquisitore, inginocchiato davanti alla sedicenne principessa Giulietta.
Ricorda molto bene quel giorno. Lei si era sposata da poco col potente duca di Estenzia. Il giovane Enzo, ancora principe ereditario, giaceva in infermeria fortunosamente sopravvissuto dopo aver bevuto la minestra avvelenata. E il vecchio sovrano stava gi morendo.
Giulietta, chinata su di lui, aveva studiato pensosamente Teren, e aveva messo il dito sotto il suo mento. Con dolcezza gli aveva inclinato il capo in modo che gli occhi pallidi e senza colore di lui incrociassero i suoi scuri e freddi. Perch avete timore di guardarmi?, aveva chiesto.
Siete stata scelta dagli di, Vostra Altezza, aveva detto, provando vergogna. E io sono una creatura imperfetta, pi miserabile di un cane. Sono indegno della vostra presenza. Sperava che lei non indovinasse il suo oscuro segreto. Quegli strani poteri demoniaci erano apparsi in lui di recente.
Giulietta aveva sorriso. Se vi perdono per essere una creatura imperfetta, ragazzo mio, mi garantite la vostra devozione eterna? Fareste qualsiasi cosa per me?.
Teren l'aveva guardata negli occhi con disperazione e desiderio. Lei era cos incantevole. Delicata, con il viso dalla forma a cuore incorniciato da riccioli scuri. Sangue reale. Non c'era la bench minima traccia di un segno su di lei. La perfezione. Vi prometterei qualunque cosa, Vostra Altezza. La mia vita. La mia spada. Sono vostro.
Bene. Lei aveva inclinato il capo verso di lui. Ditemi. Chi credete che dovrebbe essere il prossimo a governare il Paese?.
Teren pendeva dalle labbra di lei. La domanda lo confuse. Il principe ereditario, disse.  suo diritto di nascita.
Gli occhi di lei si erano induriti. Risposta sbagliata. Avete detto che siete una creatura imperfetta, e che valete meno di un cane. Volete davvero una creatura imperfetta come vostro sovrano?.
Teren non aveva valutato quell'aspetto. Era abituato a lottare e a gareggiare con Enzo nei giardini del palazzo quando suo padre era impegnato a condurre le sedute dell'Inquisizione. Erano persino amici, perlomeno amichevoli, sempre appaiati nella pratica pomeridiana della scherma. Teren esit, dilaniato tra l'idea di Enzo come membro della famiglia reale dal sangue puro e la realt di lui come essere contaminato dai segni della febbre maligna. Alla fine aveva scosso il capo. No, Vostra Altezza. Non lo vorrei.
Gli occhi di Giulietta si erano addolciti e aveva sorriso di nuovo. Risposta esatta. Sono io la primogenita.  mio diritto di nascita governare.
Per un attimo fugace Teren si domand se fosse stata lei ad aver versato il veleno nella minestra di Enzo.
Lei si chin pi vicino. Poi aveva pronunciato le parole che l'avrebbero intrappolato per sempre. Fate come dico, piccolo Teren. Aiutatemi a liberare questo mondo da tutte le creature imperfette. E mi assicurer che gli di vi perdonino per il vostro abominio.
Il ricordo si affievolisce. Teren solleva la frusta ancora e ancora. Per espiare la mia magia maledetta, consacro me stesso all'Inquisizione per tutti i giorni della mia vita. Servir la regina, legittima governante di Kenettra. Non solo mi sbarazzer di questo mondo composto di Giovani lite, ma liberer questo mondo dalle creature imperfette.
Il sangue scorre lungo la carne ridotta in poltiglia della sua schiena e il suo corpo cerca disperatamente di continuare a sanarsi da s. Ondeggia sui due piedi, stordito dal supplizio. Le lacrime sgorgano dai suoi occhi innaturalmente pallidi. I suoi segni. Ma Teren stringe semplicemente i denti e sorride.
I suoi pensieri ritornano a Adelina. Non pu essere semplicemente svanita in aria. Lei era qui, da qualche parte. Avrebbe solo dovuto cercarla di pi. Corromper ogni monello di strada e mendicante in citt. Per un modesto pasto, diranno qualunque cosa. I suoi occhi lampeggiano al solo pensiero. S. Migliaia di spie. Ho dei progetti per voi, Adelina. Se Teren potesse fare di testa sua, ucciderebbe ogni membro dell'lite che riuscisse a trovare. Poi getterebbe ogni creatura imperfetta della citt - del Paese - nelle segrete. Brucerebbe ogni singolo membro sul rogo. Obbrobri. Se solo riuscisse a farlo comprendere loro.
Vi trover tutti. User qualunque cosa in mio possesso per salvare le vostre anime. Sono nato per distruggervi.

Adelina Amouteru

Negli anni buoni, loro bevono e cenano, ridono e amano.
Negli anni cattivi, sguainano le loro spade
e si tagliano la gola vicendevolmente.

Estratto da Relazioni tra Kenettra e Baldain.
I Viaggi di Elaida Eleanore

La mia vita alla corte Fortunata scorre rapidamente su binari regolari.
Per due intere settimane Raffaele mi insegna la grazia sottile di muovermi a corte. L'arte di passeggiare. Di sorridere. Di evitare le avance di clienti indesiderati come aspirante accompagnatrice minorenne. Semplice in teoria, ma l'eleganza senza sforzo di Raffaele  fatta di migliaia di piccoli gesti che sono sorprendentemente difficili da imitare.
State paragonando due settimane di esercizio con molti anni, mi dice Raffaele ridendo, quando mi lamento di quanto appaia sgraziata la mia camminata accanto alla sua. Non preoccupatevi troppo. Ne sapete abbastanza per una principiante, e con quel che sapete ve la caverete.
E cos . Mi abituo ad avvolgere i miei capelli nelle sete ogni mattina, indosso la mia maschera scintillante e vago per i corridoi della Corte. Pochi mi prestano attenzione finch seguo i consigli di Raffaele. Siete minorenne. Non avete un nome, per quanto riguarda la corte, e non vi  consentito parlare a chiunque voglia essere vostro cliente. Questo dovrebbe proteggervi se mai aveste bisogno di sfuggire a delle avance indesiderate.
La libert  gradevole. Trascorro le mattinate gi nella caverna, a osservare gli altri membri delle lite quando si radunano. Gradualmente imparo di pi su ciascuno di loro. Dopo Enzo e Raffaele, per esempio, Ladra di Stelle  stata la recluta successiva. Enzo le ha attribuito quel nome sulla base dei Racconti della Ladra di Stelle dello scrivano Tristan Chirsley, su un'eroina popolare che poteva rubare qualunque cosa perch riusciva a rapire la mente degli animali. Il suo segno distintivo  una sagoma viola che si estende su parte del suo volto.
Dopo di lei era giunto il Ragno, che era un apprendista fabbro. I segni scuri e irregolari sul suo collo si estendono lungo il suo petto. Colei che sospinge il vento era stata esiliata qui dai nevosi Territori del Cielo di Baldain. Non conosco la storia dietro a questa vicenda. Una delle sue braccia  ricoperta da scure linee vorticose. L'ultimo, l'Architetto,  un ragazzo al momento tirocinante all'universit di Estenzia presso un mastro pittore. Capace di toccare qualunque cosa - una pietra, una spada, un essere umano - e di scioglierlo, poi di modellarlo in una nuova forma. Enzo gli ha attribuito il suo nome come membro delle lite dopo che ha progettato la porta incastonata di gemme della caverna. Le sue unghie hanno delle strisce scolorite, linee di un nero e blu profondo.
In totale sono sei. Spero di sopravvivere per essere la settima.
Consumo i miei pasti sola in camera e vago per i corridoi e i giardini quando mi sento irrequieta. Gli altri non parlano ancora molto con me. Incontro raramente Enzo. Persino un principe messo al bando deve avere ancora degli obblighi principeschi, suppongo, ma ogni volta che non vedo il suo viso gi nella caverna me ne vado delusa. Certi giorni mi sembra di essere la sola nei corridoi segreti della Corte.
Arrivo a non vedere l'ora di assistere agli spettacoli che hanno luogo quasi ogni notte, danze elaborate messe in scena da accompagnatori che attirano potenziali clienti da ogni angolo della citt. Quasi tutti gli altri accompagnatori sono marchiati. Indossano maschere come me, molti hanno anche i capelli intrecciati in elaborate acconciature. Capolavori artistici.
Il mio solo obiettivo ora  di padroneggiare il mio potere, essere inclusa nelle missioni della Compagnia, nel loro segreto andirivieni. Inizio a scordare che l'Inquisizione sia sulle mie tracce. Inizio a dimenticare di aver mai avuto una sorella.
Penso a quelle cose solo a tarda sera, quando tutto  immerso nella quiete. Magari  andata avanti ugualmente senza di me.

Teren Santoro

Mastro Santoro.
S, cosa c'?
Questo  un monello di strada che chiede l'elemosina accanto al limitare del quartiere Rosso. Dice che ha visto qualcosa alla Corte Fortunata che potrebbe interessarvi.
Oh.  cos? Parla, ragazzo, avrai un pasto caldo e un posto dove dormire se mi piace la tua risposta.
S... s, signore. Uhm.  successo ieri. Ho sentito da altri ragazzi che l'Inquisizione, sta... sta cercando una ragazza con una cicatrice che le attraversa l'occhio sinistro.
 vero. E?
Be' - non posso esserne certo - ma ho visto....
O sei sicuro o non lo sei. Cos'hai visto?
Mi dispiace, mastro Santoro. Io... io ne sono certo. Sono certo di aver visto quella ragazza che cammina lungo i giardini superiori della Corte Fortunata. Quella stravagante, su, sulla collina.
S, la conosco. Vai avanti.
S... s, mi dispiace, signore. I capelli della ragazza erano avvolti da nastri, quindi non so di che colore fossero.
Avvolti secondo la moda di Tamouran?
Non lo so. Credo di s.
Teren torna a sedersi nella sua sedia. Studia il ragazzo lercio e tremante inginocchiato davanti a lui per un lungo istante. Alla fine sorride. Grazie. Fa un cenno con la mano agli inquisitori che hanno introdotto il ragazzo. Un talento d'oro, un pasto caldo e una camera in una locanda. Annuisce mentre il volto del ragazzo si illumina. Che non si dica che non sono generoso.

Adelina Amouteru

C'era una volta un inverno
quando incontrai un uomo nei boschi
l'uomo mi invit
a vedere una borsa di tesori
mi offr tre desideri
chiesi la bellezza, l'amore e la ricchezza
e lui mi tramut seduta stante in pietra.

Lo spettro avaro del valico del cipresso, canzone popolare

Un'altra notte alla Corte Fortunata. Un'altra notte di abiti scintillanti e danze sensuali.
Raffaele mi aiuta a prepararmi finch non sono mozzafiato, abbigliata di sete e gioielli, poi mi conduce fuori dalle stanze segrete e verso la sala d'attesa principale. La camera  esageratamente decorata stasera, punteggiata di divani di velluto e piatti di gelsomini deposti su bassi tavoli rotondi; tende di seta ricurve sono sospese sulle finestre alte. Vasi di gigli notturni sono posizionati in ogni angolo della stanza, i loro scuri petali viola aperti, il loro aroma ricco e muschiato riempie l'aria. Gli accompagnatori nei loro abiti migliori si radunano a gruppi. Alcuni hanno gi dei clienti con s, mentre altri ridacchiano tra loro.
Al centro della stanza c' una piattaforma circolare bassa e rialzata, circondata da pesanti cuscini scarlatti perch gli ospiti possano sedersi. Sono gi occupati per met dalla gente.
Vi lascer qui, dice Raffaele mentre ci fermiamo dietro il velo di seta che conduce alla sala principale. Conoscete la trafila.
Darete spettacolo stasera?, chiedo.
Raffaele mi rivolge un sorrisetto. Poi mi bacia su entrambe le guance. Cercatemi. Poi se ne va senza dire altro.
Nel momento in cui oltrepasso il velo ed entro nella stanza, mi dirigo verso il punto in cui gli altri aspiranti accompagnatori si stanno gi accomodando sui cuscini vicino al retro. Mentre procedo diversi clienti mi notano, i loro occhi indugiano prima di scivolare su accompagnatrici disponibili. Un uomo in particolare, vestito dalla testa ai piedi in velluto scuro e scintillante, il volto nascosto interamente dietro una maschera nera, mi osserva per un lungo attimo, interessato solo in parte alla conversazione coi suoi amici. Mantengo lo sguardo ostentatamente diritto. Mi occorre sempre un attimo prima di abbassare la guardia a questi eventi.
Gli altri aspiranti accompagnatori scambiano degli sguardi con me, ma nessuno di noi parla. Scelgo un cuscino a un'estremit, poi osservo mentre altri clienti mascherati e accompagnatori sciamano nella stanza, finch si riempie del tutto.
Alla fine dei servitori spengono alcune lanterne che rivestono i muri. La stanza si offusca e la conversazione si placa. Altri servitori accendono le lanterne che circondano la piattaforma rialzata. Mi raddrizzo chiedendomi che aspetto avr Raffaele. Dopo alcuni minuti la tenutaria della Corte sfreccia attraverso la folla e si ferma sul limitare della piattaforma.  alta e regale, ancora meravigliosa come nei suoi anni migliori, con fili grigi tra i capelli. Spalanca le braccia. La prossima volta dovr chiedere a Raffaele se lei  tra i mecenati della Compagnia. Deve esserlo.
Benvenuti alla Corte Fortunata, miei cari ospiti, dice. La sua voce  piena e calda, e tutti gli spettatori si chinano in avanti, rapiti.  una serata fresca e tranquilla, un'occasione incantevole per incontrarci. E so perch voi tutti siete venuti. Fa una pausa sorridendo. Volete assistere all'esibizione del nostro splendido gioiello di corte.
Le risponde un giro di applausi dal basso.
Non mi dilungher oltre, quindi, prosegue. Abbandonatevi a una serata di desiderio, miei cari ospiti, e sognateci, stanotte.
A quell'ultima affermazione le rimanenti lanterne sui muri si spengono, lasciando illuminata solo la piattaforma. Suoni di tamburo profondi echeggiano, uno dopo l'altro. Mi inviano un fremito che rimescola la mia vena di passione, e sento la mia energia infiammarsi. Un giovane accompagnatore scivola attraverso l'oscurit tra la folla. Quando raggiunge la piattaforma e fa un passo alla luce delle lanterne trattengo un sussulto.
Raffaele  vestito con sete pallide che lo fanno risaltare, il petto  scoperto e una linea d'oro scintillante  dipinta in mezzo al busto. Si ferma al centro della piattaforma rialzata, gli occhi abbassati, e poi si inginocchia con gesto fluido, le braccia piegate davanti a s, le maniche ampie e lunghe. I suoi abiti formano uno strascico tutt'intorno a lui. Rimane l per un attimo mentre i rulli di tamburo aumentano e poi si alza di nuovo in piedi e cammina in un lento cerchio ipnotico. Non ho mai visto una danza composta e delicata come questa, accoppiata a una canzone che altro non  che rullo di tamburi; potrei non vedere mai pi una cosa simile. Osservo i clienti che riempiono la stanza. Sono in silenzio, sbalorditi. Un poco alla volta, mentre il ritmo cresce, altri due accompagnatori si uniscono a Raffaele sulla piattaforma, una ragazza e un ragazzo, e insieme volteggiano in circolo l'uno attorno all'altro, gli occhi sia timidi che penetranti, i movimenti fluidi come l'acqua. Gli altri due accompagnatori sono meravigliosi, ma scompaiono accanto a Raffaele. Non c' alcun dubbio su chi stiano seguendo gli occhi della platea. Osservo affascinata. Poi il momento di profonda tristezza di Raffaele ritorna da me e lo spettacolo mi spaventa.
Dietro di me  seduta un'altra persona. Non gli presto molta attenzione all'inizio, la stanza  affollata di mecenati; in ogni caso, sono tutti concentrati sulla piattaforma.  solo quando la persona parla che il mio cuore si ferma.
Non vi far del male, Adelina. Ascoltatemi e basta.
La voce  molto vicina al mio orecchio, abbastanza al punto che riesco a percepire il respiro di chi parla, dolce sulla mia pelle.  cos tranquillo, lo sento a malapena al di sopra dei tamburi. Ma ci riesco. Ho sentito questa voce solo una volta in tutta la mia vita, ma la riconoscerei ovunque.
Teren.
L'energia nel mio cuore raggiunge il culmine e ho il bisogno improvviso di urlare nel bel mezzo dello spettacolo. Mi ha trovata. Con la coda dell'occhio riesco a vedere che non  vestito con l'armatura e gli abiti dell'Inquisizione;  vestito di velluto nero, il volto nascosto dietro una maschera, proprio come chiunque altro qui dentro.  l'uomo che ho visto prima, quello il cui sguardo ha indugiato su di me. Come ha fatto a trovarmi? Sono stata troppo disattenta. Mi ha vista passeggiare per la Corte? Mi ha riconosciuta dai balconi?  solo? Ci sono altri inquisitori tra la folla? Il mio cuore batte freneticamente. Stanno aspettando per colpire?
Non avete alcuna ragione per fidarvi di me, lo so, mormora mentre lo spettacolo continua. Ma non vi ho scovata per arrestarvi. Sono venuto per trovare un accordo con voi. Potrebbe risolversi vivamente in vostro favore, se lo volete.
Rimango in silenzio. Le mani mi stanno tremando violentemente in grembo e le stringo insieme con pi forza in modo che nessuno lo noti. Il mio sguardo rimane fisso, dritto in avanti, verso lo spettacolo di Raffaele. Qualcun altro l'ha notato? Raffaele? Che qualcuno mi aiuti, penso, con il mio unico occhio buono che guizza per la stanza. Se mi metto a urlare adesso Teren sar scoperto, ma ci gli impedir di trascinarmi di nuovo alla Torre dell'Inquisizione o uccidermi seduta stante? Gli altri membri della Compagnia non sono qui a proteggermi e Raffaele non pu farlo. Sono sola.
Ditemi, sussurra Teren. Le Giovani lite vi hanno presa sotto la loro ala?.
Il rullo di tamburi rimbomba nelle mie orecchie. Rimango impietrita, incapace di rispondere alla sua domanda.
Vedendo in quali ottime condizioni siete, presumo di s. Non devo nemmeno osservare il volto di Teren per sapere che sta sorridendo. Siete certa delle loro intenzioni? Vi fidate cos facilmente dei vostri salvatori?.
Se non fossi terrorizzata riderei alle sue parole. Come se avessi una ragione per credere che l'Inquisizione sarebbe pi meritevole di fiducia.
Parlate, Adelina, mi mette in guardia Teren. Odierei dover fare una scenata e arrestarvi.
La mia voce mi fa sobbalzare. Volto leggermente la testa, poi sussurro in risposta con una vocina strozzata, sovrastata dai tamburi. Cosa volete?, balbetto.
Il battito dei tamburi muta. Teren mi bisbiglia qualcosa attraverso il ritmo fragoroso. So che siete nuova per loro. Probabilmente non conoscete tutto riguardo i loro affari interni. Ma sospetto che lo saprete, e presto. Si sposta pi vicino mentre i tamburi crescono costantemente d'intensit diventando pi convulsi. Ecco come possiamo aiutarci vicendevolmente.
Perch dovrei volervi aiutare? Trattengo il respiro nel vano tentativo di calmarmi, e negli angoli bui della stanza riesco a vedere i ricordi del giorno della mia esecuzione, il modo in cui gli occhi pallidi di Teren hanno palpitato verso di me.
Osservate tutto, bisbiglia al mio orecchio. Guardate, ascoltate e ricordate. So dove siete ora. Vi controller ogni tanto. E mi aspetto che condividiate ci che apprenderete con me.
Il mio cuore tiene il tempo con la frenesia del rullo dei tamburi. Non riesco a respirare.
Se lo farete, non solo risparmier la vostra vita, ma vi ricoprir di ricchezze. Sono in grado di soddisfare ogni vostro desiderio. Sorride. Pensateci su. Potete riscattarvi, cambiare da obbrobrio agli occhi degli di in una salvezza. Fa una pausa, e la sua voce si incupisce. Sul palco della piattaforma Raffaele attira a s la giovane accompagnatrice. Entrambi volteggiano. Si allontana ruotando da lei e fa lo stesso con l'accompagnatore. Se non lo farete non solo vi distrugger, ma distrugger ogni cosa che vi sta a cuore.
Ondate di paura e rabbia crescono nel mio petto, fondendosi in una cosa sola, riempiendo la mia mente di sussurri. Cosa ne sapete di ci che mi sta a cuore?, mormoro aspramente.
Avete gi dimenticato la vostra sorellina? Che cuore di pietra.
Violetta. Una fitta gelata mi ghermisce il cuore. Improvvisamente mi trovo di nuovo nel mio incubo e col mio braccio cingo la mia fragile sorella, mentre un temporale imperversa all'esterno, poi la volto per scoprire che non  affatto lei.
No. Sta solo cercando di farti abboccare. Cosa potete sapere riguardo mia sorella?, dico bruscamente.
Abbastanza. La mattina della vostra esecuzione  venuta a implorarmi per la vostra vita. Lo sapevate? Ora  il vostro turno di restituirle il favore.
Sta mentendo.
Non l'avete con voi, borbotto.
La risposta di Teren  piena di divertimento. Volete davvero fare questo giochetto con me?.
La mia risolutezza vacilla.  andata da lui? E se Teren dicesse la verit, se lei l'avesse fatto e lui l'avesse fatta prigioniera? Dei bisbigli turbinano nella mia mente, le loro voci incomprensibili mi riempiono con un ronzio di terrore. E io che pensavo che fosse andata avanti, magari che avesse promesso di sposare qualche uomo benestante. E se al contrario fosse con l'Inquisizione da settimane?
Perch faresti questo per me, Violetta?
Non vi credo, sussurro.
Teren non risponde e per un lungo momento rimaniamo ad ascoltare i tamburi.  solo quando penso che lui potrebbe essersene andato, che risponde: Ho vostra sorella, che lo vogliate credere o meno. E la torturer con estremo piacere affinch possiate udire le sue grida dai meravigliosi balconi della Corte Fortunata.
Sta mentendo. Sta mentendo. Deve essere cos. Immagino il volto terrorizzato di Violetta, le lacrime che rigano le sue guance. Immagino il sangue.
Datemi tempo, bisbiglio alla fine. Non so cos'altro dire.
Naturalmente, risponde Teren in modo confortante. Siamo sulla stessa barca. Comprenderete presto che state lottando per la giusta causa. Il suo tono diventa stranamente reverenziale. Serio e grave. Potete aiutarmi a correggere questo mondo, Adelina.
Sono presa nel mezzo di una rete che si stringe sempre di pi.
La prossima settimana, bisbiglia. Voglio vedervi alla Torre dell'Inquisizione. Portatemi delle informazioni che possa trovare utili.
Come sapr che non volete solo sequestrarmi una volta che giunger l?
Stupida ragazza, reagisce bruscamente Teren. Se volessi arrestarvi lo farei subito. Perch dovrei catturarvi quando potete essere la mia piccola aiutante?. Si avvicina molto, percepisco il suo respiro caldo contro il mio orecchio. Se mi piacer ci che mi direte al vostro arrivo alla Torre, vostra sorella sar viziata e nutrita fino alla volta successiva in cui vi vedr. Se non verrete da me.... Fa una pausa. Riesco a vedere la sua alzata di spalle discreta con la coda dell'occhio. Allora non manterr i termini dell'accordo.
Quindi la uccider. Non ho scelta. Annuisco semplicemente.
Nessuna risposta. La ventata del suo respiro contro il mio orecchio svanisce e l'aria fredda mi fa formicolare la pelle. Finalmente i rulli di tamburo cessano. Sulla piattaforma Raffaele e gli altri due accompagnatori si inchinano alla folla. La stanza piena di clienti  ai loro piedi, piena d'entusiasmo, il loro applauso  scrosciante. In mezzo al caos mi guardo intorno nel disperato tentativo di trovare il volto di Teren.
Ma  gi scomparso nel mare di visi mascherati, come se non fosse mai stato l. Rimangono solo le sue parole che echeggiano nella mia mente, tormentandomi.
Sono diventata una spia contro la mia volont.

Adelina Amouteru

Lasciate che si sappia, cos che gli di mi aiutino.
Non sono un traditore. Non sono una spia.

Iscrizione incisa nella pietra sul muro di una cella
nella prigione di Estenzia da un prigioniero anonimo

Quella notte mi ritiro nella mia camera da letto senza dire una parola a nessuno. Raffaele si acciglia mentre me ne vado, i suoi occhi seguono la mia figura attraverso il salone principale; mi sforzo di rivolgergli un rapido sorriso e mi affretto. Non cambio atteggiamento finch non mi raggiunge nelle stanze segrete, dove finalmente mi volto per guardarlo in viso.
Raffaele sembra sinceramente preoccupato per me, un'emozione che mi strappa il cuore. Mi sfiora la guancia con un rapido tocco delle sue dita. I suoi occhi sono ancora sottolineati con la polvere d'oro, le ciglia lunghe e nere. Sembravate spaventata durante lo spettacolo, mormora. State bene?.
Mi sforzo di sorridergli in risposta e cerco di mantenere le distanze tra noi. L'ultima cosa di cui ho bisogno  che lui avverta quanto stia tremando. S, lo ero, mento, sperando che lui non riesca a notarlo. Mi sono sentita troppo esposta agli spettatori, stasera. Magari sono solo i nervi, cerco di sorridere. Non vi avevo mai visto esibirvi.
Raffaele mi osserva con attenzione. Cerco di consolarmi col fatto che lui riesce solo a sentire lo spostamento della mia energia, non a leggere i miei veri pensieri. Se pensa che mi sto comportando in modo strano lascer che pensi che sia a causa dello spettacolo, o per il fatto di essere in pubblico.
O potrei dirgli cos' accaduto. Potrei fargli sapere che Teren mi ha scovata, confessare l'incarico che mi ha dato. Dopo tutto Enzo mi ha salvato la vita. Non  vero?
Ma l'allarme di Raffaele durante il mio test con le pietre preziose mi perseguita. E se i membri della Compagnia mi uccidessero? Non mi conoscono sufficientemente da fidarsi di me. E se questo fosse abbastanza da convincerli che  davvero troppo rischioso tenermi intorno? No. Non posso dirglielo. Se lo faccio potrei essere morta entro domani. E Violetta rimarr nelle grinfie dell'Inquisizione.
Alla fine Raffaele decide di rinunciare. Mette una mano sulla mia spalla. Riposate bene stanotte, dice. Bacia le mie guance rassicurandomi, poi si volta per andarsene lungo il corridoio.
Lo osservo allontanarsi. Non ho idea se mi creda per davvero o meno.
Quella notte, fisso insonne il soffitto. Cerco di immaginare mia sorella rabbrividire nella medesima cella buia dell'Inquisizione dove sono stata io. Aveva veramente supplicato per la mia vita? Sono disponibile a rischiare me stessa per lei? Come faccio addirittura a sapere che lui la tiene con s? Oso dubitare di lui?
La settimana prossima. Cos'ho intenzione di fare? Come posso addirittura sgattaiolare via?
Il giorno seguente quando Raffaele mi chiede come sto rispondo solo che mi sento molto meglio. Mi rivolge uno sguardo di traverso ma non mi forza a dire di pi.
Trascorre un altro giorno. Il mio panico iniziale si assesta su un ininterrotto sentore di malessere. Magari ho sognato tutta la cosa e Teren non c' mai stato fin dall'inizio. Questo pensiero  cos allettante che quasi mi concedo di crederci.
Il terzo giorno sono in grado di pensare. Per sopravvivere devo stare al gioco. E devo farlo bene.

Sono passati cinque giorni dalla festa in maschera.
Io e Raffaele siamo di nuovo nella caverna. Mi osserva mentre studio Enzo allenarsi col Ragno, cercando di comprendere come funziona la loro energia. Le parole di Teren indugiano nella mia mente, ricordi di ci che si aspetta da me. La mia settimana  quasi finita. Come riuscir a squagliarmela per andare alla Torre dell'Inquisizione?
Cerco di concentrarmi. Dove ha imparato a combattere in quel modo?, chiedo a Raffaele, mentre osserviamo Enzo accerchiare il Ragno.
Doveva essere re, mi ricorda Raffaele mentre annota degli appunti su un foglio di carta. Fa una pausa per intingere la sua penna nel calamaio, seduto sul pavimento. Da bambino si allenava con gli inquisitori.
Enzo attende che il suo avversario colpisca per primo. Per un lungo minuto non accade nulla. Gli altri gridano in segno di scherno e incoraggiamento dai bordi del cerchio. Poi improvvisamente il Ragno fa un affondo verso Enzo, la sua spada di legno fende in avanti verso il lato sinistro del principe. Il mio lato debole. Il movimento  cos rapido che non vedo niente di pi che una mossa fulminea in aria, ma in qualche modo Enzo riesce a prevedere il colpo e guizza lontano dalla traiettoria all'ultimo secondo. Delle scintille di fuoco dalle sue mani lo avvolgono in un cilindro stretto. Il Ragno balza indietro. Persino con la sua velocit posso dire che il calore ha bruciato i margini dei suoi abiti. Enzo doma le fiamme simultaneamente, mentre si scaglia contro il Ragno, come se si materializzasse dietro un velo arancione e oro. Colpisce tre volte in rapida successione. Il Ragno devia i colpi, uno dopo l'altro, poi affonda di nuovo. Entrambi si accaniscono in un combattimento teso. La forza dei loro colpi echeggia nella caverna.
Finalmente Enzo coglie di sorpresa il Ragno esausto. Calcia la spada del Ragno lontana dalla sua presa, afferra saldamente l'elsa in legno e la punta di nuovo al collo del suo avversario. Gli altri membri della Compagnia si lasciano sfuggire grida di incitamento, mentre il Ragno emette un grugnito di frustrazione. Il duello  terminato. Faccio un respiro tremante mentre entrambi abbassano le loro armi e si allontanano l'uno dall'altro.
Enzo sta gocciolando di sudore, i capelli scarmigliati e sciolti, i suoi muscoli sottili tirati per lo sforzo. Per quello che posso notare il Ragno  il solo che pare in grado di lavorarsi il principe cos meticolosamente. La camicia di lino bianco di Enzo  incollata sulla sua schiena, umida e semitrasparente. Mentre sistema i guanti mi lancia un'occhiata di traverso e nota che lo sto osservando. Cerco di distogliere lo sguardo. Nella mia mente immagino cosa potrebbe farmi Enzo se scoprisse del mio incontro con Teren. Mi avvolgerebbe tra le fiamme.
Enzo mi rivolge un cenno educato senza sorridere, poi si avvicina al Ragno per assicurarsi che sia incolume. Ladra di Stelle - accompagnata oggi da due coyote invece che da un'aquila - applaude. Quello chiamato Architetto fa scorrere le mani scarne tra i capelli mentre si meraviglia della velocit di Enzo. Colei che sospinge il vento chiede a Enzo come abbia fatto la sua ultima mossa. Persino il Ragno si consulta con lui, scambiando parole che non riesco a sentire.
Mi schiarisco la voce e rivolgo nuovamente la mia attenzione a Raffaele, che pare essere in procinto di terminare pazientemente i suoi appunti. Spero che vi siate concentrata durante questo duello, dice con nonchalance.
Arrossisco alla sua presa in giro. Questo  il modo di Raffaele di introdurmi al concetto di energia, cercare di insegnarmi come vedere i filamenti di energia nell'aria. Scaccio Enzo dalla testa, mi focalizzo sul mio centro, e cerco la mia affinit con l'oscurit e l'ambizione, la curiosit e la paura. Immagino di abbandonare il mio corpo, sfrecciare in aria, cercare in profondit all'interno delle anime degli altri membri della Compagnia con cui mi alleno, esercitare il mio studio sui loro piccoli movimenti sottili in cerca di scorci della loro energia in azione, zigzagando tra loro per vedere i filamenti scintillanti di energia che compongono i loro cuori e le loro menti. La mia mascella si contrae.
Nulla.
Sospiro. Non posso affrontare Teren cos. Impotente. All'inizio mi avete detto che ho bisogno di padroneggiare le mie capacit prima di essere un membro della Compagnia, dico, voltandomi verso Raffaele. Come dovrei imparare qualcosa se rimango separata da tutti gli altri?.
Dietro il volto sereno di Raffaele noto un lampo accorto. L'ambizione  irrequieta in voi oggi. Ma il modo pi sicuro di rallentare i vostri progressi  di precipitarvi in situazioni per le quali non siete ancora pronta. Percepisco una nota ferma nella sua voce. Pazienza.
Attenta, Adelina. Non vuoi che Raffaele sospetti di te. Perch riesco a evocare i miei poteri solo quando mi sento minacciata?, sussurro invece. Con la coda dell'occhio vedo Enzo lasciare la caverna. Le mie spalle si incurvano leggermente per il disappunto.
Pensate a questo scenario, dice Raffaele. Un centinaio di anni fa, quando i Beldish cercarono di invadere le nostre isole settentrionali, un'armata di quaranta soldati di Kenettra destinati all'insuccesso riusc a battere quattrocento uomini di Beldish, concedendoci il tempo di far giungere laggi i rinforzi. Talvolta il vostro corpo vi d la forza che di solito non possedete. Giusto?.
Annuisco. La battaglia per l'isola di Cordonna  un pezzo di storia molto conosciuto.
Il vostro particolare potere lavora allo stesso modo. Quando siete spinta all'estremo dalla paura e dalla rabbia il vostro corpo amplifica la vostra energia di dieci volte tanto, talvolta anche di cento. Non  cos per tutti, certamente non per me, nemmeno per la nostra Ladra di Stelle, la cui affinit alla gioia significa che la sua forza si disperde quando ha paura o  arrabbiata. Ma voi?. Raffaele si appoggia indietro e mi guarda pensosamente. Adesso abbiamo solo bisogno di capire come potete usare quella forza senza che la morte allunghi i suoi artigli verso la vostra gola. Enzo non vorrebbe che voi rischiaste la vostra vita ogni volta che evocate le vostra capacit.
Mi appoggio indietro contro la colonna. Mi viene quasi da ridere. Se la mia vita deve essere minacciata affinch faccia uscire alla luce le mie capacit, dovrei essere ormai immersa nei miei poteri.
Raffaele mi osserva con un sorrisetto sulle labbra che mi fa accelerare i battiti del cuore. Oggi  vestito con abiti color oro pallido e il suo volto levigato  disadorno, a parte per della polvere scintillante che sottolinea i suoi occhi. Com' possibile che delle cose cos piccole accentuino cos tanto la sua bellezza? Non c' nessuno immune al suo fascino, ho notato. Fa arrossire persino la sarcastica ragazza che sospinge il vento con un'oscillazione del capo e quando punzecchia il Ragno, il mastodontico ragazzo tossisce per l'imbarazzo contro il suo volere. Negli ultimi giorni, ogni tanto, ho dato un'occhiata di sfuggita a Raffaele all'ingresso della Corte coi clienti. Ieri era con una meravigliosa giovane donna. Il giorno precedente con un affascinante aristocratico. Non importa chi fosse il cliente. Lo vedevo intrappolarli con nient'altro che un sorriso e un battito dei suoi occhi. Ogni volta il viso del cliente pareva rapito dal desiderio. Ogni volta riuscivo a credere con tutto il cuore che fosse innamorato di loro.
Raffaele prende diversi ciottoli levigati dal pavimento. Li mette in fila davanti a me. Cominciamo da qualcosa di semplice, dice. Usate l'oscurit dentro di voi prima di mettervi alla sua ricerca nel mondo che vi circonda. Fa cenno verso i sassolini. Queste pietre sono grigio chiaro. Voglio che mi convinciate che sono nere.
Volgo la mia attenzione a loro. Usate l'oscurit dentro di voi. Dico a me stessa di concentrarmi sulla mia paura e sul mio odio, trascinando i miei pensieri e i miei ricordi oscuri in superficie. Poi mi allungo verso i fili di energia dentro di me. Riesco a percepirli, ma rimangono appena fuori dalla mia portata. Accanto a me Raffaele prende alcuni appunti sul suo foglio. Registra i miei progressi e gli spostamenti nell'energia, senza alcun dubbio.
Ci provo per diversi minuti, prima di sospirare e alzare lo sguardo. Raffaele annuisce semplicemente verso di me. Su col morale, Adelinetta mia, dice. Siete stata in grado di evocare la vostra energia durante il vostro primo test. Fate con calma e continuate a provare.
Mi concentro di nuovo sulle rocce. Stavolta chiudo il mio occhio. Nell'oscurit mi stacco dai suoni prodotti dagli altri che si allenano, ripercorrendo invece la notte della morte di mio padre. I miei pensieri scorrono da mio padre a mia sorella. Emerge un ricordo di quei primi tempi, il modo in cui lei mi infilava i capelli dietro le orecchie, come si addormentava contro la mia spalla nel calore della luce pomeridiana. L'immagine lampeggia allontanandosi, sostituita da una di lei rannicchiata nell'angolo di una cella buia. Teren  in piedi dietro di me, bisbiglia al mio orecchio. Mi ha intrappolata. La rabbia si risveglia dolorosamente nel mio stomaco e lascio che si inasprisca, ingigantendosi e trascinando gi il cuore finch avverto quello sbandamento familiare nel mio petto.
Apro il mio occhio e giungo nel profondo di me stessa. Stavolta sento fili di energia tirati all'estremo dentro di me e la mia mente sfrega contro di essi come mani su un'arpa. Li tiro. Il mio gesto  incerto e lotto per controllare la presa. Le sopracciglia si inarcano per lo sforzo di rimanere appesa a essi. Davanti a me le rocce rimangono grigie come sempre... ma ad alcuni centimetri di distanza, un piccolo nastro di oscurit si avvicina silenziosamente dal terreno. Sussulto a quella visione.
Raffaele, sussurro. Guardate!.
Nell'istante in cui lo dico, la mia concentrazione si spezza e i fili di energia sfuggono alla mia presa. La mia illusione ricade sul terreno. Rilascio il respiro, mentre la paura che si accumula nel mio stomaco trema. Raffaele mi osserva silenziosamente. Provo di nuovo. La mia mano sfiora i fili di energia. Li afferro.
Improvvisamente una lama argentea lampeggia dinnanzi a me. D'istinto mi chino. Qualcuno ride di me e comprendo che  il Ragno. Si  precipitato verso di me dall'altro lato della caverna. Un piccolo nastro buio, dice con disprezzo. Sono terrorizzato.
Raffaele rivolge al mastodontico ragazzo uno sguardo d'allerta. Non farlo, dice.
O cosa, accompagnatore?, mi schernisce il Ragno mentre rinfodera il suo pugnale. Spavento l'agnellino?.
Raffaele inarca un sopracciglio. Ti spiacerebbe occuparti di questo con Enzo? Non testo il suo umore da alcune settimane, in vista del Torneo delle Tempeste.
Il Torneo delle Tempeste? Cos'hanno progettato per la festa pi grande dell'anno?
Un attimo di dubbio balugina sul volto del Ragno, ma lo nasconde immediatamente. Dite a Enzo ci che volete, grugnisce. Poi volta la schiena.
L'irritazione mi pervade, provocando il rilascio di tutte le mie paure e ansie represse. Prima che possa pensare a ci che sto facendo mi alzo e allungo le braccia. Stavolta vedo i fili di energia che mi uniscono al Ragno. Li tendo. Una sagoma scura compare all'improvviso dal terreno davanti a lui bloccandolo completamente sui suoi passi.  sottile e trasparente, a malapena minacciosa. Ma  l. Il fantasma senza forma gli mostra i denti e si lascia sfuggire un sibilo. Il Ragno estrae il suo pugnale.
Non riesco a trattenerlo, l'illusione svanisce. Rimango tranquilla, incapace di credere che l'ho appena tirato fuori dal terreno. Gli altri membri delle lite si fermano per osservare cosa sta accadendo. Ladra di Stelle si acciglia preoccupata verso di me. Lasciatela sola, grida al Ragno, ma lui semplicemente la ignora.
Il Ragno volta la schiena nella mia direzione e sorride. In un attimo ho una lama puntata alla base del mio collo. Il metallo freddo preme contro la mia pelle.
Fate attenzione a non fare un passo troppo lungo, ragazzina, borbotta. Voi e le vostre sagome.
Presto saranno altro che semplici sagome, mormoro in risposta. L'illusione che ho creato mi rende improvvisamente coraggiosa e stringo i denti con rabbia per quella violenza. Aspettate e vedrete. Il suo labbro si increspa per la mia sfida, mi limito ad arretrare intrepida.
No, non lo farete. Sorride, poi si piega in avanti abbastanza vicino da bisbigliare al mio orecchio. Quando diventer ovvio a chiunque altro, mi divertir a vedere Enzo che vi taglia la gola. La sua lama si avventa ancora sul mio collo. Immagino di rivoltargli contro il suo pugnale, tagliarlo lentamente da orecchio a orecchio, vedere il sangue gorgogliare dalla sua bocca. L'immagine lampeggia nella mia mente come un lampo, lasciandomi immersa in un attimo di terrore e piacere assoluti. Il divertimento di mio padre. Vai avanti. Voglio vederti provare. Forse dovrei fare a Teren il suo nome quando andr alla Torre dell'Inquisizione.
 abbastanza, reagisce bruscamente Raffaele. La sua voce tagliente mi coglie di sorpresa. Non credo che nessuno mi abbia mai difeso cos risolutamente.
Il Ragno si allontana con una risata. Stavo solo giocando, dice con nonchalance. Nessuno si  fatto male. Rabbrividisco. Non credo che Raffaele abbia udito ci che il Ragno mi ha sussurrato. Spero che non abbia percepito l'immagine su cui ho fantasticato. All'altra estremit della caverna Ladra di Stelle mi lancia uno sguardo compassionevole e poi alza gli occhi al cielo verso il Ragno.
State bene?, mi chiede Raffaele. Riesco ad annuire e lui sospira. Chiedo scusa.  infastidito dall'interesse di Enzo per voi. Si  sempre considerato il miglior lottatore di Enzo e non ama che gli occhi del principe adesso vaghino altrove. Dategli tempo.
Silenziosamente lo ringrazio per la sua preoccupazione. Il mio cuore vacilla in modo imbarazzante al pensiero che Enzo sia interessato a me. Ai miei potenziali poteri, mi correggo. Le parole del Ragno rimangono nei miei pensieri, mi scherniscono e sento lo spettro freddo della sua lama sul mio collo. Enzo mi taglierebbe veramente la gola?
In quel preciso istante le porte della caverna si aprono. La mia testa scatta in quella direzione.
Entra Enzo, i suoi lunghi abiti formano uno strascico dietro di lui. Si ferma un attimo sulla porta, guardando silenziosamente per la caverna. Poi fischia verso Ladra di Stelle.  ora, grida. Come vi sentite oggi?.
Ladra di Stelle sussurra ai suoi due coyote di stare fermi, poi si affretta e sbanda fermandosi. Gli rivolge uno sguardo provocante. Sto abbastanza bene, risponde con un rapido inchino. Come sempre.
Un vago sorriso increspa gli angoli della bocca di Enzo. Ottimo. Muoviamoci.
Il volto di Ladra di Stelle si illumina e non ho problemi nel credere che lei sia animata da gioia alle parole di Enzo. Fa un cenno verso gli altri. Raffaele si alza in piedi con un movimento fluido, poi mi rivolge un cenno col capo. Rimanete ancora un po' se volete far pratica, mi dice. Ritorneremo stasera.
Lasciano la caverna senza una parola. Sono la sola a rimanere. Enzo non mi rivolge nemmeno uno sguardo.
Capisco che sto trattenendo il respiro. L'oscurit si risveglia in me e la lascio infiammarsi. Non ho idea di cosa stessero parlando. Ovviamente si sono allontanati per un'altra missione senza di me.
Questa  la mia occasione di incontrare Teren.
Lo shock di quel pensiero mi fa cedere le ginocchia. La mia settimana  quasi terminata. Se i membri della Compagnia staranno lontani per un po', impegnati con qualunque cosa abbiano in mente, allora ho bisogno di trarre vantaggio da questo momento. Improvvisamente mi guardo intorno nella caverna, terrorizzata che qualcuno di loro riesca ad ascoltare di nascosto i miei pensieri silenziosi. L'omicidio di quella creatura imperfetta a cui ho assistito giorni prima ritorna alla mia mente. Poi la minaccia del Ragno.
Quindi i pensieri per mia sorella.
Mi avviciner semplicemente alla Torre. Se qualcosa parr sospetto, me ne andr. Non ho intenzione di entrare. Semplicemente io... I miei pensieri svaniscono, annegati dal battito del mio cuore.
Mi alzo. Inizio a muovermi. Non sono nemmeno certa di avere il pieno controllo di me stessa, o se il mio corpo abbia deciso di lasciare che i miei istinti prendano il sopravvento. Salgo le scale e mi dirigo dietro il cortile principale. L guardo di sfuggita le strade e le vedo brulicanti per i festeggiamenti. Il cielo sopra di me pare oscuro e minaccioso. Qualcosa di importante accadr oggi in citt.
I membri della Compagnia sono in azione. E io con loro.

Adelina Amouteru

Date a un abitante di Kenettra dell'oro e far affari con voi.
Dategli uno stallone purosangue e uccider per voi.

Incarico per il procedimento penale contro Maran e complice,
Alta Corte di Beldain

Nel momento in cui esco di soppiatto dalla Corte Fortunata e giungo nella strada principale, sento che c' qualcosa di strano.
Certamente la gente avvolta in sete colorate riempie la strada e i negozianti che vendono maschere sono dappertutto, intasando la via e vendendo le loro merci come farebbero a una festa in maschera di primavera a Dalia. La gente ride e acclama. Rampicanti in fiore crescono rigogliosi e lussureggianti lungo gli edifici della strada e i cavalli trainano carrozze e carrette, facendosi largo su e gi per le strade ampie. Delle gondole sono allineate nei canali del fiume, appesantite dai passeggeri. Un uomo che spinge un carretto di crostate alla frutta canta una canzone popolare, mentre un gruppo di bambini danza con lui. L'odore del burro e delle spezie si mescola all'odore acre della folla.
Ma delle nuvole nere ricoprono il cielo, pi scure persino di quando ho dato un'occhiata di sfuggita poco prima dal cortile. C' umidit nell'aria, un'immobilit fredda e tesa che contrasta aspramente con gli stendardi colorati che pendono dai balconi e coi festeggiamenti in strada. La gente in maschera sorridente mi pare minacciosa. Come se tutti sapessero cosa sto per fare e dove sono diretta. Tengo il viso basso.
Ci sono dei manifesti affissi dall'Inquisizione a ogni incrocio principale che invitano la gente a fare rapporto per qualsiasi creatura imperfetta sospetta. Istintivamente mi inoltro tra la folla cercando di rimanere nascosta. Tutti sembrano diretti nella medesima direzione, cos li seguo, persa tra i loro abiti luccicanti e le maschere colorate. Le mie scarpette scivolano contro le curve del selciato. Quale festeggiamento tipico di Estenzia  questo? Me lo domando mentre passo attraverso una via stretta con rampicanti bassi penzoloni sopra la testa.
Per il Quartiere Rosso!, grida qualcuno accanto a me, agitando un pezzo di seta rossa in alto sopra la testa. Mi occorre un attimo per capire che tutti tra la folla stanno agitando sete colorate: rosse, verdi, dorate e blu.
In lontananza e vicino al porto, il tetto della Torre dell'Inquisizione brilla sotto il sole.
La folla mi spintona. Alla fine riesco a farmi largo tra la folla e mi dirigo verso un vicolo stretto e pi tranquillo. Sto attenta a rimanere nell'ombra. Se sapessi come usare i miei poteri, probabilmente potrei utilizzare una sagoma scura per nascondermi ulteriormente. Cerco di fare nuovamente appello a essi, ma i fili rimangono poco fuori dalla mia portata, schernendomi.
Quando raggiungo la Torre dell'Inquisizione sono inzuppata di sudore e tremante dalla testa ai piedi. Sono fortunata che sembrino esserci poche persone in questa parte della citt, tutti sono lontani per i festeggiamenti. Fisso l'ingresso dove stanno di guardia gli inquisitori e cerco di immaginare Violetta tra quelle mura. Esito, torcendomi le mani.
E se Teren non tenesse prigioniera Violetta? Che genere di trappola potrebbe essere questa? Mi mordo il labbro, rimuginando sul motivo per cui Teren non mi abbia arrestata alla Corte, a come ha minacciato di uccidere Violetta se non fossi venuta. Fisso cos a lungo la Torre che la vista inizia ad appannarsi. Alla fine, quando la strada  sgombra mi affretto in punta di piedi verso l'ingresso della Torre.
Gli inquisitori di guardia mi vietano l'accesso. Cos' questa?, grugnisce uno di loro.
Per favore, cerco di dire con un sussurro rauco. Mi sento nuovamente esposta, qui fuori. Se uno dei membri delle lite mi vedesse... Sono qui per vedere Mastro Santoro. Mi sta aspettando.
L'inquisitore mi studia con diffidenza, poi scambia un'occhiata col secondo inquisitore all'ingresso. Scuote il capo verso di me.
Lo riferir a Mastro Santoro, mi dice. Fino ad allora, dovrete attendere qui fuori.
No, dico di fretta, poi mi guardo nuovamente intorno verso le strade. Il sudore mi imperla la fronte. Devo vederlo adesso, aggiungo con un tono di voce basso e insistente. Non posso essere vista qui. Per favore.
L'inquisitore mi spintona via con sguardo irritato. Aspetterete qui, reagisce bruscamente. Fino a quel momento....
Le sue parole si interrompono mentre la porta dietro di lui oscilla improvvisamente, poi dondola aprendosi lentamente. L, in piedi con noncuranza all'ingresso con le mani piegate dietro la schiena, c' Teren. Sorride vedendomi. Qual  il problema?, dice alle guardie.
L'inquisitore che mi ha allontanata si gira sbigottito. Tutta l'irritazione  svanita dal suo volto. Si inchina in fretta e furia a Teren. Signore, inizia, la ragazza afferma di essere qui per vedervi. Noi....
E cos eccovi, interrompe Teren, gli occhi pallidi concentrati su di me. Vi ho vista avanzare verso la Torre. Mi fa cenno di avvicinarmi.
Deglutisco a fatica, poi mi affretto a superare gli inquisitori a capo chino.
Quando entro nella Torre, Teren chiude la porta dietro di me. Mi affloscio per il sollievo sapendo che non sono pi esposta agli sguardi esterni.
Poi rabbrividisco nel vedere la grande sala della Torre, decorata con gli stessi arazzi, pelli e simboli del sole eterno come la torre a Dalia dove sono stata imprigionata.
Teren mi conduce in un corridoio pi stretto, poi in una sala con un tavolo lungo e delle sedie. L sposta una sedia per me e mi fa cenno di accomodarmi. Mi siedo, tremante. Sento la gola riarsa. Teren si siede accanto a me, poi si appoggia indietro in posa rilassata.
Avete mantenuto la vostra promessa, dice dopo un po'. Lo apprezzo. Mi ha risparmiato un sacco di problemi.
Non voglio domandare cosa avrebbe fatto se non mi fossi presentata. Al contrario, incrocio il suo sguardo. Mia sorella  al sicuro?, bisbiglio.
Teren annuisce. Al sicuro e incolume, per ora.
Fatemela vedere.
Ride un poco a quella richiesta. Il divertimento non tocca mai i suoi occhi per, e il gelo nel suo sguardo fisso mi spaventa. Che ne dite se prima mi dite qualcosa che desidero sapere?.
Rimango in silenzio, incerta su cosa dire. I miei pensieri si mescolano insieme come un fiume agitato. Quanto poco posso dirgli per tenere Violetta al sicuro? Cosa lo soddisfer? Traggo un respiro profondo, poi raccolgo tutto il coraggio che riesco a radunare. Non vi dir nulla se non riuscite a provarmi che  nelle vostre mani.
Il sorriso di Teren si ingrandisce e mi guarda con uno sguardo pi interessato. Una mercante, mormora. Attende a lungo prima di appoggiarsi indietro sulla sua sedia. Si accomoda nello spazio tra il bracciolo e il suo parabraccio. Ho pensato la stessa cosa.
Lo osservo estrarre qualcosa e gettarla sul tavolo. Atterra con un tintinnio.
Sbircio pi da vicino.  la collana di zaffiri che Violetta ama indossare. Ma c' anche di pi: legato alla catena d'argento della collana c' un lungo, spesso ricciolo dei capelli scuri di Violetta.
Il cuore mi balza in gola.
Prima che cominciate, dice Teren, aprendosi un varco tra i miei pensieri, voglio che sia chiara una cosa. Si china in avanti. I suoi occhi mi trafiggono. La mia parola  sempre valida, quindi che non diventi un'abitudine metterla alla prova. Mi direte la verit. Ho molti, molti occhi in questa citt. Se mentite lo scoprir. Se mi negate ci che voglio, le far del male. Avete capito?.
La tiene prigioniera qui. Premo con forza le mie mani contro l'abito per impedire loro di tremare. S, bisbiglio. Non oso domandargli altro.
Ora. Poich pare non sappiate da dove iniziare, lasciate che vi aiuti con qualche domanda. Si appoggia sulle ginocchia coi gomiti e tamburella contemporaneamente le mani. Cosa avete fatto con i membri delle lite finora?.
Traggo un respiro profondo. Ho bisogno di tergiversare pi a lungo che posso.
Mi sono riposata, soprattutto, rispondo. Sono sorpresa del tono delle mie parole. Sono stata incosciente per molti giorni.
S, naturalmente. Teren sembra quasi comprensivo. Avevate molte ferite.
Annuisco in silenzio. Non si fidano ancora di me, decido di dire. Loro... loro indossano quelle maschere d'argento. Non conosco il loro nome o la loro identit.
Teren non si turba per cos poco. Cosa sapete?.
Deglutisco. L'aria  cos pesante. Devo dirgli qualcosa. Come in un sogno sento le parole emergere. Mi fanno visita di tanto in tanto alla Corte Fortunata, sussurro.
Teren sorride. Agiscono da l?
Non ne sono certa. Riesco a sentire il battito del mio cuore. L'oscurit crescente nel mio petto mi d le vertigini. Barcollo al mio posto, ansiosa di usare il mio potere. Vorrei avere le capacit di Enzo, penso improvvisamente e il desiderio fa crescere bruscamente in me l'ambizione. Vorrei avere il potere di incenerire tutta questa Torre.
Ditemi, Adelina, dice Teren, osservandomi con curiosit. Cosa stanno progettando?.
Con grande sforzo reprimo l'oscurit crescente. Non posso utilizzare i miei poteri su di lui. Sono troppo debole. Inoltre cosa farebbero un sacco di ombre? Mi schiarisco la gola. Cosa posso dirgli, cosa far il minor danno? Stanno progettando qualcosa per il Torneo delle Tempeste, riesco a dire. Non so cosa.
Teren valuta le mie parole. Poi batte le mani una volta e un attimo dopo un inquisitore apre la porta. Signore?.
Teren gli fa un cenno. Bisbiglia qualcosa che non riesco a sentire all'orecchio dell'altro uomo. L'uomo mi lancia un'occhiata diffidente. Alla fine Teren si scosta. Ditelo immediatamente al re, dice.
L'altro inquisitore si inchina verso il basso. Naturalmente, signore. Si affretta.
 tutto?, mi chiede Teren.
Il viso gentile di Raffaele appare nei miei pensieri e con esso arriva un senso di colpa. Gli ho dato cos poco. Per favore, fate che sia abbastanza da soddisfarlo.  tutto quello che so, bisbiglio. Ho bisogno di pi tempo.
Per un lungo istante Teren non si muove.
Proprio mentre inizio a pensare che mi chieder di pi in questa visita, si rilassa e distoglie lo sguardo. Siete venuta da me oggi, dice. Ed  un inizio positivo. Grazie per le vostre informazioni. Per aver mantenuto la vostra parola, io manterr la mia. Vostra sorella  al sicuro.
Le lacrime spuntano dal mio occhio e crollo sollevata.
Lei  al sicuro, fin quando continuerete a soddisfarmi. I suoi occhi ruotano di nuovo verso di me. Quando vi vedr di nuovo?
Tra due settimane, dico con voce roca. Datemi altre due settimane. Al suo silenzio abbasso lo sguardo. Per favore.
Finalmente annuisce. Bene. Si alza. Potete andare.
E quello  tutto.
Teren mi accompagna fuori dalla Torre attraverso una piccola entrata sul retro nascosta dietro un cancello e un vialetto. Prima che mi lasci andare prende le mie mani nelle sue. Si china per sfiorare con le sue labbra una delle mie guance. Avete agito bene, bisbiglia. Mi bacia l'altra guancia. Continuate cos.
Poi mi lascia sola e mi incammino di nuovo attraverso le vie della citt su gambe tremanti. Sono una traditrice. Cos'ho fatto?
Vago, persa in uno stato di stordimento, finch comprendo che mi sono incamminata nuovamente nella direzione in cui i festeggiamenti di prima stavano proseguendo. Qui, strade silenziose lasciano il posto a quelle rumorose piene di baldoria e prima che lo comprenda, svolto l'angolo di una via e mi ritrovo circondata da una folla acclamante. La paura e la stanchezza lasciano il posto a un pizzico di curiosit. Cos' tutto quel trambusto? Non esiste alcun modo in cui possa tornare alla Corte Fortunata senza passare attraverso tutta questa gente.
Poi svolto un altro angolo affollato ed entro nella pi grande piazza pubblica che abbia mai visto.
La piazza  circondata su tre lati da canali d'acqua. La gente riempie lo spazio dove pu, ma la maggior parte  completamente recintata da lunghe funi spesse. A spirale attorno alla piazza c' un tracciato di terra dove alcuni inquisitori stanno ispezionando. Una fila di persone vestita con raffinati costumi di seta e maschere elaborate sfilano lungo il limitare del percorso, alfieri, trombettieri e arlecchini, aristocratici e i loro valletti, tutti salutano con la mano gli spettatori incoraggianti. Il mio occhio vaga tra la folla che ora pare divisa grosso modo in segmenti di gente che agita in aria drappi di seta sia rossi che blu, dorati e verdi. La gente si affolla sui balconi che delimitano la piazza. Ogni balcone ha delle bandiere colorate penzolanti che sfumano nel cielo scuro.
Una corsa di cavalli. In precedenza, a Dalia, avevo assistito a diverse corse, sebbene nessuna fosse uno spettacolo di tali dimensioni. Do un'occhiata alla piazza cercando una strada praticabile per tornare alla Corte. La missione odierna dei membri della Compagnia deve avere a che fare con questo.
Sollevo lo sguardo sui balconi. Adesso riconosco i palchi reali, su una costruzione situata di fronte alla pista c' un balcone che offre una vista perfetta, le sue ringhiere in ferro decorate in oro e drappi bianchi. Ma il re e la regina non sono l. Magari i loro posti sono solo per dare spettacolo.
Un rimbombo basso di tuono echeggia attraverso la citt.
Gentildonne e nobiluomini! Amici spettatori!. Uno degli uomini in costume sulla pista tiene entrambe le braccia sollevate in aria.  il trombettiere della corsa, il presentatore ufficiale. La sua voce tonante zittisce il boato della folla. La sfilata di costumi colorati fa una pausa, e la scena muta dal caos festoso a una calma silenziosa. Gli inquisitori sono in piedi attorno alla piazza, pronti ad agire per mantenere l'ordine se necessario. Il tuono rimbomba sopra di noi come in segno d'allerta.
Benvenuti alle gare di qualificazione per Estenzia!, grida il trombettiere. Si gira su se stesso, cos che tutti possano vederlo e poi si ferma per guardare nella direzione delle balconate reali vuote. Si inchina verso il basso con un sofisticato gesto plateale. Che sia un tributo alle nostre reali maest e alla prosperit che portano a Kenettra.
La risposta mi sorprende, nessun applauso o incoraggiamento dalla folla, solo un rombo di malcontento e alcune grida sparse di lunga vita al re. A casa, a Dalia, la gente si lamentava del sovrano. Ora sento quel risentimento in prima persona. Immagino invece Enzo seduto nei posti reali, il principe ereditario e monarca legittimo. Quanto naturale sembrerebbe. Quanti di questi spettatori sono fedeli a Enzo? Quanti sono sostenitori delle lite?
Per un attimo oso immaginarmi lass sul balcone. Il pensiero di tale potere mi lascia tremante.
Il presentatore volge di nuovo la sua attenzione alla folla. Oggi sceglierete per Estenzia i corridori pi veloci da inviare al Torneo delle Tempeste di quest'estate. Tre corridori sono stati scelti da ognuno dei quartieri della nostra citt. Come da tradizione, i tre migliori corridori dell'elenco di oggi tra quei dodici, proseguiranno. Fa un ampio sorriso, i denti splendenti di un bianco brillante sotto la mascherina scintillante. Mette una mano all'orecchio con gesto esagerato. Quale quartiere si riveler il migliore?.
Qui l'entusiasmo della folla esplode. Sbraitano i nomi dei loro quartieri. Drappi di sete colorate si agitano ostinatamente in aria.
Ho sentito il Quartiere Rosso!, stuzzica il presentatore, provocando un'ondata d'incoraggiamento, mentre gli altri tre quartieri urlano il loro nome fino a rimanere senza voce. Aspettate - ora sento il Quartiere Blu. Ma il Quartiere Verde ha forti puledri di tre anni quest'anno, cos come il Quartiere Dorato. Chi sar il migliore?. Fa un cenno con le mani in gesto plateale. Vediamo i nostri corridori!.
La folla grida. Rimango impietrita. Il Torneo delle Tempeste. Questo  ci di cui aveva parlato Raffaele prima. Era questa la ragione per cui i membri della Compagnia erano qui, era questa la loro missione. Stanno cercando di far s che uno di loro si qualifichi per la corsa del Torneo delle Tempeste, probabilmente per colpire il re in un'arena pubblica. La mia testa si annebbia per lo shock. E adesso ho avvertito Teren in tal senso.
Tra il caos degli incitamenti sfilano i primi tre stalloni. I cittadini del Quartiere Rosso agitano le sete in aria, dando un colpetto al fianco dei cavalli mentre trottano attraverso la folla e sul percorso. Sono momentaneamente distratta. Ci vuole solo un'occhiata per comprendere che questi stalloni hanno un sangue pi nobile rispetto ai cavalli che ricordo nella propriet di mio padre. Questi sono purosangue dei Territori del Sole, con colli perfettamente inarcati e narici dilatate: i loro occhi scintillano ancora della tempra selvaggia che i miei cavalli hanno perso tempo fa. Scrollano le loro criniere decorate di sete rosse mentre i loro cavalieri, ornati in modo simile, fanno cenno ai loro sostenitori.
Poi i cavalieri del Quartiere Verde e i loro destrieri arrivano trotterellando. Ed  l che mi sfugge un lieve sussulto.
Uno dei cavalieri del Quartiere Verde  Ladra di Stelle. Il segno viola sul suo volto  visibile ed evidente.
Lady Gemma di Casa Salvatore, cavalca il magnifico stallone Ricordo di Mastro Aquino!.
Prosegue elencando le vittorie passate degli stalloni, ma non ascolto pi. Tra la folla rumoreggiante, capisco che la famiglia di Gemma deve essere ricca e potente perch a una creatura imperfetta come lei venga consentito di gareggiare in questo modo.
Dovrei tornare alla Corte Fortunata prima che scoprano che sono scomparsa. Ma lo spettacolo  troppo per resistervi e i miei piedi rimangono inchiodati al terreno, il mio sguardo fisso sulla ragazza che conosco come Ladra di Stelle.
La presenza di Gemma suscita quasi dei disordini tra la folla. Sento un Creatura imperfetta! sputato in aria con disprezzo, unito al boato forte dei fischi, e quando ho una buona visuale della folla noto delle persone che hanno indossato dei segni fasulli, sghignazzando e schernendo Gemma con macchie viola esagerate dipinte sui loro volti. Uno di loro le scaglia persino della frutta marcia. Creatura bastarda!, urla, con un sorriso crudele che gli storce il volto. Gemma lo ignora, tenendo la testa alta mentre il suo cavallo trotterella oltre. Altri insulti volano rapidi e pesanti.
Una nobildonna riceve ancora insulti come questi? Mi mordo le guance per lo spasimo acuto di rabbia che mi pervade, finch noto, con spavento, che ci sono anche persone che la difendono. Ad alta voce.
In effetti grandi quantit di persone stanno agitando le loro bandiere in aria appoggiandola, la maggior parte del Quartiere Verde, alcune persino da altri quartieri. Trattengo il respiro e la mia rabbia diventa sconcerto, poi eccitazione. Osservo incantata mentre Gemma annuisce in ogni direzione. Mai nella mia vita ho assistito a una tale visione. La tensione tra i sostenitori e i nemici di Gemma  palpabile, un primo assaggio di una potenziale guerra civile e traggo un profondo respiro come se inalassi il potere che mi dona. Non tutti odiano le creature imperfette, aveva detto Enzo. Il mio occhio guizza nervosamente verso gli inquisitori che sembrano in procinto di agire.
Gemma assorbe l'attenzione. Scrolla i suoi capelli scuri e sorride in risposta agli spettatori, concentrandosi su quelli che le gridano il loro sostegno. Poi si erge, saltando all'improvviso sulla schiena dello stallone con un movimento fluido. Si mantiene l in equilibrio su entrambi i piedi, agile e minuta, le braccia incrociate per la soddisfazione. Gemma fa un cenno, poi si abbassa nuovamente in posizione seduta. Per tutto il tempo lo stallone rimane perfettamente calmo. Finora tra i concorrenti lei  la sola creatura imperfetta.
I due successivi avversari degli altri quartieri finalmente trotterellano avanti e i dodici si organizzano in una linea scaglionata a un'estremit del tracciato. Il grido della folla  fragoroso ora. Gemma massaggia il collo del suo cavallo e lo stallone tasta il terreno con la zampa, in attesa.
Corridori, preparate i vostri cavalli!, grida il presentatore. L'urlo della folla si placa per un breve attimo, mentre tutti tacciono per vedere la partenza.
Il trombettiere solleva un drappo di seta gialla luminosa, appesantito da una pietra. Lo scaglia verso l'alto. Via!, urla.
I cavalli irrompono. La folla esplode.
Una nube di polvere piove sul tracciato mentre i cavalieri corrono il loro primo giro attorno al percorso. Do un'occhiata veloce nella foschia, poi alla fine colgo l'immagine delle sete verdi di Gemma che volano tra i cavalli.  tra gli ultimi sei, ma sfodera un sorriso da parte a parte.
Primo giro. In testa c' un corridore del Quartiere Rosso e Gemma  nona. Mi ritrovo a tifare silenziosamente per lei.
Tutt'intorno a me sono grida e urla mentre ogni persona chiama il nome dei propri favoriti. Il caos mi ricorda il giorno della mia esecuzione e con quello sento l'oscurit ammassarsi dentro di me. Raffaele mi aveva detto di osservare gli spazi vuoti, di cercare i fili di energia in aria.
I cavalli rombano attorno alla curva e mi superano. Gemma ha la testa buttata all'indietro con un sorriso divertito, i suoi capelli scuri fluttuano dietro di lei come un manto. Mi concentro sullo spazio tra lei e gli altri corridori. C' lo sfarfallio di qualcosa di luminoso all'angolo del mio occhio. Svanisce quando tento di guardarlo direttamente.
I cavalli infuriano di nuovo lungo il tracciato, avvicinandosi alla fine del secondo giro. Rimane solo un giro da fare. Gemma  ancora in nona posizione. Poi improvvisamente fa la sua mossa, tira la criniera del suo stallone, si china vicino al suo collo e gli bisbiglia qualcosa. Contemporaneamente una raffica di vento soffia attraverso la piazza. Colei che sospinge il vento. Deve essere in osservazione da un buon punto.
Gemma inizia ad avanzare. Veloce. Da nona a settima, poi da settima a sesta. Poi quinta. Da quinta a quarta, a terza. Gli incoraggiamenti degli spettatori del Quartiere Verde si infiammano. Il mio cuore batte furiosamente. Con l'aiuto di Colei che sospinge il vento e le sue capacit, Gemma si spinge gradualmente fino in seconda posizione. Trattengo il fiato. Concentrati. Fisso Gemma con determinazione.
Per una frazione di secondo credo di vedere dei filamenti che scintillano in aria, di un migliaio di colori diversi, che si muovono e spostano come fili su un telaio.
I corridori del Quartiere Rosso al primo e terzo posto cercano di bloccarla, stringendola tra loro. Ma Gemma spinge pi a fondo, i cavalli degli altri due concorrenti scrollano le loro teste spaventati quando la polvere si solleva vicino ai loro zoccoli. Colei che sospinge il vento deve aver inviato una coltre di vento nelle loro zampe, respingendole.
Un quarto di giro da percorrere. Il cavallo di Gemma improvvisamente passa in testa con una violenta accelerazione, esattamente fino in prima posizione. Gli altri cercano di catturarla ma  troppo tardi. Attraversa il traguardo. Il trombettiere scaglia di nuovo in aria il drappo di seta gialla e le grida riempiono l'aria. Il Quartiere Verde  un mare di sete festanti.
Ha vinto.
Non riesco a trattenere un sorriso di sollievo, anche se fingo di essere controllata come il resto del Quartiere Blu con cui sono. Magari tutto ci che Teren pu fare con l'informazione che gli ho dato  designare pi inquisitori al Torneo quando accadr. Forse non ho influito sui piani della Compagnia. Tutt'intorno nella piazza ci sono fischi, grida furiose del tipo Squalificatela! e accuse di essere una creatura imperfetta e di far parte delle Giovani lite. Tuttavia nessuno pu mettere in discussione la cosa. L'abbiamo vista vincere la gara.
Il trombettiere si avvicina a Gemma che sta facendo un inchino in piedi sulla schiena del suo stallone e le tende il drappo di seta gialla appesantita con un plateale gesto cerimonioso. Nonostante si comporti in modo festoso noto che evita il contatto con lei, strattonando via la mano in modo che non possa essere contaminato dal tocco di lei. Il sorriso di Gemma vacilla, il primo segnale che  contrariata da quel trattamento, ma tiene ancora la testa alzata e maschera il suo disagio dietro un sorriso che si allarga. Poi il trombettiere fa il giro attorno agli altri concorrenti, tendendo a ognuno di loro un pezzo di seta verde. La tradizione  la medesima che a Dalia: i corridori perdenti devono indossare il colore dei quartieri del vincitore sulle loro armi per i tre giorni successivi, per mostrare la loro sportivit.
Lady Gemma di Casa Salvatore!, grida il trombettiere. Ordine! Ordine!, urla uno degli inquisitori dal punto in cui stanno contenendo la gente, ma pochi paiono disponibili ad ascoltarlo. Il Quartiere Verde in particolare  un delirio di colore e suoni. Gli altri quartieri mormorano con sdegno tra loro. Inizio a farmi strada attraverso la folla, seguendo il percorso che avevo fatto. Se la corsa  finita, dovrei tornare indietro prima che qualcuno noti che me ne sono andata.
Ordine, ho detto!, tuona l'inquisitore.
Mi fermo dove mi trovo. Altri inquisitori bloccano le uscite della piazza, obbligandomi a stare ferma. Un inquisitore chiama da parte il trombettiere, gli dice qualcosa che la folla non pu udire, e poi, con mia sorpresa, chiama altri due inquisitori per obbligare Gemma a smontare da cavallo. Gli altri corridori si allontanano frettolosamente dal percorso e si mescolano alla folla. La folla si infiamma mentre un inquisitore cavalca il suo destriero nel mezzo della piazza.
Solleva in alto le mani chiedendo silenzio. Gentildonne e nobiluomini, inizia. Mi congratulo col Quartiere Verde e la loro creatura imperfetta per la sua spettacolare vittoria.
Gemma  a disagio sui due piedi, sola nella piazza, improvvisamente infelice di tutta quell'attenzione. Devo fuggire da qui. Adesso.
Tuttavia porto delle notizie da palazzo. Sua Maest ha decretato che le creature imperfette non abbiano pi i requisiti per il Torneo delle Tempeste.
Immediatamente i Quartieri Rosso e Blu esultano, mentre il Verde esplode in grida rabbiose. Fuori, sulla piazza, Gemma rimane sul tracciato, a disagio e tesa.
Deglutisco faticosamente. Un senso di colpa mi pervade. Questo  compito mio.
Il trombettiere scambia poche altre parole confuse con gli inquisitori. Poi fa il giro intorno a ognuno degli altri concorrenti, raccoglie di nuovo le loro fasce verdi e gliene tende invece una rossa, riconoscendo silenziosamente la vittoria del vincitore del secondo posto. Il Quartiere Verde grida la sua rabbia. Scoppiano di nuovo delle zuffe tra la folla.
Il mio sguardo rimane sulla figura solitaria di Gemma fuori sulla piazza, sgomenta e indifesa, e per un attimo mi viene in mente Violetta. Gli inquisitori la trattengono l come se pensassero che possa avere un attacco. Il trombettiere le tende una fascia rossa. Le mie mani stringono cos saldamente i bordi dei drappi di seta che maledico le unghie che mi stanno tagliando la pelle dei palmi. Fili di energia scintillano in aria, segno della paura crescente, della folla o mia. I polpastrelli formicolano, prudono per il potere crescente. Attraverso la folla lo spettro di mio padre appare e scompare. Volteggia tra le persone, il suo sorriso inquietante fisso su di me.
Le guance di Gemma avvampano per la vergogna. La folla precipita in un silenzio assoluto. Uno degli inquisitori che la trattiene ora avvolge il drappo rosso attorno al suo braccio destro. Lei si morde il labbro, tenendo gli occhi verso il basso. L'inquisitore lo avvolge tre volte, poi lo strattona brutalmente stringendolo. Gemma sussulta vistosamente e fa una smorfia.
Messer Barra del Quartiere Rosso!, grida il trombettiere, mentre il nuovo vincitore tiene in alto le braccia. Gli occhi di Gemma rimangono bassi. Vattene da qui, rimugino improvvisamente rivolta a lei, desiderando che possa udirmi. Un milione di filamenti penzola sulla piazza.
Improvvisamente qualcuno tra la folla scaglia una pietra verso la testa dell'inquisitore.
L'inquisitore la blocca con la spada prima che possa raggiungerlo, e questa sferraglia rumorosamente sul metallo cadendo in modo innocuo a terra. I suoi occhi cercano tra la folla chi lo ha attaccato, ma tutto ci che vede  un mare di volti affranti, improvvisamente silenziosi e pallidi. Mi irrigidisco con la folla. A Dalia attaccare un inquisitore  punibile con la morte.
L'inquisitore fa cenno ai suoi compagni. Gemma si lascia sfuggire un grido di protesta mentre la obbligano a inginocchiarsi. La folla sussulta. Persino gli agitatori, coloro che hanno insultato Gemma cos apertamente prima, ora paiono esitanti. Con mia vergogna, l'eccitazione invece che l'orrore mi riempie il petto, e i miei polpastrelli fremono. La mia oscurit  una tempesta in arrivo, nera come il cielo, i filamenti avvolti stretti per la tensione che riempie ogni fenditura della mia mente. I membri della Compagnia devono prepararsi a fare una mossa. Devono essere pronti a salvarla. Giusto? Raffaele aveva detto che i poteri di Gemma si disperdono quando  spaventata.
Forse abbiamo bisogno di un sollecito pi severo per questo pubblico, reagisce bruscamente l'inquisitore, sul senso di disciplina sportiva. Preme la spada contro il collo di lei abbastanza duramente da provocare una fuoriuscita di sangue.
Dove sei, Enzo?
Non riesco pi a trattenermi. Devo fare qualcosa. Prima che possa fermarmi mi metto in comunicazione con la mia mente e tiro i fili di energia dentro di me. Il sollievo mi colpisce con un fremito. C' cos tanta tensione di cui alimentarsi qui, cos tanto malessere, tutte quelle sensazioni oscure. Le parole di Raffaele lampeggiano attraverso i miei pensieri. Mi concentro radunando tutta la mia concentrazione sugli specifici filamenti che sto tirando, sapendo cosa voglio fare. I fili resistono protestando per quel cambiamento, ma li obbligo a piegarsi alla mia volont.
Sui tetti si sollevano delle sagome indistinte.
Il sudore imperla la mia fronte, per mi costringo a rimanere concentrata. Lotto per tenere stretti i fili, ma ce ne sono cos tanti. Stringendo i denti obbligo le forme delle sagome a mutare. E per la prima volta, mi ascoltano. Le sagome prendono la forma dei membri della Compagnia, i loro cappucci scuri e le maschere d'argento intatte, accovacciati a dozzine sui tetti come sentinelle silenziose, neri contro il cielo tempestoso. Li tengo tutti l in posizione. I miei respiri sono sfiniti. Mi sento come se avessi corso per ore. Alcune delle sagome tremano, capaci a malapena di conservare la loro forma. Tieni duro. Si consolidano. Tiro il fiato per quanto appaiano concreti.
Gli inquisitori guardano in alto verso i tetti. La spada si allontana da Gemma.
Le lite!, gridano alcuni tra la folla, indicando la mia illusione. Sono qui!.
La folla esplode in grida. I cavalli si spaventano. Gemma balza in piedi, gli occhi spalancati, e coglie l'attimo per muoversi rapidamente tra la folla. Il flusso di oscurit in me  inebriante e irresistibile e mi ritrovo ad abbracciarlo lasciando che mi ricopra come inchiostro. Un tale potere su queste poche persone. Mi piace.
Non sono abbastanza forte da trattenere l'illusione stabile. Le sagome si disperdono nel vuoto non appena li tiro gi, al di sotto del limitare dei tetti. Mi faccio febbrilmente largo tra la folla per uscire dalla piazza con gli altri. Il mio scoppio improvviso di spavalderia  sostituito dalla rabbia con me stessa. Ora Enzo sapr con sicurezza che ero qui, potrebbero scoprire perch ero davvero per le strade. Potrebbero venire a sapere del mio incontro con Teren, e ci che gli ho detto. La nausea mi pervade. Devo andarmene.
Tutt'intorno a me la gente cerca di inondare la piazza. Alcuni inquisitori stanno bloccando le uscite, ma siamo in troppi e loro non sono abbastanza. Sto attenta a rimanere vicina ai muri degli edifici mentre la gente mi spintona. Tutt'intorno a me  un susseguirsi di caos e colore, volti mascherati e la paura quasi palpabile degli altri. Filamenti di energia brillano in aria.
Poi, dal nulla, una freccia arriva volando dal cielo e colpisce al petto un inquisitore. Lo colpisce cos duramente che lo disarciona.
La gente vicina a lui grida, disperdendosi in tutte le direzioni. Un'altra freccia arriva sibilando, e poi un'altra. Gli inquisitori volgono la loro attenzione ai loro attaccanti invisibili, e mentre lo fanno la gente finalmente esplode dietro i percorsi bloccati e si libera sulla piazza. Il mio cuore martella nel petto alla vista del sangue.
Le lite.
Inciampo uscendo dalla piazza, poi ritorno sui miei passi mentre mi precipito con gli altri. Dietro di me sento gli inquisitori richiamare all'ordine, il rumore delle colluttazioni mi suggerisce che stiano facendo arresti mentre procedono. Mi affretto. L'energia mi percorre a ondate senza sosta, nutrendomi perfino mentre cerco di ignorare il flusso di potere nelle mie vene. Nonostante tutto, avverto una strana sensazione di gioia.
Tutto questo caos  opera mia.
Quando raggiungo la Corte sono inzuppata di sudore. Respiro a fatica. Svolto l'angolo verso il muro laterale della Corte di fronte a una strada stretta, poi mi arrampico sull'edera e mi isso sopra il basso terrazzo. Crollo all'interno del cortile. Poi mi rialzo, scrollo la polvere dalle mani e tiro, aprendolo, un cancello laterale che conduce alle stanze interne. Finalmente raggiungo il muro segreto. Lo spingo, entro e mi precipito verso la mia camera. Ecco. Ce l'ho fatta a tornare prima degli altri. Mi diriger in camera mia e...
Ma qualcuno mi sta gi aspettando nel corridoio.  Enzo. La visione improvvisa di lui mi coglie di sorpresa. Qualsiasi speranza di venire risparmiata dalla sua ira si infrange quando osservo l'espressione sul suo viso. I suoi occhi sono fiammeggianti, il colore rosso  pi luminoso del solito.
Dovevate rimanere qui, dice. La sua voce  mortalmente calma. Perch ve ne siete andata?.
Il panico cresce in gola. Lui sa.
Qualcosa si muove dietro di lui. Lancio un'occhiata oltre la sua spalla e vedo Colei che sospinge il vento senza maschera. Il Ragno  appostato pi in l lungo il corridoio, le braccia incrociate mentre si appoggia contro il muro. Sembra compiaciuto, impaziente di vedermi punita. Uhm, dice. L'agnellino  nei guai.
Mi concentro su Enzo e cerco di pensare a qualcosa di intelligente da replicare. Qualunque cosa pur di proteggere me stessa.
Io..., inizio a dire. Volevo aiutare....
Avete provocato dei disordini l fuori, mi interrompe il Ragno. Pensate mai a cosa potrebbe accadere se perdeste il controllo dei vostri poteri?
Sono intervenuta per Gemma, rispondo, improvvisamente arrabbiata. Non avevo intenzione di starmene l e vedere la sua uccisione.
Il labbro del Ragno si increspa. Forse  il caso che teniate la bocca chiusa. Magari  tempo che teniate le parole chiuse a chiave dentro quella boccuccia graziosa alla quale appartengono.
La mia voce si appiattisce. Fate attenzione, se non volete farvi del male. Non so nemmeno da dove vengano le parole finch non le ho gi pronunciate.
Enzo zittisce entrambi scuotendo il capo. Dante, dice, senza preoccuparsi di guardare oltre la sua spalla. Mi occorre un secondo per capire che Enzo mi ha rivelato il vero nome del Ragno. Siete congedato.
La rabbia del ragazzo muta in incredulit, per l'utilizzo del suo nome di fronte a me, per il suo congedo, forse per entrambi. Lascerete che questa ragazza la passi liscia?, sputa. Poteva far uccidere uno di noi. Poteva rovinare l'intera missione....
L'Inquisizione ha rovinato la missione, interrompe Enzo. I suoi occhi sono su di me e avverto quel fremito familiare nel mio cuore. Siete congedato. Non fatemelo dire di nuovo.
Dante esita per un momento. Poi si allontana dal muro. Guardatevi le spalle, agnellino, mi aggredisce verbalmente prima di allontanarsi, sdegnato, lungo il corridoio. Colei che sospinge il vento lo osserva allontanarsi, alzare le spalle e guardarmi con sguardo sospettoso.
Adesso cosa si fa, Mietitore?, dice lei. Un nuovo piano per il Torneo delle Tempeste?
Non  necessario.
Lei sbuffa. Ma hanno squalificato Gemma, dice. Non pu avvicinarsi alla famiglia reale se non sar in grado di gareggiare.
Enzo mi studia con uno sguardo cos intenso che mi fa arrossire. Non se qualcuno prende il suo posto travestendosi, risponde.
Sbatto le palpebre, la mia mente turbina per le nuove informazioni che le stanno arrivando. Per primo, il vero nome del Ragno. Poi questo.  soddisfatto di me? Mi permette di partecipare ai programmi della Compagnia? Posso imparare a travestirmi come Gemma. Posso camuffarmi da ciascuno di loro per correre la gara.
Enzo si avvicina di pi finch  a malapena a pochi centimetri da me. Il calore che emana mi brucia le pelle attraverso il tessuto dei miei abiti. Allunga una mano e tocca il fermaglio appuntato al mantello all'altezza del mio collo. Il metallo diventa incandescente. Quando guardo in basso, vedo dei fili sfilacciarsi dal tessuto del mantello, le estremit annerite e bruciate. La paura mi risale la gola.
Volete imparare pi velocemente, dice.
Tengo il mento sollevato, rifiutando di lasciare trasparire la mia ansia. S.
Lui  silenzioso. Un secondo pi tardi sposta la mano dal fermaglio del mio mantello e il calore  risucchiato dal metallo fuso, come se non fosse mai stato l. Sono scioccata che non mi abbia bruciato direttamente la pelle. Quando sollevo di nuovo lo sguardo su Enzo, noto una minuscola scintilla di qualcos'altro dietro la sua rabbia. Qualcosa nei suoi occhi accende un tipo diverso di calore, facendolo formicolare attraverso di me.
E sia, risponde.
Il mio cuore esulta.
Ma vi avviso, Adelina. Dante ha ragione. Esiste una linea che non dovete mai varcare con me. I suoi occhi si stringono mentre piega le mani dietro la schiena. Non dovete mettere a repentaglio sconsideratamente le mie lite.
Le sue parole mi colpiscono, etichettandomi come qualcuno di diverso da loro. Sono un qualcosa a parte rispetto a loro. Sono una spia e una traditrice. In pi, e se le cose fossero andate orribilmente male quando ho utilizzato i miei poteri? Se non ci fossi stata io, gli altri membri della Compagnia avrebbero sicuramente fatto una mossa per proteggerla e sono ben pi esperti di me. E se Gemma invece fosse rimasta ferita durante le mie buffonate perch non sapevo cosa stavo facendo? E se l'Inquisizione avesse scelto di incolparla per le false lite sui tetti?
E se Teren mi avesse vista l fuori?
Mi dispiace, mormoro con lo sguardo rivolto verso terra, sperando che non senta nella mia voce tutte le ragioni per cui mi dolgo.
Enzo non palesa in modo esplicito di avere accettato le mie scuse. Il suo sguardo fisso sembra volermi incenerire direttamente la pelle. Questa sar l'ultima volta che mi disobbedite.
Lo dice senza alcuna esitazione e comprendo con un fremito spaventoso che intende esattamente ci che dice. Se scopre qualcosa su Teren, mi uccider davvero.
Domani. La sua voce  dura come il diamante. Siate alla caverna all'alba. Vediamo quanto in fretta riuscite a imparare. Poi smette di fissarmi, si allontana da me e se ne va lungo il corridoio.
Colei che sospinge il vento indugia per un momento. Mi d una piccola gomitata e fa un sorriso riluttante, poi stende la mano. Sono Lucent, dice.
Prendo la sua mano, incerta su cosa dire in risposta. Un'altra barriera tra me e le lite cade. Non so se provare gioia o sentirmi in colpa.
Tra parentesi, quello  il suo modo di dimostrare gratitudine per il vostro aiuto, dice prima di voltarsi. Congratulazioni. Ha intenzione di allenarvi lui in persona.

Teren Santoro

Avete qualche idea di chi sia Lady Gemma?.
Teren rimane chino davanti al sovrano. S, Vostra Maest.
Vi rendete conto che il Barone Salvatore  suo padre?
Chiedo scusa, Vostra Maest.
Siete maledettamente stupido per essere un Capo Inquisitore. Non posso permettermi di irritare un nobiluomo come il Barone Salvatore. Ed  furioso. Non potete consentire ai vostri inquisitori di minacciare in pubblico la figlia e mettermi in imbarazzo. Anche se lei  una creatura imperfetta. Lo capite?
Ma il vostro decreto, Vostra Maest....
Il re emette un suono di disgusto. Applicate il mio decreto con discrezione. Si appoggia indietro contro la sedia. E le Giovani lite hanno attaccato le gare di qualificazione. Non ne avete ancora catturato nemmeno uno.
Teren pone un argine al suo scoraggiamento crescente. No, Vostra Maest.
Dovrei gettarvi in una cella delle segrete.
Teren tiene gli occhi abbassati verso il pavimento di marmo della sala del trono. I suoi denti sono serrati. S, Vostra Maest, dice, ma pensieri rabbiosi affollano la sua mente. Che sovrano stupido. Vuole che le lite vengano catturate, ma  troppo codardo per mettere a repentaglio le sue relazioni politiche.  troppo vile per dichiarare una vera guerra alle creature imperfette. Teren non fa riferimento ad alta voce al fatto che i suoi inquisitori hanno minacciato di proposito Lady Gemma. Che quella era stata un'idea della regina. Che il laccio si stava stringendo. Mettetegli contro i nobili e il re si indebolir.
E questo non appena Adelina consegner le sue informazioni.
Accanto al re, la regina Giulietta si piega per sussurrare qualcosa all'orecchio di suo marito. Il re semplicemente la respinge infastidito. L'umore di Teren si infiamma. Giulietta gli rivolge un rapido sguardo.
Pazienza, Teren mio, paiono dire i suoi occhi. Ogni cosa andr al suo posto.
La prossima volta che mi metterete in imbarazzo, prosegue il sovrano, avr la vostra testa.
Teren si inchina pi profondamente. Non ci sar una prossima volta, Vostra Maest, risponde con voce stentorea.
Il re appare compiaciuto e soddisfatto. Non ha compreso il duplice significato nelle parole di Teren.

Adelina Amouteru

Col presente giuramento mi impegno a servire
la Compagnia del Pugnale, a instillare timore nel cuore
di coloro che governano Kenettra, a servire fino alla morte
ci che ci appartiene, e a far s che il potere delle lite
sia conosciuto a ogni uomo, donna e bambino.
Se dovessi rompere il mio voto, lascer che il pugnale
prenda da me ci che io ho preso da lui.

Giuramento di Iniziazione della Compagnia del Pugnale,
Enzo Valenciano

La mattina successiva quando incontro Enzo nella caverna il cielo  pervaso di nubi nere e gigantesche gocce di pioggia mi schizzano addosso mentre mi affretto attraverso il cortile principale verso l'ingresso segreto. Mi dirigo da sola gi per le scale cercando di non pensare all'ultima volta che ho visto un temporale simile.
Nessun travestimento per me oggi. I miei capelli hanno assunto un luccichio grigio-blu scuro sotto il cielo tempestoso, le ciocche sono tirate lontano dal viso e le ciglia sono di una tonalit spenta. Ho persino dimenticato la mia maschera di porcellana. Il mio vestiario  un semplice abito nello stile di Kenettra invece che sete di Tamouran: ho un corpetto blu scuro su lino bianco, pantaloni scuri, stivali scuri profilati d'argento. Mi scrollo l'acqua dai capelli mentre corro.
Quando giungo alla caverna Enzo mi sta gi aspettando. Il resto dello spazio  vuoto.
 abbigliato con un farsetto scuro e il cappuccio della Compagnia  abbassato, svelando i suoi capelli dalla sfumatura rosso scarlatto. La rabbia che bruciava nei suoi occhi la scorsa notte ora  rimpiazzata da un rigore glaciale. Non sono completamente sicura di cosa si aspetti che io faccia, quindi mi fermo a una certa distanza di fronte a lui e chino il capo una volta. Qui, sola, improvvisamente mi sento piccola: non avevo compreso quanto sia pi alto di me.
Buongiorno, dico. Avete chiesto di me, Vostra Altezza, quindi eccomi.
Enzo mi osserva. Mi domando se giudicher come ho controllato le mie illusioni ieri. Il ricordo mi fa gonfiare un po' d'orgoglio. Indubbiamente deve esserne orgoglioso, a prescindere dal modo in cui l'ho fatto.
Volete mettervi alla prova, risponde dopo una pausa. La sua voce risuona nello spazio vuoto.
Sollevo il mento. S. Mi sincero che la mia risposta suoni ferma.
Una flebile scintilla rossa brilla nei suoi occhi. Vi eccita provare paura?.
Non rispondo. Ma le parole mi ricordano il caos che mi ha circondato alle corse ieri, e non riesco a trattenere il flusso di potere che il ricordo porta con s.
Cosa volete imparare cos tanto, Adelina?, chiede Enzo.
Gli rivolgo uno sguardo da pari a pari. Tutto, rispondo, sorpresa della mia disinvoltura.
Porge le sue mani guantate. Riccioli di fumo si levano da entrambi i suoi palmi. Non sono Raffaele, mi mette in guardia. Tenetevi forte.
Improvvisamente due colonne di fuoco esplodono a ogni mio lato, rombano fino al soffitto e scappano via in due lunghe linee, imprigionandomi in un corridoio di fuoco. Inciampo all'indietro mentre muovo un passo, poi cerco di concentrarmi su Enzo. Ho fatto questo ieri, posso farlo di nuovo adesso. Tiro i fili di energia che vedo. La mastodontica sagoma di una bestia inizia a sollevarsi dal terreno.
Ma non sono concentrata che da due secondi, che Enzo si precipita da me. Del metallo scintilla in entrambe le mani, i suoi pugnali sono sguainati. Affonda verso di me. La mia concentrazione si spezza, la mia illusione svanisce. Mi getto sul terreno e mi alzo lontana dalla sua portata. Le estremit dei miei stivali hanno colpito il muro di fuoco. Sussulto per il calore, poi balzo febbrilmente lontano.
Enzo  di nuovo su di me prima che possa battere ciglio. Il metallo lampeggia davanti al mio occhio. Tiro su una mano per proteggermi e la lama incide una linea sottile e superficiale sul mio palmo. Il dolore si irradia dalla ferita.
Non sta avendo alcuna piet con me. Non  solo una sessione di allenamento accelerato,  una lezione.
Aspettate..., dico.
Alzatevi, piccola lupa, reagisce bruscamente. Il calore del fuoco rispecchia i suoi capelli cremisi.
Lotto per rimettermi in piedi. La mia mano lascia un'impronta insanguinata sul terreno. Il dolore e il terrore si fondono in me, dandomi l'energia che desidero cos tanto. Faccio leva sulla mia energia e stavolta richiamo un lupo di nebbia nera, gli occhi dorati e la bocca distorta in un ringhio. La bestia carica Enzo.
Enzo si precipita attraverso di lui, disperdendo lui e la mia concentrazione in una nuvola di fumo scuro. I filamenti scivolano fuori dalle mie mani e tornano di nuovo nel mondo. Cerco di afferrarli di nuovo, la nube di fumo scuro inizia a spostarsi formando la sagoma di un demone incappucciato. Con la mano, Enzo simula verso di me il movimento di un fendente. Il fuoco erutta davanti al mio volto. Perdo il mio appoggio e cado, colpendo duramente la schiena sul terreno. I miei polmoni lottano in cerca d'aria.
Gli abiti scuri di Enzo si fermano accanto a me. Alzo lo sguardo per vedere la sua gelida espressione spietata. Di nuovo, ordina.
Mi tornano in mente le parole di Dante, ma la sua voce suona come quella di mio padre. Non riuscirai mai a padroneggiare le tue capacit.  un caos di sagome e forme nere che somigliano a delle creature tutto quello che riesco a evocare? La rabbia e la paura mi inondano di nuovo. Mi trascino sui miei piedi. Ho superato ogni finzione ora, alla cieca mi allungo verso l'oscurit, poi sollevo le mani sopra la testa.
Enzo mi attacca di nuovo, prima che riesca a concentrarmi sui miei poteri. I suoi pugnali riflettono la luce del fuoco. Un altro taglio, stavolta una piccola ferita sul mio braccio. Il suo graffio infierisce contro la mia carne e mi invia un firmamento di stelle davanti agli occhi. Mi abbasso e scatto con sdegno lontano dal suo percorso. La paura mi annebbia la mente - i filamenti di energia sono tutti l, fili luccicanti che volteggiano dentro e tutt'intorno a me - ma non riesco a concentrarmi abbastanza a lungo da afferrarli.
Provo di nuovo. Delle sagome appaiono in aria. Di nuovo la mia concentrazione si spezza. L'assalto di Enzo  inarrestabile, un movimento fulmineo che mi atterra ogni volta che lotto per risalire. I capelli cadono fuori dallo chignon ordinato e delle ciocche si attaccano al mio volto.
Di nuovo, ordina Enzo ogni volta che cado.
Ancora.
Ancora.
Ancora.
Ci provo, lo faccio davvero. Ma ogni volta, fallisco.
Alla fine grido e balzo lontano dalle sue lame, poi mi volto e corro lungo il corridoio di fuoco. La mente si dirada. Rinuncio a provare a richiamare le mie energie. Davanti a me vedo l'ingresso della caverna, le porte chiuse. Prima che possa raggiungerle per un muro di fuoco si erge di fronte a me. Inciampo, poi crollo a terra. Adesso sono bloccata su tre lati dalle fiamme. Mi muovo in tondo per vedere Enzo camminare a grandi passi verso di me, gli abiti fluttuanti dietro di lui, il volto implacabile. Il calore attorno a me brucia gli orli delle mie maniche, annerendoli. Stavolta mi raggomitolo come una palla, tremante e sgomenta. Non riesco a concentrarmi abbastanza da fare alcunch. Lui mi ferma ogni volta. Come dovrei imparare se non mi viene data la possibilit di concentrarmi?
Ma ovviamente lui mi sta dando una lezione. Questo non  un gioco.  la realt. E quando sar nel mezzo di un combattimento, questo  ci a cui somiglier. Piagnucolo, chiudo l'occhio, mi rannicchio ancora pi saldamente e cerco di ritrarmi lontano dalle colonne di fuoco che ruggiscono intorno a me. Le lacrime scorrono spontanee lungo il mio volto.
Avverto una figura vicina. Quando apro l'occhio vedo Enzo su un ginocchio davanti a me, mentre studia il mio viso rigato di lacrime con uno sguardo di amara delusione.  questo aspetto, pi di tutto, che mi addolora.
Vi spezzate cos facilmente, dice con disprezzo. Non siete pronta, dopo tutto. Le colonne di fuoco svaniscono. Si alza e mi passa davanti, i suo abiti mi sfiorano.
Rimango sola sul pavimento della caverna, accasciata, incapace di controllare le mie lacrime. Ciocche di capelli ricadono sul viso. No. Non mi spezzo facilmente. Non mi spezzer mai. Devo trovare un modo per uscire dal pasticcio in cui mi sono cacciata, trover un modo per districarmi dalla morsa dell'Inquisizione e finalmente sar libera. Osservo la sua figura che batte in ritirata attraverso un velo di rabbia colmo di lacrime. Sono piena d'ira, l'oscurit filtra nel mio petto finch non riesco a percepire che sta fuoriuscendo da ogni fibra del mio corpo: ogni filo di energia  tirato con cos tanta veemenza che potrebbe spezzarsi. Inizio a recuperare forza. Con la coda dell'occhio vedo i miei capelli diventare di un color argento luminoso. Fremo; appiattisco le mani contro il terreno, poi inizio a scavare come se fossero artigli. Il dolore fa impennare il mio dito deforme.
Delle linee nere aggressive iniziano a strisciare lungo il pavimento della caverna. Diventano dozzine, poi centinaia, poi milioni di linee, finch riempiono tutto il pavimento e serpeggiano su per i muri. Tra le linee scure sgocciola sangue, a imitazione dei segni rossi sul mio palmo ferito. Un'ombra enorme mi ricopre. Non ho bisogno di sollevare lo sguardo per sapere ci che ho creato: ali nere, talmente grandi che paiono colmare l'intera lunghezza della caverna, si sviluppano dalla mia schiena come una coppia di fantasmi. Un sibilo basso riempie la caverna, echeggiando lontano tra i muri.
Enzo si ferma e si volta per osservarmi, gli occhi ancora induriti. Gli sorrido. Le mie gigantesche ali si frantumano in un milione di pezzi, poi ognuno si trasforma in un frammento di vetro scuro. Li invio, facendoli sfrecciare, verso Enzo. Lo attraversano, colpiscono il muro e si rompono in un'esplosione di scintille.
Enzo non fa una piega, ma reagisce sul serio. Le schegge parevano sufficientemente reali da farlo reagire. Ripiega le mani dietro di s, poi mi guarda. Meglio. Si dirige di nuovo verso di me. Ovunque vada, le linee nere sul terreno avanzano lentamente, si trasformano in mani scheletriche e cercano di afferrargli le gambe. Mi abbevero euforicamente con tutto ci, con i milioni di filamenti scintillanti davanti a me, pronti al mio comando.
Intrecciate insieme i fili, ordina Enzo mentre si avvicina di pi.
Delle fiamme compaiono dietro di lui. Mi tiro in piedi e faccio un passo allontanandomi da lui finch la mia schiena tocca il muro della caverna.
Andate avanti. Fate qualcosa per me che sia pi di una sagoma scura. Create qualcosa di colorato.
Ancora immersa nella mia rabbia e nella mia paura prendo i fili che vedo e li incrocio, disegnando ci che appare nella mia mente. E proprio in quel modo - lentamente, dolorosamente - una nuova creazione emerge davanti a me. Enzo mi ha quasi raggiunta. Tra noi disegno qualcosa di rosso, di un rosso talmente cremisi che il suo colore mi acceca. Il rosso muta in petali, ciascuno sovrapposto in cima all'altro, coperto da gocce di rugiada scure. Sotto di essi degli stami a spirale verde coperti di spine. Enzo si ferma davanti all'illusione volteggiante. La osserva per un momento, poi si allunga per toccarla. Tiro i fili in aria. Il sangue scaturisce dai suoi guanti, sgocciolando dai suoi palmi sul terreno, imitando il sangue autentico sul mio palmo. Mi ricordo il giorno in cui ho chiuso la mia mano attorno alle spine della rosa nel giardino di mio padre.
Sto imparando a simulare la realt.
Enzo fa un passo in avanti. Oltrepassa l'illusione della rosa, poi si ferma a trenta centimetri da me. Il sangue scompare dai suoi guanti. Lo osservo con baldanza. Tengo il cuore spalancato, assaporando il flusso di emozioni oscure che mi riempie fino all'orlo. Il calore del fuoco mi arrossa le guance.
Enzo annuisce una volta. Molto bene, mormora. Per la prima volta pare colpito.
Sono pronta, rispondo con stizza. Con mio disappunto il volto  ancora umido di lacrime. Non ho paura di voi. E se mi date una possibilit, posso mostrarvi quello di cui sono capace.
Enzo si limita a osservarmi. Cerco i suoi occhi, vedendo ancora una volta quella strana espressione in agguato dietro i suoi lineamenti freddi, qualcosa che va oltre il suo desiderio di sfruttare il mio potere. Qualcosa che pare quasi... familiare. Ci fissiamo reciprocamente per un lungo momento. Alla fine stende le braccia verso l'alto e dolcemente mi asciuga una lacrima.
Non piangete, dice, la voce ferma. Siete pi forte di tutto ci.

Adelina Amouteru

Quando il mondo era giovane,
gli di e le dee partorirono gli angeli,
Gioia e Cupidigia, Bellezza, Compassione e Dolore,
Paura e Rabbia, scintille d'umanit.
Percepire le emozioni, pertanto, essere umani,
significa essere figlio degli di.

La nascita degli angeli, autori vari

Il temporale finalmente passa lasciando sul suo cammino una martoriata Estenzia, le tegole dei tetti spezzate, i templi allagati, le navi danneggiate, morti e moribondi. Mentre la gente si riversa nei templi, altri si radunano nelle piazze di Estenzia. Teren guida il pi grande di questi raduni. Riesco a vedere tutto dai balconi della Corte Fortunata.
Abbiamo permesso che una creatura imperfetta vincesse le corse di qualificazione, dice. E guardate come ci hanno punito gli di. Sono arrabbiati con gli abomini a cui consentiamo di camminare tra noi. La gente ascolta in un silenzio lugubre. Altri iniziano a gridare insieme sollevando in risposta i loro pugni. Dietro Teren ci sono tre giovani creature imperfette, uno di loro a malapena uscito dall'infanzia. Probabilmente li hanno ripescati dai ghetti della citt. Sono legati insieme a un palo eretto al centro della piazza e le loro bocche sono imbavagliate. I loro piedi sono nascosti in mezzo a una catasta di legname. Un paio di sacerdoti li affiancano, prestando la loro silenziosa approvazione.
Teren solleva la torcia nelle sue mani. La luce del fuoco getta una sfumatura arancione nelle sue iridi pallide. Queste creature imperfette sono accusate di essere delle lite, di essere tra coloro che hanno attaccato gli inquisitori durante le corse. L'Inquisizione li ha ritenuti colpevoli.  nostro dovere spedirli negli inferi, per mantenere la nostra citt al sicuro.
Getta la torcia nella catasta di legno. Le creature imperfette scompaiono, gridando, dietro una cortina di fuoco.
Da oggi in poi, grida Teren al di sopra del crepitio delle fiamme, tutte le famiglie e gli esercizi commerciali di creature imperfette pagheranno una tassa doppia alla corona, come risarcimento della sfortuna che causano alla nostra societ. Il rifiuto sar visto come motivazione sufficiente per sospettare di lavorare con le Giovani lite. I trasgressori saranno immediatamente trattenuti.
Non riesco a vedere i membri della Compagnia da qui, ma so che stanno osservando il rogo dai tetti. So che proprio ora Dante sta incoccando frecce al suo arco, preparandosi a sottrarre ogni creatura imperfetta al suo supplizio. Cerco di non rimuginare sul perch non rischino per salvarli.
Il giorno successivo una folla inferocita abbatte il negozio appartenente alla famiglia di una creatura imperfetta. Le strade sono disseminate di vetri rotti.
Le mie lezioni accelerano.
Enzo mi prende sotto la sua tutela, giungendo a Corte la sera tardi o la mattina presto. Solo quando Gemma me lo rivela sottovoce apprendo che Enzo non ha mai allenato nessuno in questo modo prima di allora. Le sue parole vorrebbero essere incoraggianti, ma tutto ci che posso fare  giacere sveglia la notte, temendo il momento in cui dovr vedere di nuovo Teren.
Per affinare le mie doti illusorie, Enzo chiama Michel, l'Architetto. Ridicolo, dice Michel durante la nostra prima sessione insieme. Possiede l'occhio del pittore, e con quello critica il mio lavoro. La definite una rosa? Le ombre sono tutte sbagliate. I petali sono troppo spessi e la consistenza  troppo rigida. Dov' il profumo? Il tocco delicato della vita?.
Michel mi obbliga a creare delle piccole illusioni, pi piccole che posso. Questo mi aiuta a concentrare la mia attenzione senza impoverire la mia energia, permettendomi di focalizzarmi su tutto a scala ridotta, ai dettagli che normalmente non considero. Apprendo come creare illusioni di piccoli fiori, chiavi, piume, l'apparenza di una scheggia di legno, le rughe della pelle nell'articolazione del dito. Mi ricorda che quando voglio imitare un oggetto reale ho bisogno di pensare come un pittore: un sasso levigato non  del tutto liscio, ma coperto da minuscole imperfezioni, il bianco non  bianco, ma raggruppa una dozzina di diverse sfumature di gialli, viola, grigi, blu; il colore della pelle muta a seconda di quanta luce vi splenda sopra; un viso non  mai del tutto fermo, ma  composto da piccoli, incessanti tremolii di movimenti a cui non prestiamo mai attenzione una seconda volta. I volti sono la cosa pi complessa. L'errore pi lieve e il viso appare innaturale, inquietante e ingannevole. Evocare la scintilla della vita negli occhi di un individuo  quasi impossibile.
Le parole di Michel echeggiano quelle di Raffaele. Imparo a vedere. Inizio a notare tutte le cose che prima non erano l. A questo si aggiunge un altro pensiero: se riesco a padroneggiare i miei poteri, forse potr affrontare Teren la prossima volta con qualcosa di pi che delle informazioni sleali. Magari la prossima volta riuscir davvero ad attaccarlo. Il pensiero mi sprona a esercitarmi con energia febbrile.
Trascorro ogni momento di veglia facendo pratica. Talvolta mi esercito da sola e altre volte osservo mentre Enzo si allena con Lucent e Dante. Ogni tanto Gemma mi prende da parte, lavorando con me mentre gli altri duellano. Gemma  l'unica che mi insegna come rilassare la mente, al fine di percepire meglio le menti di coloro che mi circondano.
Perch non duellate con loro?, le chiedo. Oggi ha con s un enorme gatto selvatico che ringhia.
Gemma mi sorride, poi guarda in basso verso il gatto. Si districa da solo dalle gambe di lei e viene lentamente verso di me. Mi ritraggo dal suo muso selvatico, ma lui strofina la sua testa contro la mia gamba e si sistema ai miei piedi.
Non sono una lottatrice, risponde Gemma, piegando le braccia. Mio padre pensa che abbia delle mani magnifiche e non vuole che le rovini, ma che le conservi per quando mi trover uno spasimante adatto. Solleva in alto le sue mani con enfasi, e infatti sono proprio belle e delicate. Per un attimo ho dimenticato che Gemma, a differenza di Lucent e dell'ex soldato Dante,  una signora di buona famiglia.  la sola cosa che l'ha risparmiata dalla collera dell'Inquisizione dopo l'incidente alla corsa. Avverto anche una fitta di gelosia al pensiero che la sua famiglia sembri molto gentile e incoraggiante. Non ho mai considerato che qualcuno potesse davvero amare i propri figli imperfetti.
Il gatto si arrotola attorno alle mie gambe, soffiandomi prima di ritornare da Gemma. Stupida creatura, penso a denti stretti. Guardo Gemma. Perch avete sempre animali diversi con voi?
Sono loro che mi seguono. Talvolta mi  pi facile stabilire un legame con determinati animali, fino al punto in cui lo faccio involontariamente. Questo essere mi ha tallonata per tutto il percorso dalla villa di mio padre. Gratta affettuosamente la testa dell'animale e lui in risposta fa le fusa. Non rimarr per sempre. Ma nel frattempo mi godr la sua compagnia.
Volgo di nuovo la mia attenzione al duello. Osserviamo il combattimento per un po', finch Gemma si schiarisce la gola e la guardo di nuovo. Stavolta la sua espressione distesa ha lasciato posto a qualcosa di pi serio.
Non vi ho mai ringraziata a dovere per ci che avete fatto nella piazza delle corse, dice.  stato imprudente, coraggioso e mozzafiato. Io e mio padre vi siamo entrambi grati.
Suo padre deve essere un mecenate della Compagnia, dal modo in cui lei ne parla. Le sue parole gentili suscitano calore in me, e mi ritrovo a ricambiare il sorriso. L'oscurit in me si affievolisce per un attimo. Lieta di essere stata d'aiuto, rispondo. Sembravate un po' infelice l fuori.
Gemma arriccia il naso. Non  stato il mio momento migliore. Poi ride.  un suono gioioso e argentino, la risata di qualcuno che  amato. Malgrado tutto, non riesco a trattenermi dal ridere con lei.

Vi siete affezionata a Gemma, mi dice Raffaele il giorno successivo, mentre camminiamo insieme nelle catacombe sotterranee. Oggi i suoi capelli sono legati alti sulla testa in un elegante nodo scuro, che lascia scoperto il suo collo slanciato. Indossa un abito blu acceso bordato d'argento. Riesco a vedere solo la parte di lui illuminata dalla luce della lanterna, e la visione mi turba, facendomi sentire come se l'oscurit stesse cercando di ingoiarci per intero.
 facile amarla, dico dopo un po'. Non mi piace ammetterlo. Non dovrei proprio accostarmi cos tanto a nessuno dei membri della Compagnia.
Raffaele si volta per rivolgermi un rapido sorriso, poi distoglie nuovamente lo sguardo. I tunnel si dividono di nuovo qui. Vedete?. Si ferma per sollevare la lanterna e nelle tenebre vedo il sentiero davanti a noi che si biforca in due, i muri costeggiati da file interminabili di urne. Raffaele sceglie il sentiero sulla destra. Ora camminiamo sotto la piazza dei Dodici Di, la pi grande piazza del mercato della citt. Se ascoltate pi da vicino potete sentire del trambusto. Ci troviamo abbastanza vicini alla superficie.
Ci fermiamo entrambi ad ascoltare e, come predetto da Raffaele, alla fine distinguo le grida evanescenti della gente che vende le proprie merci: calze e dolci, polveri per i denti e sacchetti di nocciole arrostite nel miele. Annuisco. Tutto il tempo trascorso recentemente con Raffaele  stato dedicato al conoscere le catacombe.  venuto fuori che la principale caverna sotterranea  collegata a un labirinto pi ampio di tunnel. Molto pi ampio.
Continuiamo a camminare, memorizzando una diramazione dopo l'altra, un favo di sentieri placidi che corrono paralleli alla superficie in fermento del mondo esterno. Osservo gli affreschi sulle pareti cambiati nel tempo. Pare che le pareti si chiudano su di me, pronte a seppellirmi con le ceneri delle generazioni passate. Senza l'aiuto di Raffaele so con assoluta certezza che morirei quaggi, persa nel labirinto.
Questo sentiero conduce a una porta nascosta sotto i templi, dice Raffaele mentre oltrepassiamo un'altra diramazione. Il sentiero opposto vi condurr alla villa settentrionale di Enzo. Fa un cenno verso il tunnel scuro davanti a noi. Esiste persino un tunnel che viene usato per rifugiarsi sotto la Torre dell'Inquisizione, sebbene sia sigillato da molti decenni.
Ammutolisco quando viene menzionata la Torre. Raffaele nota il mio disagio. Camminiamo a lungo nell'oscurit senza dire nulla.
Alla fine ci fermiamo davanti a un vicolo cieco. Raffaele fa scorrere delicatamente le sue dita lungo il bordo del muro. Trova una piccola scanalatura nella pietra e poi gli d una bella spinta. Il muro oscilla leggermente di lato e la luce sgorga dall'interno. Strizzo gli occhi.
E questo, dice Raffaele, prendendo la mia mano,  il mio sentiero preferito.
Entriamo nel muro aperto e ci troviamo in piedi all'ingresso di un tunnel: la pietra antica sprofonda dritta nell'acqua del canale, un luogo tranquillo, nascosto, che guarda fuori oltre il porto principale e l'inizio del Mare del Sole. Delle gondole lontane scivolano sull'acqua dorata.
Oh, sussurro. Per un istante dimentico i miei guai.  meraviglioso.
Raffaele si siede su un gradino proprio al di sopra dell'acqua e io seguo il suo esempio. Per un po' non diciamo nulla, ascoltando l'acqua lambire dolcemente la pietra.
Venite qui spesso?, gli chiedo dopo qualche minuto.
Annuisce. I suoi occhi multicolore si concentrano su un molo distante dove si erge la sagoma nebulosa del palazzo. La luce delinea le sue lunghe ciglia. Nei giorni tranquilli mi aiuta a pensare.
Sediamo in un silenzio rassicurante. In lontananza le canzoni dei gondolieri fluttuano verso di noi. Mi ritrovo a canticchiarle con loro, la melodia della ninna nanna di mia madre mi arriva istintivamente alle labbra.
Raffaele mi osserva col suo sorrisetto, gli occhi luminosi pieni d'interesse. Cantate spesso quella canzone, dice dopo un momento. La ninna nanna della Ragazza del fiume. La conosco.  una canzone incantevole.
Annuisco. Mia madre me la cantava quando ero molto piccola.
Mi piace quando la cantate. Calma la vostra energia.
Mi fermo, imbarazzata. Deve essere in grado di percepire il mio senso di malessere amplificato fin dai giorni scorsi, mentre il mio prossimo appuntamento con Teren si avvicina. Non sono molto brava. Non possiedo la sua voce. Sto per raccontargli di mia sorella, di come la voce di Violetta suoni simile a quella di mia madre, ma poi ricordo dov' mia sorella adesso. Ingoio le parole.
Raffaele non commenta la mia energia stavolta. Magari pensa che il pensiero di mia madre mi intristisca. Potete cantarla per me?, gli chiedo per distrarmi. Non vi ho mai sentito prima.
Inclina il capo verso di me nel modo che mi fa arrossire. La mia vena passionale si rimescola. I suoi occhi tornano a guardare verso l'acqua. Canticchia per un po', poi canta i primi versi della cantilena. Le mie labbra si schiudono al suono della sua voce, alla dolcezza della melodia, al modo in cui la lirica aleggia in aria, luminosa, chiara e colma di desiderio. Quando la canto io, la canzone fuoriesce come un insieme di note individuali, ma quando la canta lui, le note si accordano armoniosamente e diventano musica. Riesco a sentire mia madre nelle parole. Mi torna in mente il ricordo di un caldo pomeriggio nel nostro giardino assolato, mia madre che danza con me cantando la ninna nanna. Quando mi cattura mi volto per abbracciarla e mi nascondo nel suo vestito.
Mamma, mamma, le grido. Sarete molto triste quando sar cresciuta?
Mia madre si china e mi tocca il viso. Le sue guance sono umide. S, tesoro mio, risponde. Sar molto triste.
La melodia termina e Raffaele lascia che l'ultima nota si dissolva in aria. Mi rivolge un'occhiata. Capisco che le lacrime mi stanno offuscando la vista e muovo le braccia verso l'alto per spazzarle via frettolosamente. Grazie, mormoro.
Non c' di che. Mi sorride in risposta e c' dell'affetto sincero nella sua espressione.
Per un attimo provo qualcosa che non ho mai percepito al di fuori della Compagnia. Qualcosa che sto scoprendo solo ora, circondata da giovani sconosciuti che mi ricordano me stessa. Gentilezza. Senza alcun secondo fine.
Riesco a vedere una vita per me qui, come una di loro.
 un modo molto, molto pericoloso di pensare. Come posso essere loro amica con quello che sto facendo? Pi mi avvicino, pi difficile sar la prossima volta che andr da Teren, il quale si aspetta che gli consegni ci che gli ho promesso. Ma pi a lungo se ne sta lontano e pi forte e audace divento. Ritorno a osservare il paesaggio con Raffaele, ma la mia mente vortica. Ho bisogno di trovare una via d'uscita, di scovare Violetta senza dare a Teren le sue informazioni. E il solo modo  raccogliere il coraggio per dire la verit alla Compagnia.

Le sessioni di Raffaele con me evocano passioni gentili, ma niente di ci che faccio con chiunque altro si avvicina alle mie sessioni d'allenamento con Enzo.
Enzo spinge duramente sulle mie emozioni. Mi insegna come creare un'illusione di fuoco realistica, come far baluginare una fiamma, come il colore di essa muti dal rosso al dorato, al blu, al bianco. Mi muovo di continuo a zig zag finch non sono esausta.
I vostri colpi non sono precisi, reagisce bruscamente una notte, mentre mi insegna le nozioni base nell'allenarmi con una spada di legno. Concentratevi. I nostri scontri echeggiano nella caverna vuota. Mi fa saltar via dalla mano l'arma tirando una stoccata senza alcuno sforzo, poi la calcia in aria e la scaglia ancora contro di me. Scatto per afferrarla, ma la mia vista debole comprende che l'ho mancata di alcuni centimetri buoni. Il legno colpisce il mio polso. Faccio una smorfia. A quest'ora tutto ci che voglio fare  andare a letto.
Chiedo scusa, Vostra Altezza, rispondo a tono, ignorando il dolore. Maledizione, mi attacca sempre dal lato in cui sono cieca. So che cerca di farmi arrabbiare di proposito, per rafforzare il mio potere, ma non mi importa. Sono la figlia di un mercante. Non sono esattamente stata addestrata per combattere.
Non state combattendo. State imparando le nozioni base per difendervi. Le Giovani lite hanno molti nemici. Enzo mi punta contro la spada. Ancora.
Colpisco. Evoco la sagoma scura di un lupo e la scaglio contro di lui, sperando di confonderlo. Non accade. Scansa il mio colpo con facilit, poi balza indietro, scontrandosi due volte con me finch ci troviamo vicini al muro della caverna. Fa una rotazione e strappa un pugnale direttamente dal suo stivale. Questa seconda lama si ferma a un pelo dal mio collo.
La mia rabbia aumenta. Che senso ha mettere a confronto un agnello contro un assassino esperto? Evoco l'illusione di fumo che esplode intorno a noi. Poi faccio un movimento che mi ha insegnato lui, afferro il suo pugnale e punto alla sua gola.
La sua mano serra forte il mio polso prima che possa creare un contatto. Il calore divampa dentro di me. Qualcosa di affilato batte contro il mio petto. Quando guardo in gi vedo una spada puntata al di sopra delle mie costole. Non dimenticate un'arma solo perch ce n' un'altra, dice. Un'ombra di approvazione lampeggia nei suoi occhi. O vi troverete infilzata in men che non si dica.
Allora forse dovreste sapere quali armi sono vere, rispondo. Il pugnale che sto tenendo vicino alla sua gola svanisce in uno sbuffo di fumo. Il pugnale autentico che ho preso da lui  nell'altra mano, che adesso premo contro il suo fianco.
Enzo mi studia con un'espressione pensierosa. Poi sorride, un sorriso vero, pieno di sorpresa e divertimento. Scalda il suo viso per intero. La mia paura  improvvisamente sostituita dalla gioia, la soddisfazione finalmente di piacergli. Con attenzione lascia cadere l'arma di legno, allontana la mia mano dal suo fianco e corregge la mia presa sul manico del pugnale. Il calore mi pervade. Il suo petto preme contro la mia spalla e il mio fianco; la sua mano guantata copre la mia. Un'impennata di passione squarcia la mia oscurit e il colore del fumo intorno a noi muta da nero a rosso.
Cos, mormora, modellando la mia mano nella presa corretta. Non dice nulla circa il mutamento di colore del fumo.
Rimango in silenzio e faccio come dice. Il calore che trasuda dalle sue dita alle mie  delicato tanto quanto l'acqua bollente su un corpo dolorante.
Create nuovamente un pugnale, bisbiglia. Voglio dargli una bella occhiata.
Con la rabbia che si agita ancora e il suo tocco che mi provoca dei fremiti, raduno la mia concentrazione. Tirare  pi facile ora. Davanti ai nostri occhi compare l'abbozzo di un pugnale. Vacilla e luccica, non del tutto formato, poi lo riempio di dettagli, dipingendo l'impugnatura di cremisi, le scanalature sull'elsa, il levigato splendore della lama e il solco per far scorrere il sangue che lo taglia nel mezzo. Lo rendo solido. Il filo della lama  perfettamente affilato. Lo ruoto a mezz'aria finch punta verso di noi.
Non c' quasi pi differenza tra illusione e realt.
Guardo al mio fianco per vedere lo sguardo di Enzo fisso sul falso pugnale. Il suo cuore batte attraverso il tessuto dell'abito, a ritmo contro la mia pelle. Meraviglioso, mormora. In qualche modo credo di udire un doppio significato dietro quella parola.
Mi lascia andare, poi rinfodera i suoi pugnali con un gesto plateale. Il sorriso se n' andato.  abbastanza per oggi, dice. Non si d pena di incontrare il mio sguardo, ma la sua voce ora  diversa. Pi dolce. Continueremo domani.
Un impulso improvviso mi colpisce. Il volto di Teren galleggia nei miei pensieri, poi varia diventando una visione di mia sorella. Non so da dove provenga questo impulso, se sia la parte di me animata dalla passione o dall'ambizione, ma tendo le braccia verso di lui con la mia energia prima che riesca a trattenermi. Enzo si ferma, poi d un'occhiata verso di me con un sopracciglio inarcato. S?, chiede semplicemente.
Silenzio. Tutta la mia tensione repressa nelle due settimane precedenti ora arriva alla testa e mi ritrovo a lottare per far uscire le parole. Diglielo. Questa  la tua opportunit.
Digli la verit.
Enzo mi osserva con sguardo paziente e penetrante.
Le parole sono l, proprio sulla punta della mia lingua. L'Inquisizione mi ha obbligata a spiarvi. Mastro Teren Santoro tiene in ostaggio mia sorella. Dovete aiutarmi.
E poi, mentre fisso gli occhi di Enzo ricordo il calore del suo potere. Provo a parlare di nuovo. E ancora le parole si bloccano sul nascere.
Alla fine ce la faccio a dire qualcosa. Ma ci che esce : Quando andr in missione?.
Enzo stringe gli occhi a quella richiesta. Fa alcuni passi lenti in avanti finch siamo separati di circa mezzo metro. Il mio cuore batte furiosamente. Sono una stupida. Perch ho detto cos?
Se dovete chiederlo, risponde Enzo, allora non siete pronta.
Io.... Il momento  svanito. La verit che era stata cos vicina sulle mie labbra ora si ritrae nuovamente lontana, sepolta sotto le mie paure. Le guance bruciano per la vergogna. Pensavo che mi avreste detto di venire, cerco di terminare.
Perch dovrei volervi con me in missione, piccola lupa?, dice con calma.
Un'ondata di passione mi percorre, tagliando la tensione che combatte dentro il mio petto. Perch vi ho colpito, rispondo.
Enzo rimane silenzioso. Poi una delle sue mani guantate tocca il mio mento, inclinandolo dolcemente verso l'alto, mentre l'altra  appoggiata contro il muro di pietra accanto alla mia testa. Fremo alla sua presa. Cos' quella strana luce nei suoi occhi? Mi guarda come se mi conoscesse da poco. Lotto contro il bisogno di coprire il lato del mio viso orribilmente segnato dalla cicatrice.
 cos?, bisbiglia ancora. Si china pi vicino, cos vicino che ora le sue labbra aleggiano proprio sopra le mie, sospese nello spazio prima di un bacio, provocandomi. Forse mi sta testando di nuovo. Se non mi muovo del tutto, ci toccheremo. Il calore mi percorre scorrendo attraverso la sua mano, inondando ogni vena del mio corpo e colmandomi i polmoni di fuoco. La mia energia ruggisce nelle orecchie. Sono nel mezzo di un oceano, colpita da ogni lato da correnti incandescenti. Allo stesso tempo avverto un flusso di qualcosa di nuovo, qualcosa di cui ho provato solo un accenno durante il mio primo test con la Compagnia. La parte di me che ha risposto alla pietra della roselite, alla passione e al desiderio ora si desta. L'energia che scaturisce affluisce nel mio petto, minacciando di schizzare fuori dalla mia pelle, rendendo la mia presa o i miei poteri instabili. Delle illusioni casuali compaiono intorno a noi, lampi di foresta e notte e oceano scuro. Sono riconoscente al muro dietro di me. Se non l'avessi per appoggiarmi contro, sono certa che mi sarei accasciata sulle mie ginocchia.
C' qualcosa che dovrei sapere?, immagino che chieda Enzo.
E per un attimo sono cos convinta che lo dica ad alta voce che quasi confesso tutto.
Poi Enzo si allontana. Il calore che mi percorre si dissolve, mentre lui recupera la sua energia, lasciandomi fredda e dolorante. Le mie illusioni svaniscono. Per la prima volta da quando lo conosco, non  il glaciale, sicuro di s, letale Mietitore...
C' un baluginio di vulnerabilit in lui, persino colpa. Lo fisso ancora con la medesima confusione. Le mie guance sono ancora accaldate. Cos' accaduto tra noi?  il capo della Compagnia del Pugnale, il principe ereditario, un noto assassino, il potenziale futuro sovrano. E tuttavia, in qualche modo, sono riuscita a turbarlo. Lui mi ha scombussolata. Il segreto non detto rimane pesantemente tra noi, un abisso oscuro.
Poi il suo momento di vulnerabilit si affievolisce e riprende il distacco cos familiare. Vedremo per quanto concerne le vostre missioni, dice, come se non fosse accaduto nulla. Magari  cos, forse il nostro piccolo momento non  stato niente di pi che un'illusione che ho evocato per sbaglio, come ogni altra cosa che spunta intorno a noi. Come lo spettro di mio padre.
Le mie spalle si afflosciano a quella risposta. Non dico nulla in risposta. Forse ho a malapena evitato la morte certa.
Enzo mi rivolge un cenno educato, poi si volta ed esce dalla caverna, lasciandomi sola col mio cuore martellante. Quando guardo di fianco a me, noto che il muro dove era appoggiata la sua mano adesso  annerito e carbonizzato dalla sua impronta.

Raffaele Laurent Bessette

Qualche cambiamento nel giudizio su di lei?, chiede Enzo a bassa voce.
Raffaele distoglie lo sguardo dal principe. Entrambi sono in piedi all'ingresso delle caverne, e osservano alcuni membri del gruppo che si allenano. I loro sguardi sono concentrati sulla stessa cosa: Adelina, che siede in un angolo con Michel e si esercita a intrecciare filamenti della sua energia in piccoli oggetti familiari. Un anello d'oro. Un coltello. Un pezzo di merletto. Con ogni gesto Raffaele sente l'energia di lei spostarsi. Osservarla imparare a creare illusioni gli ricorda l'energia che avverte quando osserva Michel al lavoro. Cercare di imitare la vita. Mentre lei prosegue, Michel critica il suo lavoro con una fila di insulti poco convinti, ma Raffaele riesce a capire che il giovane pittore  colpito da lei. L accanto Lucent smette di allenarsi adesso e lancia le sue sfide a Adelina. Fai un talento d'oro!, Fai un uccello!, Fai una statua!. Adelina l'asseconda, le sue illusioni crescono in complessit. Lucent annuisce con ammirazione.
Adelina aveva ragione, risponde alla fine Raffaele, notando le crescenti amicizie. Forse l'aveva giudicata male all'inizio. La stavo addestrando troppo lentamente affinch lavorasse sul serio con i suoi poteri.
Enzo annuisce, d'accordo con lui. Sta imparando a un ritmo che non ho mai visto.
Le parole mettono a disagio Raffaele. Ripensa al modo in cui lei ha reagito all'ambra e alla pietra di luna, a come lui aveva messo in guardia Enzo quella notte di liberarsi di lei. Pensa a quegli inquietanti movimenti nell'oscurit di lei recentemente, a come la nuova velocit di allenamento stia interessando la sua energia, a quanto frequentemente appaia ansiosa, spaventata e sola. Le emozioni trapelano da lei. Qualcosa di Adelina... esiste una fragilit sotto il guscio scuro che lei ha iniziato a costruire attorno a s, una piccola luce residua. Una luce che vacilla in modo incerto di giorno in giorno.
Esiste una ragione per cui l'ho allenata molto lentamente, lo sapete, dice Raffaele dopo un attimo.
Enzo lo guarda. La stavate trattenendo di proposito.
La stavo trattenendo per proteggere noi. Raffaele sceglie con attenzione le parole successive.  vero, pu diventare la pi potente di tutti noi. Pu gi creare illusioni che ingannano occhi e orecchie. Alla fine comprender che pu anche ingannare il gusto, l'odore e il tatto degli altri. Lancia a Enzo uno sguardo di traverso. Sapete cosa significa, vero?
Sar in grado di ingannare un uomo assetato fino a fargli bere un liquido metallico. Sar capace di far provare a qualcuno un dolore che non esiste.
Raffaele rabbrividisce a quelle eventualit. Sinceratevi che il controllo che apprende non offuschi la sua lealt verso di voi. Adelina pu essere molto affine a paura e odio, ma lo  anche con passione e ambizione. La combinazione la conduce all'avventatezza, la rende inaffidabile e affamata di potere.
Enzo guarda mentre Adelina lentamente evoca l'illusione dettagliata di un lupo, cos realistico che pare che l'animale sia realmente l in piedi sul pavimento della caverna. Michel applaude in segno di approvazione. Sar magnifica, risponde.
Stavolta Raffaele avverte lo spostamento dell'energia di Enzo nell'accennare a Adelina, lo sfarfallio di un'emozione di solito non associata al Mietitore. Non da anni, almeno.  accaduto qualcosa tra loro, comprende. Qualcosa di pericoloso.
Lei non  Dafne, gli ricorda dolcemente Raffaele.
Enzo lo guarda e in un attimo Raffaele avverte una fitta di profonda compassione per il giovane principe. Gli affiora alla mente il ricordo di un pomeriggio quando aveva accompagnato Enzo in farmacia per vedere la giovane assistente del negozio. Quando aveva fatto da testimone alla proposta di Enzo. Malgrado una pioggia silenziosa cadesse fuori dal negozio, il sole risplendeva ancora, dipingendo il mondo di un alone di luce scintillante. Dafne aveva riso per l'affetto negli occhi di Enzo, aveva canzonato la delicatezza della voce di lui, e lui aveva riso con lei. Raffaele l'aveva vista di sfuggita toccare la guancia di Enzo e tirarlo vicino.
Sposatemi, le aveva detto Enzo. Lei l'aveva baciato in risposta.
Dopo che lei era morta, Raffaele non aveva pi percepito quell'emozione nel cuore di Enzo.
Finora.
Alla fine Enzo accenna un rapido saluto e si volta per andarsene. Preparatela, dice a Raffaele prima di andare. Verr con noi alle Lune di Primavera.
Adelina Amouteru

Ho preso parte alle lune di Primavera per la prima volta,
ed  stato come se fossi giunta in una terra strana.
La gente si era trasformata in visioni di fate e demoni.
Non riesco a decidere se voglio rimanere o andarmene.

Lettera da Amendar di Orange a sua sorella,
durante il suo secondo viaggio a Estenzia

C' stato un tempo durante la mia infanzia, un periodo breve, in cui mio padre era gentile con me. L'ho sognato stanotte.
Ho tredici anni. Mio padre si sveglia di buonumore, poi viene nella mia camera da letto e spalanca le tende per far entrare la luce. Lo guardo cautamente, incerta su cosa lo abbia condotto a quel cambiamento improvviso. Violetta gli ha detto qualcosa?
Vestiti, Adelina, dice, sorridendomi. Oggi ti condurr al porto con me. Poi se ne va, canticchiando tra s.
Il mio cuore vacilla per l'eccitazione. Sta succedendo davvero? Pap porta sempre Violetta al porto, per osservare le navi e acquistarle dei regali. Io rimango sempre a casa. Resto seduta nel letto qualche istante, ancora incerta, e poi balzo sul pavimento e mi precipito alla cassettiera. Scelgo il mio abito preferito, un vestito di seta di Tamouran blu e crema, e lego due lunghi nastri di tessuto blu attorno ai miei capelli, appuntandoli in alto dietro la testa. Magari Violetta verr con noi, penso. Me la svigno dalla mia stanza per andare nella sua, aspettandomi che anche lei sia pronta.
Violetta  ancora a letto. Quando le dico dove stiamo andando pare sorpresa, poi preoccupata. Stai attenta, dice.
Ma sono cos felice che mi limito a farle una smorfia. Sembra gentile in questa occasione, ma  solo perch  gelosa del fatto che lei non venga. Mi allontano. Gli avvertimenti di Violetta svaniscono dai miei pensieri.
La giornata  meravigliosa, piena di colori luminosi. Mio padre mi conduce a fare un giro sul canale. Mi aiuta a scendere dalla gondola. Il porto brulica di gente, mercanti che gridano perch le loro merci siano spedite all'indirizzo giusto, negozianti in piedi davanti alle loro bancarelle che richiamano la curiosit dei passanti, bambini che inseguono cani. Mio padre mi tiene per mano. Mi affretto con lui, ridendo alle sue battute, sorridendo quando so che dovrei sorridere. Nel profondo sono spaventata. Questo non  normale. Mio padre compra per entrambi una ciotola di riso dolce aromatizzato con latte e miele e ci sediamo insieme per osservare i carpentieri e gli operai catramatori che lavorano su una nuova nave. Chiacchiera animatamente, dicendomi quanto sia severa Estenzia sulla qualit delle sue navi, di quante funi e vele e rocchetti siano classificati con etichette e colori che identificano il mastro artigiano responsabile. Non capisco tutto ci che dice, ma non oso interromperlo. Mi aspetto che diventi violento. Ma oggi mio padre pare cos sereno che non riesco a non soccombere a quell'incantesimo, concedendomi di credere completamente che finalmente sia felice con me.
Magari le cose saranno diverse d'ora in poi. Forse ho solo commesso degli errori finora.
Alla fine, quando il sole inizia a scendere all'orizzonte, torniamo alle gondole e ci dirigiamo verso casa. Adelina, dice mentre sediamo insieme, oscillando e cigolando con la corrente. Prende il mio viso tra le sue mani. So chi sei per davvero. Non hai bisogno di essere spaventata.
Il mio sorriso rimane, sebbene il mio cuore esiti. Cosa intende?
Mostrami ci che puoi fare, Adelina. So che deve esserci qualcosa dentro di te.
Lo fisso di nuovo in un silenzio confuso, il mio sorriso stupido  ancora sulle labbra. Quando non rispondo l'espressione gentile di mio padre inizia a svanire.
Andiamo, mi persuade. Non devi essere spaventata, piccola. La sua voce si abbassa. Mostrami che non sei una creatura imperfetta comune. Vai avanti.
Lentamente inizio a comprendere che ha usato la gentilezza per persuadere il mio potere a venir fuori. Magari ha gi persino fatto una scommessa con qualcuno, qualcuno che pagherebbe mio padre per me se potessi dimostrare qualche strana abilit. Il mio sorriso trema come il mio cuore. Ha provato con la violenza e ha fallito nel risvegliare un potere in me. Adesso vuole tentare con l'affetto. Stai attenta, mi aveva detto Violetta. Vedete che stupida sono?
Tuttavia, provo. Voglio cos tanto compiacerlo.
Il giorno successivo ripetiamo la stessa cosa. Mio padre  stranamente gentile e attento, mi tratta come se vedesse Violetta davanti a s invece di me. Violetta non dice niente di pi e sono sollevata. So cosa vuole da me. E sono cos affamata da accettare questa falsa gentilezza, e mi sforzo ogni giorno, pi intensamente che posso, a evocare qualcosa per compiacere mio padre.
Non succede mai.
Alla fine, settimane dopo, il buonumore di mio padre finisce. Prende il mio volto tra le sue mani un'ultima volta su quella carrozza di ritorno a casa. Mi chiede di mostrargli cosa posso fare. E di nuovo fallisco. La carrozza sbanda in un silenzio imbarazzante e spiacevole.
Dopo un po' la mano di mio padre abbandona il mio viso. Mi scansa, sospira e guarda fuori dal finestrino il paesaggio che sfila.
Inutile, mormora, la voce cos tranquilla che a malapena lo sento.
La mattina successiva giaccio a letto e anticipo l'arrivo di mio padre con un sorriso in volto. Oggi  il giorno, dico a me stessa. Stavolta sono determinata a compiacerlo, e la sua gentilezza riuscir a convincere qualcosa di utile a uscire da me. Ma lui non viene. Quando finalmente scendo dal letto e lo trovo, mi ignora. Ha smesso di andare alla ricerca di qualcosa che lo soddisfi in me. Violetta mi vede nel corridoio. La distanza tra noi  schiacciante. I suoi occhi sono grandi e scuri, addolorati. Il suo volto, come al solito,  perfetto. In silenzio distolgo lo sguardo da lei.

Le mie due settimane sono giunte e passate.
Durante tutto quel periodo non ho trovato una sola occasione per fare una visita a Teren alla Torre dell'Inquisizione. Magari l'ho evitato di proposito. Non lo so. Tutto quel che so  che il mio tempo  finito, e che lui mi star aspettando. So quello che accadr se non mi faccio vedere presto.
E stanotte  la mia prima missione ufficiale con la Compagnia.
Il loro piano, per quello che ne capisco,  qualcosa di questo genere: le Lune di Primavera, festa annuale a Kenettra, sono composte di tre notti di sagre e feste, una notte in onore di ognuna delle nostre tre lune. Ogni notte un colossale ballo in maschera avr luogo sul limitare delle acque nel porto pi grande di Estenzia. A mezzanotte sei navi cariche di fuochi d'artificio insceneranno un impressionante spettacolo di luci sull'acqua.
Ma la Compagnia ha intenzione di appiccare il fuoco alle navi prima che ci possa accadere, distruggendo la flotta in un'impressionante esplosione di fuochi d'artificio. Sar un'ostentazione di potere, di ribellione contro il sovrano, per mostrare la sua debolezza. E ho intenzione di aiutarli a farlo.
La citt si sta rapidamente trasformando in una polveriera, mi spiega Raffaele mentre ci dirigiamo fuori dalle sue stanze. Stanotte  uno spettacolo nei suoi abiti verdi e dorati, con una parte del volto nascosta dietro una complessa mascherina d'oro, gli zigomi e le sopracciglia cosparsi di brillantini. Se il re vuole bruciarci sul rogo, allora la Compagnia reagir. Mi sorride.  un'espressione esperta, riservata, timida, qualificata. La gente  stanca di un sovrano debole. Quando Enzo si impadronir del trono, saranno pronti per il cambiamento.
Ascolto distratta dai miei stessi pensieri. Per un momento fantastico su me stessa in quella posizione: invece di essere intrappolata dai capricci altrui, come sarebbe avere gli altri che si inchinano a me, che obbediscono a ogni mio ordine? Come ci si deve sentire ad avere quel tipo di potere?
 la prima volta che esco da Estenzia di notte. Dopo poco le gondole arrivano sul canale che delimita la via della corte, e gli accompagnatori di corte si separano a gruppi mentre saliamo nelle barche. Mi unisco a Raffaele e ad altri due, l'imbarcazione cigola mentre mi abbasso con delicatezza. Il mio movimento fa increspare la superficie dell'acqua. Ci allontaniamo, scivolando fuori dal porto. Guardo la citt a bocca spalancata.
Nessuna notte  cos incantevole come le notti delle Lune di Primavera, e nessuna citt  cos mozzafiato quanto Estenzia, che si  trasformata in un paese incantato inondato di luce.
Le lanterne pendono lungo tutti i ponti, il loro bagliore rimbalza sulla superficie dell'acqua in ondate arancione e oro. Le gondole vanno alla deriva lungo i canali, musica e risate si spargono attraverso la folla mascherata che si  radunata all'aperto nella calda aria vespertina. In cielo le tre lune pendono grandi e luminose in un triangolo quasi perfetto. Le balire scivolano dietro di loro, le loro scintillanti ali traslucide sono illuminate dal chiaro di luna. Questa visione ravvicinata  ancora un contrasto sorprendente con le figure lontane che ho visto prima di arrivare a Estenzia, e la vista dei loro corpi lunghi simili a delle razze che passano dietro le lune mi toglie il fiato.
Pi lontano, oltre il porto, le sagome di sei navi con i loro fuochi d'artificio galleggiano sull'acqua.
Gli inquisitori, alcuni a cavallo, altri a piedi, perlustrano i ponti. Sono gli unici non adorni con colori luminosi e maschere brillanti, e le loro figure bianche e dorate sembrano stridere in quel contesto festoso. Sono dappertutto stanotte, aggiungendo tensione all'aria. Con attenzione distolgo il mio viso da loro. La citt  una polveriera, aveva detto Raffaele, e noi le daremo fuoco stanotte.
Quando arriviamo al porto principale i festeggiamenti sono in pieno svolgimento. Le statue degli angeli e degli di che delimitano la piazza sono tutte coperte di fiori dalla testa ai piedi. Alcuni individui mascherati che fanno baldoria, gi ubriachi di prima sera, si sono arrampicati in cima alle statue per salutare le folle festanti. Respiro profondamente, catturando il profumo dell'oceano, dei dolci e gustosi pasticcini, del maiale e del pesce arrostito.
Raffaele attende finch gli altri lasciano la nostra gondola. Poi con eleganza scende e mi offre la mano. Mi unisco a lui a terra. Gli altri accompagnatori alla fine si disperdono, ciascuno di loro raggiunge i clienti in attesa lungo il limitare del porto. Raffaele mi fa strada attraverso uno spicchio di folla. Poi mi stringe la mano. Andate, sussurra. Ricordatevi dei sentieri che conducono gi alle catacombe se vi perdete durante la missione.
Poi se ne va, facendosi largo tra la folla. Per un attimo sono del tutto sola, persa tra colori vorticosi. Guardo in giro; il cuore mi martella nel petto. Sono diventata cos dipendente dall'assistenza di Raffaele che la sua assenza mi lascia sempre a corto di fiato.
Una mano che si appoggia improvvisa sulla mia vita mi fa guardare di lato.  Enzo.
Se non avessi saputo che l'avrei incontrato qui, non lo avrei riconosciuto stanotte. I suoi capelli sono coperti da una maschera che lo trasforma da giovane principe in elfo delle foreste, con corni scintillanti attorcigliati sopra la testa, ornati di fili argentei pendenti che lampeggiano alla luce. Tutto ci che riesco a vedere del suo volto sono le sue labbra e, se osservo oltre le ombre che getta la maschera, i suoi occhi. Anche attraverso il suo travestimento riesco a percepire la sua attrazione per il mio nuovo aspetto, il mio elaborato turbante di Tamouran e le mie sete da festa dorate, la scintillante maschera bianca di porcellana che nasconde la parte deturpata del mio viso. Le sue labbra si schiudono leggermente, pronte a dire qualcosa.
Poi si inchina a me. Una serata incantevole, dice. Gli restituisco il sorriso, mentre mi bacia dolcemente sulla guancia e mi offre il braccio. Sussulto per il rapido flusso di calore al tocco delle sue labbra sulla mia pelle.
Conduce entrambi attraverso la mischia. Mantiene una distanza rispettosa tra noi, il nostro solo contatto  il mio braccio avvolto attorno al suo... ma anche cos posso avvertire il calore che si irradia dai suoi abiti, una dolce, gradevole sensazione, che punta direttamente a me. Mi obbligo a rimanere calma. Attraverso la maschera mi concentro sulle sagome delle navi al porto.
Entriamo in una zona piena di ballerini. Qua e l ci sono altri accompagnatori che volteggiano coi loro clienti e mecenati e altri spettatori in un mare di brillantini; ridono fragorosamente mentre si muovono a tempo col battito dei tamburi e le serenate degli archi. Catturo di sfuggita un'immagine di Raffaele con una nobildonna riccamente abbigliata al suo braccio, ma n lui n Enzo si riconoscono. Gli inquisitori osservano la scena dall'alto dei loro destrieri.
Enzo mi rivolge uno sguardo di traverso. Poi mi tira pi vicino e mette una mano sul mio fondoschiena. Intorno a noi il mondo vortica in una frenesia di colori festanti e abbaglianti. Sfodera il suo caldo sorriso genuino,  un'espressione incantevole che, trattandosi del Mietitore, raramente appare sul suo viso.
Danzate con me, mormora.
Fa tutto parte della nostra recita. Fa tutto parte del travestimento. Me lo dico ripetutamente, ma non cambia il modo in cui mi piego al suo tocco o come le sue parole rimescolano il desiderio nel mio petto. Se lo nota non lo mostra... ma pare rimanere pi vicino del necessario e mi guarda con un'intensit che non ricordo di avere visto in precedenza.
Ruotiamo con gli altri in tondo. Altri si uniscono, finch siamo tutti saldamente stipati in un groviglio di corpi. I minuti volano, i movimenti di Enzo sono impeccabili e in qualche modo mi ritrovo a muovermi in sintonia con lui, i miei passi sono armoniosi quanto i suoi. Enzo mi lascia andare mentre danziamo tra le braccia di altri partner, poi ci stacchiamo pi e pi volte in un cerchio che si espande. I tamburi tengono il tempo col battito del mio cuore. Ruoto finch sono appaiata di nuovo con Enzo. Mi sorride dietro la maschera. Voglio allungare le mani e toccare il suo volto. Poi ricordo che sono camuffata come sua accompagnatrice, e quel gesto non sarebbe strano. Cos lo faccio. Rido, mi avvicino a lui, e accarezzo la sua guancia con la mia mano. Potrebbe essere la mia immaginazione ma i suoi occhi si addolciscono al mio tocco. Non mi ferma. Sta solo giocando con me. Non c' problema.
Mi occorre un attimo per comprendere che la danza  terminata. Intorno a noi tutti gli altri danno un rapido bacio ai loro partner di ballo, un gesto armonioso tra amore ed entusiasmo festante. Risate e fischi salgono dalla folla. Fa tutto parte della tradizione. Rivolgo un'occhiata a Enzo, improvvisamente timida: sono amore o ebbrezza dei festeggiamenti?
Lui sorride, mi tira pi vicina e si china. I solchi minuziosamente intagliati della sua maschera sfregano contro la mia e mi domando se lascer un tocco di brillantini sulla sua scia. Chiudo il mio occhio. Un attimo dopo le sue labbra toccano le mie. Un semplice tocco.
Deve essere stato breve - probabilmente un secondo, non di pi - ma a me pare sia durato in eterno, come se lui avesse sospeso entrambi in questo modo per un attimo pi lungo del necessario. Il gorgoglio familiare del calore mi pervade, la sensazione lussuosa di un bagno caldo in una notte gelida; gli restituisco il bacio, chinandomi su di lui, assaporando il suo calore.
Poi finisce. Mi ritrovo a guardare nei suoi occhi, e l vedo linee scarlatte che fendono dall'interno le sue iridi splendenti. Le sue labbra sono ancora molto, molto vicine.
Si allontana da me e fa strada a entrambi fuori dal circolo danzante, mentre inizia una nuova canzone. Adesso siamo pi vicini al porto di quanto non lo fossimo prima, e una cancellata di legno ci separa dal molo di pietra vicino al punto in cui le navi stanno aspettando. In posizione perfetta. Sono a corto di fiato, ancora frastornata e di buonumore ed Enzo ride con me, la sua voce bassa di velluto si mescola alla mia pi acuta. Non credo di averlo mai sentito ridere in precedenza.  un suono confortante, sia tenero che incerto, ricorda qualcuno che era abituato a ridere di pi, una volta. Il suo braccio rimane cinto saldamente attorno alla mia vita. Le mie labbra fremono. Anche se sta solo cercando di rendere pi credibile il nostro travestimento sta facendo un lavoro eccellente.
La folla si fa meno fitta mentre ci avviciniamo al punto che si affaccia sulla spiaggia; solo alcune figure sparse sono l fuori lungo le rocce e la sabbia, ad ammirare il trio di lune che pendono sospese all'orizzonte. Diversi inquisitori sono di guardia a ognuno dei moli che conducono alle sei navi. Delle ombre lunghe avvolgono i moli nelle tenebre.
La mia energia si rimescola nervosamente.  quasi ora del mio debutto. Rivolgo una breve occhiata in alto verso i tetti degli edifici pi vicini. Non riesco a vedere nessuno l, ma so che diversi membri della Compagnia sono sdraiati in attesa, osservandoci per il primo segnale.
Ci dirigiamo gi ai moli. Le luci dei festeggiamenti lasciano il posto alle ombre gettate dagli edifici pi vicini alla battigia e rabbrividisco, mentre la gelida aria notturna ci colpisce. Enzo mi tira pi vicina per sussurrare al mio orecchio. Sento comparire sulle sue labbra un sorrisetto.
Il primo molo, mormora. Osservatemi.
Ridacchio ad alta voce in risposta, come se avesse appena sussurrato qualche smanceria romantica al mio orecchio. Uno degli inquisitori in attesa lungo il primo molo ci rivolge uno sguardo annoiato e poi si allontana.
Ci avviciniamo senza fermarci, sempre pi vicini al molo, continuando la nostra piccola farsa romantica per tutto il percorso. Almeno sembra essere una parodia per Enzo. Lungi da me lamentarmi, le risate che mi provoca sono vere, e cos pure il rossore sulle mie guance. La sua mano  calda sulla mia vita, ed emana rigagnoli di calore deliziosi in una notte cos fredda.
Alla fine inciampo in un masso e cado, ridacchiando, tra le sue braccia. Siamo all'estremit pi lontana del molo ora e i due inquisitori di guardia sono distanti a malapena qualche metro. Uno di loro solleva una mano guantata. A nessuno  consentito superare questo punto, dice, facendo cenno nella nostra direzione.
Enzo gli rivolge un sospiro rammaricato. Mette una mano sulla spalla dell'inquisitore. Tutta la messinscena di quel comportamento scanzonato svanisce dal suo volto, in un battito di ciglia si  trasformato da ragazzo sorridente in predatore.
L'inquisitore guarda sorpreso la mano di Enzo. Ma prima che possa togliersela di torno i suoi occhi si spalancano. Lancia a Enzo uno sguardo scosso. Dietro di lui la posa del suo compagno vacilla.
State bene?, chiede il primo inquisitore. Sguaina la sua spada, ma prima che possa fare qualcos'altro la spada va in fumo proprio davanti ai suoi occhi terrorizzati. Riappare una dozzina di metri pi distante, cadendo inutilmente sulla sabbia. Michel  qui nell'oscurit.
Enzo con l'altra mano tocca il braccio del secondo inquisitore. Entrambi spalancano la bocca in grida silenziose.
Li sta fondendo dall'interno. Anche sapendo che questo era il piano, quella vista mi coglie impreparata. Guardo con orrore mentre i loro volti diventano rossi e si contorcono per l'agonia. Il sangue filtra dalla bocca di uno dei due. Sussultano.
Adesso, mi sussurra Enzo.
Mi allungo al loro interno e strattono la mia energia proprio mentre le ginocchia dei due inquisitori cedono facendoli crollare sulla pedana del molo. Tutt'intorno a noi evoco la visione di un molo vuoto - tavole di legno appaiono laggi oltre il punto dove giacciono gli inquisitori - e io ed Enzo ci dileguiamo in un'illusione di onde e aria notturna; rendo invisibili sia noi che gli uomini morti. Le tenebre e la mia agitazione si librano in volo elettrizzando il mio cuore e io accolgo l'estasi. In cima a questa illusione intreccio un'immagine di due inquisitori col mantello bianco, in piedi, come se nulla fosse accaduto. Da vicino  facile dire che i due falsi inquisitori non sono nulla di pi che fumo e aria, i loro volti anche troppo semplici per essere autentici. Ma dal punto di vista di qualcuno che potrebbe guardare in questa direzione da lontano  una copertura convincente.
L'intera scena appare come se non fosse mai esistita. Come se non fossi l davanti a due cadaveri.
Quanto potere. Vortico in mezzo a tutto quanto, la mascella contratta, le labbra curve in un sorriso trionfante anche se un'altra parte di me rifiuta ci che abbiamo appena fatto. Mi sento insensibile, ho il controllo e tuttavia sono completamente disarmata.
Attraverso il mio scudo invisibile sento che Enzo mi rivolge un unico cenno. Annuisco in risposta, facendogli sapere che sono pronta. Balza gi dal molo. Il fuoco compare da entrambe le sue mani, le porge e nell'oscurit vedo una figura mascherata che deve essere Michel sollevare le sue braccia. Manda in fumo le fiamme di Enzo, poi le riforma lontano dal molo lungo il ponte della prima nave, vicino alle casse di fuochi d'artificio. I due svaniscono nelle tenebre. Alcuni secondi dopo sento il suono di grida di sorpresa dalla nave.
Le mie mani tremano. Flashback della notte in cui ho ucciso mio padre si affollano dentro di me, annebbiando le mie illusioni. Improvvisamente lo spettro di mio padre mi sorride nei miei pensieri. Credo di riuscire persino a vederlo in piedi sul molo. Sei un'assassina, Adelina. Sono lieto di vedere che sei riuscita a farti strada.
Vederlo interrompe la mia concentrazione, il sudario che ho posto sui due inquisitori morti ai miei piedi scompare improvvisamente, svelandoli al mondo. Inizio a correre al secondo molo. La mia mente  completamente paralizzata; l'immagine degli uomini morti  bruciata nella mia visione. Prosegui. Non puoi permetterti di fermarti. La mia attenzione si volge agli edifici che delimitano il porto e agli inquisitori che perlustrano gli altri cinque moli. Traendo un respiro profondo richiamo molta pi energia. I filamenti tirati sono elettrici nella mia mente, protestano.
Li obbligo a piegarsi, poi a intrecciarsi insieme.
Contro i muri dei palazzi passano correndo le sagome di alcune persone. Illusioni di cappucci blu scuro. Improvvisamente i membri della Compagnia pare siano dappertutto sui moli. Gli inquisitori sugli altri moli danno l'allarme, evoco i membri della Compagnia tutt'intorno a loro, poi corro verso il secondo molo. La mia paura cresce e mentre accade lo stesso fanno le illusioni pi vicine a me. Gli inquisitori chiamano aiuto, mentre attaccano i miei compagni fantasma. Raggiungo il secondo molo sotto copertura d'invisibilit proprio mentre le fiamme si innescano a bordo della seconda nave.
Sono tutti fasulli!, grida uno degli inquisitori mentre la sua spada squarcia dritta una delle mie illusioni. Grida ai soldati di fermarsi, ma sono troppo distratti, accecati dalla paura prodotta dalle mie apparizioni. Fermatevi, trovate il colpevole che ha....
Non finir mai la frase. Uno dei membri della Compagnia fa un balzo verso di lui con la velocit di una vipera che attacca, gli torce il braccio e lo pugnala dritto al petto con la sua stessa spada. Un membro concreto della Compagnia. Dante. Gli altri inquisitori si voltano al suo grido, poi attaccano il Ragno, ma  troppo veloce per loro. Li falcia in rapida successione. I suoi movimenti si confondono nella notte, cos che persino dopo che ho cancellato i falsi compagni pare che ce ne siano stati molti di pi che uno solo. L'ultimo inquisitore a questo molo tenta di correre per salvarsi la vita. Dante lo cattura rapidamente e con un pugnale gli taglia la gola.
Nella parte alta della citt, tra i festeggiamenti, quelli che fanno baldoria alla fine notano ci che sta accadendo.
Si levano delle grida, poi si scatena il caos completo.
La mia mente galoppa. Mi sposto al terzo molo, poi al quarto. Sterminiamo gli inquisitori mentre altri di ronda si precipitano dalle feste nella nostra direzione. Tutti quei morti.
Il mio occhio vaga di nuovo ai tetti pi vicini ai moli, e stavolta, vedo muoversi le sagome. Sono gli altri membri della Compagnia, in carne e ossa, i loro volti nascosti dietro maschere e abiti color zaffiro col cappuccio. Uno di loro si alza dalla posizione accucciata, incocca con cautela una freccia al suo arco e punta agli inquisitori. Gemma. Sopra di lei volteggiano in tondo dei corvi; quando scocca la freccia, gli uccelli piombano a capofitto verso il basso, puntando all'unisono il nemico. La mia illusione di compagni fantasma che si muovono lungo i muri balugina per un attimo, ma stringo i denti e affino la mia concentrazione. I compagni diventano nuovamente solidi. Altri inquisitori corrono nella loro direzione.
Gli inquisitori adesso sono a portata di tiro. Improvvisamente uno di loro  strattonato dritto in alto, in aria. Si lascia sfuggire un grido strozzato mentre viene scagliato in alto fino a raggiungere la cima degli edifici, poi precipita e muore. Sussulto, la mia illusione oscilla di nuovo. Era opera di Lucent. Dall'alto piovono altre frecce, una perfora la gola di un secondo inquisitore.
Sbrigatevi, Enzo. Mentre gli altri membri uccidono gli inquisitori con efficienza spietata, stringo i denti per la disperazione. Voglio lasciare questo posto. Getto un'occhiata verso la nave attraccata al primo molo.
E l lo vedo, Enzo, stavolta col volto interamente coperto da un cappuccio e da una maschera d'argento. Lampeggia attraverso l'oscurit color inchiostro della notte.  l per un attimo, quello successivo  scomparso. Il mio segnale per andarmene da qui.
Dante mi afferra il braccio, poi parte con uno scatto. Il vento sfreccia nelle nostre orecchie. In una manciata di secondi abbiamo attraversato sabbia ed erba e corriamo tra le ombre dei festeggiamenti vicino al porto. Urla dappertutto. Lascio cadere l'illusione che stavo trattenendo. I filamenti di energia riprendono tutti velocemente il loro posto e ansimo per il vuoto improvviso.
La prima nave esplode.
Lo scoppio mi fa cadere di schianto. La terra trema; delle grida scoppiano tutt'intorno a me. Copro il mio occhio per ripararlo dal bagliore accecante e, quando guardo di sbieco attraverso la mano verso quell'inferno, vedo un arcobaleno di fuochi d'artificio che rischiarano il cielo notturno in una terrificante ostentazione di gloria. Fuoco e fuochi d'artificio consumano il ponte della nave. Immagino Enzo dare alle fiamme ogni nave, la sua figura che si muove come un'ombra nella notte.
Delle mani rozze mi strattonano verso l'alto rimettendomi in piedi. Raggiungete il Messaggero, mi sibila Dante. Poi svanisce tra la folla, gli occhi fissi sugli altri inquisitori.
Lotto per farmi strada attraverso la folla ricordando il passo successivo del piano. Incontrate Raffaele all'estremit della piazza. Lui vi accompagner in salvo. L'energia in aria  come il fulmine - riesco praticamente a sentire l'odore del terrore - il potere crepita tutt'intorno a me in una scintillante pioggia di filamenti di energia. L'oscurit dentro di me ne  affamata, desidera ardentemente liberarsi e devo reprimere il bisogno irresistibile di inondare l'intera piazza con illusioni di mostri degli inferi. Cos tanto potere intorno a me, andr sprecato. Per un attimo cerco di avvolgermi in un manto di invisibilit ma troppa gente sta sgomitando dietro di me e ogni volta che inizio a gettarmi addosso quell'illusione mi muovo a scatti senza successo. Alla fine smetto del tutto e continuo a correre.
Mi occorre un attimo per capire che qualcuno tra la folla sta esultando. Alzano i loro pugni al cielo, ai fuochi d'artificio e alle fiamme. Osservano quell'impressionante esibizione col sorriso in volto. Mi ricordo di ci che mi ha detto Raffaele in precedenza. Lasciate che l'Inquisizione veda quello che accade quando ci obbligano a umiliare noi stessi. La gente qui sta inneggiando alle Giovani lite. Applaudono quel colpo.
Ai moli esplode una seconda nave. Poi una terza. Un'inarrestabile reazione a catena continua lungo il limitare dell'acqua, la rovina di ogni nave provoca quello della successiva, finch le fiamme e i fuochi d'artificio che esplodono consumano l'intero porto, trasformando la notte in giorno, arancione e giallo ovunque io guardi, la terra trema per la grande energia liberata in cielo. Esplosioni, il ruggito delle fiamme, le grida di migliaia di persone, tutto vortica insieme in un caos assordante. Non avrei mai potuto immaginare un panico tale. Le loro paure si accumulano in me, una corrente nera e potente.
Devo trovare Raffaele. Svolto un angolo verso un vicolo pi stretto nel tentativo di dileguarmi dalla folla esagitata. Per un attimo sono sola. Sono quasi arrivata. Le mie calzature finiscono in una pozzanghera e l'acqua fredda schizza contro le mie caviglie.
Qualcosa di bianco lampeggia davanti al mio viso.
Prima che possa reagire, una mano mi afferra per il collo e mi spintona contro il muro. Vedo dei puntini esplodere davanti a me. Colpisco alla cieca.
Una voce sogghigna ai miei inefficaci tentativi di difendermi. Rabbrividisco. Riconosco quella voce. La macchia bianca che  lampeggiata davanti al mio occhio ora  immobile nell'inconfondibile aspetto del mantello di un inquisitore. Bene, bene, bene, dice la voce. Una ragazza di Tamouran.
Fisso il volto di Teren.
No. Non qui. Non stanotte.
La visione  sufficiente per liberare la mia energia. Gli mostro i denti, e lo stesso fa un demone dagli occhi rossi che balza fuori dal muro dietro di me e si getta contro Teren con un grido. Teren sobbalza per una frazione di secondo, ma la sua presa non si allenta mai. I suoi occhi sono spalancati per la sorpresa.
Cos' questo?, chiede con un sorriso. Avete alimentato un atteggiamento di sfida dall'ultima volta che abbiamo parlato?. Solleva una balestra. Un altro movimento come questo e potrei decidere di uccidere vostra sorella. Vi ho dato le vostre due settimane. Il suo sorriso diventa duro. E siete in ritardo.
Mi dispiace, dico disperatamente. La mia mente vortica. Non... per favore non fatele del male. Non sono riuscita a trovare il tempo per scappare a vedervi. Mi allenano incessantemente. Do un'occhiata alla piazza principale. Se le lite mi vedono parlare con voi mi uccideranno e voi non otterrete le vostre....
Teren si limita a ignorami e mi tiene bloccata in quella posizione. La sua presa  stranamente forte, il suo volto troppo vicino. In quel caso fareste meglio a iniziare a parlare. Mi dovete delle informazioni.
Deglutisco a fatica. I membri della Compagnia non possono essere troppo distanti. Sapevano che mi sarei diretta da questa parte e se non mi faccio vedere presto, mi cercheranno. E mi vedranno qui.
La presa di Teren si stringe cos tanto che inizia a fare male. Le mie mani si sollevano dove lui trattiene il mio collo. Stringe i suoi occhi incolori. Datemi i loro nomi.
Io.... Cosa posso dirgli senza distruggere la Compagnia? La mia mente si arrampica febbrilmente sugli specchi per trovare una soluzione.
Vi ho vista giungere al festival con un accompagnatore della Corte Fortunata, aggiunge Teren. Era con voi anche prima.  uno di loro?.
No. Scuoto automaticamente la testa, lasciando uscire la bugia. Era solo la mia scorta.
Lo sguardo fisso di Teren vaga sul mio viso. Solo la vostra scorta, medita.
Le lacrime riempiono il mio occhio. No. Per favore non fate del male a Raffaele. S, solo la mia scorta.
Teren emette un suono irritato dalla gola. Parlate. Lady Gemma: questo nome vi suona familiare? Qualche idea sul perch ha partecipato alle gare di qualificazione?.
Scuoto il capo ammutolita.
Chi  il loro capo?.
No, no, non posso. Non lo so. Davvero, non lo so!.
Teren stringe di nuovo gli occhi. Solleva la sua balestra con un braccio e la punta dritta di fronte al mio occhio sano. State mentendo.
No, non sto mentendo, sussurro nella sua presa salda.
Violetta pagher per questo, lo sapete. Non voi. Violetta. Si china vicino, la voce si fa mielosa. Volete sentire tutte le cose che le far?.
Le bisbiglia al mio orecchio, una per una, e comincio a piangere sinceramente. Non so cosa fare. I miei pensieri sono troppo ingarbugliati. Violetta. Rivolgo di nuovo un'occhiata alla piazza caotica. Dove la sta tenendo? L'energia barcolla attraverso di me, nutrendosi del mio terrore. Supplica di essere liberata ma la argino con forza.
Vi supplico..., inizio a dire. La mia mente vortica. Vi dir quello che volete. Datemi solo un'altra settimana. Per favore. Non potete essere visto con me, non andr a vantaggio di nessuno dei due. Esamino il vicolo. Non c' tempo. Anche loro sono qui. Non possono....
Prima che possa proferire qualcos'altro, gli occhi di Teren si illuminano verso l'alto. Faccio lo stesso e vedo il lampo di abiti scuri in alto sui tetti. Un attimo di terrore mi percorre la spina dorsale. I membri della Compagnia stanno arrivando. Ci vedranno. Tutt'intorno a noi gli altri inquisitori sono logorati dal tentativo di contenere il caos. Non ha abbastanza uomini con s. Lo sento valutare le sue opzioni, decidere se abbia o meno il tempo di obbligarmi a rispondere adesso, prima che gli altri mi raggiungano.
Per favore. Per favore, lasciatemi andare.
Il suo attimo di esitazione svanisce. Mi afferra per il colletto e mi tira vicina. Avete tre giorni, dice a bassa voce. Se vi rimangiate di nuovo la parola, scaglier una freccia nel collo di vostra sorella che le trapasser la nuca. Sar fortunata se questa sar la prima cosa che far. Sorride, i denti lampeggiano nella notte. Possiamo essere nemici, Adelina, o possiamo essere i migliori amici. Avete compreso?.
 tutto ci che ha il tempo di dire. Guardo in alto verso i tetti. E vedo Dante accovacciato lass, la freccia incoccata, fissa entrambi attraverso la maschera.
Una folata di abiti color zaffiro colpisce Teren, gettandolo a terra e liberandomi dalle sue grinfie. Incespico contro il muro. Davanti a me c' un groviglio di bianco e blu, Teren spintona un membro della Compagnia lontano da s e rotola fino a rimettersi in piedi. I due si fronteggiano.  Enzo, il volto celato dietro la maschera d'argento, pugnali alla mano.
Il Mietitore!, esclama Teren, puntando la sua balestra dritta verso Enzo e sguainando la sua spada. Giungete sempre a salvare le creature imperfette, non  vero?.
Le lame di Enzo si trasformano in un rosso acceso, poi in un bianco incandescente. Fa un affondo verso Teren prima che possa far fuoco con la sua balestra, poi colpisce, mirando ai suoi occhi. Teren lo scansa con una fluidit che mi lascia scioccata. Cerca di colpire Enzo al petto con un colpo di taglio, facendo oscillare la sua spada, e quasi ci riesce prima che lui guizzi lontano dalla sua portata. Il fuoco prorompe da entrambe le mani di Enzo e consuma entrambi in una foschia luminosa. Attraverso l'inferno riesco a vedere Teren con la lama intrecciata con quella di Enzo.
Le fiamme non lo feriscono. La sua pelle pare bruciare per un istante, poi ritorna alla normalit, liscia e intatta. Rabbrividisco nel vederlo. Non  solo un inganno della luce, le fiamme non lo feriscono per niente.
Com' possibile? A meno che...
Andate!, dice bruscamente Enzo verso di me. Le loro lame cozzano con il clangore dell'acciaio. Pi e pi volte. Dall'alto volteggia una freccia che colpisce Teren vicino al collo. Grugnisce per il dolore, ma poi, con mio orrore, tende le braccia verso l'alto e se la strappa via senza tante cerimonie. La getta lontano. La sua pelle si rimargina da sola, rigenerandosi in pochi secondi, finch non vedo nient'altro che una macchia di sangue sul collo.
Teren appartiene alle Giovani lite.
So cosa significhi e immediatamente mi metto a correre per fuggire lontano da l. Quando do un'occhiata in alto catturo l'immagine di Lucent con arco e freccia puntati su Teren mentre cerca di trovare un punto adatto in cui colpire.
Una mano rozza mi stringe bloccandomi. Mi volto e guardo fisso direttamente nella maschera argentea di un membro della Compagnia.
Dante. Che ne dite di nascondere entrambi sotto un mantello di invisibilit e andarcene da qui?. C' qualcosa nella sua voce che mi mette i brividi. Qualcosa nei suoi occhi mi dice che stanotte ha visto pi di quanto volevo che vedesse.
Tutt'intorno a noi sono grida, panico, gente, il ruggito dell'inferno innescato dai fuochi d'artificio che si scatenano al porto. Mi costringo a fare come dice Dante. Avvolgo entrambi in un'improvvisata illusione di invisibilit e lui conduce entrambi lontani, nella direzione dell'ingresso pi vicino alle catacombe. Dietro di noi Enzo  gi svanito, scomparso cos rapidamente come era arrivato. La voce di Teren risuona nelle mie orecchie.
Tre giorni.

Adelina Amouteru

Erano i migliori amici fin quando
non seppero che dovevano essere nemici.
La verit avrebbe fatto i suoi danni abbastanza presto.

Fratelli nel fuoco, Fedtare

Riposo sola nella mia stanza.
Fuori nelle strade, la gente canta per e contro il sovrano, a favore e contro le lite.
Le cameriere vengono a controllarmi assicurandosi che sia incolume dopo la notte precedente, ma le mando via e rimango sotto le coperte. Ogni volta che sento una di loro avvicinarsi sobbalzo, temendo che si tratti di Dante che ha compreso il mio tradimento e sta venendo a uccidermi. Una volta sento la voce di Enzo fuori in corridoio che domanda a una serva se sto bene. Gemma cerca di convincermi a uscire, ma rifiuto. Giaccio l finch i raggi di luce si sono spostati all'altro capo della stanza. I ricordi di Violetta corrono nella mia mente, mischiati a tutti i modi in cui Teren ha promesso di torturarla.
Ho tre giorni. Tre giorni di tempo prima di dire la verit ai membri della Compagnia o di tradirli del tutto.
Mi soffermo sul modo in cui la pelle di Teren si  rimarginata da sola, dopo che la freccia di Dante gli ha squarciato la spalla. Teren  un membro dell'lite caparbio nell'uccidere sia altri dell'lite sia creature imperfette in generale. Mi concentro su quel pensiero pi e pi volte nella mia testa, incapace di trovare una spiegazione. Non mi meraviglia che Enzo non cercasse nemmeno di provare ad attaccare Teren il giorno della mia esecuzione. Non mi sorprende che non abbiano mirato a Teren in precedenza. Come pu un lite rivoltarsi contro i suoi simili?
Sebbene sia scioccata, avverto un'afflizione irrequieta. Se persino i membri della Compagnia non possono far del male a Teren, allora quali possibilit ho io?
Raffaele  il solo che alla fine riesca a strapparmi ai miei pensieri. Arriva alla mia porta al tramonto. Siete sveglia, dice dolcemente. Venite. Vestitevi e seguitemi.
Ho l'improvviso impulso di dire tutto a Raffaele, le minacce di Teren, la sua stretta su mia sorella, ci che ha offerto. Potresti ottenere subito l'aiuto degli altri. Potremmo fare una missione insieme per salvare mia sorella. Ma ogni volta che lo penso, esito. Sono determinati a impadronirsi del trono. Un tentativo di liberare Violetta dalle grinfie dell'Inquisizione  una significativa e pericolosa deviazione. Si preoccupano a sufficienza per me da rischiare tutta la loro missione? Inoltre, non ho idea di dove sia mia sorella. Teren potrebbe uccidere Violetta prima che chiunque di noi riesca a raggiungerla in tempo.
Raffaele mi osserva con attenzione. Spero che non presagisca il motivo per cui la mia energia si stia spostando cos tanto. Apro bocca e ne esce una frase inoffensiva.  ora?.
Alla mia espressione annuisce. S,  ora.
Ho un groppo in gola. Non vedevo l'ora che arrivasse questo giorno. Ora non ne sono pi cos certa.
Inizia ad allontanarsi, poi si ferma e guarda nuovamente verso di me.
So che la scorsa notte  stata spaventosa per voi, dice. Va tutto bene, Adelinetta mia. Nessuno vi porta rancore.
Crede che mi senta cos a causa delle uccisioni di ieri, perch Teren mi ha attaccata. Non sa cosa mi ha detto Teren. Annuisco in silenzio accanto a lui, poi tengo lo sguardo rivolto verso il basso.
Ci dirigiamo attraverso i corridoi ormai familiari, poi verso il giardino e gi verso la caverna. Nessuno di noi due dice una parola.
Alla fine entriamo nella caverna.  solo la seconda volta che vedo tutti i membri della Compagnia riuniti. L'unico che manca  Enzo. La sua assenza mi provoca una fitta di panico. Probabilmente  presso le sue tenute reali, o sta radunando i suoi sostenitori. O... e se Teren avesse scoperto la sua identit? E se l'Inquisizione fosse sulle sue tracce adesso?
Raffaele mi fa cenno di avanzare. Faccio come dice finch sono solo a poche decine di centimetri da lui. Gli altri membri osservano senza una parola. Gemma mi rivolge un sorriso e lo stesso fa Michel. Sorrido debolmente in risposta. All'altra estremit Dante mi osserva con uno sguardo cupo e sinistro. Cerco di ignorarlo, ma la sua espressione mi fa venire la nausea, ricordandomi le parole di Teren. Cosa sta pensando? Cos'ha visto? Guardo di nuovo gli altri, in cerca di qualcosa che potrei aver perso. Qualcuno di loro sa?
Raffaele fa un passo verso di me e mi tende un fagotto di tessuto piegato ordinatamente. Quando si fa da parte vedo che dentro al tessuto c' una maschera d'argento. In silenzio la prendo e la reggo solennemente davanti a me. Non sanno ancora.
Le mie mani stanno tremando irrefrenabilmente, adesso. Nonostante tutto, il mio cuore sobbalza ancora in un momento di eccitazione. Questa  la mia maschera d'argento, il mio abito scuro. Da questo giorno in avanti sar una di loro. Per la prima volta in vita mia sono stata accettata da un gruppo.
L'eccitazione si affievolisce rapidamente, rimpiazzata dal timore.
Ripetete dopo di me, dice Raffaele. Annuisco silenziosamente, la gola secca. Le sue parole echeggiano tutt'intorno a noi.
Io, Adelina Amouteru....
Violetta pagher per questo, lo sapete. Non voi, Violetta.
...col presente giuramento mi impegno a servire la Compagnia del Pugnale, a instillare timore nel cuore di coloro che governano Kenettra....
Vi dir quello che volete. Datemi solo un'altra settimana. Per favore.
...a servire fino alla morte ci che ci appartiene, e a far s che il potere delle lite sia conosciuto a ogni uomo, donna e bambino.
Tre giorni. Se vi rimangiate di nuovo la parola, scaglier una freccia nel collo di vostra sorella che le trapasser la nuca.
Se dovessi rompere il mio voto, lascer che il pugnale prenda da me ci che io ho preso da lui.
Ripeto le parole. Ogni singola parola. Le tenebre galleggiano dentro di me. Se dovessi rompere il mio voto, lascer che il pugnale prenda da me ci che io ho preso da lui.
Raffaele china il capo verso di me quando terminiamo. Benvenuta nella Compagnia del Pugnale. Sorride. Lupa bianca.

Dopo indosso dei fluenti abiti lunghi rossi e mi dirigo gi per la caverna con Gemma. Gli altri sono gi l quando arrivo, assieme a diversi sconosciuti vestiti con abiti aristocratici. Sostenitori? Intorno a loro ronzano alcuni accompagnatori della Corte Fortunata. I membri della Compagnia hanno indossato degli abiti formali alla moda di Kenettra, e ora sono sdraiati in tondo su divani imbottiti nel salotto sotterraneo, ignorando i vassoi di uva ghiacciata e il vino speziato. Malgrado le conversazioni accese che sembrano avere con gli sconosciuti riccamente abbigliati c' un'evidente aria di festa, dovuta all'avvicinarsi del loro obiettivo finale. Contrasta stranamente con le urne e le ceneri che ricoprono le pareti. Le loro voci risuonano basse, eccitate. Osservo tutto ci come un sogno colorato che si muove intorno a me. Niente pare reale. Da qualche parte, oltre queste mura, incombe minacciosamente la Torre dell'Inquisizione.
Come trover mai una possibilit per fuggire?
Riconosco la sagoma di Enzo in mezzo al gruppo. Raffaele non si vede da nessuna parte. Magari non partecipa a questa riunione o forse  occupato. Cerco di darmi una spiegazione per la sua assenza.
Adelina. La voce di Gemma apre un varco nel vortice dei miei pensieri. Mi sorride, poi mi conduce verso il gruppo. Gli sconosciuti mi gettano degli sguardi curiosi. Contraccambio le occhiate. Solo uno pare familiare, la tenutaria della Corte Fortunata vestita con un elaborato abito da sera di seta blu e oro. Questi sono i nostri nobili sostenitori, bisbiglia Gemma mentre prendiamo posto su un divano. Sono impazienti di incontrarvi.
E cos sono queste le persone che supportano la pretesa al trono di Enzo. Gemma mi presenta al circolo col suo chiacchiericcio vivace fermandosi a farmi notare suo padre in particolare.
Sorrido e sto al gioco, mentre ogni sostenitore mi saluta a turno, con gli occhi languidi. All'altra estremit del cerchio Enzo si appoggia all'indietro su un divano con un bicchiere di vino in una mano, gli stivali incrociati su un tavolino basso e il volto parzialmente nascosto dietro una maschera. Mi rivolge una breve occhiata e ritorna alla sua conversazione.
Ho sentito che il re non pu cancellare il Torneo, dice uno dei sostenitori a Enzo. Lo farebbe apparire come uno stupido e un rammollito agli occhi della gente. Lui e la regina devono apparire per tradizione.
Esattamente l'angolo dove volevamo confinarlo, risponde un altro.
I vostri creatori di illusioni possono farci entrare a palazzo?, chiede un terzo. I suoi occhi scintillano verso di me e avverto una scossa ansiosa. La gente  matura per una detronizzazione ora, specialmente dopo la dimostrazione della scorsa notte. Potremmo cercare di fare una mossa prima del Torneo, anche stanotte.
Enzo scuote la testa. Mia sorella non sar col re. I loro appartamenti sono alle estremit opposte del palazzo. Le capacit di Adelina non sono abbastanza forti da mantenere un'illusione cos a lungo in questi ambienti chiusi. Il Torneo  la nostra migliore opportunit.
Gli altri irrompono con brusii di frustrazione. Michel si distende e solleva un calice di vino in segno di scuse verso Enzo. Se solo potessi dissolvere gli esseri viventi, marcerei felicemente nel palazzo e scaglierei tutti i reali gi da una scogliera per voi. Delle risate si propagano nel gruppo.
Lucent alza gli occhi al cielo, mentre si attorciglia un ricciolo biondo attorno al dito. E io continuo a dire che dovremmo dimenticarci tutti di salvare il nostro maledetto Paese, far vela lontano da Beldain e vivere come re. Alcune nazioni sanno come trattare le creature imperfette. Altre risate, mentre Michel affettuosamente scimmiotta l'accento caratteristico di Beldish di Lucent.
Mi limito a guardare insensibile, cercando di stare al gioco.
Lo far, un giorno, mi sussurra Gemma. Sussulto alla sua voce, poi capisco che deve pensare che sono confusa dalla conversazione. Michel, intendo. Capir come dissolvere gli esseri viventi. Dice che l'energia dell'anima impedisce che accada.
L'energia dell'anima. Se Michel vedesse l'energia della mia anima cosa vedrebbe?
La conversazione mi giunge di nuovo alle orecchie e sento fare di nuovo il mio nome. E lei pu creare abbastanza bene le illusioni per il Torneo?, chiede un sostenitore a Enzo.
S, Vostra Altezza, pu sostenerla fino alla fine della missione?
Vogliamo una dimostrazione.
Adelina, dice improvvisamente Enzo, guardando nella mia direzione. Anche i nobili si voltano per osservarmi.
Sbatto le palpebre, presa alla sprovvista. S?
Create l'illusione di una persona per noi.
Esito, poi respiro e mi concentro sull'oscurit nel mio petto. Un poco alla volta intreccio a mezz'aria un volto che somiglia a Enzo, gli stessi occhi e naso, bocca e capelli, la sottile cicatrice prominente sulla guancia. I nobili mormorano tra loro. Non  ancora abbastanza buona, manca una rifinitura nei dettagli: gli occhi di ghiaccio hanno qualcosa che non sembra nemmeno umano, la consistenza della sua pelle appare debole. Vacilla un poco. Ogni tanto pare traslucido. Non funzionerebbe in ambienti chiusi. Ma per ora sar sufficiente. Trattengo l l'illusione per un attimo, poi la libero.
Enzo mi sorride. Quando arriver il Torneo delle Tempeste, dice, il re e la regina annunceranno le corse dei cavalli, poi guarderanno da un punto di osservazione vicino. Se potete camuffare Gemma nessuno la noter quando si muover sul dorso di un cavallo. Potete avvicinarla abbastanza da combattere?.
Sta dichiarando davanti a tutti i suoi sostenitori che sono inclusa nella loro missione finale. Il mio cuore balza per l'eccitazione, poi si stringe dolorosamente al ricordo delle parole di Teren. Posso farlo, rispondo.
I nobili sembrano eccitati quanto me. Enzo sorride amabilmente con loro e fa tintinnare i bicchieri, poi persino l, al sicuro nella caverna e circondato dai sostenitori, lascia trapelare un aspetto diffidente, il disagio persistente di qualcuno preoccupato da altri problemi.
Mi domando se riesca a percepire qualcosa di sospetto in me. Ringrazio gli di che Raffaele non sia qui per notare gli spostamenti oscuri nella mia energia. Deve avere un cliente stanotte. Il vino speziato attenua parte dell'ansia che si rimescola dentro di me e mi ritrovo a porgere di nuovo il mio bicchiere agli accompagnatori perch lo riempiano.
Sembrate meno felice di quanto dovreste essere, dico a bassa voce a Enzo, non appena giunge un momento di calma nella sua conversazione coi nobili.
Mi rivolge un'occhiata in risposta, pare pensare a cosa rispondere e poi glissa sul mio commento. Siete in vena di festeggiare, Adelinetta mia?. Fa cenno a un accompagnatore di riempirmi il bicchiere per la seconda volta. Il mio cuore palpita selvaggiamente per il modo in cui pronuncia la versione affettuosa del mio nome. Fate attenzione.  un vino forte.
 vero, il vino mi rende audace, mi aiuta a dimenticare. Sono la Lupa bianca ora, rispondo. Di sicuro ci merita un secondo brindisi.
Le labbra di Enzo si incurvano divertite e sento il fremito dell'attrazione crescere in me. Come gli dir dell'Inquisizione? I suoi occhi vagano di nuovo verso gli altri membri della Compagnia. Che sia allora. Solleva il bicchiere in aria e i nobili si uniscono a lui. Alla Lupa bianca, dice, dandomi un'occhiata. E all'inizio di una nuova era.
Gemma si china su di me mentre prendo un sorso del mio vino. Lui vi piace, mi deride, dandomi un gran colpo nelle costole.
Faccio una smorfia e la spintono col gomito. Calma, sibilo. Gemma ride con malizia all'espressione sul mio viso, poi si allontana da me e balza, a piedi nudi, sul divano. Lascio andare nuovamente il respiro ma non posso fare a meno di sorridere. Ovviamente mi ha solo presa in giro.
Enzo le rivolge un'occhiata. Lei incrocia le braccia. Ho fatto pratica, Mietitore, dichiara. Guardate questo.
Indica in direzione di Enzo poi stringe gli occhi. Osservo con curiosit. Voi!, ordina. Andate a prendermi una fetta di melone.
Enzo solleva un sopracciglio verso di lei. No, risponde piattamente, e i sostenitori si lasciano sfuggire delle risate. Suo padre sorride con accondiscendenza.
Gemma ride con loro, poi alza gli occhi al cielo e crolla di nuovo sul divano. Be', basta saper aspettare, dice. Gli uomini non sono molto pi complessi degli animali. Lo capir.
Le sue buffonate convincono Enzo a rivolgerle un sorriso affettuoso, alleggerendo per un attimo la tensione. Non ne dubito, mia Ladra di Stelle, dice, e lei gli sorride raggiante accompagnata da altre risatine provenienti dai membri della Compagnia e dai nobili. Osservo la scena cercando di respingere la mia invidia mentre Gemma ride con suo padre.
Una delle accompagnatrici applaude. Facciamo un gioco!, esclama. Ci distribuisce delle lunghe collane dorate. Non so di che si tratta, ma a quanto pare gli altri s, perch si lasciano sfuggire espressioni di meraviglia e fischi. L'accompagnatrice nota il mio sguardo perplesso. Avvolgete la collana attorno alla persona alla quale siete pi affezionata, spiega con un sorriso. Quella con pi collane vince.
Le grida e le risate volano veloci e forti. Gemma cerca di rubare le collane di chiunque per s, ma ottiene che Lucent le tiri a sorte in aria e faccia cadere Gemma su un divano con una scherzosa folata di vento. Gli aristocratici battono le mani, applaudono i loro poteri e mormorano di come li metteranno in mostra durante il Torneo. Diversi accompagnatori avvolgono le loro collane al collo di Michel, suscitando in lui un sorriso ampio quanto il suo volto. Persino Dante, col suo perenne sguardo arrabbiato, permette a un'accompagnatrice di dargli una collana e con il suo braccio la cinge in vita.
Gemma mi offre la sua collana, come fa uno degli altri accompagnatori maschi. Arrossisco, ridendo con loro. Enzo ci osserva tutti con un'espressione tranquilla. Attorciglia la sua collana d'oro attorno alle dita, immerso nei suoi pensieri.
Venite, Vostra Altezza, lo chiama Michel, mulinando il suo trio di collane attorno alla mano. Sorride. A meno che la persona che vi piace di pi non siate voi stesso.
Altre risate spensierate. Enzo gli rivolge un sorrisetto, poi lancia in aria la sua collana. Per voi, allora, risponde. Michel fa un cenno verso la collana e quella svanisce a mezz'aria per poi riapparire avvolta attorno alla sua mano. La getta al collo con un sorriso trionfante. Enzo respinge gli accompagnatori che tentano di dargli una collana e guarda mentre gli altri lottano per il premio, uno pi entusiasta dell'altro.
Nessuno di loro sa cosa mi passi per la mente. Nessuno di loro sa che persino mentre loro festeggiano io sto pensando a cosa fare con Teren, a come arrivare alla Torre dell'Inquisizione per salvare mia sorella. A come tradir tutti i presenti.
Vacillo. Gli altri non lo notano ma Enzo s, e mi guarda. Metto gi il mio bicchiere di vino e traggo un respiro profondo, ma  inutile. Le tenebre si accumulano a met del mio stomaco, alimentando in modo rapace la mia paura. Non posso rimanere qui.
Mi occorre un attimo per comprendere che Enzo si  alzato in piedi. Cammina a grandi passi verso di me, mi offre la sua mano guantata e mi aiuta ad alzarmi. Mi appoggio precariamente contro di lui. Gli altri fanno un attimo di pausa per guardarci e una parte delle risate svanisce.
State bene, Adelina?, chiede Gemma.
Inizio a dire qualcosa, ma  difficile concentrarsi. Enzo mi cinge con un braccio e mi fa strada lontano dal cerchio di persone. Continuate, dice agli altri. Ritorner al pi presto. Poi abbassa la voce verso di me e mi conduce indietro all'interno della Corte. Sembra che abbiate bisogno di riposare, mormora.
Non controbatto. Mentre il rumore degli altri si affievolisce lasciando solo l'eco dei nostri passi su per il sentiero di pietra che porta in superficie, lentamente ritorno alla vita. L'oscurit svanisce un poco, rimpiazzata dal battito del cuore di Enzo. La sua mano  bollente contro il mio fianco. Le mie gambe sono molli, ma lui mi tiene stabile. La mia testa raggiunge la sua spalla e mi torna di nuovo in mente quanto lui sia alto, rispetto alla mia bassa statura.
Non credo di essermi rimessa a sufficienza dalla scorsa notte, mormoro mentre camminiamo, cercando di trovare una buona scusa.
Non scusatevi, risponde Enzo. Teren non  un inquisitore da prendere alla leggera.
Lo guardo. La mia curiosit cresce. Il vostro fuoco non gli ha fatto del male, decido di dire. Lo avete... sempre saputo?.
Enzo esita. L'ho conosciuto quando eravamo bambini. C' qualcosa di strano circa il modo in cui lo dice, come se provasse un certo affetto per Teren.  l'unico delle lite che Raffaele non riesce a percepire.
Raffaele. Dov' stanotte?
La tenutaria mi ha informato che Raffaele  stato chiamato a casa di un cliente, dice Enzo dopo un attimo. Sono certo che vada tutto bene. Ma qualcosa nel suo tono mi dice che Raffaele avrebbe dovuto essere gi ritornato. Guardo di nuovo in basso, cercando di non pensare al peggio.
Raggiungiamo il muro che si apre sul giardino con le fontane. Ha iniziato a cadere una leggera pioggerellina che raffredda l'aria notturna. Ormai sono in grado di camminare di nuovo da sola e mi fermo qui per un attimo per assaporare la danza tranquilla della pioggia sulla mia pelle. Enzo attende pazientemente. Inclino il volto verso l'alto e chiudo il mio occhio. La pioggia  fredda, mi schiarisce i sensi. L'erba umida inzuppa l'orlo dei miei abiti. Mi sento meglio ora, dico. Parzialmente vero, almeno.
Anche lui d un'occhiata al giardino, come se stesse raccogliendo il bagliore che la pioggia dona allo scenario notturno. C' uno sguardo distante nei suoi occhi. Alla fine si gira verso di me. Pare che voglia chiedere cosa mi preoccupa, come se sapesse che quel malessere si estende pi in profondit di quanto io affermi, ma non lo fa. Posso dirvelo? Mi sareste ostile?
Enzo mi osserva silenziosamente. Le lanterne sul muro del giardino delineano il suo viso in un alone di luce umida e dorata e le gocce d'acqua nei suoi capelli brillano nell'oscurit.  una bellezza cos sorprendentemente diversa da quella di Raffaele - oscura, intensa, guardinga, forse persino minacciosa - ma vedo della dolcezza in lui, un desiderio acceso. Qualcosa di misterioso balugina nei suoi occhi.
Il vino speziato di prima ora mi conferisce un improvviso impulso coraggioso. D'istinto mi sfilo la collana d'oro, poi sollevo le braccia e la sistemo al suo collo. Le mie mani carezzano i suoi capelli cremisi, la pelle del suo collo. Quasi mi aspetto che Enzo mi respinga. Ma non mi ferma. I suoi occhi sono scuri e languidi, meravigliosi, screziati di rosso, circondati da lunghe ciglia, pieni di un'emozione profonda e desiderosa. Deglutisco, improvvisamente consapevole dell'attenzione che ho suscitato. Poi mi alzo sulle punte dei piedi, strattono dolcemente la collana verso di me e porto le sue labbra sulle mie.
Esito per un secondo, inebriata dal mio stesso coraggio. Lui non muove un muscolo. Con mia sorpresa e sconcerto il calore non cresce bruscamente in me per il contatto tra noi. Non nel modo che era accaduto quando mi aveva baciata alle Lune di Primavera. C' paura nel suo cuore. Sta trattenendo la sua energia. Questo pensiero mi riporta alla realt e improvvisamente mi sento stupida. Il nostro ultimo bacio era stato una necessit, parte del mescolarci ai festeggiamenti. Era solo quello. Indietreggio. La pioggia danza fredda contro il mio viso. Stupida. Non sono nella condizione di agire adeguatamente ora, ci sono troppi pensieri che corrono nella mia mente e mi sfiniscono. Sono troppo imbarazzata per guardarlo negli occhi, quindi inizio ad allontanarmi.
Mette una mano guantata sulla parte bassa della mia schiena e mi ferma. Rimango in attesa per un attimo, tremante nella sua presa. La pioggia splende sulle sue ciglia. L'altra mano inclina il mio mento verso l'alto. Ho solo il tempo di guardarlo una volta in viso prima che ponga le sue labbra sulle mie. Poi mi bacia per davvero, in profondit, in cerca di qualcosa di pi.
Il calore esplode dentro di me, inondando ogni vena del mio corpo, un fuoco cos intenso che non riesco a prendere fiato. La mia bocca si apre in cerca d'aria, finch lui raccoglie di nuovo il mio bacio. La mano che usa per sollevare il mio mento adesso corre lungo la linea scoperta della mia mascella, attenta e carezzevole, ma persino mentre trattiene le sue abilit mortali riesco a percepire il potere rude che si agita sotto la superficie. Mi blocca contro il muro umido cos che il suo corpo sia premuto saldamente contro il mio. In questo momento mi pare di non riuscire a ricordare nulla. Mi sollevo sulle punte e avvolgo le mie braccia attorno al suo collo. Riesco a sentire il profilo del suo petto attraverso il farsetto e la camicia di lino, il corpo celato sotto al Mietitore, la sua parte umana.
Il suo bacio va avanti sempre pi, ora ho dei problemi a mantenere la mente lucida. La mia mano scivola dalla sua nuca alla parte della sua gola lasciata esposta dalla camicia. Scosto ulteriormente il tessuto, scoprendo la pelle nuda, poi la linea levigata della clavicola, poi la curva della sua spalla abbronzata. Le mie dita corrono lungo una cicatrice che si trova l. Mi prende la mano, la allontana dalla sua pelle e la blocca con fermezza al muro sopra la mia testa. I suoi baci vagano lungo il mio collo. Il calore si diffonde a ondate sulla mia pelle ogni volta che le sue labbra stabiliscono un contatto. Le mie ginocchia si piegano. Sto per cadere, ne sono certa, ma lui mi trattiene saldamente. Gli orli del mio abito scivolano verso l'alto, lasciando delle strisce umide sulle mie gambe. Le sue mani guantate. La pelle soffice contro la mia. Poi un'altra ondata di fuoco liquido ribolle attraverso il mio corpo e non riesco a pensare a nient'altro. Le goccioline di pioggia che atterrano sulle mie labbra e la pelle sono scalfitture di ghiaccio contro il calore che scorre dentro di me. Mi delizio per quel contrasto. Quando sbatto le palpebre nella pioggia vedo il vapore del mio respiro accartocciarsi nel cielo notturno. Uno strano formicolio corre attraverso di me. Non riesco a pensare, sto perdendo il controllo dei miei poteri. Filamenti della mia energia iniziano a serpeggiare fuori dal mio petto, in cerca del cuore di Enzo, avvolgendo i fili di entrambi, annebbiandoli con l'oscurit.
Questo  pericoloso. Una piccola luce di avvertimento lampeggia dentro di me, e con tutte le mie forze costringo le mie illusioni a tornare sotto controllo. Fermatevi, bisbiglio, spingendolo lontano.
Lui indietreggia immediatamente portando con s il calore della sua energia. Il mio corpo si raffredda. Appare confuso, come se non riuscisse quasi a ricordare cos' appena accaduto. I suoi occhi cercano il mio volto. Il momento termina e tutti i miei pensieri oscuri ritornano di colpo, lasciandomi debole e nauseata. La mia pelle formicola. Cosa stavano cercando di fare le mie energie? Riesco ancora a percepire i residui dei suoi filamenti oscuri, ancora impazienti di cercare Enzo, di sopraffarlo.
Non ho ancora diciassette anni, decido di dire. Non posso concedermi.
Enzo annuisce. Naturalmente. Improvvisamente pare riconoscermi di nuovo, la familiarit ritorna nei suoi occhi e la sua espressione mi disorienta. Mi rivolge un sorrisetto che sembra venato di scuse. Non facciamo arrabbiare gli di, allora.
Fa strada fuori dal giardino per tornare nel corridoio. Camminiamo in silenzio, il battito del mio cuore tiene il tempo con i nostri passi. Alla fine raggiungiamo la porta della mia camera. Enzo non si sofferma. Al contrario mi fa un inchino cortese e mi augura la buonanotte. Lo osservo andarsene finch svolta un angolo e scompare. Poi entro nella mia camera.
La stanza  buia, i riflessi della pioggia sulle finestre dipingono delle ombre in movimento sulle pareti. Rimango in piedi contro la porta per un po', rivivendo il nostro bacio nella mia mente. Le mie guance sono ancora bollenti. Trascorrono lunghi minuti, finch non ho alcuna idea di quanto tempo sia rimasta qui in quel modo. Ho fatto scorrere la mia mano lungo la pelle nuda del suo collo, la linea della clavicola, la sua spalla scoperta? La mia energia  sfuggita al controllo cercando di avvilupparsi attorno a lui?
Devo dirglielo.
Adesso faccio ufficialmente parte delle lite; dovrei essere in grado di dire tutto ai membri della Compagnia. Enzo mi aveva confidato di avere avuto una sorta di legame con Teren, se dovessi dire a qualcuno ci che Teren mi ha sussurrato dovrei essere in grado di dirlo a lui. Improvvisamente mi ritrovo a spostarmi di nuovo verso la porta. Esco, poi seguo il corridoio secondo il percorso dal quale lui era arrivato. Non avr mai un'altra possibilit come questa.
Il cielo  completamente scuro nel momento in cui mi dirigo lungo il corridoio, le candele alle pareti sono gi accese e il suono della pioggia picchia costantemente contro i tetti. Mi dirigo gi verso la caverna. Risate e conversazioni si trascinano fin lass. Tutti devono essere ancora l sotto, e a giudicare dal suono il vino sta ancora scorrendo a fiumi. Le mie mani tremano mentre cammino.
Raggiungo il corridoio che conduce alla caverna, poi mi fermo dietro l'ultima colonna che sovrasta la stanza. Qua e l catturo l'immagine dei capelli cremisi di Enzo. Vederlo mi fa battere il cuore. Sono una di loro adesso. Sono miei amici e alleati. Meritano di sapere. Inizio a uscire.
Poi mi fermo.
Dante ha preso da parte Enzo. Scambiano alcune parole e poi Dante fa cenno verso il corridoio dove mi trovo. Camminano nella mia direzione, cercando un posto per chiacchierare in privato. Mi irrigidisco. Mi scopriranno qui. Per qualche ragione, paura, curiosit o sospetto, mi ritiro tra le ombre ed evoco una cortina di invisibilit intorno a me. Dipingo l'illusione di un corridoio vuoto oltre la mia persona, mescolandomi con le ombre del muro e della colonna. Poi trattengo il fiato.
Di cosa stanno parlando? Accanto a me lo spettro di mio padre appare senza avvertire, il suo petto distrutto ondeggiante, la sua bocca distorta in un sorriso cupo. Mette una mano scheletrica sulla mia spalla e indica le loro figure che si avvicinano. Lo vedi quello?, sussurra al mio orecchio, congelandomi i visceri. Sentiamo cosa deve dire il nemico al tuo amore.
Voglio ignorare la sua voce, ma quando Enzo e Dante alla fine raggiungono il corridoio e si fermano a malapena a un paio di metri da me, colgo la loro conversazione. Stanno parlando di me.

Adelina Amouteru

E Moritas sorse dagli inferi con una tale furia negli occhi
che tutti coloro che la videro caddero sulle ginocchia,
e tutti piansero, implorando il suo perdono.
Ma Moritas non aveva alcun desiderio di perdonare.
Chiam la terra, la terra trem, e le montagne
seppellirono il villaggio con cenere e pietre.

Resoconto della distruzione di Teaza Island,
Capitano Ikazara Terune

Il mio cuore martella fragorosamente contro le costole. Prego gli di che non riescano a sentirlo.
...ma il punto , che  stata riconosciuta, dice Dante. Il semplice suono della sua voce mi provoca un fremito di rabbia portando con s il ricordo delle sue minacce durante il mio allenamento. E non solo  stata riconosciuta, li ho visti parlare insieme. Si acciglia. Vi ha riferito cosa si sono detti?
Lui l'aveva bloccata contro un muro. Lei aveva cercato di attaccarlo.
Dante digrigna i denti. Hanno parlato pi a lungo di cos. Dov' adesso?
Sta riposando, risponde Enzo.
Dante aspetta che lui dica di pi. Quando Enzo non lo fa continua a brontolare. Avete ucciso voi stesso in precedenza, quando hanno messo in pericolo la sicurezza dell'intero gruppo.
Enzo rimane tranquillo, come se ricordasse qualcosa che avrebbe preferito dimenticare. Le mie mani si serrano l'una con l'altra.
La sua presenza qui adesso mette in pericolo tutti noi, prosegue Dante. Abbiamo ancora alcuni giorni davanti prima del Torneo delle Tempeste e Adelina pu essere nuovamente riconosciuta.
Lei pu essere il solo modo per noi di avvicinarci a sufficienza al re e alla regina.
Pu essere l'unica a sabotarci tutti. Non  strano che l'Inquisizione abbia proibito a tutte le creature imperfette di entrare al Torneo lo stesso giorno che Adelina  andata a vedere le gare di qualificazione contro i vostri desideri?
Se avesse voluto rivoltarsi contro di noi, ora ci sarebbe un brulicare di inquisitori intorno a noi. Enzo piega le braccia dietro la schiena. Sarebbe gi accaduto.
Dante lo guarda di traverso.  tutto, Vostra Altezza?.
Enzo stringe gli occhi. Cosa suggerite?
Vi ho visto scortarla lontano. Tutti gli altri membri dell'lite lo sospettano. Vi conosco da anni, sono in grado di vedere la verit sul vostro volto.
Non c' nulla da vedere.
Vi ricorda Dafne, non  vero? Quel viso piccolo, tipico di Tamouran?.
Una nube di torpore si espande in me. Dafne. Chi  Dafne?
Attraverso la nebbia che mi avvolge avverto un'irrefrenabile ondata di rabbia crescere nel cuore di Enzo, spingere e forzare per attaccare. L'energia mi fa ansimare, mi metto una mano sulla bocca per zittirla. Il mio cuore martella convulso in allerta.
Vi trovate su un terreno pericoloso, gli dice Enzo con voce tranquilla.
Dante esita, agitandosi per un attimo, ma poi si acciglia e si butta. La sua voce assume un cambiamento sorprendente, passa dall'aria di superiorit arrogante e prepotente a un qualcosa contenente una sincera preoccupazione. Ascoltate. Tutti adoravamo Dafne. La migliore creatura non imperfetta che abbia mai conosciuto. Si  presa cura di me, sarei morto se non fosse stato per lei. Pensate che non abbia notato tutte le volte che abbandonavate le vostre residenze o la Corte Fortunata per andare a trovarla? Credete che non sapessimo che volevate sposarla?.
Sposarla.
La voce di Dante si placa. Credete che non l'abbia pianta anch'io? Che non volessi uccidere ogni inquisitore in citt per lei?.
Enzo ascolta in silenzio, il volto impietrito. Ci sono delle pareti attorno alla sua energia ora che mi impediscono di percepire le sue emozioni. Lotto per concentrarmi sulla mia illusione di invisibilit. Perch non gli dite che  un bugiardo, Enzo? Perch  tutto vero, naturalmente. Non mi meraviglia che talvolta Enzo mi osservi come se fossi qualcun altro.  perch vede qualcun altro. Un'altra ragazza che una volta era viva, che lui amava, che lui ama ancora.
Dante si china. La rabbia in lui cresce. Adelina non  lei. Possiede il fuoco, glielo concedo e, a parte i segni, ha un bel viso. Ma sono due persone completamente differenti, Mietitore. E posso dirvi che, mentre tutti si fidavano di Dafne, nessuno si fida della vostra nuova ragazza. Tutt'al pi la tolleriamo. Dante fa una pausa e lo indica con un gesto accusatorio.  andata contro i vostri ordini ed  stata vista parlare col nemico. Avete ucciso per meno di questo. Le avete dato dei vantaggi che non date ad altri. Vi siete addolcito con lei. Non mi piace prendere ordini, ma li prendo ancora da voi. Non ne prendo da anni solo per vedere che vi precipitate con entusiasmo e un po' d'impaccio verso una ragazza che vi ricorda un'innamorata defunta.
Lo sguardo che Enzo ora rivolge a Dante  sufficiente per far fare al secondo un cauto passo indietro. Sono piuttosto informato su chi sia Adelina, dice il principe a bassa voce. E su chi non sia.
Non se credete di essere innamorato di lei, Vostra Altezza.
Le mie relazioni non sono affari vostri.
Lo sono se lei  una distrazione dai nostri obiettivi.
Enzo stringe gli occhi. Lei non  nulla per me, reagisce bruscamente con un gesto distratto della mano. Niente di pi che una recluta della Compagnia. Fa solo parte dei nostri piani. Il gelo nella sua voce mi colpisce duramente. Niente di pi. Mi si strappa il cuore.
Dante ridacchia alle sue parole. Se quella  la verit allora non dovreste avere problemi nell'accettare consigli da uno dei vostri compagni. Fa un gesto verso se stesso.
E cosa suggerite?, chiede Enzo.
Sul mio onore, la tollerer fin quando voi la tollererete. Usatela a vostro piacimento. Ma dopo che sarete sul trono e avrete finito di divertirvi, dovreste liberarvi di lei. Non vi rimarr fedele a lungo.
Tremo nel sentire l'oscurit risvegliarsi nel cuore di Enzo, un furore che oscura tutta l'eccitazione che giunge dagli altri membri e sostenitori della Compagnia, una rabbia che avvolge la caverna.
Apprezzo la vostra preoccupazione, dice dopo un momento, enfatizzando le parole con note lente e sinistre. Ma la nostra conversazione finisce qui.
Come desiderate, Vostra Altezza, dice Dante disgustato. Potreste averci condannati tutti. Si volta per tornare nel gruppo. Enzo rimane dove si trova, l'espressione circospetta, i suoi occhi fissi sulla schiena del Ragno, pensieroso. Mi viene in mente, con tutto il dolore che pu provocare un pugnale nel fianco, che potrebbe considerare le parole di Dante.
Alla fine anche Enzo ritorna dagli altri. Io no. Rimango dove sono, accovacciata come un mucchietto tremante all'ingresso della camera, avvolta dall'invisibilit, sola mentre la riunione prosegue. Le parole che mi ero preparata da dire ai membri della Compagnia sono appassite sulla mia lingua. Il ricordo del bacio che ho condiviso cos recentemente con Enzo ora mi lascia fredda e tremante.
Non avverto rabbia. Nessuna gelosia. Solo... vuoto. Un senso di perdita profondo. In qualche modo l'eco delle battute di Gemma e le risate dei sostenitori ora mi suonano minacciose. Gemma ti ha trattata bene. Raffaele ti ha presa sotto la sua ala. Mi aggrappo a questi pensieri con disperazione, cercando conforto, cercando di convincermi che Dante stia mentendo. Non ci riesco.
Sono buoni con me solo perch hanno bisogno di me. Solo a causa di Enzo. Gentilezza con secondi fini. Sarebbero diventati miei amici se fossi stata inutile?
Alla fine mi alzo in piedi e torno di nuovo verso la mia camera. La mia illusione ondeggia intorno a me. Se qualcuno fosse stato nel corridoio avrebbe visto una corrente in movimento in aria, un'ombra strana scivolare lungo il corridoio.
Raggiungo la mia camera, chiudo a chiave la porta, libero l'illusione e mi accuccio ai piedi del mio letto. Qui finalmente libero le mie emozioni. Le lacrime mi scorrono lungo il viso.  troppo per pensare che possa dir loro tutto. Il tempo passa. Minuti, un'ora. Chi lo sa? Il chiaro di luna cambia inclinazione attraverso le finestre. Torno di nuovo alla camera da letto della mia infanzia, fuggo da mio padre. Sono di nuovo contro la ringhiera della scala della mia vecchia casa, sento mio padre vendermi al suo ospite. O forse sto ascoltando Dante che mi biasima davanti a Enzo. Stanno parlando di me. Parlano sempre di me. Ho fatto un giro completo e non sono ancora sfuggita del tutto al mio destino.
Lo spettro di mio padre appare attraverso il muro dietro di me. Si inginocchia davanti a me e con le mani a coppa mi prende il viso. Riesco quasi a sentire il suo tocco, il brivido freddo della morte. Sorride. Non vedi, Adelina?, dice dolcemente. Non vedi come mi sono sempre preso cura di te? Tutto quello che ti ho sempre insegnato  vero. Chi amer mai una creatura imperfetta come te?
Mi stringo la testa e chiudo stretto il mio occhio. Enzo non  come loro. Lui credeva in me. Mi ha compresa fino in fondo e ha combattuto per me. Ricordo il modo in cui ha danzato con me alle Lune di Primavera, come mi ha protetta da Teren. Ricordo tutti i giorni in cui ci siamo allenati insieme, la dolcezza del suo bacio, la sua risata affettuosa. Lo ripeto a me stessa finch le parole si confondono insieme in qualcosa di irriconoscibile.
Ma ha fatto veramente quelle cose per te?, sussurra mio padre. O per se stesso?
Non ho idea di quanto sia tardi. Per quel che so l'alba potrebbe giungere presto. O forse sono trascorsi solo pochi minuti. Tutto ci che so  che mentre il tempo si trascina, la parte pi vera di me sta lasciando il posto, lentamente ma con certezza, a qualcosa di amaro. Ci che una volta era tristezza sta lasciando il posto alla rabbia. L'oscurit si insinua. Esausta, la accolgo.
Mi alzo. I piedi si muovono verso la porta. Esco di nuovo in corridoio, ma stavolta non vado nella direzione degli altri. I miei piedi puntano invece verso il sentiero opposto, quello che mi conduce fuori dalla Corte, nelle strade, e gi ai canali.
Verso la Torre dell'Inquisizione.

Teren Santoro

Le luci nel palazzo ardono fioche stanotte. Teren si dirige lungo i corridoi deserti seguendo un percorso a lui familiare. I suoi stivali echeggiano debolmente contro il pavimento ma cammina in punta di piedi e il suono  quasi impercettibile. Al termine del corridoio ci sono le stanze da letto private del re. Le guardie sono sempre appostate fuori dalle porte. Teren fa una deviazione, vagando gi per un corridoio pi stretto e spingendo un pannello invisibile nel muro che lo porter direttamente nella camera da letto.
La porta segreta oscilla, aprendosi senza alcun suono. Gli occhi di Teren vanno immediatamente al letto. Alla luce delle lune, riesce a vedere la figura del sovrano che russa che si alza e abbassa alternativamente sotto le coperte. Accanto a lui la regina Giulietta  seduta dritta nel letto. Fa visita cos raramente alle stanze del re che vederla qui produce uno strano effetto in Teren. Lei incrocia lo sguardo di lui e gli fa cenno di avvicinarsi ulteriormente.
L'odore del vino  una nube acre attorno al sovrano.
Teren si avvicina di pi. Rivolge alla regina uno sguardo interrogativo.
Lei lo fissa dritto negli occhi in risposta.
Teren estrae un coltello nascosto in vita.  un'arma inusuale, cos piccola e sottile che sembra qualcosa che potrebbe usare un medico per un'operazione chirurgica. Lo solleva in una mano. Con l'altra esibisce una pesante mazza di legno tirata fuori da sotto i suoi mantelli.
Teren l'aveva imparato da bambino, quando suo padre giaceva sul letto di morte e lui era l in piedi, piangente, mentre un dottore sottraeva il padre morente al suo tormento. Era stato rapido e indolore. Cosa pi importante, non c'era stato spargimento di sangue o ferite evidenti. Quando l'Inquisizione aveva sepolto suo padre era stato come se fosse semplicemente morto nel sonno, il corpo intatto e apparentemente inviolato.
Adesso Teren posiziona il coltello simile a un ago sopra l'angolo interno dell'occhio destro del sovrano. Solleva la mazza di legno sopra l'estremit del coltello, poi la abbassa lentamente. Giulietta lo osserva in silenzio.
Giulietta  la legittima sovrana di Kenettra. Gli di l'hanno designata marchiando il principe Enzo, maledicendolo come creatura imperfetta. Gli di hanno dato a Kenettra questo sovrano debole, il duca di Estenzia, un nobiluomo senza alcuna ascendenza reale. Ma Giulietta  pura. Dovrebbe governare Kenettra. Con l'aiuto di Adelina, Teren distrugger le Giovani lite. E col supporto di Giulietta, libereranno l'intero Paese dalle creature imperfette. Teren sorride al pensiero. Stanotte Giulietta chiamer le guardie e dir loro che il re ha smesso di respirare accanto a lei.
Dichiareranno il sovrano morto per cause naturali, a causa del vino eccessivo o di un attacco di cuore. E stanotte Teren inizier una vera purificazione delle creature imperfette della citt.
Raduna le sue forze. Poi sbatte gi la mazza sul manico del coltello. Il coltello colpisce preciso. Il corpo diventa rigido, contratto. Poi, poco a poco, i muscoli si lasciano andare.
Il re  morto. Lunga vita alla regina.

Adelina Amouteru

Amare  avere paura.
Siete spaventato, mortalmente terrorizzato,
che qualcosa accada a coloro che amate.
Pensate a quelle possibilit.
Il vostro cuore si stringe a quel pensiero?
Allora, amico mio, quello  amore.
E l'amore rende tutti schiavi,
perch non si pu avere amore senza paura.

Tesi privata sulla storia d'amore dei Tre re
baronessa Sammarco

Non sono stata per le vie di Estenzia abbastanza spesso da saperlo, ma avrei creduto che a quell'ora tarda la citt sarebbe stata pi tranquilla. Non ho quella fortuna stanotte. Le strade brulicano di guardie dell'Inquisizione. In effetti non riesco a svoltare un solo angolo senza vedere una ronda che fa il suo giro lungo la strada. La loro presenza mi costringe a rallentare.  successo qualcosa. Cosa sta accadendo?
Passo attraverso le ombre, la mia maschera d'argento nascosta con cura sotto il mio braccio. Mi ammanto in un'illusione di invisibilit, ma mi stanco rapidamente e mi concedo di farlo solo per qualche attimo ogni tanto. Mi fermo spesso nei vicoli bui per raccogliere le forze. L'invisibilit  difficile, tanto quanto camuffarmi in un'altra persona. A ogni passo, ci che mi circonda cambia e devo modificare la mia illusione per adeguarla a ci che mi circonda. Non mi muovo abbastanza rapidamente o accuratamente, sembro un'onda che fluttua nell'aria. Pertanto la conseguenza dell'invisibilit  una concentrazione costante, fino al punto in cui riesco a malapena a ricordare quale sia il mio vero aspetto. Perlomeno  notte. Un'ora pi clemente.
Mi nascondo di nuovo mentre altre pattuglie dell'Inquisizione si affrettano. Da qualche parte, lontano nella notte, si levano delle grida. Ascolto con attenzione. All'inizio non riesco a distinguere quello che dicono. Poi, qualche attimo pi tardi, le parole diventano chiare.
Il re  morto!.
Il grido lontano mi paralizza. Il re...  morto? Un attimo dopo si unisce un'altra voce, ripetendo la frase. Poi un'altra. Tra queste sento un'altra frase. Lunga vita alla regina!.
Il re  morto. Lunga vita alla regina. Mi fermo immobile contro il muro. I membri della Compagnia faranno la loro mossa stanotte? No, non ne avrebbero il tempo. Non l'hanno programmato. Il sovrano  morto prima che potessero giungere a lui.
Cos' successo?
Teren, mi suggerisce un bisbiglio nella mente. Per non mi pare verosimile. Perch vorrebbe il re morto?
Senza arrischiare un passaggio in gondola, mi ci vuole un'ora intera prima che possa persino vedere la Torre dell'Inquisizione che appare in lontananza. Oltre a quella giace il palazzo, e se non mi sbaglio, sembra che i gruppi di inquisitori si stiano recando in quella direzione.
Nel momento in cui mi trovo nella piazza della Torre, un sudore freddo mi imperla la fronte. Mi fermo tra le ombre di un negozio vicino, poi lascio cadere la mia illusione d'invisibilit, tolgo per un attimo la maschera e traggo un respiro profondo.  senza dubbio l'illusione pi lunga che abbia mai creato e il risultato  un senso di stordimento che mi lascia barcollante. Quando avevo nove anni, andai nello studio di mio padre e strappai una lettera che aveva scritto a un medico locale, chiedendo consiglio riguardo dei medicamenti per domare il mio carattere. Mio padre scopr quello che avevo fatto, naturalmente. Disse a Violetta di chiudermi a chiave nella mia camera da letto per tre giorni senza cibo n acqua. Quando Violetta mi trov quasi incosciente alla fine del secondo giorno, lo supplic di liberarmi. Lui lo fece. Poi sorrise e mi chiese se mi era piaciuto il morso della fame e della sete. Se si era risvegliato qualcosa in me.
Lo stordimento che provai all'epoca, appoggiata contro la porta chiusa a chiave e gridando fino a diventare rauca affinch mia sorella venisse a liberarmi non  dissimile da come mi sento ora. Il ricordo mi d forza, per. Dopo alcuni minuti deglutisco e mi raddrizzo. Il mio sguardo si concentra sulla Torre.
Un breve vialetto conduce dalla piazza principale su fino alle porte incombenti della Torre; gli inquisitori delimitano questo percorso. Una grande lanterna tonda pende dall'ingresso della Torre, illuminando il legno scuro della porta. Inizio a coprirmi di nuovo, poi mi fermo. Perch dovrei prosciugare la mia energia adesso? Se anche arrivassi felicemente alla porta con un'illusione di invisibilit, avrei ancora bisogno di aprirla per entrare. Non c' alcun modo per me di camuffare tutto ci.
Cos invece mi avvicino alle guardie. Il ricordo dell'ultima volta che l'ho fatto, in una citt impazzita per le gare di qualificazione, mi torna alla mente.
Immediatamente due di loro sguainano le loro spade. Mi obbligo a guardarli dritti in faccia. Sono qui per vedere Mastro Santoro, rispondo. Ha chiesto di me personalmente.
Il baluginio del dubbio appare sul volto di uno dei due uomini quando accenno al nome di Teren. La mia energia si accende per l'emozione, rafforzandosi. Li guardo accigliata. Stavolta approfitto della loro evidente agitazione. Dal mantello estraggo la maschera d'argento. Ho delle informazioni per lui sulle Giovani lite. La mia voce  sorprendentemente tranquilla. Volete davvero rischiare e negarmi l'accesso?.
Gli occhi della guardia si spalancano nel riconoscere la maschera e la mia energia si rafforza di nuovo, mentre sento di acquisire il controllo su questo soldato, obbligandolo a fare qualcosa contro la sua volont.
Alla fine il primo inquisitore fa cenno perch altri due di loro mi afferrino. Lasciatela entrare. Poi grugnisce verso di me. Attenderete il suo ritorno.
Teren non  alla torre stanotte. Le loro mani sulle mie braccia mi ricordano il giorno della mia esecuzione a Dalia. Mentre mi conducono via, guardo oltre la mia spalla mentre altri inquisitori passano correndo nelle strade. L'energia della paura sembra elevata stanotte. Pulsa dentro di me stimolando i miei sensi.
Entriamo nella Torre. Mi accompagnano in una piccola stanza comunicante con quella principale e qui mi mettono seduta sul pavimento. Poi mi circondano, ognuna delle loro lance puntate dritte verso di me. Fuori dalla porta, altri in attesa. Li fisso determinata a non mostrare loro alcun cenno di emozione. Le segrete devono essere da qualche parte sotto di noi, se questa Torre  simile a quella in cui sono stata rinchiusa una volta. Dov' che Teren sta tenendo Violetta... se le cose stanno cos?
Non so per quanto tempo rimango qui a contare i minuti che passano. Gli inquisitori rimangono immobili.  questo ci che subiscono quando si allenano, rimanere in piedi immobili per ore? Riesco a percepire il loro malessere intorno a me, un'emozione tenace, di fondo, che fa capolino dallo sterno, un guscio d'indifferenza che cercano di indossare al di sopra di esso. Sorrido loro. La loro paura aumenta. La mia eccitazione cresce con essa.
Improvvisamente fuori dalle finestre giunge il suono di vetri in frantumi. Poi delle grida. Mi giro in direzione del suono. Le guardie puntano tutte le loro spade al mio movimento, ma continuo a guardare verso le finestre. Il suono di passi che corrono, a centinaia, poi altre voci, poi il caos. Un debole bagliore giallo e arancione si accende contro il vetro scuro della finestra. La morte del re. La cosa  correlata? I membri della Compagnia sono a conoscenza di ci che  accaduto? Enzo sa gi che sono fuggita?
La porta si spalanca con un gran frastuono. Un nuovo inquisitore arriva di corsa, poi bisbiglia qualcosa all'orecchio della guardia pi vicina. Cerco invano di cogliere ci che sta dicendo. Fuori altre grida e strepiti risuonano nella notte.
E poi la sento, una voce familiare lungo il corridoio. La mia testa fa un sobbalzo nella sua direzione. Teren  ritornato.
Entra a falcate nella stanza dove mi trovo, l'andatura da spaccone, la testa ritta e un sorriso freddo sulle labbra. Si ferma nel vedermi. Risucchio bruscamente il respiro. Improvvisamente tutta la mia missione - tutti i miei poteri - sembrano impallidire in sua presenza.
Siete venuta, dice alla fine, fermandosi davanti a me.  quasi ora. Ero certo che avrei dovuto uccidervi stanotte. Incrocia le braccia sul petto. Mi avete risparmiato la fatica.
Ho sentito che il re  morto, bisbiglio.
Teren china il capo una volta, ma le sue parole sono prive di compassione. Una malattia improvvisa. Siamo tutti in lutto.
Rabbrividisco. Anche voi, Teren? La sua risposta  la conferma sufficiente che i membri della Compagnia non sono stati i soli responsabili. Ma solo perch i membri della Compagnia non hanno assassinato il re... non significa che non sia stato ucciso. Una malattia improvvisa suona sospetto.
Mi avevate promesso mia sorella, dico, il mio occhio concentrato sul suo mantello insanguinato. E la sua salvezza. Per un attimo considero di usare i miei poteri su di lui. Ma poi cosa succederebbe? Tutto ci che riesco a creare sono illusioni. Non posso fargli del male. Nemmeno Enzo pu fargliene.
La mia parola vale quanto la vostra, risponde, guardandomi apertamente negli occhi. Ma pu non valere a lungo.
Qualunque cosa Teren abbia ordinato di fare alla citt stanotte, ha portato con s una nube di terrore. Lo studio, percependo l'oscurit vorticosa nel suo cuore, la follia che scintilla nei suoi occhi.
Raccogliti. Concentrati. Indurisco il cuore affilando la mia paura in una lama tagliente come un rasoio. Portatemi da mia sorella. O non vi dir nulla.
Teren inclina il capo. Pretenziosa, non trovate?. I suoi occhi si stringono.  successo qualcosa dall'ultima volta che le nostre strade si sono incrociate.
Nel mio petto la mia vena di ambizione cresce. Siete interessato a catturare le Giovani lite o no?.
La mia risposta gli strappa una risata. Il suo sorriso esita per un attimo, pare attenuare la sua follia, e mi rivolge un'occhiata pi seria. Cosa vi ha spinto a voltar loro le spalle?.
Mi ritraggo. Non voglio ripercorrere ci che ho sentito. Non  sufficiente che abbiate minacciato la vita di mia sorella? Che mi abbiate gettata contro un muro?.
I suoi occhi palpitano di curiosit. C' di pi.
Il calore del bacio di Enzo sgorga spontaneo nella mia mente, il modo in cui i suoi occhi si erano addolciti vedendomi, il modo in cui mi aveva spinta contro il muro... la conversazione tra lui e Dante. Respingo quell'emozione e scuoto il capo verso Teren. Fatemi vedere mia sorella prima, ripeto.
E se dicessi ai miei uomini di ucciderla ora, a meno che non mi diate ci che voglio?.
La mia mascella si contrae. Sii coraggiosa. Allora non parler mai. Incrocio il suo sguardo col mio, rifiutando di cedere. L'ultima volta che ci siamo incontrati lui mi ha colta di sorpresa e sono indietreggiata. Stavolta non posso permettermi di fare la stessa cosa.
Alla fine Teren mi fa cenno di seguirlo. Venite, allora, dice, facendo cenno agli inquisitori. Facciamo il vostro gioco.
Ho avuto successo. Gli inquisitori abbassano le loro spade e mi trascinano in piedi. Un poco per volta inizio a radunare energia nel petto. Ho bisogno di radunare tutta quella che posso o non ci sar alcuna speranza di fuggire da questo posto con Violetta.
Mi conduce sempre pi gi nelle segrete, finch si ferma contando il numero di gradini di pietra che abbiamo percorso. Quanto si spinge lontano? Mentre continuiamo sento le grida dei prigionieri risuonare dagli altri piani, un coro di pianti spettrali. Devo trattenere il respiro quaggi. Mai in vita mia ho percepito cos tanto timore e rabbia concentrati in un unico posto. Le emozioni galleggiano intorno a me, desiderose che io faccia qualcosa con loro. Le mie stesse rabbia e paura minacciano di sopraffare i miei sensi. Stringo i denti, aggrappandomi ai miei poteri. Potrei fare cos tanto quaggi. Potrei evocare un'illusione come nessuno di loro ha mai visto.
Ma continuo a trattenermi. Finch non vedr Violetta coi miei occhi. Finalmente Teren ci guida per un piano pi tranquillo degli altri. Piccole porte in legno rivestite di barre di ferro delimitano i muri. Camminiamo attraverso un corridoio illuminato a malapena finch giungiamo davanti a una porta singola alla sua estremit. Vacillo quasi per la potenza della mia oscurit qui. Sono stata in un luogo come questo una volta.
Vostra sorella, mi dice, facendomi un finto inchino. Uno degli altri inquisitori apre la porta chiusa a chiave che si apre cigolando.
Sbatto le palpebre. Dietro la pesante porta c' una cella minuscola, angusta. Delle candele bruciano lungo delle piccole mensole sul muro. Un letto di fieno  impilato in un angolo e su di esso siede una ragazza con un viso docile, delicato e una testa di ricci scuri che ora paiono aggrovigliati e spenti.  esile e fragile, tremante per il freddo. I suoi grandi occhi mi trovano. Mi vergogno per la raffica di emozioni variegate che provo alla sua vista, gioia, amore, odio, invidia.
Adelina?, dice mia sorella. E improvvisamente ricordo la notte in cui sono scappata di casa, quando lei era in piedi all'ingresso della mia camera da letto e si sfregava gli occhi per il sonno.
Immediatamente gli inquisitori si mettono in fila e la circondano. Lei li schiva e ficca il mento tra le ginocchia ripiegate. Mentre lo fa noto i ceppi pesanti ai suoi polsi e alle caviglie, che la tengono incatenata al letto.
Le tenebre dentro di me ruggiscono. Quale illusione posso mettere in scena che potrebbe tirarci fuori di qui prima che le possano fare del male? Calcolo la distanza tra noi, il numero di passi che separa gli inquisitori e me, me e Teren. Tutte le lezioni di Raffaele ed Enzo passano nella mia mente.
Teren attende che io entri nella stanza e poi chiude la porta dietro di s. Cammina avvicinandosi maggiormente a Violetta. Mentre lo fa, percepisco la sua paura acuirsi, e con quella anche la mia. Teren la guarda con sguardo critico, poi si volta verso di me con un rapido movimento del suo mantello.
Mi studia. Ditemi, Adelina... quali sono i loro nomi?.
Apro la bocca.
Raccontagli di quell'orribile Ragno, dicono gioiosamente quei piccoli sussurri nella mia testa. Vai avanti. Lui lo merita. Consegnagli Enzo, Michel e Lucent. Dagli Gemma. Stai andando cos bene. Nella mia testa immagino di confessare ogni cosa che so a Teren.
Dove sono le Giovani lite?, dir.
Alla Corte Fortunata, risponder.
Dove?
Possiede molti passaggi segreti. Loro usano le catacombe sotto la Corte. Potete trovare l'ingresso nel giardino pi piccolo.
Ditemi i loro nomi.
S.
La visione nella mia testa svanisce, e ancora una volta vedo Teren in piedi davanti a me. In qualche modo la confessione non  venuta fuori.
Nonostante il mio silenzio Teren sembra calmo. Adelina, sono colpito. Vi  accaduto davvero qualcosa.
Un debole segnale d'allerta ronza nella mia testa. Volete i loro nomi, dico, tirando il gioco per le lunghe.
Teren mi osserva con sguardo interessato. Le sue labbra si torcono. Esitate ancora, non  vero?. Cammina facendo un giro lento intorno a me, abbastanza vicino perch riesca a sentire lo sfiorare del suo mantello contro la mia pelle. Con un brivido comprendo che mi ricorda quando Raffaele mi  girato intorno durante il test con le pietre preziose, squadrandomi, studiando le mie potenzialit.
Alla fine Teren si ferma davanti a me. Sguaina la sua spada e la punta contro Violetta. Il mio cuore si contorce. Perch li proteggete cos lealmente, Adelina? Cosa vi hanno promesso una volta che foste diventata parte della loro cerchia? Vi hanno fatto credere che sono una banda di nobili eroi? Che vi hanno reclutata per qualche causa onorevole invece che per l'omicidio che hanno davvero commesso? Credete che le loro trovate alle Lune di Primavera non abbiano reclamato delle vite innocenti?. Fissa i suoi occhi pallidi e pulsanti su di me. Ho visto ci che potete fare. Conosco l'oscurit della vostra anima. Eravate disponibile a lasciarli, scommetto che non vi fidate di loro. C' qualcosa... di diverso in voi. Loro non vi amano, non  vero?.
Come potrebbe saperlo per davvero? Cosa state cercando di insinuare?, chiedo attraverso i denti serrati.
Siete qui perch sapete che non siete parte di loro, risponde freddamente. Lasciate che vi dica una cosa, Adelina. Non esiste vergogna nel volgere le spalle a un gruppo di criminali che non vogliono nulla pi che incenerire totalmente questa nazione. Credete che vi proteggerebbero se voi foste in pericolo?. Si volta, lo sguardo di sbieco.
Ripenso a come le creature imperfette vengano bruciate al rogo, a come i membri della Compagnia abbiano scelto di non salvarli. Perch non erano lite.
Sono arrivati da voi quel giorno perch avevate qualcosa che volevano, dice Teren, come se sapesse a cosa sto pensando. Nessuno getta via qualcosa di utile, finch non lo  pi.
Ha ragione.
Mi sono affezionato a voi nel periodo che abbiamo trascorso insieme, continua. Avete mai pensato al mito dell'angelo della Gioia e a suo fratello, l'angelo della Cupidigia? Ricordate la storia di Denarius che precipita Laetes dal paradiso, condannandolo a camminare sulla terra come un uomo finch la morte non lo rispedir tra gli di? A come fosse necessario guarire l'angelo della Gioia dalla sua arroganza, poich credeva di essere il figlio prediletto degli di?. Si china pi vicino. Esiste uno squilibrio nel mondo, proprio come quando la Gioia ha abbandonato il paradiso: segni allarmanti di demoni che camminano tra noi, sfidando l'ordine naturale. Talvolta il solo modo di aggiustare le cose  fare ci che  difficile.  il solo modo di amarli ancora. Tutta la messinscena del divertimento se n' andata ora dal suo viso.  la ragione per cui sono stato inviato dagli di. E sento che forse anche voi siete stata inviata per la medesima ragione. C' una bramosia in voi di aggiustare le cose, piccola creatura imperfetta, siete pi brillante degli altri perch sapete che c' qualcosa di sbagliato in voi. La vostra coscienza  combattuta, non  vero? Avete odiato voi stessa e io lo ammiro.  il motivo per cui continuate a tornare da me. Il solo modo per guarire voi stessa da questa colpa  fare ammenda salvando i vostri compagni obbrobriosi. Aiutateli a ritornare negli inferi a cui appartengono. Fatelo con me. Voi e io possiamo aggiustare di nuovo il mondo, e quando lo faremo, gli di ci riterranno perdonati. La sua voce ha assunto un tono strano, gentile. Non sembra giusto o cortese, lo so, pare crudele. Ma deve essere fatto. Capite?.
Qualcosa nelle sue parole ha un suo significato. Vorticano nella mia testa e nel mio cuore finch paiono logiche. Sono un abominio persino per gli altri membri della Compagnia. Forse  davvero mio dovere aggiustare di nuovo il mondo. Lo faccio perch ti voglio bene, sussurra lo spettro di mio padre. Puoi non comprenderlo ora, ma  per il tuo bene. Sei un mostro. Ti voglio ancora bene. Ti corregger.
Lo sguardo serio di Teren muta diventando compassionevole, un'espressione che ricordo dal giorno della mia esecuzione. Se vi impegnate con l'Inquisizione, con me, e giurate di usare i vostri poteri e la vostra conoscenza per rispedire le creature imperfette agli inferi vi dar tutto ci che avete sempre voluto. Posso accogliere qualunque vostra richiesta. Denaro? Potere? Rispetto? Consideratelo fatto. Sorride. Potete redimervi, mutare da abominio in una salvatrice agli occhi degli di. Potete aiutarmi ad aggiustare questo mondo. Non sarebbe bello non dover pi fuggire?. Fa una pausa, e per un attimo, una nota di autentica, dolorosa tragedia entra nella sua voce. Non dovevamo esistere, Adelina. Non abbiamo mai avuto alcun significato.
Siamo degli errori.
Ora Adelina, dice, dolce e adulatorio. Ditemelo.
Voglio farlo, oh come lo desidero, in questo momento. Teren pu offrire a me e Violetta una vita cos facile, se solo gli dessi ci che vuole. I progetti dei membri della Compagnia sono rovinati in ogni caso, non  vero? Il re  morto naturalmente. Non ho alcuna ragione di rimanere ancora fedele a loro. Apro la bocca. Le parole di Dante sono fresche nella mia mente e una ventata di amarezza cresce in me, rabbiosa e vogliosa di fuoriuscire. Potrei distruggerli tutti adesso, solo con alcune parole accuratamente selezionate.
Ma le parole non escono ancora. Sto pensando invece all'espressione gentile di Enzo, al sorriso fugace di Gemma. All'amicizia informale di Lucent, alle lezioni d'arte di Michel. Sto pensando a Raffaele pi di tutti, con la sua pazienza e la sua grazia, alla sua fedelt dolce e calma che ha guadagnato la mia fiducia. Se fosse stato alla Corte stanotte, mi sarei confidata con lui. Mi avrebbe aiutata. Le cose sarebbero andate diversamente se lui fosse stato l. Provo qualcosa quando sono coi membri della Compagnia, qualcosa che va oltre un contratto d'affari non scritto per fare ci che mi dicono.
Qualche sprazzo di chiarezza emerge attraverso la rete di parole che Teren ha gettato su di me, un barlume di logica che mi tira fuori dalla nebbia. Dice che i membri della Compagnia mi stanno usando. Ma anche lui mi sta usando. Questa  la vera ragione per cui non riesco a decidere di dargli ci che vuole. Non  il fatto che stia proteggendo i membri della Compagnia.
 che sono stanca di essere usata.
Teren sospira, poi scuote il capo. Fa cenno a uno dei suoi uomini. L'inquisitore sguaina la spada e si sposta verso Violetta.
Getto un'occhiata a mia sorella. Lei capisce che sto per fare una mossa. Raduno la mia forza. Poi tendo le braccia e tiro.
Un manto di invisibilit cresce intorno a me, imitando il muro dietro di me e il pavimento sotto i miei piedi. Intreccio la stessa cosa attorno a mia sorella. A occhio nudo pare che mia sorella sia stata improvvisamente sostituita da uno spazio vuoto.
Per la prima volta Teren sembra sorpreso. Siete migliorata, dice bruscamente. Brandisce la sua spada, poi grida agli altri inquisitori: Ne ho abbastanza di tutto questo. Trovatela.
Iniziano a cercare approssimativamente nella mia direzione, ma mi sono gi spostata. Tiro di nuovo, avvolgendo ognuno di loro in una visione di incubi e demoni urlanti, che emettono ululati perforanti simili al suono del metallo che strappa altro metallo, le bocche spalancate. Diversi inquisitori cadono in ginocchio, le mani premute su viso e orecchie. Il loro terrore mi fa fremere.  cos bello.
Io e Teren raggiungiamo mia sorella nello stesso momento. Va a tentoni, alla cieca, afferrandole il braccio. La strattona a s e preme la sua spada contro la sua gola. Non fatelo, grida in aria. Persino alterato dalla rabbia pare vedere qualcosa in me che lo affascina. Volgo la mia concentrazione su di lui, poi cerco i suoi sensi, puntando ad annegarlo nelle illusioni coi suoi uomini.
Colpisco un muro.
Non ho mai sentito questa cosa in nessun altro prima di adesso, come un blocco di ghiaccio, qualcosa di duro e impenetrabile che ripara la sua energia dalla mia. Stringo i denti e spingo pi duramente, ma la sua energia mi respinge. Un sorriso si diffonde sul suo volto mentre mi sente lottare. Sono stata testimone di come il fuoco di Enzo a malapena lo abbia toccato, e ho sentito Enzo parlare di come Teren non possa rimanere ferito come una persona normale. Adesso, per la prima volta, lo tocco con mano.
Provateci di nuovo e la far a fette, dice.
Violetta strizza gli occhi chiudendoli. Trae un respiro profondo.
E accade la cosa pi strana. Teren si ferma impietrito nel bel mezzo del suo attacco. Rabbrividisce. Sento schiantarsi il muro di ghiaccio che protegge la sua energia da me, poi andare in frantumi. Si lascia sfuggire un rantolo terribile, lascia andare Violetta e cade sulle ginocchia. Improvvisamente, proprio come ci che  appena accaduto, vedo i filamenti della sua energia, della sua paura e della sua oscurit, i filamenti che legano i suoi sensi che adesso riesco a trovare e attorcigliare come ho fatto con gli altri. Cos' successo?
Qualcuno ha messo fuori uso le sue capacit.
Getto un'occhiata a Violetta, sbalordita. Mi restituisce uno sguardo scosso.  cos che comprendo. Lo so immediatamente.
Mia sorella  un'lite.
E ha appena sottratto a Teren i suoi poteri.
Mentre la mia illusione tiene mi precipito verso di lui e strappo la chiave attorno al suo collo. Poi vado di corsa da mia sorella e tolgo la sua invisibilit per un attimo. Sta tremando convulsamente, il sudore le imperla le sopracciglia delicate, e i suoi occhi rimangono fissi su Teren mentre si accovaccia a terra. Le mie dita tremanti cercano di posizionare la chiave nei suoi ceppi di ferro. Sussulto mentre costringo il mio dito deforme a lavorare con gli altri. Che gli di mi aiutino, sono cos sfinita. Non ho mai veramente compreso quanta energia abbia utilizzato, ma ora sento che mi opprime. La paura  la sola cosa che mi fa andare avanti.
Finalmente le catene di Violetta cadono lontano e lei si alza in piedi. Fa oscillare una delle mie braccia oltre le sue spalle, raddrizzandomi, e insieme ci dirigiamo alla porta. Rafforzo la nostra invisibilit. Mi fermo proprio davanti alla porta, poi getto un'occhiata a Teren oltre la spalla. Sorride; il muro di ghiaccio attorno a lui si sta gradualmente solidificando di nuovo.
Adelina, esclama. Mi sorprendete costantemente. Ride di nuovo, il suono di un pazzo. Barcolliamo uscendo nel corridoio mentre Teren grida chiamando altre guardie.
Saliamo gli scalini in silenzio, i nostri respiri diventano un ansimare rauco. La mia energia si indebolisce, persino la mia paura non  sufficiente per mantenere in essere l'illusione. La nostra invisibilit va e viene. Gli inquisitori passano a razzo superandoci. Cerco di risparmiare la mia forza per quando si avvicineranno a noi. Ma quando raggiungiamo il livello principale della Torre sembriamo delle increspature che si spostano contro le pareti.
Ancora un attimo, Adelina, mi persuade mia sorella. Ci precipitiamo in strada e nel caos.
Vetri infranti dappertutto. Urla nella notte. Tanti inquisitori quanti non ne ho mai visti in tutta la mia vita sciamano nelle strade e trascinano fuori dalle loro case le creature imperfette - ancora in camicia da notte - nelle piazze, picchiandoli insensatamente, serrando su di loro le catene. Inciampo quando Violetta mi fa cenno di fermarmi in un vicolo adiacente. Poi finalmente libero la mia energia residua e scivolo lungo il muro in posizione fetale. Violetta crolla accanto a me. Insieme osserviamo con orrore la scena che si svolge davanti a noi. Un inquisitore trapassa con una spada il corpo di una giovane donna imperfetta con una sfumatura d'oro tra i capelli neri. Si lascia sfuggire un grido spezzato, il suo sangue si sparge sull'acciottolato. Dei pianti risuonano nella piazza.
Il re  morto! Il re  morto!
 tutto sbagliato. Osservo mentre gli inquisitori uccidono altre creature imperfette. Sono paralizzata. Qualcosa  andato terribilmente storto.
Tiro Violetta pi vicina. Pensa a qualcos'altro, sussurro al suo orecchio, sentendola tremare incontrollabilmente contro di me. Mi costringo a immergermi nel terrore e nel male che vortica intorno a noi, lasciando che rafforzino l'oscurit in me in modo che possa tessere un'illusione di calma attorno a mia sorella. Oscuro le grida per lei. Intreccio un manto di oscurit, proteggendola dalla vista delle creature imperfette che piangono radunate sulla piazza. Deve essere accaduto in tutta Estenzia, in tutta Kenettra, persino. Mentre Violetta piange contro la mia spalla, fisso la scena raccapricciante al posto suo.
Che ironia abbracciare un male simile per proteggere mia sorella da quello stesso male.
Attraverso l'annebbiamento provocato dal terrore ricordo le catacombe sotto la citt. Tocco il volto di mia sorella. Dobbiamo andare, dico risolutamente. Poi prendo la sua mano e inizio a condurre entrambe lontano... finch svolto l'angolo e mi imbatto dritta in Dante. Mi fissa, il viso avvolto dalle ombre. Bene, grugnisce. Lo sapevo che vi avrei trovata qui fuori.

Adelina Amouteru

Riusciva a percepire l'energia della tempesta nella brezza,
come se fosse una sorta di creatura vivente
che insufflava vita e paura nel suo corpo.

Racconti di Lord Dunre, Ephare

Il mio primo, febbrile pensiero: Dante mi ha seguita.
In qualche modo mi ha vista lasciare la Corte Fortunata. Mi ha inseguita fino alla Torre dell'Inquisizione. E ora sa che devo aver fatto visita all'Inquisizione. Un turbinio di pensieri lampeggia attraverso la mia mente nell'arco di un secondo. Se torna dagli altri membri della Compagnia dir tutto. No, non possono venirlo a sapere in questo modo. Apro la bocca cercando di pensare a qualcosa da dire.
Non me ne d la possibilit. Balza invece verso di me con la mano tesa cercando di afferrare il mio braccio. Violetta strilla, la mia energia ruggisce nelle orecchie.
Scaglio disperatamente un'illusione di invisibilit su di noi e mi getto a terra. I miei poteri stanno svanendo rapidamente e lampeggiamo alternativamente alla vista. Balzo in piedi proprio mentre Dante salta di nuovo verso di me. Stavolta attacca con un pugnale. La mia illusione riesce a sventare il suo proposito, ma la lama colpisce di striscio la mia coscia, tagliandola attraverso gli abiti. Faccio una smorfia per il bruciore contro la mia pelle. L'oscurit dentro di me ruggisce, nutrendosi della rabbia di Dante. La mia forza aumenta di nuovo.
Voi, traditrice. Mi punta il pugnale. Enzo avrebbe dovuto sbarazzarsi di voi nel momento in cui siete giunta da noi.
Come osate. Vi ho protetti tutti. Non ho fatto nulla, grido. Non gli ho detto nulla.
Vi aspettate che vi creda?, chiede Dante facendo volteggiare la sua lama.
Lasciate che vi spieghi, dico, porgendo le mani. Non ho dato nulla a loro. Ci che avete visto accadere alle Lune di Primavera....
Le labbra di Dante si incurvano in un ringhio. So quello che ho visto. Da quanto tempo lavorate con Teren?
Non sto lavorando con lui! Lui mi ha trovata, mesi fa, alla Corte.... Non so come dirlo a Dante, senza far sembrare che sia tutta colpa mia.  colpa mia.
E tuttavia non ci avete detto nulla. Perch l'avete tenuto segreto?
Non intendevo farlo! Avevo timore che mi venisse fatto del male. Mia sorella....
Dante sogghigna. Sapevo che non eravate sincera. Dovrei affettarvi la bocca all'istante perch non sputa nient'altro che menzogne.
Inizio ad avere problemi nel respirare. Le parole mi escono a fatica. Dovete credermi. Non gli ho detto nulla.
Gli avete parlato del Torneo delle Tempeste?
Io..., esito.
Dante coglie la mia incertezza. Stringe gli occhi. E voi avete tradito Raffaele al palazzo, non  vero?.
Sbatto le palpebre. Cosa? Raffaele? Raffaele non  ritornato?.
Dante non ha bisogno di parlare per farmi comprendere la risposta. Raffaele era assente all'ultimo incontro, non  mai ritornato dalla visita al suo cliente. No, non lui. Il pensiero che Raffaele sia il primo a soffrire...
Dante attacca di nuovo. Mi butta a terra e mi tiene ferma. Non riesco a trovare la mia energia cui attingere.
Violetta si lascia sfuggire un grido strozzato.
Ho intenzione di riportarvi da Enzo, grugnisce, stringendo gli occhi su di me. La sua mano preme sul mio collo, soffocandomi. No, non potete. Dovrei essere la sola a dirglielo, non voi. Ne risponderete a lui, piccola codarda meschina.
Vi uccider prima che possiate rovinare questo accordo.
Le parole di mio padre di quella notte disastrosa improvvisamente echeggiano tutt'intorno a me, riempiendomi le orecchie e riportandomi di nuovo alla piazza del mercato inondata di pioggia dove lui  morto. Le parole di Dante a Enzo mi attraversano la mente. L'oscurit che  sorta in me da quando ho lasciato la Compagnia ora mi ghermisce avidamente in cerca di libert, cresce rafforzandosi sempre pi, traendo energia dalle paure e dall'odio di Dante, degli inquisitori, dal terrore della gente nelle strade, dalle tenebre tutt'intorno a noi. Sopra di me non vedo pi Dante... al suo posto vedo mio padre, le labbra distorte in un sorriso cupo.
 sufficiente. Intreccio i filamenti scintillanti di energia intorno a me, improvvisamente ce ne sono cos tanti che mi sento stordita dal potere, come se avessi abbandonato il mio corpo. Raffaele una volta mi ha mostrato come creare illusioni basate sul tocco. Posso farlo adesso?
Mostro i denti. E libero la mia rabbia.
Per un solo, terribile istante riesco a vedere ogni singolo filamento di energia che unisce Dante a me. Me al dolore dei suoi sensi. D'istinto tendo le braccia e tiro forte.
Dante improvvisamente balza lontano da me. Le sue mani lasciano il mio collo, ansimo disperatamente in cerca di aria. I suoi occhi strabuzzano. Poi lascia cadere le sue armi e si lascia sfuggire un grido agghiacciante. Il suono invia un flusso di eccitazione cos intenso in me che tremo dalla testa ai piedi. L'illusione del tocco; l'illusione del dolore. Oh, lo volevo fare da cos tanto tempo. Tiro maggiormente, attorcigliando, accrescendo la sua convinzione di essere in agonia, che i suoi arti gli vengano strappati via uno a uno, che qualcuno gli stia sbucciando la pelle della schiena. Crolla a terra e si contorce. Un grido dopo l'altro.
All'inizio tutto ci che provo per lui  rabbia. Mi lancia occhiatacce come se volesse uccidermi. Ti uccider, sputa in preda al dolore. Avete attaccato l'lite sbagliato.
Indurisco la mia espressione. No, l'avete fatto voi.
La sua rabbia muta in timore. Il terrore che fuoriesce da lui mi rende solo pi forte e rilancio indietro tutto il potere in pi per torturarlo. Una parte di me  inorridita da ci che sto facendo. Ma l'altra parte di me, la parte che mi rende la figlia di mio padre, ne  deliziata. Sono ubriaca di piacere, mi inonda finch non sento di essere una persona completamente diversa. Mi avvicino al punto in cui si contorce e lo osservo pazientemente con un'inclinazione curiosa del capo. Apro la bocca ed escono le parole di mio padre.
Mostratemi ci che sapete fare, bisbiglio all'orecchio di Dante.
Da qualche parte in mezzo a quell'oscurit vorticosa catturo l'immagine di Violetta che si fa piccola in un angolo, i suoi occhi terrorizzati fissi su di me. Lei ha il potere di fermarmi, comprendo nella confusione mentale della mia euforia. Ma non lo fa.
Fermarmi? Perch dovrei fermarmi? Questo  il ragazzo che ha detto a Enzo di uccidermi. Ha minacciato la mia vita dal momento in cui mi sono unita alla Compagnia, ha cercato di uccidermi subito. Proprio come chiunque altro. Ho tutto il diritto di torturarlo. Merita di morire per opera delle mie mani e mi assicurer che percepisca il dolore fino all'ultimo istante. Tutta la rabbia e l'amarezza che ho covato nel cuore per ogni cosa adesso raggiungono il culmine. L'immagine di mio padre sostituisce di nuovo Dante, il suo corpo si piega all'indietro agonizzante. Il mio sorriso si oscura e attorciglio pi duramente, sempre di pi.
Vi distrugger.
Smettila, per favore!. All'inizio credo che sia Violetta, ma poi capisco che  mio padre. Si  ridotto a implorare. Il suo battito aumenta fino a raggiungere un ritmo possente.
Qualcosa dentro di me grida che tutto ci  andato troppo oltre, riesco a percepire l'oscurit impossessarsi dei miei sensi. Mio padre - Dante - ansima. Il suo grido si interrompe mentre il suo volto si congela in un'immagine tremante per lo shock. Ancora pi intensamente. Cerco invano di spingerlo lontano, di riguadagnare il controllo. Non posso. Un gocciolio di sangue autentico scivola dalle sue labbra. Il mio cuore freme al vederlo. Quello non doveva accadere. Sono un'evocatrice di illusioni. Alla fine l'illusione del dolore  in grado di innescare persino qualcosa di reale? Di nuovo tendo le braccia per fermarmi. Ma lo spettro di mio padre si limita a ridere, confondendosi con i sussurri gioiosi nella mia testa.
Continua, Adelina, e nessuno ti dar mai pi ordini. Sento spezzarsi qualcosa nel cuore di Dante, la rottura dei suoi filamenti.
Rabbrividisce. La sua bocca rimane aperta in un grido silenzioso: le sue labbra sono macchiate di rosso. Le sue dita si contraggono ma gli occhi sono di ghiaccio. L'oscurit in me che aveva sopraffatto la mia mente adesso svanisce di colpo, crollo sulle ginocchia, improvvisamente incapace di respirare, e mi appoggio contro il muro, sfinita. Mi sento come se fossi ritornata nel mio corpo. La mia energia si ritira lontano in un nulla, la presenza spettrale di mio padre scompare, e la sua voce si scioglie nella notte. Violetta rimane dove si trova, fissa in un silenzio esterrefatto il corpo di Dante. Faccio la stessa cosa. Fuori il caos nelle strade risuona alle mie orecchie come un grido sott'acqua.
Volevo fargli del male. Per difendere me stessa. Per ottenere vendetta. Per fuggire. Ma non volevo solo fargli del male. Mi sono assicurata che non avrebbe mai pi alzato un dito contro di me.
Nella mia ira l'ho ucciso.

Adelina Amouteru

Le balire sono violente quando provocate.
Ma siate silenziosi e calmi,
e potrete ancora vedere la fragilit al di l
delle loro enormi dimensioni,
il modo in cui cingono le pinne attorno ai loro piccoli.

Creature degli inferi, Sir Alamour Kerana

Non so per quanto tempo rimaniamo nel vicolo. Forse un minuto. Magari ore. Il tempo perde significato per un po'. Ricordo solo di aver lasciato quella stradina stretta in stato confusionale, la mia mano stretta saldamente a quella di Violetta. C' un cadavere a terra dietro di noi al quale non oso rivolgere di nuovo lo sguardo.
In qualche modo riusciamo a rimanere nascoste tra le ombre, il caos nella citt lavora a nostro vantaggio. Nel cuore di Estenzia, la presenza costante delle ronde dell'Inquisizione si  rapidamente modificata in uno sciame enorme, pi mantelli bianchi di quanti ne abbia mai visti in vita mia. Vetri rotti disseminati per le strade. I negozi di propriet di creature imperfette sono sfasciati, bruciati e distrutti, i loro proprietari trascinati fuori dai loro letti, ancora in sottoveste, e gettati in strada per essere arrestati. Il palazzo si sta prendendo la sua vendetta per ci che abbiamo fatto ai moli.
Mi sto prendendo la mia personale vendetta.
Proseguiamo. Sembra che il cielo notturno abbia iniziato a schiarirsi...  gi l'alba? Dobbiamo essere rimaste nel vicolo per un bel po' di tempo, penso mentre camminiamo. Una gran spossatezza mi prende all'improvviso e mi appoggio a un muro per resistere all'ondata di vertigini.  accaduto qualcosa in quel vicolo. Cos' stato? Perch tutto appare cos sfocato? Mi torna alla mente un ricordo, annebbiato e semidefinito, come se ne fossi stata testimone attraverso gli occhi di un altro. Qualcuno  stato l. Un ragazzo. Ha cercato di farci del male. Non riesco a ricordare altro.  successo qualcosa. Ma cosa? Guardo Violetta che mi restituisce lo sguardo con occhi spalancati e spaventati. Mi occorre un attimo per capire che ha paura di me.
Forse non riesco a ricordare davvero. Forse lo sto dimenticando di proposito.
Sbrigati, Adelina, mi sussurra, mentre con esitazione mi prende di nuovo la mano. La seguo passivamente. Dove dovremmo andare?.
Attraverso la nebbia che ho nella testa le mormoro in risposta: Alla Corte Fortunata. Da questa parte. Se solo riuscissi a parlare con Raffaele, potrei spiegare ogni cosa. Enzo lo ascolterebbe. Non avrei dovuto abbandonarli,  stato un tremendo errore.
Faccio strada attraverso l'oscurit calante, superiamo edifici bruciati e gente in lacrime, l'aria  densa dell'odore del terrore. Mi fermo nuovamente quando l'oscurit nel mio stomaco diventa troppo difficile da sopportare.
Aspetta, dico ansimando a Violetta. Prima che possa rispondere mi appoggio in avanti e vomito. Quel poco che c' nel mio stomaco fuoriesce. Tossisco e ho i conati finch non ho rigettato tutto. L'oscurit si agita ancora in me, senza sosta, portando con s sia ondate di nausea che conforto. Vacillo tra il disgusto e la gioia.
Attraverso il mio stordimento sento Violetta cingermi la spalla col suo braccio. Mi sostiene. Quando sollevo lo sguardo incrocio i suoi occhi solenni. Chi era?, bisbiglia.
La domanda suona come un'accusa. Mi confonde. Chi?.
Lo sguardo di Violetta  scosso. Vuoi dire che non hai....
Deve essere questo ci che si prova quando si perde la ragione. Mi scrollo di dosso il suo braccio e volgo di nuovo la mia attenzione alle strade. Non voglio parlarne, dico bruscamente. Aspetto che Violetta dica qualcosa in risposta, ma rimane silenziosa e non scambiamo altre parole finch ci avviciniamo alle arcate della Corte Fortunata.
Quando arriviamo la citt  piena di grida e l'alba nascente  spezzata da lampi arancioni. Ci fermiamo in un vicolo per prendere fiato. Tutta la mia forza  stata fiaccata e non riesco nemmeno a evocare un'illusione che possa proteggerci. Violetta tiene gli occhi distolti da me, l'espressione affranta.
Rientriamo, sussurra improvvisamente.
Ci ritiriamo tra le ombre, mentre gli inquisitori arrivano correndo dalla strada principale ed entrano in un negozio vicino. Alcuni attimi pi tardi trascinano fuori una donna imperfetta, la gettano in terra con una forza tale che cade carponi. Sta singhiozzando. Dietro di lei dei mantelli bianchi svolazzano dentro il suo negozio e i primi segnali del fuoco lampeggiano dalle vetrine. Osserviamo in silenzio, il cuore in gola, mentre la donna implora piet. Uno degli inquisitori si prepara a colpirla. In alto, dietro le finestre delle abitazioni adiacenti i vicini osservano. I loro volti sono il ritratto del terrore. Ma rimangono silenziosi e non prestano aiuto.
Improvvisamente l'inquisitore che sta per colpire la donna si inclina all'indietro. Come se una folata di vento gli avesse spazzato i piedi. Poi viene strattonato, urlante, in aria verso l'alto, oltre la linea dei tetti delle costruzioni. Il mio occhio si spalanca. Colei che sospinge il vento. Le lite sono qui. L'inquisitore staziona in aria per un attimo e poi precipita in strada con uno scricchiolio ripugnante. Violetta sobbalza e si nasconde dietro la mia spalla. Nello stesso momento le fiamme nel negozio svaniscono senza lasciare traccia, lasciando nient'altro che una spirale di fumo nero proveniente dall'edificio. Altri inquisitori danno l'allarme. Ma ovunque fossero i membri della Compagnia se ne sono gi andati. Mi ritiro ancora di pi tra le ombre, improvvisamente terrorizzata che possano trovarmi.
In lontananza sentiamo diverse creature imperfette nella strada esclamare: Le Giovani lite!. La donna in ginocchia grida: Loro sono qui! Salvateci!.
Altri scandiscono le stesse parole. La disperazione nelle loro voci mi fa rizzare i peli. Ma non accade nient'altro. Gli inquisitori spazzano le strade in cerca di loro, ma non si trovano da nessuna parte.
Dobbiamo andarcene da qui, bisbiglio. Seguimi. Andremo sottoterra.
E con ci io e Violetta facciamo dietrofront nel vicolo e ci dileguiamo lungo un percorso pi silenzioso, lontano da quel massacro.
Quando il sole sorge arriviamo finalmente alle strade di fronte alla Corte Fortunata. Rabbrividisco, riluttante a credere a ci che vedo. Il luogo, una volta gioiello della corona, adesso  carbonizzato e distrutto, saccheggiato dagli inquisitori. Il sangue macchia la strada che conduce all'ingresso. Anche i membri della Compagnia se ne devono essere andati, tutti i loro progetti, la loro missione per assassinare il re, la loro casa sicura, distrutti. In una notte.
Non  rimasto nulla.

Adelina Amouteru

Quando gli Aristani conquistarono i Salani, presero tutto
con s, i loro gioielli, il loro onore e i loro figli,
talvolta direttamente dal ventre materno.

Cronache della Prima Guerra Civile di Amadera, 758-762,
Mireina la Grande

Non oso mettere piede dentro la Corte Fortunata. Non so se ci siano ancora degli inquisitori che passano al setaccio le stanze... e non so se sono preparata a vederli trovare le camere segrete dei membri della Compagnia. Se ci sono o meno dei corpi che potrei riconoscere. Non voglio sapere.
Prendo invece la mano di Violetta e mi dirigo gi nel solo posto in cui penso che saremo al sicuro. Le catacombe.
Dal profondo, all'interno dei tunnel sotto la citt, il ruggito della gente al di sopra suona come un'eco strana, ovattata, bisbigli di spettri che infestano questi corridoi oscuri e stretti. Deboli spostamenti di luce giungono da piccole grate in cima al corridoio e la penombra di una mattinata piovosa dipinge ogni cosa, offuscandola. Non so dove altro andare. Rimaniamo quaggi per un giorno intero fuggendo dalle ceneri della Corte Fortunata nascondendoci in mezzo alla morte. Da qui udiamo la voce di Teren risuonare attraverso la piazza del palazzo, abbiamo visto gli inquisitori sciamare attraverso le strade della citt. Il ricordo della notte precedente lascia una sensazione nauseante e dolorosa nel mio stomaco. Avrei dovuto fermarmi e aiutare la gente nelle strade. Ma non ne avevo la forza.
Cos' accaduto a Enzo, ora che la Corte  in rovina e il re  morto? Cosa faranno ora?
Non possiamo rimanere qui a lungo. Magari l'Inquisizione ha scoperto i passaggi segreti della Corte Fortunata e l'accesso libero dei membri della Compagnia alle catacombe. Magari stanno cercando nei tunnel ora, dandoci la caccia. Per adesso, tuttavia, ci fermiamo qui, troppo esauste per continuare.
Stai bene?, chiedo a mia sorella mentre entrambe ci appoggiamo stancamente contro il muro. La mia gola  riarsa e le mie parole escono deboli e rauche. Sopra, il suono dolce della pioggia smorza le mie parole.
Violetta annuisce una volta. I suoi occhi sono lontani, studiano la nuova maschera bianca che copre il mio occhio mancante.
Sospiro, poi allontano dal volto i capelli sfuggiti e inizio a intrecciare le ciocche. Lunghi minuti di silenzio trascorrono tra noi. Intreccio, poi disfo, poi intreccio di nuovo. Il silenzio si trascina, ma in qualche modo  confortante e mi ricorda i giorni che trascorrevamo in giardino. Alla fine la guardo. Per quanto tempo Teren ti ha tenuta imprigionata in quel modo?
Dal giorno in cui sei sfuggita alla tua esecuzione, bisbiglia in risposta. Le ci vuole un po' per proseguire. L'Inquisizione a Dalia ti ha cercata per giorni. Hanno rovistato la citt in cerca di altre creature imperfette coi capelli argentei. Hanno ucciso altre due ragazze. Abbassa lo sguardo. Si erano gi piazzati in casa nostra, cos non ho potuto andarmene. Poi  arrivato a prendermi Teren. Mi disse che mi stava conducendo al porto capitale.
Lui ti ha... fatto del male?.
Scuote il capo. No. Non fisicamente.
Ha avuto sentore dei tuoi poteri?
No, sussurra Violetta.
Mi sforzo di trovare una posizione migliore, poi fisso risolutamente il mio sguardo su di lei. Lei si appoggia sul gomito. E tu?.
Violetta rimane silenziosa per un attimo. Nei suoi occhi vedo la verit. Tu lo sapevi, le sussurro in risposta. Da quando? Da quanto tempo?.
Violetta esita e tira in alto le ginocchia fino al mento. Lo so da quando eravamo piccole.
Sono paralizzata. Non riesco a respirare.
L'ho scoperto involontariamente, un giorno. Non credevo che fosse reale, all'inizio, dice, incrociando timidamente il mio sguardo. Dopo tutto non avevo segni. Come potevo verosimilmente essere una creatura imperfetta con.... Fa una pausa. Con quegli insoliti poteri demoniaci?.
Cerco di ignorare il ronzio nelle mie orecchie. Da quando?
Dal giorno in cui pap ti ha spezzato il dito. La sua voce diventa pi calma. Ricordi quando ti sei scostata da lui? Volevi nasconderti dietro un velo scuro, letteralmente. Riuscii a percepirlo.
Solo Raffaele poteva farlo. Eri in grado di percepirmi?.
Violetta annuisce. Quel giorno seppi istintivamente che non volevo che tu facessi qualcosa per cui pap si arrabbiasse ancora di pi. Capii che se tu avessi fatto qualcosa di straordinario, lui ti avrebbe uccisa, o venduta, o peggio. Cos ho teso le braccia.... Fa una pausa per un attimo come se stesse cercando di trovare un modo per spiegarsi. E ti ho respinta. Ti ho fermata.
In un flash mi tornano in mente le parole di Raffaele. C' qualcosa di oscuro e amaro dentro di voi.  da qui che giungono tutti i miei terrificanti pensieri? Hanno origine da cos tanti anni di energia repressa, bramosa di liberarsi?
Ora tutto ha un senso. Raffaele si domandava perch i miei poteri non fossero affiorati in superficie quando ero pi giovane. Lo avevano fatto. Solo che non lo sapevo perch Violetta li aveva sempre repressi. Ricordo che era collassata per la febbre quel giorno, dopo quel primo incidente.
E non avevo utilizzato i miei poteri per la prima volta quella notte in cui ci eravamo separate? Non avevo sentito come se mi fosse stato levato un peso, quando avevo detto addio a Violetta? Non avevo usato i miei poteri durante la mia esecuzione?
E Raffaele. Inizio a scuotere il capo. No. No, deve esserci qualcosa che non mi stai dicendo. Noi, i membri della Compagnia, avevamo un Messaggero, qualcuno che riusciva a percepire le altre lite. Non ti ha mai sentita. Come poteva non notarti?.
Violetta non ha una risposta a questo, naturalmente. Non sono sicura del perch mi aspetti che me ne dia una. Si limita a fissarmi impotente. Raffaele non poteva percepirla, penso improvvisamente, perch lei doveva aver soppresso inconsciamente anche il suo potere.  la sola spiegazione. Per Raffaele il potere di Violetta  invisibile.
Quando mi hai liberata?, sussurro.
La voce di Violetta suona incerta ora. Quando l'Inquisizione ti ha arrestata all'inizio, mi sono messa in comunicazione e ti ho sottratto i poteri. Non volevo pensarti mentre scatenavi i tuoi poteri sull'Inquisizione mentre eri in prigione. Ho pensato che magari ti avrebbero assolta, se non potevano dimostrare che avevi fatto qualcosa fuori dell'ordinario. Ma poi ho sentito della sospensione della tua esecuzione, li ho visti trascinarti fuori sulla piazza. Non sapevo cos'altro fare... cos ho liberato il tuo potere. E tu l'hai richiamato. Abbassa gli occhi. Non so cos'altro ti sia accaduto dopo che le Giovani lite ti hanno condotta via.
Il mio cuore martella contro le costole. Lontano da mia sorella ho appreso per la prima volta come afferrare quell'energia dopo essermi allenata con la Compagnia.
Improvvisamente mi allungo per prendere la sua mano e premerla sul mio cuore. Voglio vederti farlo, dico con calma.
Violetta esita. Poi trae un profondo respiro, chiude gli occhi e spinge. Ansimo. Lo sento stavolta, come se qualcuno stesse spremendo l'aria dai miei polmoni, prendendo la mia linfa vitale e spingendola gi finch diventa invisibile. Irraggiungibile. Crollo contro il muro, frastornata. Uno strano senso di vuoto mi scava il petto. Bizzarro. Non ricordo di essermi mai sentita cos in passato. Magari  impossibile sentire la mancanza di qualcosa di cui non si conosce l'esistenza. Adesso lo so, per, e sento la sua assenza. Mi metto in comunicazione esitando con la mia energia, cercando l'oscurit che di solito si raduna nel mio petto. Un brivido di panico mi pervade quando non riesco pi a sentirla del tutto. Guardo di nuovo mia sorella. Ridammela, bisbiglio.
Violetta fa come dico. Respiro a fondo mentre l'aria mi riempie, vita e tenebre, familiare e dolce, e improvvisamente riesco a vedere di nuovo i filamenti di energia, posso percepirne il mormorio attraverso il mio corpo e so dove tendere le braccia per afferrare quei fili. Sospiro sollevata a quella sensazione, liberando il potere che mi reca. Provo i miei poteri, dando forma a una piccola rosa davanti ai nostri occhi e facendola ruotare lentamente in tondo. Violetta mi osserva a occhi spalancati. Le sue spalle crollano un po', come se usare il suo potere le avesse sottratto tutta la forza.
Riesce a sopprimere il potere di un membro dell'lite e poi a liberarlo di nuovo. Per tutto questo tempo la mia sorellina ha avuto un potere che avrebbe potuto dominare tutti gli altri. Un migliaio di possibilit mi passa per la mente. Sei una creatura imperfetta, proprio come me, bisbiglio, fissando assente la rosa che volteggia tra noi. Una creatura imperfetta che fa parte delle lite.
Violetta distoglie lo sguardo. Capisco che prova vergogna.
Come hai potuto serbare un tale segreto con me?. La mia voce  roca dalla rabbia. Come hai potuto lasciarmi soffrire da sola?
Perch anch'io ero spaventata, controbatte Violetta. Non volevo incoraggiarti e sapevo come sarebbero andate le cose per me se pap fosse venuto a conoscenza dei miei poteri. Tu avevi il tuo modo di proteggere te stessa. Io avevo il mio.
Tutto d'un tratto comprendo meglio mia sorella. Ho sempre pensato a lei come a una creatura dolce e ingenua. Ma forse indossava la sua dolcezza e la sua ingenuit come uno scudo. Magari aveva sempre saputo con esattezza ci che stava facendo. A differenza di me che allontanavo la gente, lei proteggeva se stessa facendo s che le persone la amassero. Quando piaci alla gente, ti trattano bene. Cos lei era rimasta tranquilla a mie spese.
Ho visto come ti trattava pap, dice a voce bassa. Un'altra pausa. Avevo paura, Adelina. Pap sembrava volermi bene... quindi come potevo dirglielo? Talvolta ho immaginato me stessa dirgli: Padre, sono una creatura imperfetta. Ho dei poteri che non appartengono a questo mondo, perch sono in grado di dare e togliere a Adelina i suoi poteri. Ero una bambina, ed ero terrorizzata. Non volevo perderlo. Quindi mi sono convinta che non era cos, che la mancanza di segni mi rendeva migliore. Come potevo dirtelo? Avresti voluto sperimentarlo e pap ci avrebbe scoperte entrambe.
Mi hai lasciata da sola a cavarmela, sussurro.
Lei non riesce a guardarmi. Mi dispiace, Adelina.
Scuse, sempre scuse. A cosa diamine servono delle scuse?
Chiudo il mio occhio e chino la testa. L'oscurit vortica dentro di me, inondando le sponde della mia coscienza, impaziente di liberarsi. Per tutti questi anni ho sofferto da sola, osservando le attenzioni di nostro padre dedicate a una sola figlia che pensava fosse pura e incontaminata, soffrendo da sola per i suoi scatti d'ira, pensando che mia sorella fosse differente da me, che fosse immacolata. E lei ha lasciato che la cosa proseguisse.
Sono felice che tu l'abbia ucciso, aggiunge con tranquillit. C' qualcosa di duro nella sua espressione ora. Nostro padre, intendo. Sono lieta che tu l'abbia fatto.
Non so cosa dire a quell'affermazione. Non ho mai pensato che avrei udito una cosa simile dalle labbra di mia sorella.  questo che addolcisce il nodo stretto che ho in petto. Cerco di ricordare che  andata da Teren a supplicare per la mia vita. Che ha rischiato tutto. Tento di ricordare il modo in cui intrecciava i miei capelli, come dormiva nella mia camera da letto durante i temporali.
Riesco solo ad annuire.
Il suono del subbuglio nelle strade sopra di noi spezza i miei pensieri. Le campane alla Torre dell'Inquisizione stanno rintoccando. Teren deve essere pronto a fare un discorso. Entrambe rimaniamo in ascolto per un po' cercando di cogliere le parole provenienti dal terreno sopra di noi, ma non riusciamo a sentire nulla in modo chiaro. Solo le campane e il suono di centinaia di passi attutiti.
Sta succedendo qualcosa di importante, dico. Poi faccio cenno di muoverci. Dobbiamo raggiungere un terreno rialzato se vogliamo scoprire cosa sta accadendo. Da questa parte.
Mi dirigo lungo il tunnel delle catacombe finch si dirama in tre stretti corridoi. Scelgo quello a sinistra. Quando abbiamo percorso quindici passi mi fermo e cerco la piccola porta incassata nella pietra. La mia mano trova la gemma ruvida nel legno. La mia energia la attiva e la porta si apre. Ci dirigiamo verso una piccola rampa di scale finch alla fine ci ritroviamo a sbucare dal muro che costeggia un vialetto buio al limitare della piazza principale del mercato. Giriamo finch il vicolo incrocia una strada laterale, poi sbirciamo tra le ombre verso il punto in cui inizia la piazza.
 affollata di gente. Gli inquisitori delimitano le strade, incanalando in gi le persone, e nei canali le gondole rimangono dondolanti. Non  consentito alcun traffico lungo i corsi d'acqua stamani.
Cosa sta succedendo?, chiede Violetta.
Non lo so, rispondo, mentre sposto lo sguardo dalla folla agli inquisitori. Dovremo attendere, con i miei poteri fiaccati non possiamo uscire all'aperto con cos tante persone in giro e rischiare di essere riconosciute da una guardia. Trattengo il respiro, mentre un gruppo di inquisitori marcia in parata nella nostra stretta via. La mia schiena  schiacciata cos duramente contro il muro che mi sento come se mi stessi fondendo con esso.
Passano senza notarci. Libero nuovamente il respiro.
Agguanto la mano di Violetta e trascino entrambe attraverso le ombre. Ci dirigiamo avanti, lentamente e laboriosamente attraverso strade tortuose finch alla fine raggiungiamo lo spazio dove la piazza principale si apre. Qui ci accovacciamo tra le ombre all'ingresso del ponte di un canale e osserviamo mentre altra gente si raccoglie nella piazza.
Lo spazio  gremito stamattina, come se fosse giorno di mercato, ma la gente  stranamente calma, attende timorosa in previsione di un annuncio dalla Torre dell'Inquisizione. Il mio occhio vaga in alto verso i tetti dove le statue degli di delimitano le terrazze. Sono affollate di inquisitori oggi, ma persino adesso, in qualche modo, nascosti dietro tegole e camini, i membri della Compagnia devono essere in attesa in silenzio.
Sono ancora debole, ma l'energia della piazza crepita di timore, acceso e oscuro, e mi nutre.
Il debole scintillio di un movimento compare sul balcone principale della Torre dell'Inquisizione. Un lampo di abiti dorati affiancati dal bianco, il luccichio di un capo che cammina tra i suoi uomini. Mi irrigidisco. Alcuni attimi pi tardi appare Teren.
Indossa abiti formali, una corazza splendente e bianca sotto un abito largo di un bianco abbagliante, decorato con motivi dorati. Una pesante pellanda  trattenuta sulle sue spalle e dei drappi formano uno strascico dietro di lui. L'inclinazione della luce del mattino colpisce il balcone proprio a destra - motivo per cui  stato scelto il palazzo - e lo fa sfolgorare.
Poi noto che ha portato con s un prigioniero. Oh, sussurro. Il mio cuore sussulta.
Compaiono due inquisitori trascinando tra loro un ragazzo coi capelli lunghi e scuri, la sua corporatura snella appesantita da catene, la testa inclinata verso l'alto mentre Teren preme una spada contro la sua gola. Gli abiti rosso scarlatto del ragazzo sono strappati e sporchi. Il suo volto  solenne, ma lo riconosco immediatamente.
 Raffaele.
 colpa mia se  qui.
Teren solleva il braccio libero. Cittadini di Estenzia, esclama.  con un peso sul cuore che vi reco questa notizia. Fa una pausa. Il re  morto. In sua vece governer Sua Maest, la regina Giulietta. Domani sera avr luogo il funerale del re presso l'arena di Estenzia.  richiesta la vostra partecipazione.
Fa una pausa prima di continuare. Ci saranno dei cambiamenti nel trattamento di traditori ed esseri abominevoli. Sua Maest non tollera crimini verso la corona.
Se Enzo avesse trionfato avrebbe ucciso anche sua sorella, la regina. I suoi nobili avrebbero fatto la loro mossa, offrendo il loro sostegno. Potrebbe fare la sua mossa, ora. Ma non lo far. Non con Raffaele tenuto in ostaggio in quel modo. E comprendo improvvisamente che questo  il motivo per cui Teren, e non Giulietta, si stia rivolgendo alla folla. Lei sa che deve proteggere se stessa.
La morte del re inizia a sembrarmi sempre pi chiara.
Osservo mentre Teren stringe la sua presa su Raffaele. Quest'ultimo sussulta mentre la spada affonda nella carne del suo collo.
Inginocchiatevi, gli ordina Teren.
Raffaele fa come gli viene detto. I suoi abiti scarlatti ricadono attorno a lui in cerchio. L'energia nel mio petto sbanda dolorosamente.
Teren fa un cenno verso la folla. Da oggi in poi, dice, tutte le creature imperfette sono bandite dalla citt. Verranno trasferite nei sobborghi e separate dalla societ.
Il silenzio della folla si spezza. Sussulti. Mormorii. Poi grida. Io e Violetta ci limitiamo a osservare, le mani unite per la paura. Cosa far loro l'Inquisizione una volta che saranno esiliati nei sobborghi?
Teren alza la voce sopra il caos. Chiunque denunci delle creature imperfette ribelli all'Inquisizione verr ricompensato in oro. Chiunque opporr resistenza a questo ordine o verr scoperto a proteggere delle creature imperfette verr giustiziato.
Posso raggiungere Raffaele? Pu farlo una di noi due? Studio la piazza.  impossibile avvicinarsi abbastanza senza attirare l'attenzione, e con Teren che ha in mano la vita di Raffaele con un'arma puntata alla sua gola non possiamo permetterci di commettere un errore. Troppi inquisitori circondano la piazza perch possa avvicinarmi in qualunque modo, soprattutto nella mia condizione di debolezza. Non possiamo salvarlo da qui.
Violetta volge il capo. Una strana espressione pensierosa appare sul suo volto. Ci sono altri membri delle lite l fuori, bisbiglia.
Mi occorre un attimo per ricordare che i suoi poteri significano che pu anche fare come Raffaele, pu sapere quando un'altra lite  vicina. Improvvisamente le rivolgo un'occhiata. A parte Teren?.
Lei annuisce.
Quanti sono?.
Violetta si concentra per un attimo, contando. Alla fine risponde: Quattro.
Quattro. Gli altri sono qui. Enzo sta osservando.
Teren esamina la folla, mentre la sua voce continua a risuonare per la piazza. Le creature imperfette sono un flagello per la nostra popolazione. Sono inferiori persino ai cani. Indegni. Teren si curva per afferrare Raffaele per i capelli, strattonandolo in alto per rimetterlo in piedi, e preme la spada pi duramente contro la sua gola. Gli individui come questo sono una maledizione per il nostro Paese. Sono la ragione per cui le nostre vite sono infelici. Pi ci libereremo delle creature imperfette, pi lontano andr il nostro Paese. Pi lontano andrete. La sua voce si alza. Lo vedete, Mietitore?.
Sta cercando di attirarci con l'inganno. La folla si sposta, inquieta e sulle spine. La gente guarda in alto verso i tetti e gi nei vicoli. Proprio come avevano fatto alla mia esecuzione.
Teren strizza gli occhi. So che state osservando. Ho sentito che questo ragazzo inutile  prezioso per voi. Quindi vi offrir un accordo. Consegnatevi. Se non lo fate, mi vedrete eviscerare questo ragazzo proprio qui, su questo balcone.
Enzo non abboccher all'amo. Siamo completamente intrappolati. Guardo disperatamente Raffaele e poi i tetti dove credo che Enzo sia disteso in attesa, in osservazione. Non c' alcun modo di salvarlo. Nessuno. Lo vedremo morire.
Proprio mentre penso che tutto sia finito un grido si solleva da qualcuno tra la folla. Poi un altro. E in alto sui tetti una figura indistinta si alza in piedi di fronte all'intera piazza.
 Enzo.
Il suo volto  nascosto dietro la maschera d'argento, ma le sue parole risuonano chiare e taglienti. Fredde di rabbia. Guardo col cuore in gola. Lasciate che vi offra io un accordo, Capo Inquisitore, grida. E giuriamolo qui, sugli di. Vi sfido a duello. La mattina del funerale del re vi incontrer in un combattimento aperto all'arena di Estenzia. Combatter con voi da solo.
La folla  diventata completamente silenziosa. Pende dalle sue parole. Gli inquisitori sui tetti si precipitano verso Enzo ma so che pu scomparire in un battito di ciglia, se qualcuno di loro si avvicina troppo. Anche Teren deve saperlo perch fa cenno con una mano e segnala loro di fermarsi.
Se vinco io, Capo Inquisitore, prosegue Enzo, allora l'Inquisizione liberer il ragazzo che tenete in ostaggio. Verr assolto da ogni accusa di crimini e gli sar consentito di andarsene, incolume. C' una lunga pausa. Se vincete voi, allora io sar morto.
Sar un combattimento all'ultimo sangue.
Teren ed Enzo rimangono a fronteggiarsi a lungo. Nessuno parla. Alla fine lentamente un sorriso si diffonde sul volto di Teren. Rivolge un unico cenno d'assenso in direzione di Enzo.
Molto bene, Mietitore. Con gli di come testimoni, combatteremo.

Adelina Amouteru

C'era un volta un principe che si innamor follemente
di un demone degli inferi. Quando lei scomparve in mare,
prov un tale dolore che si incammin nell'oceano
e non fece mai pi ritorno.

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Facciamo ritorno nell'oasi sicura delle catacombe. Quando inizia a scendere la sera, allungando delle lunghe ombre sull'intera citt, finalmente oso lasciare di nuovo i tunnel e conduco Violetta pi lontano in citt.
Dove sono diretti?.
La voce di Violetta  stanca e ansante mentre si affretta dietro di me, tenendomi la mano. Ci facciamo largo attraverso le strade buie con furia cieca, facendo affidamento soltanto su ci che ricordo della disposizione cittadina. Stanno diventando pi deboli, risponde lei. A destra. Credo che potrebbero essere andati da questa parte. Fa cenno verso una serie di edifici circondati da un inizio di arcate. L'universit.
Quella  una delle nostre case sicure. Non dovrei tornare dalla Compagnia. Ma con Raffaele tenuto in ostaggio ed Enzo che si prepara a combattere con Teren domani nell'arena, sento tirare i legami che ho formato nelle ultime settimane. Affretto il passo. Non posso lasciar morire Raffaele in questo modo. Forse Dante era l'unico che voleva liberarsi di me. Forse posso essere ancora parte della Compagnia, forse a loro importa di me e posso ancora essere nel gruppo.
Menti ancora a te stessa, mia cara? La voce di mio padre sussurra nella mia testa. Lo ignoro.
Da questa parte, dico dopo un attimo. Ci affrettiamo.
Finalmente mentre ci avviciniamo all'Universit mi fermo per trovare di nuovo l'ingresso alle catacombe e condurre entrambe al di sotto. Sarebbe troppo pericoloso per noi inoltrarci nell'Universit passando dall'esterno, mentre gli inquisitori potrebbero pattugliare i suoi corridoi. Attraverso le catacombe trovo le scale consumate che conducono su verso il corridoio buio all'interno di un angolo dell'Universit. Faccio gli scalini uno alla volta, attenta a non inciampare.
Dietro di me Violetta si sta rapidamente stancando. Il suo potere deve sfinirla molto pi rapidamente di quanto non faccia il mio.
Sono qui, sussurra.
Mi fermo di fronte alla porta in cima alle scale, poi metto la mia mano su una gemma incastonata nel legno. Si apre.
Sbuchiamo da sottoterra. Il corridoio  talmente tranquillo che possiamo ancora sentire il trambusto all'esterno delle mura universitarie, il rumore delle ronde dell'Inquisizione che marciano in parata, delle folle rumorose. Subito dopo sento le voci provenienti dall'interno, voci che conosco. Mi ritiro tra le ombre e Violetta segue il mio esempio.
La prima voce che riconosco  quella di Lucent. Suona demoralizzata. Lo uccider addirittura prima che venga mattina, come pu credere a una parola di quello che dice?.
Mi fermo un attimo pi a lungo, raccogliendomi e poi inizio ad affrettarmi verso le voci. Violetta segue dietro di me. Ci conducono verso il tempio principale dell'Universit, le cui porte sono sbarrate. La luce filtra all'interno dalle vetrate colorate in alto sopra di noi. E l, al centro dello spazio che si apre ai nostri occhi, sono in piedi diverse sagome che conosco fin troppo bene.
Si fermano non appena ci vedono.
Traggo un respiro profondo. Poi faccio un passo uscendo dalle ombre.

Dove siete stata?.
Lucent pone la domanda per prima. Non ho idea di cosa rispondere. Da dove comincio? Enzo ha richiesto per noi una stanzetta nel corridoio degli appartamenti del tempio universitario e adesso io e Violetta siamo l dentro. Lucent  in piedi sulla soglia e mi pone delle domande con le braccia incrociate sul petto. Enzo  seduto su una sedia nell'angolo della stanza, mentre Gemma e Michel sono appollaiati sulla sponda di uno dei nostri lettini gemelli. Violetta rimane accanto a me sull'altro letto, silenziosa e tranquilla, leggermente tremante. Sono felice che sia troppo spaventata per parlare.
Rivolgo un'occhiata a Enzo che si piega in avanti sulla sedia e appoggia il mento sulle mani. Mi osserva in silenzio. Teren aveva minacciato di uccidere mia sorella, rispondo. La teneva nelle segrete della Torre dell'Inquisizione.
Enzo strizza gli occhi. Quando la vostra strada si  incrociata per la prima volta con quella di Teren?.
Settimane prima. Non riesco a tirarlo fuori. Mi ha minacciata durante le Lune di Primavera, prima che si scontrasse con voi.
Michel si acciglia. Perch non ce l'avete detto?, chiede.
Esito. Non credevo che mi avreste aiutata, decido di dire. Ed  la verit. Era troppo rischioso coinvolgere tutti cos vicino alla data del Torneo.
Lucent tira su col naso e si volta sulla soglia in modo tale che la vedo di profilo. Non si spinge cos lontano da accusarmi di tradimento, ma riesco a percepirlo in ogni linea del suo corpo: non si fida di me. Il suo rispetto per me  morto per far posto al sospetto. Dico a me stessa di rimanere calma. Nonostante la cattura di Raffaele giochi un grande ruolo nel perch sono ritornata definitivamente dalla Compagnia in questo momento sono sollevata che non sia qui con gli altri.
Probabilmente percepirebbe le menzogne che sto imbastendo.
Il mio sguardo vaga di nuovo verso Enzo, che rimane silenzioso a lungo. Non parla a mio favore, ma non parla nemmeno contro di me. Alla fine si raddrizza sulla sua sedia e guarda tutti noi.
Teren non ha intenzione di mantenere la parola, dice. Non far alcun errore. Quando combatteremo domani, user lo scontro come una possibilit per uccidere non solo me ma tutti noi. Non ha intenzione di liberare Raffaele. Sa che saremo tutti tra la folla all'arena e vuole che sia l'ultimo confronto. Domani vuole una guerra senza quartiere.
Enzo sta includendo me nei piani. Sono ancora una di loro.
Qual  allora esattamente il piano, Mietitore?, dice Lucent. Il re  morto, e vostra sorella ha Teren in pugno. Gli inquisitori stanno radunando ogni creatura imperfetta in circolazione. Come affrontiamo Giulietta?
Giulietta non mostrer mai il suo volto all'arena domani, risponde Enzo. Sar nascosta da qualche parte, protetta dalle sue guardie. Domani mattina i nostri sostenitori rimasti invieranno i loro simpatizzanti per attaccare l'arena. Salveremo Raffaele e io uccider Teren. La sua mascella si contrae. Dichiareremo guerra. Mi rivolge un'occhiata. Ho bisogno del vostro aiuto.
Quando ci siamo baciati nel giardino della Corte, dico a me stessa, circondati dalla pioggia e dalle lanterne, intendevate questo? Cosa volete veramente da me?
Alla fine gli rivolgo un piccolo cenno di assenso.
Accanto a me Violetta freme. Gli occhi di tutti si spostano su di lei. Quando non parla, lo faccio io per lei. Ho portato qui mia sorella non solo per proteggerla, dico, ma perch pu aiutarci. Possiede qualcosa che pu cambiare il corso degli eventi.
Michel le rivolge uno sguardo scettico. Siete una creatura imperfetta?. La osserva, cercando invano un segno rivelatore.
Lei  un'lite, rispondo. Credo che non abbia dei segni a causa di ci che  in grado di fare. Il mio sguardo ritorna su Enzo. Ha la capacit di sottrarre i poteri degli altri.
Segue il silenzio. E l'attenzione. Enzo si piega in avanti nella sua sedia, guarda entrambe pensierosamente e poi stringe le labbra. So che tutti stanno pensando la stessa cosa.
Violetta pu aiutarci a uccidere Teren.
Bene, dice. Vediamo cosa pu fare.

La febbre di Violetta continua quella notte, un bruciore sordo che la lascia in uno strano stato di semi incoscienza. Mormora cercandomi, di tanto in tanto. Le tengo la mano finch i sussurri cessano e il suo respiro torna regolare.
C' calma nel corridoio del tempio universitario. Gli altri devono essersi tutti ritirati nelle loro stanze ormai, sebbene dubiti che tutti si siano completamente addormentati. Voglio avventurarmi all'esterno, allontanarmi da mia sorella per un attimo e lasciare che la fredda aria notturna mi schiarisca i sensi. Ma la Compagnia ci ha chiuse a chiave nella nostra camera. Lucent dice che  per la mia sicurezza, ma riesco a percepire un sottile cenno di paura persistente dietro le sue parole. Si stanno innalzando delle mura tra noi.
Il rumore dell'acciaio che risuona nel salone cattura la mia attenzione. Mi siedo, pi vigile ora. Per un istante credo che potrebbero essere gli inquisitori. Hanno scoperto il nostro nascondiglio qui e ci hanno seguiti. Ma pi ascolto, pi comprendo che il suono proviene da una singola spada, il suo rumore solitario echeggia ogni pochi secondi da una qualche camera in lontananza. Mi alzo dal letto e premo l'orecchio alla porta. Sembra scherma. Ascolto per un po', finch cessa.
Dei passi si avvicinano all'esterno in corridoio. Mi allontano dalla porta. Alcuni secondi dopo risuona un leggero bussare. Mi occorre un attimo per rispondere. S?
Sono io.
La voce di Enzo. Rimango tranquilla e un attimo dopo sento la serratura scattare. La porta si apre un po' per svelare parte del volto di Enzo. Mi risponde con uno sguardo fisso quanto il mio prima di spostarlo sulla sagoma fragile di Violetta. Come sta?, chiede.
Ha solo bisogno di riposo, rispondo. L'ho vista cos diverse volte. Sembra che accada dopo che utilizza i suoi poteri.
Venite con me, dice dopo un momento. Poi lascia la porta socchiusa e mi fa cenno di seguirlo.
Esito e per un istante temo che questo sar il momento in cui Enzo finalmente si liberer di me una volta per tutte. Ma attende pazientemente e dopo un po' mi alzo e lo seguo fuori dalla stanza. Un'occhiata verso di lui mi provoca un'ondata di calore nel corpo.  vestito con abiti semplici stanotte, la camicia di lino scende fluida sul busto, i lacci aperti scoprono la pelle sottostante. I suoi capelli sono incolti e non legati, un manto rosso cupo che cade leggermente dietro le spalle. Una mano tiene la spada.  quello il suono che riecheggiava in corridoio. Enzo deve aver fatto pratica per il combattimento di domani.
Lo seguo lungo il corridoio con passi leggeri finch raggiungiamo la porta della sua camera.
Entriamo senza alcun rumore. L all'interno la sagoma di Enzo  illuminata a malapena dalla luce dolce della candela. Il cuore martella nel mio petto. Rimango in piedi accanto alla porta, mentre lui vaga dirigendosi al piccolo scrittoio accanto al suo letto e usa la sua energia per rinvigorire il bagliore della fiamma. La camicia libera scopre la pelle della sua nuca. Il silenzio pesa gravemente tra noi.
Mi fa un cenno verso la sedia dello scrittoio. Sedetevi, per favore. Poi si appoggia contro il bordo del suo letto.
Mi siedo. Di nuovo un lungo silenzio. Ora che siamo soli i suoi occhi sono gentili - non quell'oscura, dura visione a cui sono cos abituata -, la medesima dolcezza che ho visto quando ci siamo baciati in giardino. Mi studia. C' un alone di paura che volteggia attorno a lui stanotte, sottile ma significativo. Ha paura di me? Ditemi. Perch siete fuggita veramente?, chiede. C'era un'altra ragione, a parte vostra sorella. Non  vero?.
Lui sa. Una paura improvvisa mi inonda. Non sa di Dante, come potrebbe? Sta scavando in cerca di qualcos'altro. Lentamente mi concedo di ripercorrere la notte in cui ho coperto il pavimento della mia camera da letto con visioni di sangue.  vero?, insiste lui.
Alla fine rispondo. Cosa vi ha detto Dante in corridoio quella notte? Riguardo... il liberarvi di me?.
Enzo non pare sorpreso. Ha sospettato quella motivazione fin dall'inizio. Eravate l nel corridoio, dice.
Annuisco senza parlare.
Dopo un po' si schiarisce la voce. Le opinioni di Dante erano solo sue. Poi, in tono dolce, aggiunge: Non ho intenzione di farvi del male.
Erano. Rabbrividisco. Improvvisamente la stanza sembra pi fredda. Cos' accaduto a Dante?, chiedo.
Enzo esita, valutando. Poi mi guarda di nuovo. Mi racconta di come abbiano perlustrato la citt quella notte, dopo aver visto gli inquisitori invadere le strade. Di come si siano separati. Di come siano ritornati tutti eccetto uno. Di come Lucent abbia scoperto il corpo di Dante nel vicolo.
La storia risveglia i sussurri nella mia mente, richiamandoli in superficie cos che per un attimo riesco a malapena a sentire Enzo attraverso i sibili dei miei pensieri. Dante lo meritava, dicono i sussurri. Mormoro le mie condoglianze in uno stato di annebbiamento ed Enzo le accoglie col viso composto.
Per quanto tempo posso continuare con questa menzogna?
Cadiamo in un silenzio profondo. Mentre i secondi scorrono, avverto una nuova energia provenire da Enzo, qualcosa di troppo familiare per me, ma estranea a lui. Lo osservo per un po' prima di essere certa di ci che provo.  spaventato.
Siete pronto per domani?, bisbiglio.
Enzo esita.  cos insolito per lui avere quest'aura di timore. Mi trasmette una sensazione dolorosa nel petto e mi alzo dalla sedia per avvicinarmi a lui. Dante aveva torto. Devo significare qualcosa per lui. Deve importargli.
Enzo mi osserva mentre mi avvicino. Non si allontana. Quando arrivo a sedermi accanto a lui una parte della sua tensione pare allentarsi e la sua espressione si addolcisce, rendendomi partecipe. Il padre di Teren mi ha insegnato a combattere. Lo dice in modo imperturbabile. Sono bravo. Ma Teren  migliore.
Ripenso a come loro due si siano confrontati l'uno con l'altro in precedenza, in primo luogo alla mia esecuzione e poi alle Lune di Primavera. Ogni volta i loro scontri sono durati pochi secondi. Cosa accadr domani mattina quando si fronteggeranno in un combattimento all'ultimo sangue?
Ci ha sempre odiati cos tanto?, mormoro.
Enzo mi rivolge un sorriso ironico. No. Non sempre.
Attendo per un attimo e poco dopo Enzo inizia a parlare di nuovo. Mi rivela la storia di loro due bambini che si allenavano insieme e, mentre ascolto, il mondo che mi circonda svanisce finch mi sento come se fossi nel giardino del palazzo tanti anni prima a guardare un giovane principe e il figlio di un Capo Inquisitore che si fronteggiano l'uno con l'altro in un pomeriggio assolato. Erano molto giovani; Enzo aveva otto anni, Teren nove, entrambi erano ancora intatti, non segnati dalla malattia. La febbre maligna non aveva ancora colpito Estenzia. Gli occhi di Teren erano di un blu pi profondo a quei tempi, ma accesi della stessa intensit. Accanto a loro il vecchio Capo Inquisitore li osservava e impartiva istruzioni mentre i due ragazzi duellavano. Era attento a non criticare il principe ereditario, ma le sue parole colpivano severamente il suo stesso figlio, indurendolo. Enzo gridava all'uomo, talvolta, difendendo le capacit di Teren. Teren si inchinava a Enzo dopo ogni incontro, complimentandosi con lui.
Mentre ascolto immagino la differenza tra i due. Enzo deve aver combattuto bene da ragazzo, ma Teren... la sua intensit suonava improbabile per uno della sua et, per quanto spaventato.
Lui colpiva come se dovesse uccidere, dice Enzo. Mi piaceva allenarmi con lui perch era molto pi in gamba di me. Ma non era crudele. Era solo un ragazzo.
Enzo fa una pausa e la scena scompare. Anni dopo la febbre ha spazzato il Paese, prosegue. Entrambi ne siamo usciti segnati. Il padre di Teren era morto. Dopo, vagavo nel giardino e Teren non era pi l, impaziente per le nostre sessioni di allenamento pomeridiano. Trascorreva invece le sue giornate borbottando nei templi, lamentandosi per il lutto di suo padre, costruendo il suo autodisgusto, abbracciando la dottrina dell'Inquisizione che le creature imperfette fossero demoni minacciosi. Non credo che ci odiasse, non ancora, perch nessuno di noi ne sapeva abbastanza dei suoi poteri. Ma vidi il cambiamento in lui, e altrettanto fece mia sorella. La sua mascella si contrae. Da allora divenne Capo Inquisitore, ha dato la caccia alle lite cos come a coloro che li aiutano.
Qualcosa nel modo in cui lo dice scatena un ricordo. Mi occorre tutta la mia forza per domandare. Dafne?, chiedo esitante.
Enzo mi guarda. Un pizzico di qualcosa di familiare danza nei suoi occhi, e vorrei non saperne il significato. Il dolore che scaturisce da lui, un'emozione di oscurit e rabbia, colpa e dolore splende nell'aria come innumerevoli filamenti di energia.
Il suo nome era Dafne Chouryana, dice. Una ragazza di Tamouran, come si intuisce. Era apprendista in una farmacia locale.
Le sue parole mi dilaniano il cuore, pezzo dopo pezzo, ricordandomi che le cose che lui amava in me avrebbero potuto non appartenere del tutto a me. Doveva averla rivista nel mio volto, nella carnagione olivastra della mia pelle. Doveva aver visto lei ogni volta che mi guardava.
Rubava di soppiatto erbe e polveri illegali dalla farmacia per aiutare le creature imperfette a nascondere i loro segni, prosegue. Tinture che mutavano temporaneamente il colore dei capelli, creme che cancellavano per un po' i segni scuri dalla pelle. Era un'amica per noi. Quando abbiamo scoperto Dante la prima volta, ferito per la battaglia, lei l'ha curato restituendogli la salute.
La amavate, dico dolcemente, triste per la sua perdita e amareggiata per la mia.
Enzo non lo ammette direttamente. Non ha bisogno di farlo. Un principe imperfetto  ancora un principe. Non potevo sposarla. Non proveniva da una famiglia nobile. Non che importasse, alla fine.
Non voglio domandargli i dettagli di ci che le accadde. Chino invece il capo in segno di rispetto. Mi dispiace.
Enzo annuisce in risposta, accettando le mie condoglianze. Cos  la vita per tutti noi. Dobbiamo andare avanti. Pare sfinito e mi chiedo se abbia a che fare col pensiero di Dafne o col dolore per Teren. Forse con entrambi.
Nel silenzio che segue si china in avanti verso di me finch non ci separano che pochi centimetri. Il bagliore nei suoi occhi mi attrae. C' una pesantezza in loro, una profondit oscura che potrei non comprendere mai. Mi tocca il mento. Il suo calore fluisce di nuovo attraverso di me e comprendo quanto abbia perso proprio mentre si flette verso di me.
So chi siete, bisbiglia Enzo, come se potesse percepire il pensiero nella mia testa. Vi interessate a me solo a causa di Dafne?
No. Lui mi conosce. Gli importa di me per ci che sono. Il pensiero mi inonda veloce e inesorabile, risvegliando tutti i miei sensi. I suoi baci sono dolci stavolta, uno dopo l'altro, pazienti ed esplorativi. Le sue mani sfiorano le mie correndo in alto lungo le mie braccia, attirandomi a s. Nulla ci separa a parte il tessuto sottile della mia camicia da notte e la sua camicia di lino, e quando mi attira nel suo abbraccio il suo calore scintilla contro la mia pelle. La mia passione ruggisce risvegliando in me un'energia che mi attraversa, disperata per il bisogno di intrecciare i suoi filamenti scuri con quelli di Enzo, intrappolandolo. Mi frastorna, mi sento come quella notte nel vicolo, la notte che sto obbligando me stessa a non ricordare.  fuori controllo. Non riesco a fermarla.
Lui indietreggia. Poi appoggia la sua testa contro la mia e sospira. Rimanete, bisbiglia. E so che l'aura di timore che lo circonda  a causa di ci che lo attende l'indomani, di ci che potrebbe accadere a tutti noi; forse non potr salvare la vita di Raffaele, non riuscir a vincere contro Teren, al mattino potrebbe uscire da questo posto e non farvi pi ritorno. Ha paura e ci lo rende vulnerabile stanotte. Cerco di dimenticare le mie paure mettendo le mie mani sul suo viso, facendole poi scorrere verso il basso per abbarbicarmi al suo collo.
Dopo un attimo annuisco senza una parola. Si sistema accanto a me, mentre mi raggomitolo su un lato del letto e poi scosta i miei capelli argentei dalla fronte. D'istinto mi ritraggo quando i suoi occhi si soffermano sul lato deturpato del mio volto, ma non reagisce. Le sue dita percorrono delicatamente la mia cicatrice. Generano una scia di calore. Mi conforta lasciandomi assonnata. Alla fine i suoi occhi si chiudono e il suo respiro diventa regolare. Mi ritrovo ad affondare anch'io nel conforto di quel primo sonno. Mi concentro sulla sensazione finch non sento pi nulla, finch sprofondo in un incubo agitato di demoni, sorelle, padri e parole di un giovane inquisitore dagli occhi azzurro pallido.

Adelina Amouteru

Sentii mia sorella lamentarsi nella notte.
Loro sapevano ci che avevo fatto
e mi odiavano per quello.

Dantelle, Boran Valhimere

Oggi doveva essere il primo giorno del Torneo delle Tempeste. Invece  la scontro finale con l'Inquisizione.
La piazza principale di Estenzia, di solito aperta e sgombra,  stata trasformata nella sede del mercato, con bancarelle improvvisate di legno e bandiere colorate che si estendono a perdita d'occhio, un mare di negozi e gente che circonda l'arena principale che incombe vicino al porto. Ma col Torneo odierno, il funerale del sovrano e una sfida per i membri della Compagnia, l'atmosfera  sinistra e stranamente calma, considerando quanta gente sta affluendo. Qua e l file di inquisitori osservano la folla. Teren vuole che il pubblico ci veda morti, proprio davanti ai loro occhi.
Cammino con Violetta tra la gente. Nessuna invisibilit adesso; sarebbe troppo difficile per me mantenere una tale illusione in movimento fin quando ne avremo bisogno, e con tutte queste persone attireremmo il sospetto nel momento in cui dovessero urtarci.
Devo risparmiare la mia energia per il nostro attacco. Ho intrecciato su ognuna di noi l'illusione di volti differenti. Ho cambiato il mio occhio scuro e il lato deturpato del mio viso con sembianze impeccabili, con luminosi occhi verdi, incorniciati da ciglia bionde invece che argentee. Ho modificato la tonalit della mia pelle da olivastro scuro a un tenue color crema, le mie labbra in una tonalit rosa pallido. I capelli appaiono rosso dorato e persino la mia struttura ossea  diversa. Anche Violetta ora ha la pelle chiara quanto quella di una ragazza di Beldish e i suoi capelli scuri sono invece biondo rame.
Non siamo ancora delle immagini perfette. Non ho mai avuto tempo di allenarmi nel controllare l'illusione dei volti e sebbene stia migliorando rapidamente, ci sono delle piccole cose che paiono distanti e artificiose. Dovrebbe funzionare se nessuno ci fissa troppo insistentemente, ma la gente che induger troppo a lungo sui nostri volti rimarr perplessa, perch si render conto che qualcosa non va in noi. Quindi ci spostiamo.
Quando giungiamo in prossimit dell'arena il sudore mi percorre la schiena.
L'arena  enorme, forse  la struttura pi grande che abbia mai visto: file e file di arcate accatastate una sull'altra a formare un anello gigante di pietra. Il numero degli inquisitori cresce mentre ci avviciniamo. Teren ha collocato qui un'armata di tutori dell'ordine. Cerco di tenere la faccia bassa pi che posso, di imitare il resto della gente, e passo oltre gli inquisitori senza guardarli. Mi aspetto quasi che mi riconoscano, che mi vedano attraverso la mia illusione scintillante, ma sembrano abboccare al mio aspetto ogni volta che scrutano il mio viso.
Sono alla ricerca degli alleati della Compagnia. Filamenti di paura coprono l'intera piazza, addensandosi proprio al centro dell'arena.
Fermatevi, mi dice un inquisitore. Mi fermo, ricordandomi di sembrare sorpresa e sbircio in su verso l'uomo. Lui mi fissa in volto. Accanto a me Violetta smette di muoversi. Trattengo il respiro e concentro la mia attenzione nel rendere solida la mia illusione, enfatizzando il movimento sottile del mio viso, i pori della mia pelle e i dettagli dei miei occhi.
L'inquisitore si acciglia. Il vostro nome?, grugnisce.
Sollevo il mento e gli rivolgo il mio miglior sguardo sicuro di s. Anna di Casa Tamerly, rispondo. Faccio cenno verso Violetta che si inchina graziosamente. Mia cugina.
Dove siete alloggiate?.
Faccio il nome di una locanda del posto che ho visto durante le corse di qualificazione. Mio padre sta concludendo degli affari a Estenzia da diversi mesi, aggiungo. Abbiamo sentito stamattina che il funerale del re potrebbe comprendere anche un'esecuzione.  vero?.
L'inquisitore mi lancia un altro sguardo dubbioso, ma la gente si sta accalcando dietro di noi e non ha tempo da perdere. Alla fine grugnisce la sua approvazione e ci fa cenno di proseguire. Nulla che voi Beldish apprezzereste, risponde. Proseguite.
Non oso guardarmi indietro, ma alle nostre spalle lo sento interrogare la persona successiva.
L'arena  stata costruita per contenere decine di migliaia di persone. Le arcate si estendono in alto verso il cielo e gi fino a terra, cos che nonostante siamo entrate nello spazio dal piano terra, ora ci troviamo lungo una fila di panche in pietra che guardano in basso verso dozzine di file sotto di noi, panchine che avvolgono l'arena a cerchi prima di terminare in basso in un vasto spazio centrale. Una moltitudine di persone girovaga per i corridoi. Tra loro ci sono i soldati dei nostri sostenitori. Non riesco a dire quali siano, ma sono qui, disseminati e nascosti tra la folla. In attesa del segnale di Enzo. Allungo il collo cercandolo. Violetta scuote il capo, facendomi capire che non lo percepisce nelle vicinanze.
Vieni, sussurro, strattonandole la mano. Avviciniamoci. Ci dirigiamo gi, lungo le file finch siamo quasi in prossimit della parte inferiore, poi prendiamo posto in prima fila.
Davanti a noi si allarga il centro dell'arena.  inondato d'acqua, un lago profondo con canali che sono collegati dal Mare del Sole; le sagome scure delle balire volteggiano sotto la superficie. Intagliata sopra il lago c' un'ampia striscia di pietra che si allunga da dove siamo sedute io e Violetta fino all'altro lato dell'arena, con una piattaforma rotonda pi grande proprio al centro. Durante un normale festeggiamento i cavalieri delle balire attendono lungo la piattaforma e chiamano i loro animali, e quando le enormi creature compaiono all'improvviso dall'acqua, balzano sulle loro schiene e mettono in scena splendide acrobazie per il pubblico che li incoraggia. Gente festante in costumi elaborati sfila lungo il percorso, magnifica nei propri colori scintillanti.
Non oggi. Oggi degli inquisitori dai mantelli bianchi delimitano entrambi i lati del percorso in pietra. In acqua le balire formano un cerchio, il loro canto  muto, inquietante e spettrale. Mi volto, poi controllo il resto dell'arena colma. C' un manto di paura e ansia che copre l'intero spazio. Alcuni degli spettatori paiono eccitati, agitati per il sangue promesso. Altri rimangono seduti, con le bocche tirate e serie e bisbigliano tra loro. La mia inquietudine cresce con loro. Fili luminosi brillano in aria, allettandomi.
I miei respiri iniziano a diventare sussulti sempre pi superficiali mentre continuo a trattenere stabili le illusioni sui nostri volti. Violetta mi tocca la spalla. Mi fa cenno verso il lato opposto dell'arena. Laggi, sussurra. Seguo il suo sguardo. Enzo  da qualche parte tra la folla.
I membri della Compagnia devono essere tutti in posizione adesso, assieme ai loro sostenitori.
Finalmente, dopo quelle che paiono ore, tutti gli inquisitori che delimitano l'arena sguainano le loro spade e le sollevano in aria per il saluto tradizionale. La folla si placa. Guardo verso il padiglione reale dove una volta sarebbe apparso il re con la sua corona e il manto dorato.
Invece il padiglione rimane vuoto. E all'estremit dell'arena Teren entra a grandi passi con gli inquisitori che lo fiancheggiano. Un elmo scherma i suoi occhi alla vista, trasformandolo nell'immagine spaventosa di qualcuno non del tutto umano. Proprio di fronte a lui, appesantito dalle catene e custodito da altri soldati, con una benda sugli occhi e un bavaglio sulla bocca, c' Raffaele. Il mio cuore inizia a martellare.
Teren si ferma al centro dell'arena, poi solleva le mani alla folla.
Miei concittadini!. La sua voce echeggia intorno nella struttura centrale.  con un peso sul cuore che siamo radunati qui oggi, non per festeggiare, ma in lutto per la morte del nostro re. Non distante da lui gli inquisitori obbligano Raffaele a mettersi in ginocchio, sguainano le loro spade e premono le lame contro il suo collo. La regina vi guida ora, abitanti di Kenettra. E con questa nuova era sarete testimoni di un momento storico, quando la nostra grande e gloriosa nazione sar ripulita dai demoni che ci hanno infestati. Che hanno cercato di seminare il terrore tra noi.
Accanto a me Violetta stringe la mia mano con pi forza ancora. Guardo e vedo che le sue nocche sono diventate bianche.
Teren si volta in un maestoso cerchio, il mantello bianco forma uno strascico e sorride agli spettatori silenziosi. Mietitore!, grida. Un accordo  un accordo. Ho qui il vostro piccolo amico-accompagnatore. Fa una pausa per inchinarsi in tono sarcastico in direzione di Raffaele. Ed entrambi vi stiamo aspettando. Venite fuori, demone. Il suo sorriso svanisce, sostituito da un agghiacciante sguardo vacuo. Uscite, in modo che lo spettacolo inizi.
Trattengo il fiato. Per un attimo nient'altro all'infuori del silenzio copre la folla. La gente si muove a disagio, gli occhi vagano in cerca di un segnale della presenza di Enzo. La mia attenzione si sposta alla lunga fila di inquisitori che delimitano i lati del percorso in pietra sull'acqua.
Uno degli inquisitori accanto a Teren si stacca dalla formazione, poi cammina in avanti finch i due sono a malapena a tre metri di distanza. Alcuni inquisitori sguainano le loro spade ma la maggior parte esita pensando ancora che l'uomo sia uno di loro.
Stringo i denti e libero l'illusione del travestimento sul nuovo arrivato. Un senso di sollievo plana su di me. Davanti agli occhi di tutti, l'inquisitore pian piano si trasforma da una sagoma col mantello bianco in un ragazzo alto in abiti scuri, il volto celato dietro una maschera d'argento e il cappuccio calato in basso sul viso, Enzo.
Gli inquisitori che delimitano la piattaforma puntano le loro spade ma Teren solleva una mano. Si volta verso il punto in cui si trova adesso Enzo. La folla ondeggia gridando e io chiudo il mio occhio, assaporando l'ondata della loro paura. La mia forza cresce.
I due si fronteggiano per un attimo, nessuno parla. Alla fine Teren inclina il mento verso l'alto. Come so che siete veramente voi?, grida.  la vostra piccola illusionista che nasconde anche le altre lite?. Dietro di lui gli inquisitori premono pi severamente le loro spade contro la gola di Raffaele.
Sapete chi sono, risponde Enzo con voce stentorea.
Perch dovrei credervi?
Perch dovrei farlo io?. Il tono della voce di Enzo diventa beffardo.
Poi Teren tende le braccia e toglie l'elmo, svelando i suoi capelli color del grano. Lo getta lontano. Mostratemi chi siete veramente, Mietitore, grida, facendo cenno verso la maschera d'argento di Enzo. O il vostro amico morir.
Enzo non esita. Allunga un braccio e strattona il cappuccio scuro del suo mantello dal viso scoprendo i suoi capelli rosso vivo. Poi mette la mano sulla maschera, la sfila e svela la sua identit alla folla. Anche lui getta la maschera da parte.
Un accordo  un accordo, risponde Enzo.
Teren lo fissa col volto impietrito. La folla osserva. Tutti intorno a noi sono sbalorditi e ridotti al silenzio. Vacillo colta da vertigini per la tensione crescente. L'illusione del nostro camuffamento brilla ai limiti della mia visuale.
 il principe!, grida qualcuno dall'arena.
Altri ripetono il grido e la scoperta si propaga tra gli spettatori. Sebbene percepisca il crescente timore che oscura la folla, riesco anche a sentire il crepitio dell'eccitazione, le emozioni dei sostenitori delle creature imperfette nella folla e dei nostri combattenti stessi. Nella confusione, Teren annuisce verso Enzo.
Nessuno interferir grida. Vi affronter da solo, finch sarete sufficientemente audace da fare lo stesso.
Enzo china il capo una volta in risposta.
Teren sta mentendo. Ma anche noi. Questa  una battaglia pronta a esplodere.
 da molto tempo, Vostra Altezza, dice Teren, puntando la sua spada verso Enzo. Mi sarei aspettata che il suo tono fosse canzonatorio, invece  serio. Non una punta di divertimento nella sua voce. Con mia sorpresa china il capo verso Enzo con rispetto sincero. Vediamo se sapete fare di meglio.
Enzo estrae dei lunghi pugnali luccicanti dai foderi sulla sua schiena. Il metallo di ogni arma diventa rosso, poi incandescente. Il fuoco esplode dalle mani di Enzo e avvolge entrambi in un grande anello che li separa da chiunque altro. Gli spettatori gridano.
Teren fa un affondo in avanti.
Enzo attacca coi suoi pugnali puntando agli occhi, ma Teren solleva la sua spalla e fa scudo al volto, quello spostamento d'aria devia le armi in maniera innocua lontano dalla sua pelle dura. Enzo rotola lontano, saltella sui piedi e rotea di nuovo le sue lame verso il nemico. Si affrontano l'uno con l'altro muovendosi circospetti in cerchio. Enzo rotea un pugnale in una delle sue mani guantate.
Sembrate esitare stamattina, esclama Teren. Colpisce Enzo con inquietante velocit. Enzo continua col gioco di gambe per rimanere fuori dalla portata del suo avversario, ruota e attacca quanto pi duramente pu con entrambi i pugnali. Uno di loro riesce a colpire nel segno cozzando contro Teren da qualche parte sul fianco, ma sembra che stia cercando di pugnalarlo attraverso del legno morbido. Teren grugnisce ma nel momento in cui la lama abbandona il suo fianco, sorride.
Usate il vostro fuoco, Mietitore, lo canzona. Sfidatemi.
Enzo attacca di nuovo. Stavolta le sue lame prendono fuoco, disegnano strisce fiammeggianti in aria mentre affonda verso Teren. Fa una finta a sinistra, poi rotea a mezz'aria e squarcia il volto dell'inquisitore. Come previsto Teren allontana di scatto la testa dal colpo, ma Enzo si sposta con lui, le lame appaiate in fiamme aspettano che lui si volti e portano il secondo pugnale brutalmente in alto verso gli occhi di Teren. L'inquisitore guizza lontano per un pelo. La lama di Enzo graffia contro un lato della guancia di Teren, lasciando un taglio profondo, che per si chiude subito.
Teren sorride. Meglio.
 il mio turno. Con un respiro profondo lascio cadere il travestimento mio e di Violetta poi immediatamente getto su di noi l'invisibilit, come un manto. Intorno a noi la gente rimane senza fiato per lo shock, ma noi ci stiamo gi spostando. Mi precipito al cancelletto all'estremit della fila che conduce al percorso nel lago. Lo superiamo. Gli inquisitori sono schierati, pronti ad attaccare se viene dato loro il comando. Con cautela ci facciamo strada in avanti.
Ditemi, grida Enzo al di sopra del ruggito delle fiamme. Perch volgete la schiena ai vostri simili?.
Teren non risponde subito. Brandisce invece la sua spada e attacca Enzo. Quest'ultimo balza di lato ma non prima che la lama della spada gli provochi un graffio al braccio. Evoca un'esplosione di fiamme che ingoia interamente Teren, ma lui non mostra alcun segno di dolore. Esce dalle fiamme con un sorriso malvagio, la pelle ustionata, annerita, che subito ritorna normale. Gli orli del suo mantello sono sfilacciati e bruciati dal calore, ma gli abiti a contatto con la sua pelle rimangono intatti, come se fossero dietro un qualche scudo protettivo.
Non ho mai voltato la schiena, esclama Teren. Sono l'unico disponibile ad aiutarvi. Guardate cosa stiamo facendo ora, Mietitore: i nostri poteri sono maledizioni degli inferi e li usiamo per distruggere qualunque cosa tocchiamo.
Distruggere  una scelta. Enzo solleva una mano, richiamando le fiamme perch emanino pi calore, pi luminosit, finch il fuoco diventa incandescente e inghiotte interamente Teren. Se Teren non riuscisse a vedere, non potrebbe attaccare. Enzo alza un pugnale. Il fuoco improvvisamente svanisce, e nella sua repentina assenza Enzo si lancia col pugnale verso gli occhi di Teren.
Teren devia il pugnale con la sua spada, poi lo cattura a mezz'aria e lo scaglia indietro. Enzo si abbassa a terra con un rapido movimento aggraziato. Sono maledetto, proprio come voi. Tuttavia, mentre voi continuate a difendere coloro che sono sorti dai residui della febbre maligna, io sto facendo ci che gli di si erano sempre prefissati. Gli occhi pallidi di Teren sembrano immergersi nelle fiamme che li circondano e conferiscono loro una sfumatura di un colore terrificante. Le sue labbra si arricciano in un ringhio.
Enzo spinge contro la lama di Teren. I suoi muscoli si gonfiano sotto le maniche. Teren  semplicemente troppo forte, riesco a vedere la forza di Enzo che declina lentamente. Riesco ancora a sentire la voce di Enzo risuonare al di sopra della mischia. Forse lo fate perch amate i vostri poteri, grida, canzonatorio. E volete essere il solo con tali doni.
Il sorriso di Teren svanisce. Quanto poco mi conoscete, Vostra Altezza, risponde. Persino dopo tutti questi anni.
Enzo si scaglia in avanti e punta ancora agli occhi di Teren. Stavolta la lama riesce a tagliare il bordo della palpebra di Teren prima che lui possa guizzare lontano. Quando guarda di nuovo Enzo, il sangue macchia lo strato sopra il suo occhio sinistro trasformando l'iride pallida in rosso vivo.
Teren si lancia contro Enzo. Lo schiva di lato, poi immerge un pugnale in profondit nella spalla di Enzo. Ansimo. Le fiamme intorno a loro vacillano. Lui sussulta ma riesce ancora ad allontanarsi con uno strattone. La lama lacera la sua spalla. Io e Violetta adesso siamo cos vicine che riesco a sentire il calore del fuoco. Siamo in posizione. Lo sono anche gli altri?
Gli occhi di Teren bruciano. Enzo fa un passo davanti a Raffaele e si volta per affrontare di nuovo Teren, pronto per un altro attacco. Il sangue gocciola dalla sua spalla. Poi solleva un pugnale alto in aria e lo agita una volta.
Il nostro segnale.
Immediatamente accadono diverse cose. Delle frecce colpiscono i due inquisitori che tengono fermo Raffaele. Una cortina di vento si infrange contro gli altri inquisitori pi vicini a Raffaele, e li scaglia tutti in acqua in un coro di grida. Dal profondo del lago due balire esplodono in superficie, i corpi traslucidi inarcati sopra il percorso dove io e Violetta siamo accovacciate. Mi appiattisco contro la pietra. Mia sorella fa lo stesso. Le balire inviano delle ondate che si infrangono contro la piattaforma e piovono gi scintillando acqua per tutta l'intera arena. I loro occhi sono neri dalla rabbia, le loro grida fragorose. Una di loro si capovolge a mezz'aria e le sue enormi pinne carnose ricadono sulla fila di inquisitori alla fine del percorso in pietra. Vengono spazzati via. Un'altra enorme pinna spazza proprio sopra le nostre teste, scagliando lontano gli inquisitori pi vicini a noi.
L'altra balira ha un cavaliere in groppa. Gemma. Guardo mentre la creatura si volta consentendole di abbassarsi e serrare il braccio di Raffaele. Lo strattona al sicuro sulla schiena della balira.
 il nostro turno. Violetta si allunga con la sua energia nello stesso momento in cui io lo faccio con la mia. Sottrae a Teren i suoi poteri. Sulla piattaforma gli occhi di Teren strabuzzano, inciampa all'indietro di un passo, poi si accuccia su un ginocchio come se qualcuno gli avesse sferrato un colpo violento. Violetta trattiene il respiro bruscamente. Non sar in grado di trattenere i suoi poteri a lungo.
Lascio cadere la nostra invisibilit. Per la prima volta siamo esposte nell'arena. Concentro tutta la mia attenzione e mi allungo per raggiungere l'energia di Enzo. In un flash lui si trasforma nella copia esatta di Teren.
L'arena esplode nel caos. Sulle gradinate, i sostenitori si gettano nel combattimento attaccando gli inquisitori ovunque siano, mandando la gente nel panico. Alcuni inquisitori ancora sulla passerella in pietra al centro dell'arena sembrano pronti a unirsi al duello tra Teren e Enzo, ma con i due ora identici, non sembrano riconoscere l'uno dall'altro.
Enzo non attende. Balza in avanti, con il pugnale alzato. Teren riesce a resistere con la sua spada giusto in tempo per incrociare la lama di Enzo, ma nell'improvvisa debolezza, non riesce a deviarla. I due ruzzolano indietro sul terreno, Teren grida mentre la lama di Enzo alla fine va a segno, incandescente e affilata, squarciando in profondit la spalla di Teren e bruciandogli la carne. La seconda lama di Enzo cerca il suo cuore. Furente, Teren scaglia un fendente a Enzo. Anche adesso lui riesce ancora a obbligare il principe ad allontanarsi con un rapido movimento delle gambe. Barcolla sui suoi piedi. Mi occorre un momento per comprendere che sta ridendo. Nota Violetta e me accovacciate sul bordo della piattaforma. Ci osserva in modo arcigno.
 tempo che facciate la vostra mossa, grida attraverso il caos.
Le parole sono appena fuoriuscite dalla sua bocca, quando noto che gli inquisitori, a centinaia - migliaia - stanno invadendo l'arena. Eravamo pronti per lui, ma anche lui era pronto per noi. La gente intorno a noi balza in piedi gridando e scatta verso l'uscita pi vicina, ma gli inquisitori bloccano tutti. Ci sar un bagno di sangue, che vinciamo o meno.
Strizzo il mio occhio. L'oscurit che cresce in me  irrefrenabile adesso e si nutre dell'apprezzabile quantit di terrore e rabbia dell'intera arena. Mi metto in comunicazione, mi approprio di quell'energia, trovo Teren e tiro.
Lui si blocca a met del suo attacco, poi cade sulle ginocchia. Urla per il dolore mentre evoco la pi lancinante illusione che riesca a chiamare a raccolta. Enzo lo avvolge tra le fiamme, poi affonda in avanti, puntando al suo viso.
 la volta buona. Il mio cuore ha un sobbalzo in previsione di ci. Ha intenzione di uccidere Teren.
Qualcosa di freddo respinge violentemente la mia energia. Ansimo. Teren mi sta ostacolando. La mia illusione su di lui vacilla, poi si spezza. Violetta pone una mano sulla propria fronte e incespica all'indietro. Non riesco a resistere, mi dice con voce roca, prima di crollare sulle ginocchia. Teren fa un profondo respiro di sollievo mentre la sua pelle bruciata inizia a rimarginarsi. Inizia a contrattaccare. Lo spazio temporale per ferirlo mortalmente si sta chiudendo. Guardo mia sorella. I suoi occhi sono rovesciati all'indietro e, sfinita, sviene sul percorso. La mia concentrazione va e viene.
Violetta, grido, afferrandole il braccio. Poi lancio un'occhiata al punto in cui Enzo sta lottando con Teren. Anche la mia illusione su Enzo  svanita e la sua sagoma abbigliata di scuro contrasta decisamente contro l'uniforme bianca di Teren.
Lasciatela!. Quando sollevo lo sguardo vedo Michel in piedi sopra di noi, gli occhi spiritati. Si  unito a noi sulla piattaforma. Issa Violetta contro di s. Abbiamo sfondato una delle entrate, la porter fuori. Andiamo!.
Esito per una frazione di secondo prima di annuire. Poi Michel la porta via con s e mi volto verso l'arena. Mai in vita mia ho visto cos tanti inquisitori. Le loro sagome sciamano tra le gradinate scontrandosi con i combattenti di Enzo. Nel caos mi arrampico oltre il muro basso che separa i posti dal centro dell'arena, atterro sul percorso in pietra che divide l'acqua, mi celo col manto di invisibilit e mi precipito verso il punto in cui Enzo e Teren stanno lottando. La mia concentrazione si riprende velocemente, fomentata dal panico, ed Enzo si trasforma di nuovo nell'immagine speculare di Teren.
Ma anch'io mi sto stancando. I miei poteri stanno iniziando a scivolare fuori dal mio controllo.
Mi fermo a breve distanza da loro. Poi premo le mie mani insieme, mi metto in comunicazione e intreccio un circolo di filamenti di energia attorno a Teren. Evoco una dozzina di versioni di lui stesso, identiche in ogni particolare, e ognuna affonda un colpo, col pugnale teso, verso Teren. L'illusione  breve ma funziona. Teren esita, improvvisamente incerto su dove guardare. Il suo nemico  dappertutto tutto d'un tratto.
Enzo - il vero Enzo - afferra Teren per il collo. Cerca di pugnalarlo agli occhi ma Teren riesce a distogliere il volto allontanandolo all'ultimo momento. La lama di Enzo gli fende il collo lasciando un taglio profondo. Immediatamente inizia a rimarginarsi. Teren si lascia sfuggire un grugnito rabbioso e urta violentemente la testa all'indietro, obbligando Enzo ad allontanarsi, poi vacilla in avanti e sputa sangue dalla bocca. Non riesco pi a trattenere quella dozzina di illusioni. Le sagome scompaiono ancora una volta lasciando Enzo solo con Teren.
Teren sta respirando pesantemente. Anche lui ha i suoi limiti. I suoi occhi si fissano di nuovo su di me. Capisco di essere troppo stanca per trattenere la mia illusione di invisibilit.
Eccovi, dice, la voce bassa e roca, il volto squadrato mutato in un ringhio spaventoso. La sua attenzione si allontana da Enzo, mentre si scaglia su di me. Piccola illusionista.
Poi accade.
Teren fa un affondo verso di me. La sua spada mi fende profondamente nel petto, squarciandomi gli abiti fino alla pelle. Il dolore mi colpisce ovunque. Cado. La mia testa colpisce con forza il terreno, abbastanza da far ruotare il mondo intorno a me. Improvvisamente tutto rallenta. Sollevo la mano e la vedo macchiata del mio stesso sangue. Cerco di raggiungere la mia energia ma tutto si muove troppo lentamente e i miei pensieri prendono forma in modo sconclusionato. Brandelli di illusioni lampeggiano intorno a me, i miei poteri se ne vanno per conto loro, instabili e incontrollati. In tutto ci Enzo si precipita in avanti per frapporsi tra noi. Ho... sbattuto la testa... Teren continua a incombere su di me con la sua spada. Tutto ci che vedo sono i suoi occhi pallidi e rabbiosi. Un incubo.
Attacco alla cieca con le mie illusioni. Teren  l, indistinto davanti a me. Cerco di urlare nella sua direzione, ma non riesco a dare forma al pensiero. Il mio potere scintilla selvaggiamente fuori controllo. Il volto di Teren muta in quello di Dante, poi torna di nuovo il suo. Un ricordo scatta al suo posto. Improvvisamente vedo di fronte a me un milione di filamenti scintillanti. L'ho ucciso in quel vicolo buio, la notte che  morto il re. L'ho ucciso con un'illusione di dolore estremo.
Mi sforzo di concentrarmi sul mio petto, trovo le mie ultime forze rimaste e tendo l'energia di Teren. Fagli provare un supplizio come non ha mai conosciuto. Fallo soffrire. Metto tutto ci che ho in questo pensiero, lasciando che il mio odio verso di lui lo raggiunga incontrollabile.
Teren si lascia sfuggire un grido di dolore lancinante. Cade sulle ginocchia.
Aspetta. Non va bene.
Sbatto le palpebre, confusa, cercando di schiarirmi i pensieri annebbiati. Le mie illusioni continuano a lavorare su di lui, selvagge, incontrollate e libere, cieche. Cieche. Poi comprendo, perch sono in grado di colpire Teren? Non pu essere ferito. E Violetta non  qui per fermarlo.
Ed  cos che capisco, con orrore, di aver attaccato Enzo al posto suo. Enzo era il solo che si era mosso in modo indistinto verso di me, nel tentativo di proteggermi. Enzo  il solo che ho fatto barcollare sulle sue ginocchia.
Immediatamente strappo via i miei poteri ma  troppo tardi. Teren - il vero Teren - coglie l'attimo. Prende la sua spada. La affonda profondamente nel petto di Enzo. La spada lo trapassa, la punta insanguinata spunta dalla schiena di Enzo proprio tra le scapole.
No.
Enzo si lascia sfuggire un rantolo tremendo. La bocca di Teren si stringe in segno di trionfo. Stringe con un pugno gli abiti di Enzo, poi lo strattona pi vicino, spingendo la spada pi profondamente. Non riesco a muovermi. Non riesco a pensare. Non riesco nemmeno a urlare. La mia mano tremante si allunga verso di lui, ma sono troppo debole per fare qualcos'altro. Tutti i miei poteri esauriti nell'attimo in cui sarebbero serviti di pi. Lotto per riguadagnare il controllo, ma ormai non fa alcuna differenza. Enzo oscilla sulla lama. Teren lo strattona pi vicino e si china verso il suo orecchio. In qualche modo in mezzo al caos dell'arena le parole del Capo Inquisitore suonano chiare.
Ho vinto, dice. Per un attimo i loro sguardi si fissano, quello di Teren pallido, palpitante, folle; quello di Enzo, oscuro, scarlatto, morente. Poi estrae la lama. Enzo crolla a terra. Corro verso la sua sagoma riversa come se ci potesse essere solo un'illusione, ma rimane immobile e statico. Da qualche parte la voce di Teren mi raggiunge. Grazie per il vostro aiuto, dice.
Metto le mie mani sul viso di Enzo. Il suo nome fuoriesce dalle mie labbra, rauco per il dolore. L'avevo tagliato con tutta la mia rabbia, ma era una furia indirizzata a Teren, o era davvero la mia furia interiorizzata verso Enzo, per avermi usata, per avermi illusa? Forse c' ancora una possibilit. Lui combatte con le sue ultime forze per restituirmi lo sguardo. Cosa ci vedo?  tradimento? Sto singhiozzando ora, le lacrime mi riempiono la vista e si riversano lungo la mia guancia. Non c' nulla che si possa fare.
Enzo mi guarda. Sbatte rapidamente le palpebre mentre cerca di dire qualcosa, ma il sangue schiuma agli angoli della bocca. Tossisce. Delle macchioline rosse finiscono sul mio braccio. Osservo incredula mentre i suoi occhi incrociano i miei per l'ultima volta. Poi la sua vita scivola via. Inesorabilmente.
La mia mente si svuota. Il mondo diventa silenzioso.
Il cielo sopra di noi balugina, poi diventa un'ombra impetuosa e scarlatta, una visione di sangue, profonda e scura. Mi accuccio, le mani artigliano il terreno, le mie emozioni si sciolgono, la mia energia si impenna a un livello che non ho mai provato prima. Il mio sguardo si fissa su Teren. Mi scaglio impotente contro il suo invincibile potere cercando disperatamente di agguantarlo in qualche modo, di fargli del male, fargli del male, fargli del male. Ma non ci riesco. Sono incapace.
Potrebbe uccidermi adesso se lo volesse. Ma non indossa pi quel suo sorriso angoscioso o quel freddo divertimento. Appare severo, serio e pensieroso.
Non siete parte di loro, Adelina Amouteru, dice. Appartenete a me.
In qualche modo, da qualche parte, una cortina di vento mi solleva in aria. Lotto contro di essa, desiderando rimanere nell'arena. Voglio distruggere Teren. Ma sento le braccia di Lucent cingermi, poi il suo issarmi sulla schiena di una balira. Sotto di noi giacciono le macerie dell'arena, i morti e i moribondi, il fumo e la carneficina, i mantelli bianchi disseminati a grappolo, i corpi dei defunti che hanno combattuto per Enzo.
Nulla di tutto ci importa ora. Il principe  morto.

Teren Santoro

Teren guarda le lite in fuga, mentre fanno sparire il corpo del principe. Dietro di loro ci sono gli inquisitori in groppa alle balire, al loro inseguimento. Teren osserva un po' pi a lungo, immaginando il volto morto di Enzo mentre se ne vanno. Il viso del giovane principe era grigio e inanimato, gli occhi serrati, il cuore fermo. Il sangue macchia il piano della piattaforma dell'arena.
Teren rimane silenzioso. Non sorride. Enzo, che ricordava dall'infanzia, il ragazzo che lo difendeva sempre di fronte a suo padre. Che peccato che fosse il Mietitore fin dall'inizio. Doveva essere fatto. Sporca creatura imperfetta. Ora il mondo  un luogo migliore e Giulietta pu governare. Il volto di Teren pare un'immagine scolpita nella pietra, ma nel profondo del suo petto avverte un acuto senso di perdita.
Che peccato.

Adelina Amouteru

Fiducia  quando precipitiamo nelle profondit di un abisso e
ci allunghiamo reciprocamente verso le mani degli altri.

Poesia di Amaderan, autori vari

La memoria si affievolisce e mi assopisco in uno strano sonno disturbato, denso di spettri. O illusioni? Non riesco pi a notare la differenza.
Forse non ce n' alcuna.
Talvolta vedo mio padre sopra di me, il viso distorto e sorridente. Altre volte compare la faccia rigata di lacrime di Violetta. Ed Enzo. Enzo. Si libra l, un pochino troppo distante, e lo chiamo a gran voce, lotto contro legami invisibili per raggiungerlo.  vivo.  proprio l. Da qualche parte, lontano, giungono delle grida. Tenetela ferma! Sono troppo confusa per rimuginare su qualcos'altro che non sia l'enorme creatura che ci trasporta in cielo e il silenzio e la calma di coloro che cavalcano con me. Voglio aprire la bocca e dire qualcosa. Qualunque cosa. Ma il mio stato di semi incoscienza mi impedisce di parlare. Faccio scorrere una mano lungo il mio petto e sento una fasciatura spessa, un tentativo coraggioso di ridurre la perdita di sangue.
La vista si appanna, mentre cerco di guardarmi intorno verso gli altri ma non riesco a concentrarmi abbastanza da vedere chi sono. Osservo in alto il cielo serotino e chiudo il mio occhio. Il mondo  scolorito nei toni del grigio con la morte di Enzo. L'unica sensazione della quale sono consapevole  la mano di Violetta che stringe la mia, e lo faccio anch'io con quel poco di forza che ho. Alcune ciocche di capelli mi ostacolano, intrecciandosi, la visuale, sono grigio scuro, la gradazione pi scura che abbiano mai avuto.
Ho il vago ricordo di noi che abbandoniamo la schiena della balira e del cambiamento di ci che mi circonda. La luce si inclina attraverso tre tettoie e le lucciole danzano nell'oscurit. Ogni tanto intravedo una collina ondeggiante, una vallata dolce piena di un verde profondo. I cancelli di una propriet. La periferia di Estenzia?
Un'ondata di nausea mi colpisce e chiudo di nuovo il mio occhio. Il sonno mi trascina in profondit.
La volta successiva in cui riprendo i sensi giaccio in una camera da letto illuminata dal tramonto, la luminosit blu e calante che volge alla notte. Per un istante credo di essere tornata indietro in tempo, di ritrovarmi al momento in cui i membri della Compagnia mi hanno salvata per la prima volta e mi hanno condotta alla Corte Fortunata. Pare persino la stessa camera. Se attendo abbastanza a lungo vedr la cameriera entrare e sorridermi ed Enzo la seguir nel vegliarmi, gli occhi scuri pensosi e diffidenti, accesi da squarci scarlatti. Si chiner in avanti chiedendomi se voglio colpire coloro che mi hanno fatto del male.
Lentamente la camera si modifica finch non mi appare una stanza sconosciuta. Le mie illusioni stanno arrivando di nuovo spontaneamente. Mi occorre un lungo istante per comprendere che non  la Corte Fortunata, ma una qualche strana propriet in cui non sono mai stata, e che non sono del tutto sola, ma circondata dai membri della Compagnia. Gemo, poi mi volto per guardare la persona seduta pi vicina a me.
Nel momento in cui mi muovo tutti arretrano cautamente. Delle lame appaiono nelle loro mani. Rabbrividisco. I loro gesti mi provocano una breve scarica di eccitazione in corpo, i loro timori stimolano la mia energia. Poi la sensazione svanisce rimpiazzata da un dolore tagliente. Gli amici di un tempo ormai finito. Hanno paura di me.
La persona seduta pi vicina a me  Raffaele.  l'unico che non scatta lontano. I suoi lividi e le sue ferite sono ancora evidenti, gli zigomi blu e viola, il labbro deturpato da un taglio sottile. Cicatrici attorno al collo. Quando Gemma si avvicina per strattonarlo lontano da me, per, lui solleva una mano e senza parlare la ferma. Lei indietreggia. Li guardo, sono tutti silenziosi.
Dov' mia sorella?, sussurro alla fine. Le mie prime parole.
Sta riposando. Raffaele annuisce verso di me quando vede la mia espressione allarmata. Sta bene.
Il divario tra me e gli altri membri della Compagnia  notevole. Comprendo attraverso i pensieri annebbiati che non sono ancora certi del ruolo che abbia giocato nella morte di Enzo. Le parole mi fanno trasalire. La mia energia si rimescola e Raffaele stringe la sua mascella.
Avete ucciso Dante, non  vero?, chiede Lucent. La sua voce non possiede nulla del divertimento ironico che ricordo, nulla dell'amicizia riluttante e della fiducia che avevo iniziato a guadagnarmi ai suoi occhi. Adesso non c' nulla all'infuori della rabbia, trattenuta solo per rispetto verso Raffaele. L'ho persa completamente. Come l'avrei fatto?
Apro la bocca ma non esce alcun suono. Io ho ucciso Dante. L'ho fatto torcendo le sue illusioni di dolore cos duramente che il suo cuore non ha retto. Il mio silenzio  tutto ci di cui ha bisogno Lucent, le sue labbra si stringono e un velo di paura e disagio ricopre la stanza.
 stato un incidente, dico con voce strozzata. La sola cosa che sembro in grado di dire, a quanto pare.
Stavate lavorando con Teren?, chiede bruscamente Lucent.  l che scomparivate quando fuggivate via? Siete andata via per vedere l'Inquisizione? Avete fatto una sorta di patto con loro?. La sua voce si alza. Lui vi ha ringraziata sopra il corpo di Enzo. Voi....
No! Posso spiegare. Il pensiero fa crescere la rabbia in me e le mie illusioni minacciano di farmi perdere di nuovo il controllo. Le argino in tempo. Ma il gesto fa voltare Raffaele, che getta uno sguardo preoccupato su di me. Gemma mi studia mentre si mordicchia il labbro. Anche lei non smette di avere paura. Il mio cuore si aggroviglia. Non l'avrei mai fatto.  stato un incidente. Lo giuro sugli di.
Ebbene, Raffaele?, dice Michel, spezzando il silenzio che segue. Cosa facciamo con lei adesso?.
Il tono in cui Michel si rivolge a Raffaele e il modo in cui Gemma obbedisce al semplice gesto della mano di Raffaele mi dicono che i membri della Compagnia hanno consacrato un nuovo capo. Raffaele scuote il capo nella mia direzione. I suoi occhi sono gonfi di tristezza. Avete detto che potevate spiegare, dice. Allora diteci cos' accaduto.
Inizio a raccontare a Raffaele di come abbia rivestito Enzo col manto dell'invisibilit, per mi ferma discretamente con la mano. No, dice. La sua voce diventa ferma. Diteci cos' accaduto, dall'inizio.
Le mie labbra tremano. La verit. Esito, come sempre.
Ma poi crollo. Con voce balbettante, alla fine lo faccio.
Dico a Raffaele della sera alla Corte Fortunata quando l'ho visto esibirsi la prima volta. Gli racconto di come Teren sia venuto da me tra il pubblico e mi abbia minacciata usando la vita di mia sorella. Gli dico di come ho approfittato delle gare di qualificazione per andare da Teren e raccontargli del Torneo delle Tempeste. Gli racconto di come Teren mi abbia trovata di nuovo durante le Lune di Primavera e di come abbia ascoltato di nascosto la conversazione di Enzo e Dante su di me. Di come sia fuggita verso la Torre dell'Inquisizione per liberare mia sorella. Di come abbia ucciso Dante in quel vicolo buio. Liberarmi di tutte le mie bugie e segreti  un sollievo, ma  spossante. Gli rivelo di come Teren abbia affondato un colpo verso di me nell'arena, di come io abbia sollevato verso l'alto le mie mani per difendermi e abbia evocato un'illusione di dolore indescrivibile su di lui. Di come abbia compreso che non avevo affatto attaccato Teren, ma Enzo.
Qui la mia voce viene meno. Raccontarlo di nuovo lascia il mio cuore cos addolorato che riesco a malapena a respirare, e nel mio dolore vedo il fantasma di Enzo che va e viene baluginando nella stanza, i suoi occhi scuri rivolti verso di me, la sua espressione inquietante. Riesco a percepire il sospetto proveniente da tutti, il loro pensiero inespresso che io sia responsabile di ci che  accaduto. Che io sia un mostro.
Mi dispiace cos tanto. Sono cos incredibilmente dispiaciuta.
Magari Teren aveva sempre saputo che avrei fatto una cosa di questo genere.
Quando termino rimangono in silenzio. Lucent mi fissa con un'espressione sia disgustata che spaventata. Gemma si  ritirata dietro di lei e Michel sembra pronto a fermarmi in caso cerchi di far loro del male. So cosa stanno pensando, sebbene non lo dicano ad alta voce. Mi vogliono morta. Li farebbe sentire tutti molto meglio. Una rabbia densa e oscura inizia a crescere dentro di me. La agguanto. La mente si annebbia ulteriormente. Avverto delle scintille di forza crescere in me e respingere la debolezza dovuta alla perdita di sangue e al dolore.
Alla fine Raffaele parla. C' una certa deferenza del gruppo nei suoi confronti, alle sue parole gli altri ammutoliscono immediatamente, volgendosi verso di lui con la speranza che abbia il potere di sistemare di nuovo tutto al suo posto. La sua voce  debole, ma ferma. Quando vi ho messa alla prova la prima volta, inizia, prendendomi una mano, vi siete rivelata affine a timore e rabbia, passione e curiosit. Ricordate?.
Sta usando la sua energia su di me. Riesco a percepire il suo tirare le corde del mio cuore, quello strappo dolce che mi riscalda nei suoi confronti, calmandomi. Mi ritrovo confortata al suo tocco e stringo la mano con pi forza. Non pare trascorso cos tanto tempo da quel pomeriggio quando ci siamo incontrati per la prima volta. Ricordo, rispondo.
Raffaele prosegue. Una certa tristezza pervade la sua voce. La vostra reazione alla pietra della notte e all'ambra, all'oscurit, mi spavent. Mi spavent molto. Tuttavia volevo credere che, in qualche modo, sareste stata in grado di imbrigliarla alla vostra volont. Sapete quanto avreste potuto essere potente, se aveste padroneggiato queste due emozioni e imparato come usarle sia su voi stessa che sugli altri? Ci credevo. Lo pensavo.... Esita per un attimo. Pensavo che la vostra vena di passione vi avrebbe salvata. L'energia della passione  luminosa e calda proprio come il colore della sua pietra.  una luce nelle tenebre, un fuoco nella notte. All'inizio pensavo che vi avrebbe posta pi al sicuro, che se eravate circondata da coloro che amavate sareste stata in grado di usare la vostra oscurit a vostro vantaggio. Pensavo che vi avrebbe aiutata a domarvi e, di conseguenza, che vi sarebbe stata d'aiuto.
Le lacrime pungono l'angolo del mio occhio. Capisco dove stiano andando a parare le parole di Raffaele.
Raffaele abbassa i suoi occhi del colore dei gioielli. Avevo torto. La passione  luminosa e calda... ma la passione ha anche un lato oscuro. Si collega alla paura. I nostri cuori sono colmi di terrore al pensiero che venga fatto del male a coloro che amiamo, non  vero? Non si pu avere l'amore senza la paura. I due coesistono. Ma in voi, la passione al contrario ha nutrito la vostra paura e la vostra rabbia. Vi rende pi oscura. Pi amate qualcuno, pi i vostri poteri diventano instabili. La vostra passione crescente per Enzo vi ha resa pericolosa. Vi ha condotto a una perdita di controllo sui vostri poteri, poteri che sono cresciuti a un livello di forza pericolosa. Che abbinati alla vostra rabbia e amarezza vi hanno resa estremamente imprevedibile.
Cosa state dicendo?, sussurro attraverso le lacrime.
Raffaele continua a tirare la mia energia e il suo tocco delicato mi provoca ondate di tristezza. Capisco che si sente in colpa. Adelina, mormora. Oh. Ansimo per il dolore improvviso. Sono sorpresa che questo sia ci che alla fine mi spezza il cuore. Non mi ha mai, mai chiamata semplicemente Adelina prima, nemmeno quando ci siamo incontrati la prima volta. Sta spezzando i suoi legami affettivi con me. Fin dall'inizio ho avvisato Enzo di uccidervi. Ha rifiutato.
Inizio a piangere. Arriva un ricordo del mio pomeriggio con Raffaele, quando ci siamo seduti insieme lungo le acque dorate dei canali di Estenzia e abbiamo osservato le gondole passare, quando mi ha cantato la ninna nanna di mia madre. Dante aveva ragione. Raffaele, gentile, meraviglioso, il sensuale Raffaele per il quale mi ero preoccupata con tutto il cuore, la sola persona al mondo di cui pensavo potessi fidarmi completamente, per aiutare la quale ero ritornata dalla Compagnia, non si era mai fidato di me, invece. Gentilezza con secondi fini. Era l'ultimo filo che mi teneva sospesa nella luce. Senza di lui riesco a sentire che mi muovo a spirale verso il basso, cadendo in un luogo dove non riesco pi a rialzarmi.
Anche voi, bisbiglio tra le lacrime. Come avete potuto?. Non ho bisogno di chiedere per sapere che deve essere stato sempre Raffaele a suggerire a Enzo di uccidere il ragazzo che non riusciva a controllare la pioggia. Per certi aspetti Raffaele  sempre stato il capo della Compagnia. Siamo mai stati amici?, chiedo a voce bassa. Vi  mai importato qualcosa di me?.
Raffaele fa una smorfia. Noto che lo addolora dirmi la verit, che persino mentre desidera confortarmi si trattiene e indurisce il suo cuore. Mi schiero col mio giudizio. Vi ho addestrata lentamente perch non volevo che abbracciaste i vostri poteri per intero. Sapevo che i primi tempi avrebbero portato sofferenza a tutti noi, voi compresa.
Chi mai ti vorr, Adelina? Credevi francamente che saresti riuscita a fuggire da ci che sei? Non sarai mai idonea in alcun luogo. Lo spettro di mio padre si materializza accanto a me, il respiro pesante e freddo contro la mia pelle, la sua voce familiare che sibila al mio orecchio. Nessun altro reagisce alla sua presenza, per.  un'illusione che tortura solo me.
Possiamo aggiustare tutto, dico. La mia mano stringe pi forte quella di Raffaele. Un ultimo, disperato tentativo. Una volta mi avete detto che c'erano delle voci su un membro dell'lite che riusciva a riportare in vita i defunti. Giusto?.
Raffaele scuote la testa. State mentendo a voi stessa, Adelina, dice dolcemente, e so che non sta parlando dell'impossibilit di riportare indietro Enzo. Sta parlando dell'amore di Enzo per me.
A lui importava di me. Ha rischiato la sua vita per me. Nella disperazione mi metto in comunicazione con la mia energia ed evoco un'illusione di emozioni intorno a Raffaele, cercando di convincerlo che Enzo mi amava, anche se per poco, anche se in un momento di debolezza, cercando di convincerlo che a lui importa di me. Le mie parole escono pi velocemente. Imparer a tenere a freno i miei poteri, lo prometto, posso farlo la prossima volta. Datemi solo un'altra possibilit.
Raffaele chiude gli occhi. Lo sento fare resistenza all'illusione che ho intessuto attorno a lui. Non l'avrete, sussurra.
Per favore, mormoro di nuovo con la voce spezzata. Siete sempre stato gentile con me. Non abbandonatemi, vi supplico. Sar persa senza di voi. Cosa far? Come potr imparare?.
Quando Raffaele apre di nuovo i suoi occhi, questi paiono velati di lacrime trattenute. Allunga un braccio per scostare i capelli dal lato deforme del mio viso. C' della bont nel vostro cuore, dice. Ma le vostre tenebre annientano tutto; il vostro desiderio di fare del male, distruggere e vendicarvi  pi potente della vostra voglia di amare, aiutare e illuminare la via. Ho raggiunto il limite della mia conoscenza. Non so come addestrarvi.
Bellezza e dolore vanno di pari passo, diceva sempre mio padre. Per un istante fantastico di far provare a Raffaele il dolore che lui sta dando a me, obbligandolo a farsi piccolo davanti a me per il tormento. Quanto sarebbe appagante. La mia energia cresce in previsione di ci. Poi indietreggio con orrore alla scintilla di gioia che avverto per quel turpe atto. Ha ragione su di me. Ha sempre avuto ragione.
Raffaele stringe le labbra. Le lacrime non splendono pi nei suoi occhi. Magari le ho immaginate per tutto il tempo. Potete rimanere qui stanotte, dice. Ma in mattinata voi e vostra sorella dovrete andarvene.  mio compito proteggere la Compagnia e sento che non possiamo pi essere al sicuro con voi tra noi. Mi dispiace.
Mi sta scacciando. Non sono pi una di loro.
L'oscurit dentro di me rotea, inondando le rive della mia coscienza. Vedo tutte le volte che mi sono allenata con Enzo, come mi ha salvato la vita e mi ha portata qui, come ci siamo baciati, il bagliore della sua sagoma nelle tenebre, il modo in cui i suoi capelli cadevano sulle spalle, liberi e ribelli, la sua espressione dolce. Poi vedo la notte tempestosa quando mio padre ha concluso l'accordo per vendermi, la prima volta che ho richiamato le mie illusioni sotto la pioggia battente, la vera ragione del perch Enzo ha scelto di salvarmi il giorno della mia esecuzione, tutte le volte che mi hanno fatto del male o hanno usato violenza su di me, dimenticata e abbandonata, il palo di ferro e il fuoco e la gente che cantilenava al di sotto, volendomi morta e sepolta, gli occhi pallidi di Teren che mi fissano di nuovo, la Compagnia, il mio addestramento, il volto sghignazzante di Dante, il tradimento di Raffaele. L'ambizione che mi infiamma raggiunge il suo culmine, subentrando al mio dolore, fondendosi con la mia rabbia, l'odio e la paura, la passione e la curiosit. I sussurri in agguato sul fondo della mia mente ora si fanno largo con i loro artigli, le dita lunghe e ossute, gioiosi per la libert che gli sto dando. I membri della Compagnia sono cos diversi da tuo padre che voleva venderti per saldare i suoi debiti?, mi sibilano. Da Teren che voleva usarti per arrivare alla Compagnia? Persino la caverna dell'allenamento, nascosta sottoterra, non si estendeva cos lontano dalle segrete dell'Inquisizione.
Forse ho semplicemente scambiato la cella di un'oscura prigione per un'altra. Nessuno  mai stato gentile con me senza la speranza di ricevere qualcosa in cambio.
Sono cos diversi loro?
Sono tutti la stessa cosa?
Vogliono tutti usarti, usarti, usarti finch non otterranno ci che vogliono, e poi ti getteranno da parte.
Tutto ci che Raffaele ha visto in me il giorno della mia prova  vero. Le mie diverse affinit con l'energia turbinano insieme dentro di me, instabili e potenti. Sto tremando.
Raffaele percepisce il potere crescente in me e una punta di timore aleggia sopra di lui. Tuttavia non si muove. Mi fronteggia con determinazione feroce, rifiutando di cedere. Non farlo. Concentrati. Controllala. Il solo modo di bloccare la mia energia  cancellare le mie emozioni e cos le ripiego, una dopo l'altra. Il mio dolore diventa rabbia, poi ira sorda. La mia anima si accartoccia su se stessa in segno di difesa. Sono svuotata. Sono veramente svuotata.
Non provo dispiacere.
Non avete alcun diritto di giudicarmi, sussurro, guardandomi in giro verso gli altri. Appartenete a una congrega che prospera grazie all'omicidio. Non siete migliori di me.
Raffaele si limita a restituirmi lo sguardo, fissandomi negli occhi. Fa cenno agli altri di andarsene. Lucent inizia a protestare poi sospira e mi lancia un'ultima occhiataccia prima di seguire Gemma e Michel fuori dalla porta. Io e Raffaele siamo i soli rimasti nella stanza. Per un attimo, per quanto breve, la dolcezza sul suo volto svanisce per svelare qualcosa di duro e oscuro.
L'omicidio  il mezzo per arrivare a un fine, dice infine, inclinando leggermente il capo verso di me. Stavolta il gesto pare pi subdolo che provocante. Non  un'attivit piacevole.
Se mi cacciate dalla Compagnia del Pugnale, allora ne former una mia. Sono stanca di perdere. Sono stufa di venire usata, ferita e gettata da parte.
 il mio turno di usare. Il mio turno di fare del male.
Il mio turno.
State facendo un errore, dico. La mia voce emerge piatta e fredda. La voce di qualcuno completamente nuovo. A non uccidermi adesso.
No, risponde Raffaele. Non sto sbagliando.
Alla fine si alza. La sua mano si stacca dalla mia. Si dirige verso la porta con la grazia che lo contraddistingue, poi si ferma proprio davanti a essa.
Adelina, dice, voltandosi. Lo sguardo nei suoi occhi minaccia di spezzarmi. Anch'io lo amavo.
Poi mi lascia, e sono veramente sola.

Adelina Amouteru

Mi impegno con la Compagnia della Rosa
fino alla fine dei miei giorni,
a usare i miei occhi per vedere tutto ci che accade,
la mia lingua per attrarre gli altri al mio fianco,
le mie orecchie per udire ogni segreto,
le mie mani per schiacciare i miei nemici.
Far ogni cosa in mio potere per distruggere
tutti quelli che intralceranno il mio cammino.

Giuramento ufficiale di iniziazione della Compagnia della Rosa,
Adelina Amouteru

La notte  scesa e c' di nuovo tranquillit. Fuori, nei giardini della propriet, alcune candele tremolano in segno di lutto per Enzo. Non so dove siano gli altri membri della Compagnia; forse hanno gi lasciato da tempo questo luogo. Forse sono fuggiti verso i Territori del Cielo, dove Beldain potrebbe aver offerto loro rifugio. Domani mattina le cose saranno diverse, l'insurrezione  stata schiacciata, Giulietta governer come regina di Kenettra e Teren sfogher la sua collera su tutte le creature imperfette. I sostenitori di Enzo sono andati a nascondersi per leccare le loro ferite. Io e Violetta scapperemo da Estenzia. Dove andremo, ancora non lo so. Ci stabiliremo in un altro porto capitale forse, uno lontano da qui. Magari dar vita alla mia compagnia per tornare di nuovo a lottare contro Teren. Magari ci imbatteremo in altre Giovani lite. I membri della Compagnia del Pugnale non possono essere gli unici.
Sono seduta davanti allo specchio della mia toilette nella mia camera, appoggiata debolmente contro la sedia. La ferita sul petto mi fa male ogni volta che respiro. Il coltello nascosto nel mio stivale  la sola arma che mi  rimasta e adesso lo estraggo e lo appoggio sulla superficie della toilette, la punta nella mia direzione. Attraverso la finestra riesco a vedere le sagome blu scuro dei giardini della propriet. Enzo cammina laggi, scintillante attraverso l'erba, circondato da fontane grandiose. I suoi abiti zaffiro formano uno strascico dietro di lui. So che non  reale, che  solo un'altra visione che non riesco a controllare.
Tutti parleranno di me. La notizia della morte del principe si  diffusa in tutto il Paese a macchia d'olio, Lucent ha gi inviato delle colombe per recapitare la notizia ad altri sostenitori della Compagnia. La gente dir che il principe  caduto per me, e che l'ho ucciso per aiutare Teren a guadagnare il trono. Mi accuseranno di avere indotto Enzo ad amarmi con l'inganno e poi cercheranno di appropriarsi della sua posizione di potere. Mormoreranno di me. Avr nemici appostati ovunque tra le ombre.
Lasciamoli parlare. Lasciamo che il loro timore verso di me cresca. Mi fa piacere.
Fisso silenziosamente il mio riflesso nello specchio, studiando i miei lunghi boccoli argentei, il lato deturpato del mio volto, tutto illuminato dalla sfumatura bianco-blu delle lune. Ripenso alla notte in cui ho gridato al mio riflesso e ho mandato in frantumi lo specchio con la spazzola.  cambiato qualcosa da allora? Lo spettro di mio padre si confonde in un andirivieni nel riflesso dello specchio, scivolando dietro di me, il suo volto  un oscuro ritratto sinistro. Cerco invano di farlo andare via ma non ci riesco. I miei poteri mi schiacciano, creando visioni di cose che non voglio vedere.
Improvvisamente agguanto il coltello sul mio tavolo. Poi afferro un ricciolo dei miei capelli e comincio freneticamente a tagliarlo. Dei fili scintillano davanti alla mia visuale, per un attimo non capisco se sono filamenti di energia o ciocche di capelli, e poi cadono, lucenti, sul pavimento. Una strana febbre si impossessa di me; la mia ferita si contorce protestando sotto le fasciature, aprendosi di nuovo, ma non mi importa. Detesto tutto ci che riguarda i miei segni, voglio che se ne vadano, hanno attirato su di me tutto il dolore e la sofferenza della mia vita, hanno preso da me tutto ci che conta. In questo istante nessuno dei miei poteri mi d gioia. Sono ancora sola, spezzata e piccola, la farfalla che lotta per la vita nell'erba. Magari la vittoria di Teren  la cosa migliore. Lasciamo che ci distrugga tutti quanti. Lasciamo che i nostri segni scompaiano da questo mondo e sia posta fine alla nostra lotta.
Devo liberarmi di questi segni. Taglio ancora e ancora, tranciando riccioli e facendo cadere le ciocche recise tutt'intorno a me. Nella foga la lama gratta le dita e il cuoio capelluto lasciando tagli ovunque passi. Vacillo sulla sedia, poi cado sul pavimento. Un turbinio rosso attraversa la mia visuale, mescolandosi al grigio.
Adelina!.
Da qualche parte nel bel mezzo della mia frenesia irrompe una piccola voce chiara. Poi Violetta  qui nella mia stanza, le sue mani levigate si allungano verso le mie, le sue suppliche cadono su orecchie sorde. Mi allontano con uno strattone dalla sua presa balzando in piedi e continuo a tagliare i miei capelli. Lasciami, sibilo, assaporando le lacrime salate sulle mie labbra.
Qualcuno agguanta la lama dalle mie mani, lasciandomi indifesa. Nella furia cieca ho attaccato mia sorella con le mie illusioni cercando di obbligarla a restituirmi il coltello, ma Violetta mi ha sottratto il mio potere. L'improvvisa scarica di energia che lascia il mio corpo mi toglie il respiro. Annaspo, poi mi tengo forte contro il tavolo mentre le mie ginocchia cedono. Le braccia di Violetta mi cingono; mi sta appoggiando con cura sul pavimento. Tutt'intorno a noi ci sono i miei riccioli, resi argentei e grigi dalla luce delle lune. Violetta mi attira in un abbraccio stretto. Mi aggrappo disperatamente a lei, terrorizzata.
Sento che mi sto perdendo, sussurro, la voce spezzata dai singhiozzi. L'oscurit dilaga dentro di me un po' di pi ogni giorno. Cos'ho fatto? Come pu essere cos?
La posso fermare. Alla fine posso imparare a sottrartela per sempre. Le sue parole dolci si fanno largo attraverso le voci arrabbiate che avvelenano la mia mente. Lei esita. Posso salvarti.
Le medesime parole di Teren escono dalla bocca di mia sorella. Mi tiro indietro. No, reagisco bruscamente. Ridammela.
Gli occhi di Violetta scintillano di lacrime. Ti distrugger.
Lascia che lo faccia. Non mi importa. Restituiscimi il mio potere, ti supplico. Non posso farne a meno.
Violetta studia il mio volto. Non accade di frequente che noti la nostra somiglianza... ma qui, alla luce pallida delle lune, i suoi occhi diventano i miei, i miei capelli diventano i suoi e la tristezza sul suo volto mi spezza il cuore come di certo la mia deve spezzare il suo.
Alla fine Violetta mi lascia andare; la mia energia ritorna frettolosamente da me, dandomi la vita e la libert. Agguanto i filamenti e li trattengo vicini. Questo  tutto ci che mi appartiene. Lasciami sola, mormoro pi e pi volte. Lasciami sola....
Le mie parole si interrompono quando Violetta mi cinge di nuovo con le sue braccia.
Adelinetta mia, bisbiglia al mio orecchio. Ricordi quando ci sdraiavamo nell'erba alta a contare le stelle quando spuntavano in cielo di sera?. Annuisco contro la sua spalla. Ricordi quando danzavamo nella vecchia camera da letto della mamma? Ricordi come ci nascondevamo nell'armadio e fingevamo di vivere molto, molto lontano?. La sua voce inizia a tremare. Ricordi come sono rimasta sveglia con te fino a tardi la notte, fasciando il tuo dito spezzato meglio che potevo? Te lo ricordi?.
Annuisco, trattenendo le lacrime. S.
Non sei sola. Stringe il suo abbraccio. Per tutta la mia vita ho cercato di proteggerti.
E poi comprendo che tutto ci che ho sempre voluto, la gentilezza senza secondi fini,  arrivata sempre e solo da Violetta. Non so esattamente perch non l'abbia mai vista. In tutto questo mondo, solo lei ha fatto qualcosa per me, buona o cattiva, senza il pensiero di alcun tornaconto. Siamo sorelle. A dispetto di tutto ci che abbiamo attraversato, tutto ci che abbiamo trattenuto reciprocamente, saremo sorelle fino alla fine dei nostri giorni.
Qualcosa dentro di me si spezza, dissipando i sussurri minacciosi che mi affliggevano qualche istante prima e gli argini che contengono le mie lacrime si rompono. Abbraccio Violetta con trasporto, come se potessi morire se la lasciassi andare. Il dolore mi avvolge. Inizio a intrecciare. Formo un'illusione tutt'intorno a noi, la visione di cose di cui ho sognato e di cose che non esistono. La camera brilla e poi scompare, sostituita invece dai giardini inondati di sole della nostra vecchia casa di famiglia. I miei capelli e le ciglia non sono pi argentei ma scuri come quelli di mia sorella e mia madre, e il mio volto  integro e perfetto. Violetta ridacchia come me e infila un fiore dietro il mio orecchio. Nostro padre viene a salutarci dall'interno della casa, lui  una visione concreta e salutare, la fantasia di qualcuno che non ho mai conosciuto, con la risata nella voce, il profumo del vento e del legno sulla sua pellanda invece dell'odore familiare del vino. Accanto a lui c' nostra madre, un sorriso divertito sulle labbra, l'immagine delle donne che diventeremo. Corro tra le loro braccia. Mia madre mette le sue mani sulle mie guance e mi bacia. Mio padre mi abbraccia e mi solleva in alto, in aria. Mi fa volteggiare in un cerchio ampio. Getto la testa indietro e rido con lui, perch sono sua figlia e lui  mio padre e non si vergogna di me. Mi ama totalmente, nel modo in cui avrebbe dovuto essere.
Trattengo la visione pi a lungo che posso. L'avrei trattenuta per sempre, felice di perdermi in essa per il resto della mia vita.
Alla fine libero l'illusione. Lentamente svanisce intorno a noi, il sole e l'erba rimpiazzati dalla luce delle lune e dai pavimenti di legno, mia madre e mio padre sostituiti da Violetta, le sue braccia ancora cinte saldamente intorno a me, la sua pelle calda. Mi appoggio contro di lei, debole e sfinita, sanguinante, la mia energia consumata. Nessuna di noi due parla.
Domani mattina condurr entrambe lontano da Estenzia. Trover altri come noi. Volger entrambe contro Teren con una furia tale che supplicher il perdono. Domani mi accoller tutte queste cose. Sar inarrestabile.
Ma stanotte rimaniamo dove ci troviamo, teniamo duro, perse nel buio.

EPILOGO
Citt di Hadenbury
Beldain settentrionale
Territori del Cielo

Maeve Jacqueline Kerry Corrigan

Nell'estremo nord dell'isola di Kenettra, sugli altipiani dei Territori del Cielo della nazione di Beldain, la principessa ereditaria Maeve immerge le mani nell'acqua santa in preparazione dell'esecuzione del prigioniero. Guarda di traverso le nubi che coprono il cielo, poi l'estensione del lungo ponte che conduce da lei e dai cancelli del palazzo di Hadenbury lontano verso la citt. I venti sono forti, per essere una giornata estiva. Spirano contro i cancelli dietro di lei, cantando una melodia inquietante, e contro quelle poche persone che si sono radunate per le esecuzioni, tutti accalcati vicini a entrambi i lati dei cancelli, sfidando il freddo e sbirciando con curiosit oltre le teste dei soldati.
Maeve si stringe nella sua pelliccia rialzando il collo, tenendosi forte contro i venti e poi volge la sua attenzione all'uomo incatenato e umiliato ai suoi piedi. Dei piccoli ornamenti pendono dai suoi capelli, tintinnanti al vento.  il terzo prigioniero oggi. Sospira. Se devo trascorrere una giornata a uccidere persone, dovrei essere almeno su un campo di battaglia. Scagliare frecce contro prigionieri deboli e vacillanti non  proprio un divertimento.
Dietro di lei, in una fila ordinata, ci sono i suoi sei fratelli maggiori. Al suo fianco, la sua tigre bianca di Beldish siede languidamente, fissa il prigioniero con occhi pigri e dorati, la sua pelliccia  lunga, folta e screziata di strisce dorate. Combaciano con le feroci linee d'oro dipinte sul viso stesso di Maeve.  davvero sorprendente quanto una tigre adolescente striminzita, trovata nella foresta dei Territori del Cielo settentrionali, possa crescere in un anno.
Appoggia una mano sull'elsa della sua spada. Avete una confessione?, chiede al prigioniero. La sua voce risuona bassa, severa e irritante, proprio come quella di sua madre, stentorea a sufficienza perch il pubblico la possa sentire. Parlate, cos che possa decidere se meritate una morte rapida.
Maeve riesce a malapena a comprendere la risposta del prigioniero attraverso i suoi singhiozzi. Striscia a carponi verso di lei, pi vicino che pu finch le guardie lo attaccano sul fianco sospingendolo indietro. Riesce a sfiorare con le dita sporche i bordi dei suoi stivali. Vostra Altezza, riesce a dire con voce tremante. Volge il capo in alto verso di lei, gli occhi umidi e supplichevoli e strofina le strisce di sporco e sangue che gli imbrattano il viso. Maeve corruga il naso disgustata.  difficile credere che quest'uomo una volta fosse un nobile. Ho la mia confessione. Io... io ho disonorato questo Paese che Santa Fortuna aveva benedetto. Non merito di vivere. Io... Vostra Altezza Reale, sono il vostro umile....
La vostra confessione, Sir Briadhe, lo interrompe lei, con tono annoiato. Oggi porta le trecce acconciate in alto secondo lo stile guerriero, fili selvaggi di riccioli intrecciati che scendono lungo ogni lato della testa spingendo i suoi capelli verso l'alto come i peli sulla schiena di un lupo. Met della sua capigliatura  biondo scuro; l'altra met  nera come la notte. La grande dea Fortuna, custode di Beldain, l'ha benedetta con questo segno, tra le altre cose.
I singhiozzi del prigioniero proseguono. Confessa con labbra tremanti qualcosa circa adulterio e tresche, collera e assassinio, come ha ucciso sua moglie in fuga con una pugnalata nella schiena. Come ha continuato a pugnalarla persino dopo che era morta.
Il pubblico mormora a voce bassa mentre lui parla. Quando termina, gli occhi di Maeve perlustrano la scena, valutando la punizione appropriata. Dopo un momento guarda in basso verso il prigioniero. Sir Briadhe, dice. Estrae la pesante balestra dalla schiena. Vi offrir un accordo.
L'uomo le rivolge un'occhiata, un'improvvisa ventata di speranza illumina i suoi occhi. Un accordo?
S. Guardate alle vostre spalle. Vedete questo lungo ponte sul quale siamo? Come conduce dai terreni del palazzo verso la citt?. Maeve fa cenno in lontananza, mentre inizia a incoccare una freccia sulla balestra. Se ce la fate a giungere alla fine del ponte prima che conti fino a dieci vi spoglier del vostro titolo e vi lascer vivere in esilio.
Il prigioniero ansima. Poi striscia di nuovo carponi verso Maeve e inizia a baciarle gli stivali. Lo far, dice di fretta. Lo far, grazie principessa, grazie, Vostra Altezza.
Ebbene?, dice Maeve, mentre le guardie dell'uomo lo sollevano in piedi. Stringe la presa sulla balestra. Le guardie fanno un passo di lato, lasciando l'uomo a barcollare da solo. Fareste meglio ad avviarvi.
Solleva la balestra alla spalla e inizia a contare. Uno. Due.
Il prigioniero va nel panico. Gira su se stesso, raccoglie le catene e inizia a correre pi veloce che pu. Inciampa per la fretta ma riesce a riprendersi in tempo. La folla comincia a cantilenare, poi grida. Maeve guarda di sbieco lungo la linea della balestra. Continua a contare.
Sette. Otto. Nove.
Il prigioniero  troppo lento. Maeve lascia partire la freccia. Stesso crimine, diceva sempre sua madre, medesima punizione.
La freccia lo colpisce con precisione al polpaccio. L'uomo grida, poi crolla di botto. Febbrilmente si rimette in piedi, poi vacilla in avanti. Con tranquillit Maeve incocca un'altra freccia, poi solleva la balestra e la scaglia di nuovo. Stavolta punta all'altra gamba. Colpisce nel segno. L'uomo cade pesantemente. I suoi singhiozzi penetrano l'aria. La folla esulta. Il prigioniero  a pochi metri dall'ultimo palo, inizia a trascinarsi sui gomiti.
I prigionieri sono sempre cos maledettamente disperati quando guardano la morte dritta in faccia.
Maeve lo osserva avanzare carponi per un attimo. Poi si inginocchia verso la tigre. Vai, ordina.
La tigre balza in piedi dal suo fianco. Qualche istante dopo i pianti del prigioniero mutano in grida acute. Maeve guarda mentre il pubblico esulta. Quella visione non le dona alcuna gioia. Solleva le mani chiedendo silenzio e le grida si interrompono bruscamente.
Questo non  un evento da applaudire, grida con disapprovazione. La regina non tollera omicidi a sangue freddo nella grande nazione di Beldain. Lasciate che sia una lezione per tutti voi.
Uno dei suoi fratelli si raddrizza dalla sua posizione informale e le d un colpetto sulla spalla. Augustine. Le tende una pergamena. Notizie da Estenzia, piccola Jac, le dice al di sopra del frastuono. La colomba  giunta stamani. Il nomignolo solleva il cuore di Maeve per un istante. Le ricorda sempre la sua infanzia con la sua comitiva di fratelli, quando li inseguiva con le sue pellicce e i suoi abiti imitando la loro andatura spavalda e le loro pose di caccia. Poi il suo cuore si irrigidisce. Di recente Augustine l'ha chiamata piccola Jac solo quando sono giunte delle notizie preoccupanti, come quando sua madre si  ammalata la prima volta.
Maeve legge la lettera in silenzio.  di Lucent e non  indirizzata al palazzo ma a Maeve in persona. Rimane silenziosa per un lungo momento. Poi sospira depressa. Pare che Kenettra abbia un nuovo governante, risponde alla fine. Fa schioccare la lingua in segno di disapprovazione, poi fischia alla tigre per farla ritornare.
Suo fratello si china pi vicino. Cos' accaduto?
Il re  stato assassinato, risponde Maeve. Non dal principe ereditario, ma dal Capo Inquisitore di Kenettra. E il principe  morto.
Augustine si appoggia indietro e pone la mano sull'elsa della spada. Questo cambia i nostri piani, non  vero?.
Maeve annuisce senza rispondere, le labbra strette. Aveva sperato che essere una delle pi grandi sostenitrici della Compagnia del Pugnale avrebbe significato che, dopo la riconquista del trono da parte di Enzo, si sarebbe concretizzata la sua promessa di riavviare i commerci tra Kenettra e Beldain. Se devo gradualmente conquistare il controllo di Kenettra preferirei farlo senza sacrificare migliaia di soldati. Inoltre avrebbe preferito vedere qualcuno che sosteneva le creature imperfette sul trono della nazione. Ma ora il principe ereditario  morto.  una complicazione, dice alla fine. Tuttavia, magari sar pi semplice in questo modo.
E cos' questo riferimento a una Lupa bianca?
Qualche nuova lite, mormora Maeve distratta mentre rilegge la lettera. Sterminare i prescelti di Fortuna? Quegli abitanti di Kenettra diventano pi barbari ogni anno. Si volta e tende di nuovo la pergamena a suo fratello. Consegnala alla regina.
Naturalmente.
E raduna gli altri, aggiunge.  tempo di chiamare le lite all'azione. Se vogliamo ancora fare una mossa, avremo bisogno di farlo presto.
Augustine piega le braccia sul petto e sorride. Con piacere, Vostra Altezza.
Maeve lo osserva allontanarsi. Lucent. Le manca disperatamente Lucent, le loro conversazioni intime, i loro combattimenti amichevoli e le loro avventure nella foresta selvaggia. Lucent che rintracciava il cervo; Maeve che gli sferrava i colpi mortali. Lucent che si arrabbiava; Maeve che la canzonava, Lucent che si inginocchiava per giurare la sua fedelt alla corona; Maeve che la aiutava a rimettersi in piedi. Lucent che rifuggiva i suoi baci; Maeve che la tratteneva.
Lucent era fuggita a Kenettra dopo che la regina l'aveva bandita; Maeve era cresciuta tranquilla e glaciale in sua assenza.
Mentre le guardie puliscono dopo l'esecuzione, Maeve torna al palazzo di Hadenbury. I fratelli proseguono per la camera da letto di sua madre, le loro voci eccitate mentre parlano delle notizie ricevute, ma Maeve prende un percorso diverso che la conduce lontano dagli appartamenti del palazzo, fuori attraverso i giardini e verso un piccolo maniero separato. Sua madre si  sposata due volte e ha dato alla luce sette figli prima di generare finalmente una figlia. Maeve ha atteso per tutta la sua vita di entrare in possesso di ci che  suo per diritto di nascita... ma diventare regina di Beldain significa che sua madre dovr prima morire. Sussulta a quel pensiero.
Sceglie tuttavia di evitare di far visita alla regina morente coi suoi fratelli. Non  dell'umore giusto per ricevere un'altra ramanzina sul suo dovere di scegliere un marito in modo da poter partorire un erede.
Due soldati in piedi di guardia al maniero le si inchinano fino a terra. La scortano su verso le sale familiari, finch finalmente raggiungono un piano tranquillo. Qui Maeve prende il comando, mentre le guardie nervose rimangono diversi centimetri dietro di lei. Si avvicina a una porta stretta con sbarre di ferro che si estendono lungo il telaio di legno, poi estrae una chiave appesa al suo collo. Dall'altro lato della porta sente qualcuno muoversi. Le guardie arretrano. Persino la sua tigre di compagnia rifiuta di avvicinarsi.
La serratura si apre. Maeve sposta di lato la grata di ferro e spinge la porta finch si apre con un flebile stridio. Entra sola richiudendola saldamente dietro di s.
La stanza  buia; raggi di luce blu la illuminano tra l'inferriata in ferro. Nel letto della stanza una sagoma si muove al suo ingresso e si siede dritta. L'uomo appare alto e magro, i capelli arruffati. Suo fratello pi giovane.
Sono io, esclama dolcemente Maeve. Il giovane uomo nel letto la guarda di sbieco, assonnato. Alla luce i suoi occhi splendono come due dischi ardenti, un colore non esattamente di questo mondo. Non risponde.
Maeve si ferma ad alcuni centimetri davanti ai piedi del letto. Si fissano vicendevolmente. Sa che se aprisse la porta della camera da letto e impartisse un ordine gli occhi di lui diventerebbero neri e potrebbe facilmente uccidere chiunque nel cortile del palazzo. Ma non lo fa, e cos lui rimane tranquillo.
Hai dormito bene, Tristan?, dice.
Abbastanza bene, risponde finalmente il giovane uomo.
Sai cos'ho sentito oggi? Kenettra ha un nuovo governante, e le Giovani lite del Paese sono in guerra.
Che tristezza, risponde Tristan. In qualche modo, negli ultimi mesi, le loro conversazioni sono finalmente scivolate in brevi frasi. Ogni giorno la luce nei suoi occhi  diventata pi distante.
Lei deglutisce, cercando di ignorare il modo in cui il silenzio le stringe il cuore. Avevano solo un anno di differenza, lei e Tristan, e lui era cos loquace, al punto in cui doveva gridargli di lasciarla da sola. Avevano trascorso cos tante lunghe giornate nella foresta insieme a Lucent. Chiude gli occhi e ripensa a cinque anni prima. L'incidente. La morte di Tristan. L'esilio di Lucent. La scoperta di Maeve.
Ricorda ancora come ha visitato gli inferi nei suoi incubi, poco dopo che Tristan  stato ucciso. Aveva fatto dei sogni sul regno dei morti in precedenza, ma il sogno di quella notte era stato diverso. Lei era l, fisicamente l, nuotava tra le acque scure nel tentativo di ritrovare suo fratello. L'aveva trovato. E lo aveva tratto in superficie. Un miracolo, un potere dagli di. Magia, la chiamerebbe la gente adesso, il dono delle Giovani lite. Ma non aveva mai detto a nessuno ci che aveva fatto, semplicemente tutti davano per scontato che Tristan non fosse mai veramente morto in quel posto. Aveva tenuto segreto quel potere, persino a sua madre, persino nelle sue rare lettere a Lucent. Lo sapeva solo la sua Compagnia di lite. Se la notizia si fosse diffusa i cancelli del palazzo sarebbero stati invasi da gente di tutto il mondo venuta a implorarla di resuscitare i loro cari. Era meglio mantenere un basso profilo.
Per i primi anni dopo che era ritornato, Tristan era stato di nuovo se stesso. Vivo. Normale.
Poi, lentamente, aveva cominciato a cambiare.
Maeve sorride tristemente al silenzio di suo fratello, poi gli tocca la guancia. Riesce a percepire la sua forza persino ora, uno strano potere innaturale che gli percorre il corpo, che lei sola, che ha scelto di riportarlo indietro, ha il potere di scatenare sul nemico a suo piacimento.
Vieni, dice. Ho bisogno di far visita a Kenettra.
...
FINE.